Vitaminic Day #4: My Awesome Mixtape + Le Rose
VITAMINIC DAY #4: My Awesome Mixtape + Le Rose @ Arci Biko
Via De Castillia 20, Quartiere Isola
Milano ovviamente!
Open doors: ore 19 (aperitivo!) + concerto ore 22
Biglietto: 7 euro (tessera ARCI obbligatoria, portatela con voi mi raccomando!)
Leggi l’intervista a Le Rose e, qua sotto, quella ai MAM!
Chiaccherati, amati(?) e famigerati: un botta e risposta a base di cartoline dall’Europa, sorprese annunciate e tasche sempre vuote con Paolo Torreggiani (Maolo) e Andrea Mancin (Mancho), rispettivamente cuoio capelluto e cuore pulsante dei My Awesome Mixtape, in attesa della loro tappa Milanese per i Vitaminic Days.
Ragazzi, sono trascorsi due anni dall’uscita di My Lonely And Sad Waterloo. Come è stato, sia dal punto di vista artistico che musicale, questo biennio dei My Awesome Mixtape?
Maolo: Estenuante, direi. In qualunque senso si voglia interpretare la succitata definizione. Dall’uscita del disco alla fine delle danze con l’ultimo tour europeo lo scorso Settembre, non vi è mai stato un vero momento di pausa effettiva: diciamo che ne sentivamo tutti quanti il bisogno. Un po’ per riprenderci fisicamente dalla frenetica mole di date che aveva contrassegnato quella prima fase, un po’ per pensare meglio al disco nuovo, un po’ per riappropriarci dei singoli e intimi spazi di ognuno. Con ciò non voglio assolutamente affermare che si fosse giunti all’odio, ma è pur sempre vero che anche il più grande amore necessita di mantenere un proprio status e una propria integrità ritagliandosi autonomi spazi di fronte alla coppia (laddove per coppia si intenda i My Awesome Mixtape). E così è stato. Sono stati anni tremendamente intensi, che hanno portato a conoscerci meglio e a consolidare l’intesa del nucleo della band davanti a mille peripezie. Quindi indipendentemente dalla negatività o dalla positività della loro intensità sono stati estremamente proficui.
Mancho: è stato un periodo bellissimo, la band si è allargata a cinque elementi, sono state fatte qualcosa come 150 date, di cui una quarantina in Europa. Abbiamo registrato un disco nuovo che uscirà in Autunno. Abbiamo superato momenti difficili ma anche pieni di soddisfazioni. Insomma, estenuante ma ne è valsa la pena.
Mi va di capirne di più sull’esperienza di suonare all’estero rispetto all’Italia. C’è un’esterofilia serpeggiante del pubblico italiano, condivisibile o meno, ma in qualità di musicisti cosa avete trovato di diverso suonando in un locale del Lussemburgo rispetto ad una sua controparte italiana, a parte le birre sul listino? Insomma, l’erba del vicino è davvero più verde o no?
Mancho: il sentimento di esterofilia di cui parli dipende essenzialmente dal background musicale che ognuno ha. Nel nostro caso direi che tutti amiamo molto l’uso dell’inglese perché si sposa meglio con certi tipi di sonorità. All’estero la differenza sostanziale è che il pubblico capisce i testi e non è poco. Al contrario in Italia un gruppo che canta in inglese è visto generalmente con sospetto. Ma cosa sarebbero i Notwist o i Deus se cantassero in lingua madre? Sarebbero ugualmente famosi anche in Italia? Credo proprio di no. Per quanto riguarda i locali invece, abbiamo trovato situazioni analoghe all’Italia, se non peggiori. Poi c’è il fascino di essere in città viste prima solo in cartolina, che rende tutto più romantico e ti fa pensare di essere fortunato di avere questa possibilità.
Maolo: esterofilia tutta la vita! Questo paese ci tarpa le ali con il suo bigottismo e con il suo fanatismo nei confronti della lingua madre. A mio modesto parere trovo che, con i tempi che corrono, qualsiasi altro paese sia meglio del nostro. Al che mi direte “..e perchè non ti trasferisci?”, ed io prontamente accetterei l’invito!
Avete girato l’Europa a bordo di un furgone, che probabilmente ad oggi non avrà superato la revisione, tra Francia, Lussemburgo, Polonia, Germania e Repubblica Ceca: voglio un aneddoto imbarazzante. Imbarazzante, altrimenti non vale e poi ci fate la figura degli spocchiosi.
Maolo: ehehe per rispondere compiutamente a questa domanda bisognerebbe spendere talmente tanti caratteri che straborderemmo il limite consentito da questa intervista; diciamo che Alessandro (il nostro trombettista, al secolo conosciuto come Scaglia) ci ha regalato davvero tantissime perle; imprimerle su carta (o in questo caso sui pixel dello schermo) significherebbe privarle della loro stessa natura imbarazzante.
Non è abbastanza imbarazzante, vi etichetterò per sempre come spocchiosi. Torniamo all’amara realtà dell’essere una band indie in Italia. Dal punto di vista economico chi propone un certo tipo di sonorità è abituato a non avere vita facile e il musicista vive in un substrato fatto di trasferte continue e doppi lavori per pagare affitti e bollette. Per guadagnare con la musica in Italia l’unica strada proficua rimasta sembra essere quella di svaligiare casa di Ligabue. Sono troppo pessimista o c’è un’alternativa?
Mancho: eh, questo è il grande cruccio di ogni musicista. Se conoscessimo un’alternativa sarebbe tutto più semplice. La realtà è che è quasi impossibile riuscire a vivere di musica. Noi abbiamo la fortuna di essere molto giovani (l’età media è 22 anni) e ci siamo dati qualche anno per provare a fare quello che ci piace. Ma al momento siamo solamente pieni di debiti (rido per non piangere). Inoltre all’inizio è molto difficile addirittura riuscire a pagarsi le spese delle trasferte, perchè spesso suoni gratis o per un rimborso spese ridicolo. Giustamente molti gruppi non ci stanno, con il rischio di non trovare possibilità per suonare.
Maolo: ora Mancho non farla così tragica! Capisco la Crisi e la grande Recessione che afflige le nostre tasche! In realtà di alternative ce ne sono; lì l’unico problema è riuscire ad accomodarle con gli impegni musicali…però da che mondo è mondo i musicisti hanno rimpinguato la forza lavoro di osterie e bar, offrendosi come portentosi camerieri o cuochi raffazzonati. Trovo che sia la normalità per un Musicista in Italia doversi approcciare ad altri mondi lavorativi e se questo include anche improvvisarsi ladri di fortune ligabuiane, ben venga!
Mi avete sempre stupito per la vostra forsennata attività live, avete suonato ovunque e senza sosta, quasi a ritmi da piantagione di cotone nell’America sudista. Questo, unito al passaparola via web, vi ha resi una realtà piuttosto nota nel panorama italiano nonostante la giovane età e si sa, con la notorietà subentrano parecchie critiche, su tutte quella di essere “paraculati”. Vi do l’opportunità di difendervi ed offendere i vostri detrattori qui e ora.
Maolo: credo che non ci sia assolutamente bisogno di difenderci. Noi abbiamo semplicemente fatto quello che qualsiasi altra band italiana prova a fare abitualmente, ovvero suonare tantissimo, farsi tanta esperienza e vendersi nel migliore dei modi. E continueremo a ricercare forsennatamente quell’esperienza di cui sopra.
In quanto al “paraculismo”, se essere fratello dei Settlefish in questo paese servisse davvero qualcosa, forse ci vivrei di musica. Purtroppo non è così.
Jarvis Cocker sostiene che chiunque inizi a suonare lo faccia perchè è un potenziale stramboide, uno che ha qualcosa che non va e che decide di curarsi facendo outing su un palco davanti ad un pubblico. E’ stato così anche per voi e per il resto dei My Awesome Mixtape? Siete guariti?
Maolo: penso che caratteristica primaria di tutti i Mam sia una discreta megalomania e volontà di apparire nonchè un egocentrismo incipiente, insomma, uno di quei tanti retaggi adoloscenziali legati al delirio di onnipotenza…
Credo lo sappiate, ma Stereonotte (trasmissione che va in onda su Radio1 il Sabato notte) si è ispirata al vostro nome per una rubrica in cui si chiede agli ospiti di scegliere tre brani in qualche modo significativi. Loro hanno copiato il vostro nome per la rubrica, io copio direttamente la rubrica: tre brani attuali o meno che girano nel vostro stereo con relativa spiegazione.
Maolo: io ultimamente sugli ascolti sono una fonte davvero poco attendibile; anche perchè ora come ora mi sto focalizzando su molta musica gipsy-oriented e dunque trattasi di tutti canoni klezmer, yiddish e balcanaci. Fammi pensare, devo risalire un po’ più indietro nel tempo, comunque direi al terzo posto Sabotage dei Beastie Boys, al secondo B.O.B degli Outkast e al primo un qualsivoglia pezzo degli AntiPop Consortium da poco riformatisi tra l’altro.
Mancho: uhm…un po’ difficile….al terzo posto metto José Gonzàles, un pezzo intitolato Cycling Trivialities. Perché è di un’intensità difficilmente raggiungibile con solo una chitarra e una voce e rappresenta in parte quello che sto ascoltando ultimamente. Al secondo i Motorpsycho, Sinful, Wind-Borne, perché è stato uno dei primi pezzi di cui mi sono innamorato. Al primo metto un disco intero, Fashion Nugget dei Cake, che continua ad essere una fonte di ispirazione incredibile.
Vitaminic vi ha sempre voluto bene e infatti abbiamo immediatamente pensato a voi per i Vitaminic Days che proporremo in giro per i locali di Milano. Suonerete il 21 Maggio all’Arci Biko e si vociferava su un live act composto anche da una piccola orchestra. Diteci di più di questo progetto.
Maolo: se svelo tutto subito che sorpresa è?
Ben detto, stavo per rovinare il Natale a tutti. Con grande originalità concludiamo con domande del tutto inaspettate: progetti futuri? A quando un nuovo disco sotto la rassicurante ala della 42Records, dopo il divorzio dalla My Honey?
Mancho: siamo rimasti in ottimi rapporti con i ragazzi bresciani della My Honey Records, ma il prossimo disco uscirà in autunno, in Italia, per la 42Records di Giacomo Fiorenza e Emiliano Colasanti mentre in Germania, Austria e Svizzera uscirà per Rewika Records, etichetta di stanza a Wiesbaden ma oramai trasferitasi stabilmente a Berlino. Tuttavia qualcosa succederà anche prima. Un’altra sorpresa!

Debuttano con un 45 giri colorato, un elettropop intelligente e prono a qualsiasi dancefloor. Arrivano da Roma e sembrano avere le idee ben chiare: sensualità, ironia, fedeltà alla tradizione italiana. Abbiamo incontrato Le Rose.
