Corrado Nuccini
Nasco ai piedi della Pietra di Bismantova. Appennino Reggiano. Precisamente all’ospedale S.Anna di Castelnovo ne’ Monti. Il 14 luglio del 1974. Giorno di festa nazionale in Francia. Non qui. E già da questo si può capire qualcosa. Mia madre aveva ventun anni e mio padre pochi di più. Lei era bella, lui meno. Una situazione ricorrente.
Suono la chitarra nei Giardini di Mirò, un gruppo che vorrebbe essere un po’ punk, un po’ cantautorale, un po’ di ricerca ed un po’ pop. In fin dei conti ha molte anime ed io -da circa dieci anni- cerco di far risaltare le mia sensibilità. Nell’ultimo disco canto pure. Mia madre quando m’ha sentito prima s’è commossa. Il giorno dopo m’ha detto. “Ma se trovaste una bella cantante?”.
Scrivo dall’età di sei anni. Da quando il sistema scolastico italiano m’ha obbligato. Ho iniziato così a dare un senso logico a quegli scarabocchi da sinistra a destra. Ho faticato e fatico ancora moltissimo a scrivere correttamente. Devo fare attenzione a non commettere errori d’ortografia. Sbaglio le doppie, dimentico gli apostrofi e le parole accentate, inverto “c” con “q” e via dicendo.
A otto anni ho rischiato di annegare in mare. Presso San Vincenzo, vicino a Livorno. In villeggiatura coi miei genitori. Sono stato salvato dal bagnino in extremis e tutti mi fecero un grosso applauso appena tornato sul bagnasciuga tra le braccia del mio salvatore. Come se fosse stato merito mio. Lo so, forse non c’entra. Ma in realtà credo sia giusto dirlo.
Alle scuole superiori ho preso nove e mezzo in un tema sull’Orlando Furioso. Ancor oggi resta la mia migliore performance con la scrittura. Sullo slancio di quel successo mi sono inscritto a Lettere e Filosofia, dove con alterne fortune mi sono laureato.
Che altro dire? Faccio spesso domande e non aspetto le risposte. Però mi piace ascoltare quello che dice la gente nei ristoranti. Potessi diventare invisibile ruberei i discorsi di tutti. Purtroppo il mio senso del contegno mi frena e impedisce di spingermi troppo in là per cui m’accontento di inventare storielle basandomi sulla prossemica, il vestiario e le poche parole rubate.
Adoro osservare i dettagli. Quelle cose che rischiano di cadere inosservate. Come si appoggia il tacco delle scarpe. Come si sfiorano le dita delle mani. Perché ritrovo in queste piccole cose delle fessure attraverso cui scrutare l’animo umano senza troppe mediazioni comportamentali.
Mi piacerebbe un giorno alzarmi ed essere come Leonard Cohen, Pier Vittorio Tondelli, Silvio D’Arzo, Bob Dylan, Arvo Part, John Fante, Fabrizio De Andrè, Michel Platini, Maria Callas, Giuseppe Ungaretti, Andrea Pazienza, Pier Paolo Pasolini, Gino Paoli, Roland Barthes, Beppe Fenoglio, Ornella Vanoni, Mario Monicelli, Miles Davis e tutti quelli che sono riusciti ad affascinarmi con le parole, i suoni o le loro gesta. Gadda dice che le “le parole sono ancelle d’una Circe bagasciona e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinnio”. Spero allora -per lungo tempo- di mantenere il mio stato ferino sull’onda di quel suono che come un sortilegio, un prodigio mi rende prigioniero di un incantesimo, di un turbamento, una passione mai esplorata prima.??Se non vi è bastato qui racconto altre cose di me: www.corradonuccini.com?
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