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Vivian Girls: il video di “Moped Girls”

Simone Varriale | 15/5/2009

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Lo dico sempre alla mia cavia albina: “ma quale shitgaze! Le Vivian Girls sono un prodotto di Jeff Koons! Stupido topo senza abbronzatura”.

Ma poi io e Billy (la cavia albina) facciamo pace e ci guardiamo il video di Moped Girls, concordi nel pensare che Cassie Ramone, Kickball Katy e Ali Koehler – almeno questa volta – sono le donne cyborg che ho sempre sospettato (sognato) fossero. Così anche Billy, ormai persuaso, ha iniziato a pensare alle inquietanti statue pop di Jeff Koons (e a quelle letterarie di Chuck Palahniuk, sotto sotto).

Guarda il video di Moped Girls (diretto da Brady Hall)

Introducing Emmy The Great

Giorgio Busi-Rizzi | 13/5/2009

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Ehi. Ehi, pss, dico a te. Ciao. Scusa se sussurro, eh. Sono Cupido. Sì, nonostante il sigaro. E i baffi. Il pannolone però non mente, no?

Volevo presentarti un’amica. Si chiama Emma. Emma-Lee. Ma puoi chiamarla Emmy-La-Grande. Cantautrice folk-pop dai testi tanto brillanti quanto pieni di sventure (aborti, incidenti d’auto, decessi, etc), autrice di uno dei migliori esordi del 2008. Sì, ne avevamo già parlato, ricordi? Abbiamo scritto del suo delizioso album First Love poco tempo fa, con tanto di link a tre suoi video. E sì, l’avevi già vista: l’avevamo intervistata, e ne avevamo segnalato intervista e tre canzoni dal vivo per Bandstand Buskin.

Cosa vuol dire “e allora”? Scusa, sono Cupido o no? Sì, sì, il pannolone. Ecco, allora, sta arrivando l’estate (anche se non sembra), e non mi piace vederti così da solo. Quindi, aspetta… tié, tranquillo, non fa male, niente più arco, ti mando una freccia su Facebook, sì, il nuovo millennio, meno cruento, lo so… fatto. Cinque minuti e dovresti essere cotto di lei. A questo punto vorrai sapere ogni cosa che la riguardi, ed ecco perché questa pagina.

Potresti cominciare, fammi pensare… dal video (una specie di compendio dell’estetica twee) di una vecchia canzone, Gabriel, una delle preferite dai fan, esclusa dall’album. Poi che ne pensi di una Black Cab Session in cui suona Two Steps Forward? Di una stupenda performance di City Song dal vivo, in tre su sfondo nero con l’impressione che suonino davanti a te (e solo per te)? Di un’intera esibizione da camera (letteralmente), voce e chitarra, per Clash Music?

Vorresti saperne qualcosa di più su di lei? Altre interviste? Come vuoi. Ce n’è una molto bella, con domande (e risposte) molto poco convenzionali, su Forfolkssake, da cui si può scoprire, per esempio, che una della poche canzoni realmente autobiografiche è We Almost Had A Baby (urca). Non ti va di legg… ok. Ascoltare? Voilà, il podcast di Music Weekly, puntata d’inizio dicembre 2008, direttamente dal sito del Guardian. Ospiti lei e Robert Wyatt.

Preferiresti vederla? Come darti torto, certo. Guarda, ci sono un’intervista informale, su un divano (sospiri? Buon segno!) intervallata dal suo video ed una decisamente particolare, nel retro di un van con la band in pieno Surfstock, che potrebbero interessarti. Ma secondo me preferiresti vederla parlare a ruota libera su Uncensored Interviews.

Altro? Altro. Ecco qua, Hold On e Paper Trails (entrambe fuori da ogni album), da Last.fm. Deliziose, soprattutto la prima. Oppure City Song, l’inno antifolk Edward Is Deadward o la classicissima, quasi scontata (ma come potrei resistere?) We Almost Had A Baby, dalla Hype Machine (dove in sostanza si può ascoltare qualsiasi sua canzone)  E andrei avanti, ma scommetto che sei già cotto. Facciamo così: ti saluto con la sua cover di Where is my mind (è un mp3, prendi, prendi), e ci vediamo il 19 maggio a La Casa 139, a Milano.

Vedi di esserci, avrai concorrenza, è l’unica data in Italia (in esclusiva nazionale per i nostri Vitaminic Days). E poi da quando ho Facebook ho smesso di puntare una persona per volta, mando frecce a gruppi di cinquanta, qualcosa di buono uscirà fuori. No, non posso mettere una buona parola per te. Lo so, lo so, mi dispiace. Dai, davvero, lascia il pannolone, dovrei andare. E animo, ci vediamo il 19. Se va bene è amore, se va male sarà un concerto di cui innamorarsi.

Introducing Andrew Bird

Giorgio Busi-Rizzi | 11/5/2009

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Signore e signori, vogliate dare un caloroso benvenuto ad Andrew Bird: violinista, polistrumentista, whistler professionista, insomma l’Alessandro Alessandroni di Chicago, Illinois. O, ehm, giù di lì. Il fatto che il concerto milanese del 18 maggio (esclusiva italiana per i Vitaminic Days) sia stato spostato al Musicdrome per la quantità di richieste dovrebbe convincervi che si tratta di un grande evento.
E non diciamo per dire: Andrew Bird è un interprete dotatissimo e un autore preparato tecnicamente e capace di reinventarsi continuamente. Non è un caso che, pur restando nel macrocosmo dell’indie, sia passato nei suoi ultimi tre album da un pop orchestrale ad un indie tout court (alla Wilco) ad un indie-folk-pop elegante ed orecchiabilissimo (nell’ultimo disco – per tacere dell’edizione deluxe con un secondo cd di canzoni strumentali, deliziosamente elaborate, registrate con Glenn Kotche dei Wilco ed il fido Martin Dosh). Dell’album avevamo parlato (molto bene) qui. Se invece voleste farvi un’idea del modus operandi di Bird o dell’evoluzione dei suoi gusti, potreste dare un’occhiata alla progressione di interviste rilasciate ad A.V.Club: periodo Incredibile Production Of Eggs, periodo Armchair Apocrypha, e la più recente, successiva all’ultimo, eccellente, Noble Beast . Per inciso, i tre album sono una delle cose più pregevoli prodotte negli ultimi anni, il genere di musica che conquista subito ma regge a distanza di mesi ogni volta come al primo ascolto (cioè la musica fatta bene).

Però preferiremmo davvero darvi un saggio delle sue capacità, piuttosto che parlarvene solo; la rete per fortuna è dalla nostra parte, in quanto Bird ha dei fan appassionati che hanno accumulato tanto ottimo materiale su di lui. Materiale di cui ci pregiamo di suggerirvi questa selezione (fruttata, aromatica, dal colore trasparente e qualsiasi altra cosa vi convinca a sentirlo dal vivo – è per il vostro bene), così composta:

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Andrew Bird + Chris Ware & John Kuramoto

Simone Varriale | 6/5/2009

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I matrimoni artistici possono avere esisti imprevedibili: per ogni Mark Lanegan e Isobel Campbell che si rispettino, ci sono sempre in agguato, da qualche parte, i nuovi Audioslave.

Ma questa volta festeggiamo tranquilli. Ecco a voi la riuscitissima commistione tra Eugene di Andrew Bird e un surreale video realizzato da Chris Ware (storia e disegni) e John Kuramoto (animazione). Signore e signori, la storia di Quimby…

Guarda il video di Quimby The Mouse

Abe Vigoda: il video di “Don’t Lie”

Tomm. | 6/5/2009


Più scuro. Più rumoroso. Le cinque tracce di Reviver EP -registrato durante l’estate e uscito per la Post Present Medium di Dean Spunt (No Age) a metà febbraio- resituiscono un suono più articolato e complesso rispetto a quello freschissimo, veloce e tagliente di Skeleton (PPM, 2008). Nel video di Don’t Lie -girato da Weston Currie, già autore del clip della traccia che dava il titolo all’ultimo LP degli Abe Vigoda- le immagini sovraesposte di un’automobile che corre nel deserto si alternano a quelle di stelle lontanissime, strade polverose, rocce tagliate dal vento. I finestrini abbassati. La luce del sole che brucia l’inquadratura. Il cielo pieno. Living this life i often find/That the clouds have a voice/It’s yours telling me/Don’t lie/Don’t/Lie…

Guarda il video di Don't Lie

Introducing Hatcham Social: la band, i video

Paolo Morelli | 5/5/2009

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Si chiamano Hatcham Social e vengono da New Cross, Londra. Nati nel 2006 come trio (l’ex Klaxons Finnigan Kidd alla batteria, suo fratello Tobias alla voce e chitarra e Dave Fineberg al basso), solo da fine 2008 la formazione si è completata con Jerome Watson (synth e chitarra).

La loro musica è una rivisitazione della new wave  tutta melodie, chitarre e soprattuttto canzoni: quanto c’entrino con il nu rave reso famoso dalla band in cui aveva militato il fratello lo si può dedurre da queste parole di Toby (tratte dall’interessante intervista su Loud & Quiet): “There seems to be this very corporate indie world, which is what indie has become, and then there seems to be lo-fi electro stuff, but there wasn’t quite what we wanted to be doing.”

Gli Hatcham Social hanno da poco pubblicato l’album You Dig the Tunnel, I’ll Hide the Soil su Fierce Panda, e lo presenteranno anche in Italia tra qualche settimana: il 20 maggio saranno a Milano al MusicDrome insieme agli A Classic Education per la Loser Night, nell’ambito dei Vitaminic Days.

Cominciate a prenderci confidenza guardando i loro tre video usciti ad oggi: Til the Dawn, So So Happy Making e Murder in the Dark.

Misteriosi paesaggi costieri e gonne colorate che svolazzano nel buio caratterizzavano il video di Til the Dawn (il loro terzo singolo uscito nel 2007; ma la band ha all’attivo anche un paio di cassette, un minicd di cover e 2 EP a tiratura limitata). Til the Dawn e l’altro lato-A Penelope (Under my Hat) sono i primi brani prodotti dalla band con Tim Burgess dei Charlatans, uno dei due maggiori sponsor della prima ora della band insieme ad Alan “Mr. Creation” McGee.

Guarda il video di Til the Dawn

Ritmi ben più spensierati quelli di So So Happy Making (singolo del 2008 prodotto da Faris Badwan degli Horrors, che ha fortunatamente trovato posto nell’album): a far loro da contraltare ci sono disegni poco tranquillizzanti e coreografie schizzate a cura delle ospiti SKIP Theatre (tre performer multimediali londinesi). Stop killing me, killing me!

Guarda il video di So So Happy Making

Ed eccoci al primo singolo estratto dal loro debutto, Murder in the Dark (intanto è già stato annunciato il successivo, Crocodile). Super 8, atmosfere anni 80 e una sottile inquietudine che sale.

Guarda il video di Murder in the Dark

Emmy The Great intervistata da Bandstand Buskin (UK)

Simone Varriale | 4/5/2009

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Un giornalista visibilmente emozionato. Quasi annichilito dal fascino sottile e impalpabile di Emma-Lee Moss, meglio nota come Emmy The Great.

Sembra quasi che lei possa scioglierlo (o magari ucciderlo) con un’occhiata di troppo. Ma poi arrivano tre splendide esecuzioni di First Love, War e We Almost Had A Baby, a liberare il nostro eroe dal peso del suo compito.

Guarda i video dell’intervista e delle canzoni

Steven Sebring: Patti Smith: Dream of Life (Real Cinema Feltrinelli)

Chiara Leandri | 30/4/2009

patti-smith-dream-of-life-press-bookNon vi siete ancora innamorati di Patti Smith ? Non vivete dei suoi dischi, chessò, Horses, Easter, Wave? No? Ne sono sicura, ben presto di lei vi innamorerete. A Patti Smith basta una frase, un tono, un accenno, a dimostrare la singola bellezza di un attimo, basta quella sua passione capace di incendiarsi infinitamente. Magari stai pensando a quella scenetta strana che hai visto passeggiando per i fatti tuoi e che ti ha lasciato un sorriso sulla bocca senza che tu non sappia perchè: ecco, lei è capace di fartelo capire, il perchè. E’ un essere straordinario che vale la pena incontrare almeno una volta nella vita.
Per questo, forse, invidiamo Steven Sebring, amico che l’ha seguita per 10 anni a partire dalla morte del marito, Fred “Sonic” Smith, nel 1994. Però lo ammiriamo anche, perchè con tanta poca retorica analizza quegli oggetti, i piccoli cenni, le frasi perfette della vita quotidiana di Patti. E’ come infilarsi subdoli nella casa e nel letto di qualcun’altro. O nel backstage. O come origliare discorsi a cui no, le nostre orecchie vogliose non dovrebbero essere introdotte. Come non ammirarla per quel suo essere così cristallina e aperta: Steven e noi siamo suoi amici, suoi complici, siamo uniti in un unico occhio. Poi può succedere che non sia il momento opportuno e la camera venga fermata. Questa è Patti Smith, una donna che sa vivere le proprie emozioni senza perderle in un flusso senza senso. Ci porta attraverso la New York degli artisti beat come Burroughs Ginsberg, suoi cari amici, attraverso il passato e i ricordi di chi c’è (Michael Stipe, Flea, Sam Shepard, Kevin Shields) e chi non c’è più (i genitori, il fratello Tod, l’amico di sempre Robert Mapplethorpe), attraverso le difficoltà del ritorno alla scena pubblica dopo 15 anni. E poi attraverso un meraviglioso spirito attivista. Vi viene per caso il dubbio che le sue parole, la sua musica, si siano fermate anni fa? No, ascoltate attentamente: è la voce di oggi, di un’America che non vuole essere rappresentata da un qualsiasi telegiornale in prima serata, che urla “Noi avevamo dei sogni. E abbiamo creato George Bush, cazzo!”.  Patti Smith vive nei cuori e coi cuori della gente. Patti Smith vive per l’arte e il bello che c’è in ognuno di noi. Lo vede, come ha visto i bambini di Milano che si vestivano per Carnevale, quando è venuta a presentare il film. E tutto ciò è talmente bello e allo stesso tempo importante, che guardare e riguardare Dream of Life è solo un continuo tuffo in ciò che vorremmo essere almeno una volta nella vita.

Guarda il trailer di Patti Smith: Dream of Life
Presentazione del film al Sundance Festival

Guarda un estratto, dal canale tedesco Arte
Attivismo e contestazione in Dream of Life

Swim: il video di “Io e Rodo Al Bar”

Simone Varriale | 30/4/2009

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Signore e signori, ecco a voi Alex Campedelli aka Swim, alle prese con un aperitivo metafisico, sconquassato e romagnolo quanto basta. Io e Rodo Al Bar è già un inno, e questo video (girato da Lorenzo Sportiello) è il primo step per entrare nell’immaginario collassato di un uomo che “non funziona bene”.

Swim aprirà il concerto di Wavves insieme ai DID, il 6 giugno al Bitte di Milano

Guarda il video di Io e Rodo Al Bar

The Pains Of Being Pure At Heart: il video di “Young Adult Friction”

Nur Al Habash | 28/4/2009

Dai bastioni di Pitchfork Media ecco uscire il nuovo video del gruppo che ha oramai sdoganato l’indiepop anche alle orecchie più insospettabili. E allora via di Super 8 e scheletri che cantano e suonano il piano, facce che si nascondono dietro ai libri (a quanto pare Peggy è l’unica tastierista che riesce a leggere mentre suona) e muretti di cimiteri. Eccoli qui, tutti assieme sotto il piumone: sono i Pains Of Being Pure At Heart.

Guarda il video di Young Adult Friction

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