Swim

Caribou: Swim Remixes (Merge)

Francesco Farabegoli | 22/11/2010

csrNaturalmente Swim è Swim, e la sua importanza all’interno del nostro tempo –e dell’anno in corso, che non dimentichiamo è l’anno dei dischi T O N D I (Caribou, Autechre, FourTet, gli stessi Massimo Volume, persino Graviton(d)i di Pan Sonic da un punto di vista ideologico ancorchè non-grafico). Swim è la prima fila del suono T O N D O, appunto, il rumore limpido di chitarre acustiche-voci sovrapposte-loop in reverse-saturazioni-sognanti sfumature sixties che sprofonda nel buio umido di un disco nel mentre in cui si sgretola e si ricompone in una palette più complessa e diversificata E che allo stato attuale smette di esistere in se stesso e inizia a riflettersi nel lavoro di chi lo rinegozia. Così che Swim Remixes si sporca, scava, si trasforma e rovescia (ancora) l’immaginario sonoro costruito con il lavoro da cui prende le mosse, finendo in mano a certe ipotesi Gavin Russom che arrivano ad esaltarne la dinamica forzandolo alla stasi. Da questo punto di vista è del tutto naturale che Swim Remixes in qualche modo sia specchio del proprio tempo inteso come spicchio di 2010 che volge al termine (specchio di uno spicchio?) e faccia di tutto per rompere l’equilibrio impossibile tra complessità e ripetizione, beat, armonia e minimalismo (Odessa – David Wrench’s Drumappella, il momento SBRACO dell’album) che aveva reso Swim un disco sostanzialmente verticale prima ancora che T O N D O, nel senso che per certi versi Swim Remixes lo sembra molto più di Swim nel suo ripercorrere le stesse strade partendo da approcci diversi e spesso più radicali, estremamente frammentati –così come la copertina di Remixes comparata a quella di Swim appunto- e quindi T O N D O in senso T O N D O. Parliamo nel caso specifico di musica grossa, importante e quasi intoccabile, che per certi versi non riesce a soccombere alla sua riorganizzazione, definendosi a partire dai nomi coinvolti nella sua rilavorazione e ridefinendo i nomi stessi come la prima scelta del pop odierno –ed è strano per certi versi veder rinegoziato il livello di militanza di un Walls, trovarselo accanto a Junior Boys (già alla produzione di Swim) o Gold Panda o Fuck Buttons nel lavoro che più definisce questo scorcio di secolo in un momento in cui pare chiaro che gli scorci di secolo si frammentano sempre più in unità anche inferiori alla settimana. Forse è quasi più il segno di una continua ridisposizione verticale e orizzontale –in senso T O N D O- del gotha del pop. La stessa esistenza del disco in streaming gratuito su Soundcloud qui ed ora suona più come l’unica scelta possibile piuttosto che una strategia di marketing-non-marketing. Caribou, un paio di metri sopra tutto e tutti, se la stra-ride.

Ascolta il disco in streaming:

Swim Remixes by Caribouband

Swim: il video di “Io e Rodo Al Bar”

Simone Varriale | 30/4/2009

sound

Signore e signori, ecco a voi Alex Campedelli aka Swim, alle prese con un aperitivo metafisico, sconquassato e romagnolo quanto basta. Io e Rodo Al Bar è già un inno, e questo video (girato da Lorenzo Sportiello) è il primo step per entrare nell’immaginario collassato di un uomo che “non funziona bene”.

Swim aprirà il concerto di Wavves insieme ai DID, il 6 giugno al Bitte di Milano

Guarda il video di Io e Rodo Al Bar

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