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	<title>Vitaminic &#187; Live</title>
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		<title>Tindersticks @ Sexto &#8216;Nplugged (Sesto Al Reghena, 08/08/10)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 07:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Delsoldato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Stuart Staples è una persona terribilmente elegante. Ed i Tindersticks sono un gruppo terribilmente elegante. È il succo della storia: ascoltarli, sin dalla prima metà degli anni &#8216;90, significava immergersi in una distesa oceanica d&#8217;eleganza. Talmente manifesta da apparire quasi intollerabile. Scura e nera, oltranzista nell&#8217;abbandonarsi all&#8217;angoscia, ma disposta (sempre) a renderla raffinata. Poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30857" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/DSCN0820-300x400.jpg" alt="DSCN0820" width="300" height="400" /> <strong>Stuart Staples</strong> è una persona terribilmente elegante. Ed i <strong><a href="http://www.tindersticks.co.uk">Tindersticks</a></strong> sono un gruppo terribilmente elegante. È il succo della storia: ascoltarli, sin dalla prima metà degli anni &#8216;90, significava immergersi in una distesa oceanica d&#8217;eleganza. Talmente manifesta da apparire quasi intollerabile. Scura e nera, oltranzista nell&#8217;abbandonarsi all&#8217;angoscia, ma disposta (sempre) a renderla raffinata. Poco importa, poi, se sia accaduto nel noir cerebrale o nell&#8217;orchestralità da lacrima impellente, nel folk accennato o nel pop sinfonico, nelle nebbie albioniche o negli <a href="http://cstrecords.com/tindersticks/">attuali autunni canadesi</a>. Il concetto di eleganza stritolava e stritola ogni altro termine. È, nel caso, un concetto drammatico, dittatoriale ed intriso di romanticismo. Dopo i Tindersticks, Nottingham cambiò e dimenticò sia lo <em>sceriffo</em> che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Og4-4YaupMc">le Coppe Campioni vinte dal Forest</a>. Nottingham doveva ascoltare <em>City Sickness</em> e <em>Jism</em>, <em>Drunk Tank</em> e<em> Whiskey &amp; Water</em>. Nottingham doveva rinunciare all&#8217;amore cantando <em>No More Affairs</em>.<br />
<span id="more-30856"></span><br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-30858" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/DSCN0847-300x400.jpg" alt="DSCN0847" width="300" height="400" /> Ora, io non conoscevo <em>Sesto Al Reghena</em> (ho poi scoperto che la località friulana e la sua <a href="http://www.prosesto.org/sexto%20sito/sexto%20nplugged.htm">manifestazione</a> hanno diversi trofei in bacheca), ma <a href="http://www.comune.sesto-al-reghena.pn.it">Sesto Al Reghena</a> doveva avere, per inerzia, qualcosa di elegante. E non poteva essere il bar-trattoria di nero pensiero (non musicale, ma riferito ad un calendario del ducetto preddappiano), in cui, per rispetto alla battaglia del grano, servono ancora pane del 1927. No, doveva essere la location in se stessa (la bella Piazza Al Castello, dominata da una torre trasformata in campanile) e la situazione esistente durante (e per) il concerto. Tempo bello, prometteva il meteo. Pioggia in potenza, affermava la serata. Meglio le affermazioni rispetto alle promesse, perché diventava una roba elegante. <em>Una roba da Tindersticks.</em> Così, nel momento in cui l&#8217;incipit strumentale accoglieva Staples sul palco, il racconto della serata era già stato scritto. Un racconto destinato a spiegare perchè l&#8217;atteggiamento acustico possa miscelarsi nell&#8217;elettrico, rinunciando alla continuità in favore di una ricerca dell&#8217;abisso (interiore e non solo) che è soprattutto melodia. Un racconto di canzoni, vere non efffimere, realizzate da un gruppo nato quando  il brit pop -in città vicine- faceva muovere svariati culetti, mentre il grunge- più lontano- ne toglieva di mezzo altri. Ed infatti qui non c&#8217;è revival o nostalgia per un periodo. La nostaglia, al massimo, è una sensazione post-coito necessaria dopo qualche brano, magari rubato ai due (primi) dischi omonimi, ossia i due dischi che tutti voi dovreste avere. Ma è la stessa nostalgia del 1994, dipende dal pezzo in quanto tale, non da quando lo ascolti. Oppure si può parlare di consapevolezza (maturità con Staples suona male, essendo lui maturo dall&#8217;età di tre anni), evocativa per qualità, di cui l&#8217;ultimo periodo (lo scarto: <em>The Hungry Saw</em>) è talmente colmo da sembrare un fiume in piena pronto a sfondare qualsiasi argine. Un racconto assillante, perchè struggente nel farti rimanere stranito quando i presunti episodi minori (e lo sono, come <em>Can Our Love&#8230;</em>)  mostrano le proprie perle (<em>Dyng Slowly</em>). L&#8217;assurdo, ma nemmeno troppo, è che la pioggia alla fine è scesa davvero. Per bagnare, con straordinario garbo non invasivo, noi e i Tindersticks, che avrebbero potuto (o dovuto) fermarsi. Ma hanno preferito proseguire. Ed allora è stata la pioggia ad uscire di scena, mentre Staples e Nottingham cantavano un&#8217;altra canzone.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30859" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/DSCN0812-450x337.jpg" alt="DSCN0812" width="450" height="337" /></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1VyyzV2USaA">Guarda la versione live di A Night In a Sesto Al Reghena</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cx5tKgxx1WQ">Guarda la versione live di Dying Slowly a Sesto Al Reghena</a><br />
<a href="http://www.the-pulpit.com/">(Le foto sono di The Pulpit)</a></p>
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		<title>Indipendelta Duemiladieci</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 10:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alex Grotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Go to]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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Primo assioma incontrovertibile dell&#8217;Estate in zone depresse: le uniche due cose veramente importanti che  possono accadere sono le crisi di governo e i festival estivi, ma solo i secondi non hanno esito scontato. Prima che la nebbia si inghiotta quella palude infame che è il delta del Po si può assistere all&#8217;ennesima edizione di uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-30809" title="indipendelta" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/indipendelta.jpg" alt="indipendelta" width="450" height="300" /></p>
<p>Primo assioma incontrovertibile dell&#8217;Estate in zone depresse: le uniche due cose veramente importanti che  possono accadere sono le crisi di governo e i festival estivi, ma solo i secondi non hanno esito scontato. Prima che la nebbia si inghiotta quella palude infame che è il delta del Po si può assistere all&#8217;ennesima edizione di uno degli eventi più attesi e chiacchierati del panorama Veneto: anche quest&#8217;anno i geniacci che compongono l&#8217;associazione dei <strong><a href="http://www.druidi.org/">Druidi</a> </strong>hanno messo in piedi un cartello succulento, a cavallo tra<em> l&#8217;ascolto a braccia conserte</em> e <em>il ballare nudi nei campi di grano</em>. Due giorni per l&#8217;ennesima edizione dell&#8217;<strong><a href="http://www.indipendelta.it/">Indipendelta</a><span style="font-weight: normal;"> che si prospetta come la migliore in assoluto, senza mezzi termini. Nomi grossi, un workshop di due giorni con<a href="http://baronkarza.splinder.com/"> Alessandro Baronciani</a> e <a href="http://serimal.wordpress.com/">Serimal</a>, la one-day-track-competition per i geek di bici a scatto fisso in collaborazione con <a href="http://www.iridefixed.it/site/">Iride</a></span></strong>, possibilità di campeggio gratuito. Se volete evitare di fare la fila all&#8217;ingresso per fare la tessera dell&#8217;associazione (obbligatoria per entrare al festival) vi consiglio di scaricare e compilare l&#8217;<a href="http://www.indipendelta.it/1/upload/modulo_adesione.doc">apposito modulo</a>.</p>
<p><strong>PROGRAMMA COMPLETO</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Venerdì 3 Settembre 2010:</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.myspace.com/lucertulas">Lucertulas</a> / <a href="http://www.myspace.com/morkobot">Morkobot</a> / <a href="http://www.myspace.com/zuband">Zu</a> </strong>Night Stage with <strong><a href="http://www.myspace.com/noseduction">No Seduction</a></strong></p>
<p><strong>Sabato 4 Settembre 2010</strong></p>
<p><strong>Ore 16 esibizione band locali: The monkey&#8217;s drunk, Fauxenne, Ten Story Apartment, NoNer</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.myspace.com/buzzaldringroup">BUZZ ALDRIN</a> / <a href="http://www.myspace.com/drinktomeband">DRINK TO ME</a> / <a href="http://www.myspace.com/giardinidimiro">GIARDINI DI MIRO&#8217;</a> </strong>Night Stage with <strong><a href="http://www.myspace.com/sybiann">SYBIANN</a> </strong>e <strong>DJ PULLO</strong></p>
<p>Per concludere e riassumere meglio il mio blaterare c&#8217;è il bel trailer realizzato da <a href="http://bycake.blogspot.com/">Francesco Mancin</a>:<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/YiFBwKodInA?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/YiFBwKodInA?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Frequenze Disturbate (Urbino, 30-31/07/2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 17:06:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Busi-Rizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Wake up, Urbino”, inciteranno nel secondo giorno dell’edizione 2010 di Frequenze Disturbate i Kings of Convenience.
E un duo di norvegesi paciosi che tenta di scuotere la città ducale in un 31 luglio freddissimo non è che l’ultimo di una serie di inaspettati eventi.
Intanto l’affluenza. Gli organizzatori probabilmente prevedevano il pienone &#8211; e così il comune, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-full wp-image-30771" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/urbino.jpeg" alt="urbino" width="450" height="500" /></p>
<p>“Wake up, Urbino”, inciteranno nel secondo giorno dell’edizione 2010 di Frequenze Disturbate i Kings of Convenience.<br />
E un duo di norvegesi paciosi che tenta di scuotere la città ducale in un 31 luglio freddissimo non è che l’ultimo di una serie di inaspettati eventi.<br />
Intanto l’affluenza. Gli organizzatori probabilmente prevedevano il pienone &#8211; e così il comune, protagonista di una pittoresca ordinanza che vietava la vendita di bibite (anche analcoliche) in lattine o vetro dopo le 19 e la somministrazione nei bar di alcolici superiori ai 20 gradi.<br />
Premure inutili: nei due giorni le facce che si alterneranno (la composizione eterogenea del programma comportava un ricambio piuttosto massiccio tra le due serate – del resto non ci saranno poi tantissime persone che siano fan sia del Teatro degli Orrori che dei Kings of Convenience) saranno insufficienti a coprire anche solo un terzo della piazza riservata per l’occasione. Un peccato, e se si può muovere un appunto all’organizzazione è che forse si poteva fissare almeno parte del cartellone con più largo anticipo, puntando peraltro, se possibile, a gruppi che non si fossero già esibiti in Italia poco tempo prima in altre location, col rischio, appunto, che molte persone li avessero già visti.<br />
Anche perché (secondo, inaspettato evento) il tempo non ha aiutato l’affluenza: la notte faceva freddo e tirava vento, e finché San Bianconi non ci ha messo mano il primo giorno pioveva con buona convinzione su un’Urbino deliziosa ma poco disposta ad ascoltare musica (come dimostreranno i dj set della prima sera, musicalmente desolanti e desolantemente vuoti).<br />
<span id="more-30769"></span><br />
Parentesi personale per il terzo, inaspettato evento: non so come, da aprile circa il <a href="http://www.ilteatrodegliorrori.com/"><strong>Teatro degli Orrori</strong></a> perseguita me, e io perseguito loro. Ho già avuto modo di dire, a proposito della notte della Tempesta, che personalmente non mi piacciono; e infatti mai avrei pensato di sentirli per la terza volta in quattro mesi – però avevo deciso di andare ad Urbino, e amen.<br />
Acclarato che parto prevenuto, la notte urbinate è servita innanzitutto a farmi capire <em>perché </em>non mi piacciano (mi dà fastidio la sezione ritmica, dato che specialmente dal vivo il basso sembra andare per i fatti suoi mentre il batterista impone i cambi di tempo – sempre picchiando come un forsennato). Ciò detto, i suoni non erano male, il set tirato e carico di pathos, Capovilla sobrio (nel senso alcolemico del termine) e in discreta forma – molto buona, se ne apprezzate l’eloquio, meno se non amate l’enfasi con cui, cito l’esempio più eclatante, il nostro disseziona le varie Italie (l’Italietta, l’Italiuccia, l’Italiona, l’Italiaccia). Specchio del disamore dello scrivente è l’apprezzamento molto maggiore per le due o tre canzoni più pacate (che definiremo confidenzialmente “quelle der violino de Manzan” o “quelle in cui Capovilla CANTA”) piuttosto che per il resto: ma, a conti fatti, niente di cui lamentarsi.</p>
<p>Del resto sono un fighetto, come mi ha aiutato a capire Bianconi introducendo l’esecuzione de <em>La moda del lento</em> (la canzone): “questo è per tutti i fighetti che dicono che sono meglio i primi due album. Fighetti.”.<br />
I <a href="http://www.baustelle.it/"><strong>Baustelle</strong></a> i fighetti li affrontano in formazione allargata: un chitarrista aggiuntivo a Brasini (Diego Palazzo, diamo un nome alle persone), il <em>fratello d’arte</em> Ettore Bianconi ai synth (e alle basi, tante basi), l’impeccabile duo Maiorino ed Inserra alla sezione ritmica e come Gabriell… polistrumentista Roberto Romano &#8211; su cui devo sospendere il giudizio perché, santoddio, di tutto quello che ha suonato, sepolto sotto una coltre di <em>qualsiasi altra cosa</em>, ho sentito due note di sax e tre colpi allo scacciapensieri (marranzano, lo chiama Bianconi, che ignora cosa sia un fighetto).<br />
Giacché (quarto inaspettato evento), probabilmente a causa di una maledizione lanciata da Carlo U. Rossi, i Baustelle sembrano non sapersi più smarcare da quel suono <em>troppo </em>corposo, più sovrabbondante che pieno, che molto spesso fa suonare i loro arrangiamenti (qui in versione vagamente springsteeniana, con ampie rielaborazioni per uniformare la successione delle canzoni) ridondanti.<br />
Quinto inaspettato evento (nonché Quiz dell’Estate): su molte canzoni la voce sembrava sensibilmente diversa, senza fruscii, con un po’ di riverbero ed un certo effetto stanza chiusa, mentre per alcune i consueti limiti vocali erano evidenti – la povera Rachele, indubbiamente la più intonata dei due, ha preso una stecca epica quando su <em>La canzone del parco</em> la sua spia ha smesso di funzionare. La domanda è: i Baustelle usano chilate di effetti live sotto cui seppellire la voce sulle canzoni con parti vocali difficili oppure (come confermerebbe una maldicenza sentita quando già avevo avanzato l’illazione) metà delle canzoni sono in playback?<br />
Lo sguardo terrorizzato nell’unica (ma significativa) volta in cui una base è iniziata prima che potessero fing…ehm, attaccare a suonare sembrerebbe deporre a favore della seconda ipotesi.<br />
Comunque: l’idea di uniformare gli arrangiamenti è sensata anche se alcune riscritture (<em>La canzone del parco</em> non più drammatica ma languidamente malinconica) divideranno, gli artifici leciti ed illeciti su voci e basi fanno sì che il risultato sia buono, la cover eseguita (una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BEMt5fL5iI4">versione italiana</a> della già tamarra <em>Spirit in the Sky</em> di Norman Greenbaum) è orrenda, il medley da <strong><em>La moda del lento</em></strong> (l&#8217;album) fighettissimo, l’insieme gradevole. Un punto in più per aver intenzionalmente posto fine alla pioggia solo eseguendo <em>San Francesco</em> (applicando quello che confidenzialmente chiameremo Complesso di <strong>God</strong>ano).</p>
<p>Il secondo giorno apre <a href="http://www.myspace.com/deniseproject"><strong>Denise</strong></a>, graziosa salernitana in bilico tra l’indie e il twee malinconico. Denise ringrazia con una voce emozionata che avrebbe reso fiera Mariele Ventre, è accompagnata dal suo gruppo in formazione acustica e non scontenta nessuno: aspettiamo l’uscita del disco per estendere il nostro parere, ma non ci spiacerebbe risentirli.</p>
<p style="text-align: center">
<p>Segue <a href="http://www.theniro.com/news.php"><strong>The Niro</strong></a>. The Niro, lo saprete, è morto <a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;client=firefox-a&amp;hs=kcj&amp;rls=org.mozilla%3Ait%3Aofficial&amp;q=Memphis+29+maggio+1997&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;oq=&amp;gs_rfai=">il 29 maggio 1997 a Memphis</a>, facendo un bagno in un affluente del Mississipi. Ad Urbino (sesto inaspettato evento) è stato sostituito dalla <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lQEDhQnxZxI">cantante del Quinto elemento</a> (i meno pazienti guardino il video da 3;30).<br />
No, dunque. Combusti (che è sempre The Niro) ha una meravigliosa estensione vocale, cui però è un po’ troppo affezionato: la scelta di prendere quasi tutti gli acuti a piena voce, insieme con la scaletta che per tre quarti di concerto ostenta indifferenza di fronte alle marcate similitudini con quel tale americano figlio di un altro più bravo ancora, rende l’esperienza poco piacevole per chi, come lo scrivente, non è un fan dei virtuosismi vocali. Peccato, perché quando, negli ultimi venti minuti, il romano depone le armi e si dà ad un impeccabile (e molto meno aggressivo) falsetto il risultato è godibilissimo. Lancio un appello agli amici di The Niro: forse basta buttargli via quella copia del <strong><em>Live at Sin-è</em></strong>. Pensateci.</p>
<p>Chiudono la manifestazione i <a href="http://www.kingsofconvenience.com/"><strong>Kings of Convenience</strong></a>, nota coppia di comici norvegesi prestati alla bossa.<br />
Cominciano da soli con le chitarre, e mentre Erlend si infila la maglia inaugurano la serie di gag spiegando che il freddo in Italia d’estate era una cosa che non si aspettavano (in seguito lo stesso Øye cercherà in maniera complessa di scaldarsi le dita, a suo dire gelate). Dopo una mezz’oretta si aggiungono un violinista (violista?) e un contrabbassista (al secolo Tobias Hett e Davide Bertolini, anche produttore del duo), dunque (per i completisti delle barzellette) sul palco ci sono <a href="http://www.google.it/imgres?imgurl=http://c1.ac-images.myspacecdn.com/images02/82/l_242f38bd577f4d4e9a80a6536b385c90.jpg&amp;imgrefurl=http://www.myspace.com/violhett&amp;usg=__gxgFtsND-PFl2c2diNVb8SowngI=&amp;h=449&amp;w=600&amp;sz=19&amp;hl=it&amp;start=39&amp;sig2=ebM8biZIHQL5y6sIDa6-sw&amp;tbnid=iohJioN9p1jmJM:&amp;tbnh=125&amp;tbnw=184&amp;ei=blVpTOLlNIHNjAeyt72bAw&amp;prev=/images%3Fq%3Dtobias%2Bhett%2Bkings%2Bof%2Bconvenience%26um%3D1%26hl%3Dit%26client%3Dfirefox-a%26rls%3Dorg.mozilla:it:official%26biw%3D1280%26bih%3D580%26tbs%3Disch:10%2C931&amp;um=1&amp;itbs=1&amp;iact=hc&amp;vpx=404&amp;vpy=250&amp;dur=1256&amp;hovh=194&amp;hovw=260&amp;tx=197&amp;ty=48&amp;oei=9FRpTNX1Bs3eOKX9ybkF&amp;esq=11&amp;page=3&amp;ndsp=22&amp;ved=1t:429,r:9,s:39&amp;biw=1280&amp;bih=580">un tedesco biondo e inquietante</a> (che chiameremo, in omaggio al manuale che indubitabilmente un giorno scriverà, <em>L’Approccio Teutonico agli Archi</em>), <a href="http://www.google.it/images?hl=it&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;q=erlend%20%C3%B8ye&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;source=og&amp;sa=N&amp;tab=wi&amp;biw=1280&amp;bih=580">un norvegese alto ed allampanato</a>, <a href="http://www.flickr.com/photos/pechisbeque/4012120054/in/photostream/">un italiano basso coi baffetti</a> e <a href="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRliyGRIRGmihaYjERHXNlGvz0Ex30NIKe5DQ4oreE9knjXYc0&amp;t=1&amp;usg=__jEV1seeWdP6C-VxvCllqL5w4kcI=">Diego</a>.<br />
Ma mi accorgo di essere stato criptico: il concerto dei Kings of Convenience è stato bellissimo. Qui si apprezzano le canzoni in tutte le loro vesti (su disco, scarne dal vivo in duo, coinvolgenti dal vivo in formazione allargata), le battute, i tentativi di interazione (un accenno di <em>Volare</em>, un medley tra la <em>Pantera Rosa</em>, <em>Hit the Road Jack</em>, <em>I Was Made for Loving You</em> e qualsiasi cosa di intellegibile avesse voluto cantarci su il pubblico – cioè nulla -, continue richieste al pubblico di cantare, battere le mani, schioccare le dita, avvicinarsi al palco): tutto riuscito, tutto delizioso, la messa in scena di quell’amalgama di toni soffusi, leggerezza di cuore e pace interiore che i Kings of Convenience riescono (settimo inaspettato evento) a non trasformare mai in melensaggine.<br />
Insomma, ad Urbino c’erano poche persone, ed è un peccato, perché Frequenze Disturbate è ed è stata anche quest’anno una manifestazione bellissima, ambientata in una cornice stupenda, capace di vantare tanti di quei gruppi che per lo scrivente sono mitologici.<br />
Incrociamo tutte le dita perché ci sia un Frequenze Disturbate 2011; intanto non sapete cosa vi siete persi. Fighetti.</p>
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		<title>Soundlabs Festival (Roseto degli Abruzzi 31-1-2/08/2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 13:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nur Al Habash</dc:creator>
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(Dum Dum Girls in posa mistica)
All&#8217;inizio, i nostri occhi fissi sulla casella mail non potevano credere alla sfilza di nomi ammucchiati sul comunicato stampa del festival abruzzese: Air Waves, Wild Nothing, Dum Dum Girls, Sleepy Sun, Wave Pictures solo per dirne alcuni (i più attesi). Insomma, una lineup degna di un palco Pitchfork radunata in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30755" title="dum" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/dum-450x303.jpg" alt="dum" width="450" height="303" /><br />
<em>(Dum Dum Girls in posa mistica)</em></p>
<p>All&#8217;inizio, i nostri occhi fissi sulla casella mail non potevano credere alla sfilza di nomi ammucchiati sul comunicato stampa del festival abruzzese: Air Waves, Wild Nothing, Dum Dum Girls, Sleepy Sun, Wave Pictures solo per dirne alcuni (i più attesi). Insomma, una lineup degna di un palco Pitchfork radunata in un paesino qualsiasi del litorale adriatico, meta prescelta di famigliole in cerca di vacanze tranquille e senza troppe pretese.<span id="more-30754"></span><br />
Decidiamo allora di andare, prenotare una pensioncina gestita da una coppia di anziani, abbuffarci di frittura di pesce e goderci il sole placido delle rive adriatiche: il pre-party è in un chioschetto sulla spiaggia senza neanche insegna, lungomare sud. Gli <strong>Air Waves</strong> arrivano da Brooklyn e possiamo ben immaginare lo straniamento nei loro occhi quando iniziano a intonare il loro pezzo più bello, <a href="http://www.lastfm.it/music/Air+Waves/_/Knockout" target="_blank"><em>Knock Out</em></a>, di fronte a un centinaio di persone abbronzate e drink-munite. Il loro concerto dura poco, ma quel tanto da apprezzare il pop dimesso e gentile della frontwoman Nicole, che come dice Dan Deacon, scrive musica che è come &#8220;a favorite blanket wrapped around you&#8221;: esattamente così. Tocca poi ai <strong>Virginiana Miller</strong>, per l&#8217;occasione in set ultra acustico e in vena di nostalgie: il gruppo livornese infatti tira fuori dal cassetto canzoni di dieci anni fa e le spettina al vento dell&#8217;ultima notte di Luglio. Emozionanti come al solito, ma faranno meglio la sera successiva, armati di elettricità, palco grande e pubblico numeroso e partecipe.<br />
A proposito di pubblico, quando il primo giorno di festival ci siamo trovati da soli davanti ai cancelli d&#8217;entrata assieme ad un paio di poliziotti, avevamo candidamente pensato di aver sbagliato ora, giorno, posto, universo. E invece era proprio così: la prima serata ufficiale del festival contava davvero una manciata di spettatori, tanto che durante i concerti stavamo tutti in tre file scarse. Evidentemente il motto del festival &#8220;indiepop e dolcevita&#8221; non ha trovato troppi appigli nei giovani del centro Italia. Un po&#8217; una tristezza, ma è stato anche bello poter scambiare due chiacchiere in tranquillità con Jack Tatum, alias <strong>Wild Nothing</strong>. Il suo pop dalle tinte smithsiane rimbombava al tramonto sui palazzi intorno allo stadio comunale e sono sicura arrivasse anche qualche metro più dietro, sulla spiaggia, a conciliare i pensieri di chiunque passasse da quelle parti. Bel concerto, ma con la classica sensazione che sarebbe stato mille volte migliore in un club; Jack ci spiega infatti che a Novembre tornerà in Italia per alcune date, così lo abbiamo salutato soddisfatti e brindando con una pessima birra.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30757" title="wild" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/wild-450x274.jpg" alt="wild" width="450" height="274" /><em><br />
(foto ricordo con Wild Nothing al centro della cricca)</em></p>
<p>Molto espansivi, come al solito, anche i nostri beniamini <strong>Wave Pictures</strong>, per il secondo anno di fila al Soundlabs (il perché, dobbiamo ancora scoprirlo) che vendevano vinili e cd su uno scatolone appoggiato al pavimento, proprio come venditori ambulanti. Nonostante il povero Dave fosse preda di una selvaggia battaglia intestinale (è sceso a vomitare appena finito il concerto, poverino) il gruppo inglese ha dato ancora una volta il meglio: scaletta essenziale e ben scelta che ha tracciato un&#8217;unica emozionante linea nel mezzo della loro immensa discografia, fino all&#8217;ormai immancabile <em>Now You Are Pregnant </em>cantata dal batterista con un filo di voce e di accompagnamento, davanti ad uno sparutissimo pubblico (noi) che in compenso sapeva a memoria tutte le canzoni mai scritte dal terzetto. Danze scellerate tra i pochissimi delle prime file anche per le <strong>Dum Dum Girls</strong>, che mai così algide e indifferenti hanno suonato dentro i loro storici collant a righe tutto il loro <em><strong>What Will It Be</strong></em>. Noi ci siamo divertiti un sacco, ma loro?<br />
Molto divertenti ed energici anche i <strong>Mujeres</strong>, direttamente da Barcellona a proporre un rock n&#8217; roll piuttosto vecchio stile ma sempre divertente; un po&#8217; meno i <strong>Matinée</strong>, nati come cover band dei Franz Ferdinand e rimasti lì, ai fasti opachi del duemila qualcosa. A chiudere la serata e a spezzare con tutto questo pop, i diabolici nonché headliners <strong>Zu</strong>, davanti ai quali si era stavolta raccolto un pubblico un po&#8217; più pingue, ma che non ci ha visto tra le proprie file: per quanto i nostri intenti antropologici fossero dei migliori, le orecchie non ci hanno supportato per più di due minuti scarsi. Pazienza. Il giorno seguente vedrà come protagonisti i <strong>Simple Minds</strong>, ma non noi. A giudicare dalle <a href="http://www.flickr.com/photos/frankon/" target="_blank">foto</a>, è andata un po&#8217; meglio: folle degne di un festival e centinaia di famiglie con bambini al seguito. Come se ci fosse bisogno di ricordarlo, l&#8217;ennesima dimostrazione che l&#8217;indiepop è <em>davvero </em>una roba da camerette.</p>
<p><a href="http://www.soundlabs.it/artists.htm" target="_blank">Il sito ufficiale del Soundlabs</a></p>
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		<title>Belle and Sebastian @ Play Art Festival (Arezzo, 25/7/10)</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2010/08/belle-and-sebastian-play-art-festival-arezzo-25710/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 09:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nur Al Habash</dc:creator>
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(foto di intweetion)
Quando succede uno di questi eventi miracolosi, come Stuart Murdoch che con in dosso una maglietta degli Smiths ti canta in faccia le Canzoni della Vita una sera di Luglio ad Arezzo, la logica, lo spirito critico e svariate altre cose si perdono per strada in maniera inesorabile: quello che è successo alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-30728" title="stuartmono" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/stuartmono-450x300.jpg" alt="stuartmono" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: left;">(foto di<a href="http://www.flickr.com/photos/intweetion/" target="_blank"> intweetion</a>)</p>
<p style="text-align: left;">Quando succede uno di questi eventi miracolosi, come Stuart Murdoch che con in dosso una maglietta degli Smiths ti canta in faccia le Canzoni della Vita una sera di Luglio ad Arezzo, la logica, lo spirito critico e svariate altre cose si perdono per strada in maniera inesorabile: quello che è successo alla Fortezza Medicea assomigliava infatti più ad un mega raduno di innamorati che ad un concerto, poiché per un buon 60% degli spettatori quello sul palco a cantare era -(vogliate perdonarmi la retorica sempliciotta) il Gruppo del Cuore.<span id="more-30720"></span><br />
Solo questo spiega i centinaia di occhi lucidi, le voci roche dal troppo cantare, il banco del merchandise preso letteralmente d&#8217;assalto e le decine di persone ancora abbracciate quando era tutto finito e il prato cominciava a svuotarsi.<br />
Ma andiamo con ordine: ci troviamo al centro storico di Arezzo grazie all&#8217;ottima organizzazione del <a href="http://www.playarezzo.it/home.html" target="_blank">Play Art Festival</a>, che anche quest&#8217;anno ha dato vita nella cittadina toscana ad una sette giorni di musica, danza, teatro e reading, e che riunisce per la serata del 25 Luglio una lineup davvero niente male.<br />
Si inizia di pomeriggio dopo un breve temporale, che ancora l&#8217;aria era umida e frizzante, con i <strong>Nexus, La Fame di Camilla</strong> e <strong>Samuel Katarro</strong>. I primi ancora parecchio acerbi e purtroppo ancora del tutto trascurabili, i secondi praticamente non pervenuti, e il terzo, invece, in rapidissima ascesa. Forse il suo non sarà un genere che potrà mettere radici in Italia, o assicurarsi una solida fanbase, ma una cosa è certa: anche se ha il nome più ridicolo del mondo, il ragazzo è bravo, e tanto. Nel pochissimo tempo che aveva a disposizione è riuscito ad incatenare un discreto numero di persone sotto palco, voce in falsetto e chitarra impazzita, a snocciolare i pezzi del suo <strong><em>The Halfduck Mistery</em></strong> tra scrosci di applausi.<br />
Si fa sera e salgono sul palco anche ai <strong>Baustelle</strong>: pronta al peggio mi posiziono ben di fronte al palco per sentire se davvero Bianconi fa pena come cantante e se la resa dal vivo è pessima come molti dicono.<br />
Sarà però che giocavano praticamente in casa, ma il concerto di Arezzo tutto sommato è filato liscio senza intoppi e stonature, e anzi, c&#8217;è stato spazio in scaletta per alcuni capolavori di inizio carriera come <em>I Provinciali</em> che credo abbiano conquistato un po&#8217; tutti, anche i più reticenti.<br />
Sulle ultime note del gruppo di Montepulciano cominciamo a scalpitare per guadagnare le prime file; Stuart Murdoch e soci non si fanno attendere poi molto e salgono finalmente sul palco accolti da una gigante nuvola di borotalco e dal calore di un pubblico commosso già al primo pezzo.
</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-30736 alignnone" title="sca" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/08/sca-333x400.jpg" alt="sca" width="297" height="356" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">La scaletta infatti pare essere stata compilata proprio su misura di fan: come un gigante e vividissimo <em>best of</em>, la band di Glasgow ha inanellato uno dopo l&#8217;altro tutti i pezzi storici, da <em>Like Dylan In The Movies</em> a <em>I&#8217;m A Cuckoo</em>, passando per <em>If You&#8217;re Feeling Sinister, Fox In The Snow, Get Me Away From Here I&#8217;m Dying</em> e decine di altri, per un&#8217;esibizione dominata dal singalong che avrebbe emozionato anche le pietre.<br />
A dispetto delle dicerie, Stuart Murdoch si è dimostrato un vero showman, ballando in maniera divina e spostandosi continuamente da uno strumento all&#8217;altro, chiacchierando con il pubblico, stappando bottiglie di champagne e addirittura facendo salire sul palco due fortunate ragazze a ballare durante <em>The Boy With The Arab Strap</em> mentre lui le guardava cantando dalla tastiera. Nel mentre, c&#8217;è stato spazio anche per un paio di (bellissime) canzoni inedite e per un accenno a <em>Smoke On The Water</em>, in onore dei Deep Purple sullo stesso palco qualche giorno prima.<br />
Sarà stata la voce sempre pulitissima e delicata, precisa e composta, assieme a tutto quel borotalco intorno e la gigantesca scritta Smiths sul petto che avevano un ché di angelico e provvidenziale ma credo che, per qualche minuto almeno, nella testa di tutti noi quell&#8217;omino esile si sia trasfigurato in qualcosa di praticamente ultraterreno a metà tra il Dio del Pop e un putto raffaelliano.
</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/results?search_query=belle+and+sebastian+arezzo&amp;aq=f" target="_blank">Guarda i video del concerto</a></p>
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		<title>Soundlabs Festival 2010</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2010/07/soundlabs-festival-2010/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nur Al Habash</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live]]></category>

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Se l&#8217;anno scorso lo slittamento settembrino aveva tolto parte della carica estiva che il Soundlabs si porta dietro come marchio di fabbrica da ormai ben tredici anni, quest&#8217;anno potete di nuovo mettere in valigia costumi da bagno e crema solare: fate un bel cerchio rosso sul calendario per i primi due giorni d&#8217;Agosto, perché dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-30063 aligncenter" title="soundlabspic" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/soundlabspic.jpg" alt="soundlabspic" width="418" height="299" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Se l&#8217;anno scorso lo slittamento settembrino aveva tolto parte della carica estiva che il <a href="http://www.soundlabs.it/" target="_blank"><strong>Soundlabs</strong></a> si porta dietro come marchio di fabbrica da ormai ben tredici anni, quest&#8217;anno potete di nuovo mettere in valigia costumi da bagno e crema solare: fate un bel cerchio rosso sul calendario per i primi due giorni d&#8217;Agosto, perché dalle parti di Roseto degli Abruzzi ci sarà da divertirsi.<br />
La lineup è eccellente come al solito: da nomi storici come i <strong>Simple Minds</strong> a quelli che hanno segnato il trend dell&#8217;anno come le <strong>Dum Dum Girls</strong>, direttamente da Los Angeles; ci saranno i nostri favoriti <strong>Wave Pictures</strong> e quelli di cui ci siamo appena innamorati, i <strong>Wild Nothing, </strong>e in più i miglior act italiani come <strong>Virginiana Miller</strong>, <strong>Zu</strong> e <strong>Brunori Sas</strong>.<br />
Insomma, è uno dei pochi festival in Italia ad unire lineup eccellenti a spiaggia, mare e ottima cucina regionale, e <strong>Vitaminic</strong> è per questo orgogliosa di essere mediapartner dell&#8217;evento.<br />
Ecco la lineup completa:<br />
<strong><br />
01 AGOSTO</strong></p>
<p><strong>Zu<br />
The Wave Pictures<br />
Dum Dum Girls<br />
Virginiana Miller<br />
Wild Nothing<br />
Mujeres<br />
Air Waves<br />
Matinée</strong></p>
<p><strong>02 AGOSTO</strong></p>
<p><strong>Simple Minds<br />
A Hawk and a Hacksaw<br />
Sleepy Sun<br />
Dum Dum Girls<br />
Wild Nothing<br />
Brunori Sas</strong></p>
<p>Info e programma: http://www.soundlabs.it/</p>
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		<title>Fucked Up @ Hana-Bi, Marina di Ravenna (21/07/2010)</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2010/07/fucked-up-hana-bi-marina-di-ravenna-21072010/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 08:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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Arrivano trafelati all’Hana-Bi con un furgone mentre Heike Has The Giggles sta già suonando il suo “solito” set compatto ed eccitato, che riesce a far dimenticare per un’altra mezz’oretta quanto il brit-p-funk contemporaneo abbia rotto le palle. Compro una loro maglietta con scritto stop joking about Britney Spears. Nel frattempo Fucked Up monta il palco in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-30585 aligncenter" title="fu" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/fu.jpg" alt="fu" width="450" height="836" /></p>
<p>Arrivano trafelati all’Hana-Bi con un furgone mentre <strong>Heike Has The Giggles</strong> sta già suonando il suo “solito” set compatto ed eccitato, che riesce a far dimenticare per un’altra mezz’oretta quanto il brit-p-funk contemporaneo abbia rotto le palle. Compro una loro maglietta con scritto <em>stop joking about Britney Spears</em>. Nel frattempo <strong>Fucked Up </strong>monta il palco in fretta e furia: il soundcheck in diretta è una bella scienza, ma pare che da una parte e dall’altra del mixer ci sia gente che sa il fatto suo. Due sbrang per chitarre e basso, due botte ai tamburi, due parole al microfono. Il fonico dell’HanaBi chiede di provare mezza canzone, giusto per. Un chitarrista di fronte a me risponde che <em>boh potremmo semplicemente iniziare, tanto voi siete bravi e siamo bravi anche noi</em>. Sale sul palco Damian &#8220;Pink Eyes&#8221; Abraham, enorme, belluino e pelosissimo. Ha uno sguardo spiritato, si schiaccia un bicchiere in testa mentre il gruppo inizia a suonare e via sulle prime file.</p>
<p>Avete mai visto gli Iron Maiden dal vivo? Nemmeno io, ma me l’immagino come la radice quadrata di quello che succede qui. Tre chitarre distorte con un suono saturissimo ed elegantissimo, il cantante che si lancia in mezzo al pubblico con un roadie e dieci persone a caso delle prime file a fare i salti mortali per stendere il cavo del microfono. Dopo tre pezzi Damian è ufficialmente l’uomo più BRUTTO che io abbia mai visto, a torso nudo con i peli impregnati del sudore che gronda da ogni poro e della sabbia su cui si è rotolato. Il taglio del culo gli esce fuori di una spanna dalle mutande fradice dello stesso sudore. Sulla fronte c&#8217;è il segno del bicchiere di plastica schiacciato. Sale sulla collinetta a disturbare qualche ragazza che si gode il concerto da seduta, torna in prima fila, abbraccia la gente, batte il cinque con le mani sudate mentre il roadie continua ad affannarsi dietro di lui con il cavo del microfono che sembra diventato il nodo di Gordio. Il pubblico è freddino, si limita ad applaudire a scroscio tra un pezzo e l&#8217;altro. Nessuno prova un briciolo di crowdsurfing, sarà che siam tutti trentenni, sarà che siam tutti invecchiati male. Pink Eyes continua a urlare come un invasato. La band cerca di sovrastarlo, spesso riuscendoci: bordate di suono velocissimo e compattissimo che da una parte sembra sul punto di esplodere e dall&#8217;altra dà un&#8217;idea di controllo quasi maniacale. Brano dopo brano il suono si fa sempre più grosso e violento. C&#8217;è molto Andrew WK, c&#8217;è il suono dei MBV di <em>Loveless</em>, c&#8217;è qualcosa di profondamente SST nell&#8217;impostazione dei pezzi, c&#8217;è un treno di hardcore, i Motorhead, tanti Sonic Youth. L&#8217;unica sensazione analoga a cui riesco a pensare sul momento è quella volta all&#8217;Estragon, tipo tre o quattro anni fa, con i <strong>Dinosaur Jr</strong> sul palco. Un suono di amplificatori troppo potente che rimbomba dal fondo del locale, le note che tornano indietro un secondo dopo essere uscite dall&#8217;ampli. Come due concerti nello stesso posto. Qui invece dei rimbombi ci sono tre chitarre che non mollano un secondo. È incredibile.</p>
<p>Tirano avanti un’oretta, suonano una sensazionale cover di <em>Blitzkrieg Bop </em>in chiusura e staccano tutto. Mentre un devastatissimo Pink Eyes continua ad abbracciare la folla e a stringere mani, un amico mi si para davanti e inizia a parlare. Lo guardo e mi sento come Tom Hanks all’inizio di <em>Salvate il soldato Ryan</em>. Il giorno dopo, verso le cinque, inizio a distinguere qualche rumore. La sera prima su questo palco ha suonato <strong>Wavves</strong>, in una specie di evento indie-glam estivo di cui ho sentito pareri controversi e di cui potete -volendo- leggere <strong><a href="http://www.indie-rock.it/concerti_recensioni_look.php?id=731" target="_blank">qui</a></strong>. Io non c&#8217;ero, ma non credo di aver perso molto. A ciascuno il suo. Il <em>mio </em>è quello che è successo qua davanti il 21 luglio 2010.</p>
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		<title>La Tempesta Sotto Le Stelle (Ferrara, 10/7/2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 08:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Busi-Rizzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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La Tempesta Sotto Le Stelle, ovvero l’occasione irripetibile di sentire tutti i gruppi di casa Tempesta festeggiare il decennale dell&#8217;etichetta a solo 15 €, nella consueta cornice di piazza Castello a Ferrara. Quasi tutti i gruppi: meno gli Altro, e meno il gruppo per cui, sul modello dello stimatissimo professore cui in ambito accademico ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30422" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/tea-450x337.jpg" alt="tea" width="450" height="337" /></p>
<p>La Tempesta Sotto Le Stelle, ovvero l’occasione irripetibile di sentire tutti i gruppi di casa Tempesta festeggiare il decennale dell&#8217;etichetta a solo 15 €, nella consueta cornice di <a href="http://www.ferrarasottolestelle.it/">piazza Castello a Ferrara</a>.<em> Quasi</em> tutti i gruppi: meno gli <a href="http://www.myspace.com/altropesaro"><strong>Altro</strong></a>, e meno il gruppo per cui, sul modello dello stimatissimo professore cui in ambito accademico ci si riferisce tuttora come “<a href="http://piste.blogspot.com/2010/01/placido-ricorda-praz.html">l’insigne anglista</a>”, proporremo la denominazione di “combo milanese”. Partiamo dai secondi, <a href="http://www.finebeforeyoucame.com/"><strong>Il combo milanese</strong></a>: le gioiose vicissitudini che hanno accompagnato l’uscita del <a href="//www.rockit.it/album/11022/fine-before-you-came-sfortuna">disco</a> si sono protratte a tutto il tour, iniziato con un furgone rotto e conclusosi con un polso rotto: quello del batterista, e addio serata ferrarese. Per gli Altro invece la colpa è solo nostra, che siamo riusciti ad arrivare troppo tardi (la fila di fan che speravano nelle compilation gratuite per i primi mille ingressi comunque non perdonava).<br />
<span id="more-30420"></span><br />
Tanto rammarico, ma amen; per il nostro arrivo stanno suonando i <a href="http://www.cosmeticmusic.com/main.html"><strong>Cosmetic</strong></a>, che non ci colpiscono particolarmente (ma forse è solo il jet-lag da Bologna – o, seriamente, le banali questioni logistiche dell’arrivo e del fatto che suonavano nel cortile del castello, pittoresco e suggestivo ma poco capiente e lentissimo a riempirsi e svuotarsi). Apriamo le nostre danze, quindi, con i (gli? Li?) <a href="http://www.myspace.com/uochitoki"><strong>Uochi Toki</strong></a>. Ci perdoni il dio dei luoghi comuni, ma il duo piemontese è quel genere di gruppo che, nel bene o nel male, non si può ignorare. Fin dall’attacco il pubblico si divide tra esaltati e schifati, e mentre le seconde file si ditraggono sotto al palco si forma un capannello di gente ipnotizzata da uno spettacolo inaudito ed inesplicabile. Suoni potenti e affilati (nonostante una nostra discussione ancora aperta sui bassi), e Napo che dal vivo tiene più che sul disco: i migliori della giornata, dirà alla fine Simone, il miglior gruppo hip-hop italiano, rilancerà Giorgio, e a fine serata verranno proposti per il Ministero degli Interni (naaa). Tra i pochi modi di sedare tanta ammirazione c’è assistere ad un concerto dei <strong><a href="http://www.ilpandeldiavolo.it/">Pan del Diavolo</a> </strong>(Giorgio ci tiene a chiarire che si tratta di suo personalissimo parere): tra mezze tarante e blues acustici, il loro live due-chitarre-e-una-grancassa (con un basso nascosto e la <em>guest star</em> Moltheni alle percussioni) è “più prossimo ad una tortura che a qualcosa che abbia a che fare con la musica”, ed idealmente, continua Giorgio, ogni loro recensione dovrebbe contenere la frase “Se ti piace questo artista, potrebbe interessarti anche qualsiasi altra roba che non piace a me”. Ora, caro lettore, Giorgio è uno, a saltare senza sosta urlando esaltatissimi durante il loro live erano almeno 900 persone: fai due calcoli e valuta a chi vuoi dare ragione (i Pan del Diavolo hanno tra l’altro all’attivo uno dei <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HISKAnB7wa0">video</a> più belli degli ultimi mesi).</p>
<p>Si esce di nuovo, e si diventa subito nostalgici. Gli anni passano, le ragioni sociali cambiano, ma evidentemente, per qualcuno, valgono gli stessi quattro accordi nel 2010 come nel 1998. Dopo tre canzoni il giochino mostra la corda, ma l&#8217;impatto e il divertimento dei <a href="http://www.myspace.com/sicktamburo"><strong>Sick Tamburo</strong></a> sono assicurati (per quanto effimeri). In fondo i Prozac+ mi piacevano esattamente per lo stesso motivo, dice Simone, e Giorgio, dopo aver eletto <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=eWG51BjUMxs">Dimentica</a></em> a tormentone dell’estate, annuisce pensando sconsolatamente alla sua infanzia (si tratta di finzione scenica: grazie al cielo nulla del genere è accaduto davvero, o lettore). Lasciati i cuginetti italiani dei Devo (detto con tutto l’affetto ed il valore positivo che l’espressione può contenere), ci addentriamo nel castello per sentire gli amici italiani dei Violent Femmes. Gli <a href="http://www.myspace.com/thezencircus"><strong>Zen Circus</strong></a> si presentano esattamente come ci si potrebbe aspettare, cioè come un gruppo di allegri cazzoni che fa folk-punk. Più coinvolgenti che precisi (e chissenefrega, peraltro), si limitano quasi unicamente agli ultimi due album ed in particolare alle canzoni in italiano; la folla salta e grida all’unisono, e le battute, le voci registrate, intro e outro (un Mameli trasfigurato e il Piero Ciampi di <em>Adius</em>) funzionano come da copione. Avessimo quindici anni potremmo dire che spaccano il culo, ma ne abbiamo più di venticinque, e dobbiamo celarci dietro un “bello, coinvolgente” (però pensiamo: spaccano il culo).</p>
<p>Una decisione inspiegabile fa succedere loro <a href="http://www.moltheni.org/"><strong>Moltheni</strong></a>: che, nonostante sia superiore al suo livello di allegria medio (Giorgio è un suo fan dall’esordio ma l’affermazione è sua) agisce da più che discreto <em>chill out</em> dopo il trio pisano. Il cantautore bolognese d’adozione fa il suo, accompagnato dal consueto gruppo con Fiorenza al centro del palco, nell’ultima, probabilmente, apparizione con l’attuale ragione sociale. Fa il suo, il che vuol dire che a volte sovrainterpreta un po’ le canzoni, comunque molto più piene e godibili nelle versioni pacificate col pop della bella raccolta <em><strong>Ingrediente Novus</strong></em>; ma vuol dire anche che da un anno il live che porta in giro è quello, con poche variazioni e senza scosse di sorta.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30426" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/cana-450x337.jpg" alt="cana" width="450" height="337" /></p>
<p>I fortunati che riescono a fendere la marea umana lo fanno seguire con <a href="http://www.myspace.com/giorgiocanali"><strong>Giorgio Canali</strong></a>, accompagnato anche al violino da D’Erasmo nel cortile del castello. Nonostante sul Canali autore qui si sia divisi (incondizionato apprezzamento invece per il Canali chitarrista), il suo concerto si condensa in poche canzoni consegnate al destinatario con tanti calci in bocca; il set è affilato come il suo profilo, ed il brano escluso dalla compilation <em><strong>Materiali Resistenti</strong></em>, sopra le righe dalla presentazione alla coda, è solo la ciliegina sulla torta di una performance accomodante quanto il proverbiale sassolino &#8211; pardon: macigno &#8211; nella scarpa. Un pugno allo stomaco (per tacere del modo in cui Canali suonava l’armonica).<br />
La serata si stanzia finalmente in piazza, dove più di mille persone possono muoversi liberamente, partendo con i TARM nel pieno della fase in levare. “<a href="http://www.treallegriragazzimorti.it/"><strong>Tre Allegri Ragazzi Morti</strong></a> crede che in un&#8217;Italia sempre più razzista unico modo di ribellarsi sia suonare <em>rregghì</em>”, aveva detto (grossomodo) Toffolo ad un pubblico piuttosto perplesso a Carpi per Materiali Resistenti, ed evidentemente ci credeva davvero, perché le deviazioni dal nuovo corso sono poche, compreso un inquietante <em>medley</em> (sempre <em>rregghì</em>) tra <em>Fortunello</em>, <em>Come mi vuoi</em> e <em>Quindici anni già</em>.  La chiusa usuale con il quasi inedito <em>La mia tatuata bella </em>mette fine ad un concerto tutto sommato in equilibrio musicale tra rock e reggae ma cronologicamente sbilanciato verso la produzione più recente; noi però con i TARM ci siamo cresciuti e li si ama comunque. <a href="http://www.leluci.net/"><strong></strong></a></p>
<p><a href="http://www.leluci.net/"><strong>Le luci della centrale elettrica</strong></a> sceglie di aprire con una cover alla sua maniera di BBB dei CCCP, tra l’altro della versione live, il cui terrificante verso sulle talpe è destinato a perseguitarci per gli anni a venire. L’esordio come la chiusa (una <em>Domenica delle palme</em> indolente e anche lei personalizzata), l’inedito (sinceramente bruttino) e la scelta delle canzoni del set saranno un po’ moscette, ma la formazione a tre con Pilia e D’Erasmo funziona davvero bene, Clementi legge un pezzo del suo libro (e riuscerebbe a rendere carica di pathos anche la lista della spesa) e Brondi riceve dalla sua Ferrara un’ovazione all’entrata in scena con la maschera dei TARM e una all&#8217;uscita da profeta in patria.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-30425" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/clem-450x337.jpg" alt="clem" width="450" height="337" /></p>
<p>E si chiude con il <a href="http://www.ilteatrodegliorrori.com/"><strong>Teatro degli orrori</strong></a>. Giorgio generalmente non li tollera. Però, rispetto ad altre occasioni (es. Carpi), questa sera i volumi ed i suoni sono ottimi e Capovilla canta e declama con buona voce e piena padronanza di sé – gli altri il loro (s)porco lavoro lo fanno sempre. Il risultato è epico il giusto, la piazza trema e i ragazzi annuiscono scuotendo le teste giovani, i discorsi vengono accolti da un tripudio, e si va a casa sentendosi parte di qualcosa di bello, fomentati e stanchi, riflessivi e felici.<br />
Grazie, Tempesta.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/La-Tempesta/112446842135719?ref=ts">Guarda le (stupende) foto della serata sul profilo facebook de <strong>La Tempesta</strong>:</a> <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=10626&amp;id=112446842135719&amp;ref=mf">qui</a>, <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=10631&amp;id=112446842135719&amp;ref=mf">qui</a> <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=10964&amp;id=112446842135719&amp;ref=mf">e qui</a><br />
<a href="http://www.latempesta.org/">Visita il sito ufficiale de <strong>La Tempesta</strong></a></p>
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		<title>Charlotte Gainsbourg @ Traffic Festival, 14.07.10</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Pierri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà capitato anche a voi di svegliarvi, certi giorni, carichi di voglia di vivere: uscire, vestirsi, lanciarsi in nuove avventure, fare cose, vedere gente, essere al massimo. Il 14 luglio, una data qualsiasi della mia esistenza, però, non era uno di quelli. Avrei voluto sparare l&#8217;aria condizionata nel mio piccolo appartamento, buttarmi sul divano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pl-charlotte_gainsbourg_03.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30159" title="pl-charlotte_gainsbourg_03" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pl-charlotte_gainsbourg_03.jpg" alt="pl-charlotte_gainsbourg_03" width="229" height="346" /></a>Sarà capitato anche a voi di svegliarvi, certi giorni, carichi di voglia di vivere: uscire, vestirsi, lanciarsi in nuove avventure, fare cose, vedere gente, essere al massimo. Il 14 luglio, una data qualsiasi della mia esistenza, però, non era uno di quelli. Avrei voluto sparare l&#8217;aria condizionata nel mio piccolo appartamento, buttarmi sul divano e guardare un quintale di vecchi episodi di Star Trek mangiando ghiaccioli.</p>
<p>La parola data, però, è sacra e voilà, alle 17 precise, con malavoglia in ogni osso del mio corpo, mi sono infilata su un treno in direzione Torino; più nello specifico, in direzione <a href="http://www.trafficfestival.com/" target="_blank">Traffic Festival</a>, alla volta del concerto di <a href="http://www.charlottegainsbourg.com/" target="_blank">Charlotte Gainsbourg</a>. E, no, in caso ve lo stiate chiedendo, non me l&#8217;aveva consigliato il dottore, ma una nota agenzia di Milano che si era incaricata di inviare dei baldi giovani al concerto per conto della <a href="http://www.ceresbeer.com/" target="_blank">Ceres</a>, sponsor ufficiale del Traffic. Generosamente, quest&#8217;ultima offriva vitto e alloggio, nonché trasporti, in cambio di &#8211; cosa sarà mai &#8211; andare a vedere la chanteuse in Piazza Castello. Quello che si definisce un good deal, salvo che, e qui torniamo a noi, quando la data è giunta, io non ne avevo la proverbiale&#8230; mezza (anche considerato i miei amici torinesi non c&#8217;erano, sicché sarei dovuta stare da sola tutta la sera).<br />
<span id="more-30157"></span><br />
Arrivata a Torino su un treno con impianto di ventilazione poco dignitoso, è poi acceduto l&#8217;impossibile: ha iniziato a piovere fortissimo. Una specie di acquazzone tropicale in piena regola. E ha quasi iniziato a fare freddo. <em>Just my luck</em>, mi sono detta, versando ancora nell&#8217;umore di cui sopra. E non è finita: in albergo, mi hanno dato una stanza che non era stata rifatta. Ok, respirare. Ho respirato. Poi sono andata nella mia seconda camera. E, secondo i patti, ho chiamato la mia referente della nota agenzia &#8211; che era a Torino anche lei &#8211; e abbiamo deciso di andare a bere qualcosa vicino alla piazza, aspettando Charlotte.</p>
<p>Poco dopo siamo effettivamente nel centro di Torino: in tre, sotto l&#8217;ombrellone di un bar, mentre la pioggia scroscia. Il mio cattivo umore è sparito. Le ragazze (due) sono così in gamba che sono felice di essere venuta. Ci sistemiamo sotto il grande totem di gomma gonfiabile della Ceres, la mia benefattrice (che, per l&#8217;occasione, è venduta in &#8220;<a href="http://www.beverfood.com/v2/news+article.storyid+2591.htm" target="_blank">freedom bottle</a>&#8221; tutto intorno, ossia in bottiglie di plastica) e ascoltiamo i primi pezzi della Gainsbourg. Primi dati: è piccola, minuta; indossa un gilet, dei pantaloni di pelle e una maglia bianca. Stile quasi da motociclista. I capelli sono a caschetto, sottili, splendenti sotto i riflettori. Dati successivi: nonostante una folta band la segua, la protagonista di <a href="http://www.imdb.com/title/tt0870984/" target="_blank"><strong><em>Antichrist</em></strong></a> è abbastanza fuori luogo nel contesto. La sua voce è troppo sottile per una folla semi-oceanica, espressività e qualità di frontwoman a dire il vero sono esigue. Ironicamente (poiché è attrice assai riuscita), non è un animale da palcoscenico e non sembra recitare bene la parte della rocker che se la sta spassando. Ringrazia, evita di guardare in camera, si accartoccia un po&#8217;. <em>Heaven Can Wait</em> è bellissima e più di un pezzo è all&#8217;altezza, ma continuo a desiderare di vederla in un club che tiene cento persone, in acustico. È quella la sua dimensione. La spersonalizzazione del grande palco non le si addice. Peccato, perché di stoffa ce n&#8217;è parecchia davvero e comunque va applaudita l&#8217;organizzazione del festival per aver scelto un nome così difficile e inconsueto.</p>
<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/9-Andrea-Francolino-–-Ceres-Che.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-30158" title="9 Andrea Francolino – Ceres Che" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/9-Andrea-Francolino-–-Ceres-Che-191x250.jpg" alt="9 Andrea Francolino – Ceres Che" width="234" height="307" /></a>La testa, a questo punto, ciondola; ma manca una tappa. C&#8217;è la festa di inaugurazione del festival all&#8217;<a href="http://www.esperia-torino.it/" target="_blank">Esperia</a>, un posto del quale noi milanesi (adottive o meno) non abbiamo idea. Ci infiliamo in un taxi e Torino scivola via, fuori dai finestrini di una Multipla: non sapevo fosse così bella. Guardiamo incantate i Murazzi e arriviamo a destinazione in un luogo magnifico, sull&#8217;acqua, dove sono esposte 14 opere di artisti emergenti che si sono ispirati alla Ceres (al lato ne vedete una un po&#8217; &#8220;blasfema&#8221;, <em>Ceres Che</em> di Andrea Francolino). Il buffet è tutto a base di frutta, e i drink&#8230; indovinate?</p>
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		<title>Pearl Jam @ Heineken Jammin&#8217; Festival, Venezia (06/07/2010)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 10:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baudrillard]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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Il parco San Giuliano di Mestre è un luogo davvero piacevole, o almeno verso inizio aprile sembra poterlo essere. Ai primi di luglio l’assenza degli alberi nel prato immenso che ospita l’HJF si fa sentire. La presenza massiccia di zanzare si fa sentire ancora di più. Nel pomeriggio ha tirato l’ultimo scroscio di pioggia, dopo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29988" title="pj1" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pj1.jpg" alt="pj1" width="450" height="201" /></p>
<p>Il parco San Giuliano di <strong>Mestre</strong> è un luogo davvero piacevole, o almeno verso inizio aprile sembra poterlo essere. Ai primi di luglio l’assenza degli alberi nel prato immenso che ospita l’HJF si fa sentire. La presenza massiccia di zanzare si fa sentire ancora di più. Nel pomeriggio ha tirato l’ultimo scroscio di pioggia, dopo il tornado di due giorni prima che ha mandato qualche decina di persone al pronto soccorso e ha impedito ai <strong>Green Day</strong> di suonare. Stasera sembra che la sfiga di Ed Ved se ne stia buona, l’arena s’è rinfrescata e il pubblico è -a detta della band- quasi il doppio di quello che l’organizzazione si aspettava.</p>
<p><span id="more-29956"></span><br />
All’<strong>HJF</strong> è tutto bruttissimo. Tocca parcheggiare alla meno peggio in qualche piazzetta strapiena accanto alle rampe della tangenziale di Venezia (o quel che è), si entra passeggiando per quelle stesse rampe  e si arriva davanti a un&#8217;area strapiena di poliziotti, sfattoni con i dreadlocks, bagarini di merda e piadinari ambulanti che se provassero a metter piede in Romagna verrebbero accoltellati a sangue freddo. Entri dentro e inizi a vedere gente collassata in mezzo al prato bagnato di pioggia, le vittime di una guerra impari contro un esercito di birre e cannoni. Iniziano gli stand, quasi tutte piadinerie del cazzo e rivendite di birra e cose simili; c&#8217;è uno stand di profilattici che distribuisce campioni omaggio -il sesso sicuro tira un casino- e qualche ventina di ragazze che lasciano flyer su cose di cui non voglio saper nulla. C&#8217;è lo stand contro la droga (con davanti sette persone che battono i loro bicchieri di PVC stracolmi di birra), c&#8217;è una pista di autoscontro, ci sono altre piadinerie-paninerie-birrerie. Ci sono i merchandising ufficiali, la felpa dei PJ con cappuccio costa sessanta euro (il ricarico sul costo di fabbricazione è intorno al 1000%). C&#8217;è tutto quello che serve a farti passare una giornata decente senza che la maggior parte dei presenti si chieda come mai ci sono sei gruppi in cartellone, invece dei 35 che potresti trovare ad un festival &#8220;normale&#8221;. Comunque qui da noi rischi di essere i Wolfmother e beccarti bottigliate per puro principio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29989" title="pj2" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pj2.jpg" alt="pj2" width="450" height="188" /><br />
Non sono mai stato all&#8217;ATP, nonostante Marco Delsoldato e soci continuino gentilmente a chiedermelo. La cosa più bella di cui mi parlano è l&#8217;atmosfera che si respira. Parlano di <em>festival a misura d&#8217;uomo</em>. L&#8217;HJF, al contrario, fissa uno standard di disumanità opprimente, che nel corso di decenni di attività e vaschi rossi ha forgiato (giocoforza) una nuova razza di uomini a misura di festival. L&#8217;<em>uomo a misura di festival</em> ha una collocazione geografica ben precisa. Da ragazzino mi avevano insegnato a chiamarli <em>terroni</em>, ma nel corso degli anni ho scoperto che era una minchiata razzista. La provenienza geografica dell&#8217;uomo a misura di festival è il bar dello sport, la discoteca rock, la birreria di fuori città dove giovedì prossimo suona la cover-band degli ACDC, il contest per gruppi emergenti di San Qualcosa al Colle. L&#8217;uomo a misura di festival consuma dieci birre nell&#8217;arco di una giornata, ha un doppio fondo nello zaino per nasconderci il fumo, porta tappini di riserva per evitare che gli tolgano il tappo della Levissima da mezzo litro durante la perquisa. La Levissima da mezzo litro è piena di grappa fabbricata dallo zio della fidanzata.  L&#8217;uomo a misura di festival non ha problemi di disidratazione, colpi di sole, coma etilico, blocco intestinale, sciatica.<br />
Dal 2000 ad oggi l&#8217;HJF è l&#8217;unica visita ad un &#8220;festival&#8221; che mi concedo. Ne ho fatti diversi, in larga parte perchè da casa mia all&#8217;autodromo di Imola c&#8217;è mezz&#8217;ora di macchina. L&#8217;amore per REM, Cure, RATM e Depeche Mode mi ha fatto scendere a compromessi con una situazione non rosea, e ho cercato di reinventare il mio atteggiamento dandomi il tono di chi sta visitando i bassifondi. Dal secondo Jammin&#8217; Festival ho iniziato ad entrare in camicia, con scarpe comode e jeans abbastanza eleganti. Mi piazzo in zone tranquille ed evito agglomerati di gente che indossa la maglia del gruppo che suona da headliner, capannelli di persone dall&#8217;accento strascicato che brindano urlando come invasati, persone che si mettono la fidanzata sulle spalle e</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29990" title="pj3" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pj3.jpg" alt="pj3" width="450" height="86" /></p>
<p>oh, insomma, c&#8217;è un mare di regole da seguire. So benissimo che l&#8217;HJF non è un &#8220;festival&#8221; quanto piuttosto una specie di spot della Heineken dal vivo con qualche gruppo figo che suona, e che l&#8217;assenza di alternative reali di dimensioni simili è dovuta soprattutto al fatto che gli italiani, mediamente, amano la musica ma <em>gli pesa il culo</em>. A trentadue anni, tuttavia, sto perdendo quasi del tutto la voglia di continuare a combattere contro i mulini a vento. E soprattutto non posso perdere i <strong>Pearl Jam</strong> dal vivo per l&#8217;ennesima volta, dopo aver trovato scuse per circa quindici anni. Arrivo davanti al palco mentre inizia <strong>Ben Harper</strong>, probabilmente il musicista che odio di più tra quelli in attività (rock teosofico anni settanta meets <em>world music</em>, il tutto virato pop e cucito addosso ad un’estetica generale stile zecca da festivalone che evito come la peste da quando ho compiuto vent’anni). Nell’evitarlo con cura mi perdo un duetto con Ed Vedder, ma è un prezzo necessario.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29991" title="pj4" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pj4.jpg" alt="pj4" width="450" height="205" /><br />
I Pearl Jam compiranno vent&#8217;anni il prossimo 22 ottobre. Sono i principali rappresentanti di quello che dj Pikkio chiama <em>grunge cascione</em>, vale a dire quella fetta di Seattle che guarda(va) più agli anni settanta e al grande rock americano in generale che ai Black Flag. Mad Season, i Trees da Uncle Anesthesia, gli ultimi Soundgarden, Mother Love Bone eccetera. Nel corso degli anni i PJ hanno continuato a tenere assieme il loro stuolo di fans senza sbattersi troppo per pescarne di nuovi. Sono partiti da un pubblico oceanico e hanno fatto di tutto per portarlo a una dimensione gestibile. Ne sono usciti dischi capolavoro, ma è un’epoca ormai lontana. Quello che è ingiustificabile non è la presenza di un pubblico di miei coetanei, stempiati con occhiali simili ai miei ed orribili loro pance da birra fasciate dalla t-shirt con il bambinetto di <em>Alive</em> stampato sopra a dimensioni irragionevoli. Quello che è ingiustificabile è che di questi impresentabili ceffi con addosso le stigmate del rock’n’roll siano riusciti a metterne insieme QUARANTAMILA in un martedì di luglio.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29992" title="pj5" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pj5.jpg" alt="pj5" width="450" height="172" /></p>
<p>A questo punto della loro storia probabilmente per loro è ora di montarsi la testa. Arrivano sul palco, Ed Vedder inizia a parlare con un tono eccitato e gioviale. Anni di bootleg e video mi hanno abituato a un Eddie laconico, con un timbro di voce bassissimo e quest’aria di timidezza nell’affrontare palchi dei quali probabilmente non riesce a sentirsi all’altezza. Stasera il gruppo attacca con un singolone (<em>Given To Fly</em>), Eddie sembra mezzo sbronzo e continua a tracannare vino, balla come un deficiente e sorride di continuo. Dà l’idea di essere così a suo agio sul palco che ti aspetti da un momento all’altro provi a tirar fuori un accendino e a dar fuoco a una scorreggia. Mette in piedi qualche frase in italiano, parla di amore, continua a ringraziare i fan, ha parole di stima per Ben Harper, mena un pippone su Joe Strummer. Se non fosse tutto così incredibile, sarebbe patetico.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29993" title="pj6" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/pj6.jpg" alt="pj6" width="450" height="170" /></p>
<p>La scaletta è la <em>cosa</em> principale dei concerti dei PJ. I PJ suonano tutto il repertorio cambiando radicalmente le canzoni da sera a sera, in cinque concerti eseguono cento pezzi diversi. Stasera sono ancora in giro a presentare <em>Backspacer</em>, e da quello eseguono <em>The Fixer</em>, <em>Unthought Known</em>, <em>Just Breathe </em>e <em>Got Some</em>. L’attacco comunque mi fa prendere DA DIO: dopo <em>Given To Fly </em>attaccano un minutino di <em>Interstellar Overdrive</em>, poi <em>Corduroy </em>(la prima vera lacrima che butto fuori). La mia fidanzata mi guarda già come se fossi un alieno, la possibilità di distinguermi dai panzoni di fianco a me è sostanzialmente nulla. Poco dopo arriva <em>MFC</em>, dedicata a certi amici italiani. Eddie sbaglia l’attacco. Sbaglia anche la prima strofa di <em>Alive </em>verso la fine del set. Dai miei dischi preferiti (<em>Vitalogy </em>e <em>No Code</em>, come per tutti gli indiettari) eseguono due pezzi in totale. In compenso fanno fuori quasi tutto <em>Ten</em>, quello che meno mi piace della loro prima fase. Suonano così pesante e preciso che non ho modo di lamentarmi: Stone Gossard è a destra e si muove a malapena, ondeggiando a testa bassa con i capelli lunghi davanti agli occhi. McCready se la mena da guitar hero, fa assoli con la chitarra dietro la testa e quel che segue. Jeff sembra un ragazzino. Quattro cover, tra cui una versione ubriachissima di <em>The Public Image</em> che la gente non dà idea di conoscere. Verso la fine una versione di <em>Black </em>che dura dieci minuti e fa venire la pelle d&#8217;oca. In totale due ore grasse di musica, un live che dire incredibile è puro eufemismo. Mentre esco, camminando su un parco pieno di rifiuti che sembra non finire più, incrocio le dita nella speranza che la loro prossima data non sia tra vent’anni. Sono <em>felice</em>.</p>
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		<title>Play Art Festival Contest!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 22:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Lazzati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><p class="image-center"><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/playfestival_a_690087061.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/07/playfestival_a_690087061.jpg"</p></p>
<p>Quando si parla di festival estivi, poche regioni possono battere la Toscana. Se poi si tratta dell&#8217;attesissimo ritorno in Italia della band che più ci ha fatto battere il cuore dal 1996, l&#8217;occasione si rivela decisamente imperdibile. Il <strong>Play Art Festival</strong> sta arrivando e riempirà Arezzo di concerti, di fighissimi incontri letterari e di altri eventi che costituiscono un programma ricchissimo, che si snoda fra le piazze e i teatri di tutta la città. </p>
<p>Noi di <strong>Vitaminic</strong> abbiamo perso la testa per una data bellissima, quella che si terrà il 25 luglio presso il prato del Parco della Fortezza Medicea e che ospiterà sul palco <strong>Nexus, La Fame di Camilla, Samuel Katarro, Baustelle e Belle &#038; Sebastian</strong>. La serata è nata coniugando musica italiana nuova e consolidata, dall&#8217;esplosivo surf-blues psichedelico del giovanissimo Katarro al decadentismo retro degli affermati Baustelle. A coronare la line-up ci saranno poi le melodie dolcissime dei beneamati scozzesini di Glasgow, che aspettavamo da anni e che delizieranno in una data unica in Italia.<br />
Per vincere due biglietti per la data del 25 luglio, che vi offriamo in collaborazione con <strong>Toscana Live</strong>, dovete solamente rispondere <span class="bb99f4e"> (<span class="e960028">qui</span>) <span class="bfc4e9d">vitaminicontest</span> (at) <span class="5cd173e">gmail</span> (dot) <span class="2182413">com</span></span> a questa semplicissima domanda:</p>
<p><strong>Quale voce femminile dei Belle &#038; Sebastian ha abbandonato il gruppo nel 2002?</strong></p>
<p>Info e programma: <a href="http://www.playarezzo.it/home.html">www.playarezzo.it</a></p>
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		<title>Devendra Banhart @Villa Ada (Roma, 19/06/2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 13:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nur Al Habash</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[(foto di ra.de.)
La cosa più sconvolgente del concerto di Devendra Banhart dello scorso sabato a Villa Ada è stato il commento che ho sentito rimbalzare sulle bocche di tutti: &#8220;ma non ha la barba! non è vestito da fricchettone! non ha i capelli lunghi! e dove sono i baffoni e i tatuaggi e i fiori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-29332" title="4717258194_ed6b76206f_b" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/4717258194_ed6b76206f_b-450x297.jpg" alt="4717258194_ed6b76206f_b" width="450" height="297" />(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/22550684@N07/" target="_blank">ra.de.</a>)</p>
<p style="text-align: left;">La cosa più sconvolgente del concerto di <strong><a href="http://www.devendrabanhart.com" target="_blank">Devendra Banhart</a></strong> dello scorso sabato a Villa Ada è stato il commento che ho sentito rimbalzare sulle bocche di tutti:<em> &#8220;ma non ha la barba! non è vestito da fricchettone! non ha i capelli lunghi! e dove sono i baffoni e i tatuaggi e i fiori in testa? Ma è lui?&#8221;</em><br />
A quanto pare chi era venuto attratto dal <em>personaggio-Devendra</em> è rimasto a bocca asciutta, perché il caro folk singer dalle radici apolidi è apparso decisamente ripulito e lontano dalle stranezze degli anni passati, armato solamente della sua chitarra acustica e della voglia di suonarla. Disturbato solo da una leggera pioggia sui pini della Villa (e sulle teste del pubblico), ha infatti srotolato per tutta la prima parte del concerto i pezzi più essenziali e folk della sua carriera, estratti tanto da <em><strong>Oh Me Oh My</strong></em> e <em><strong>Niño Rojo</strong></em> che da <strong>Rejoicing the Hands</strong>: chino sulla tastiera intento a creare piccole immagini fluttuanti o con in braccio la sua chitarra, Banhart ha dato prova di essere un vero e proprio sciamano del folk: il volto contorto e teatrale restituiva in canti e gridolini i suoi fantasmi interiori con una vividezza impressionante, mentre le dita pizzicavano impazzite in una vera e propria trance di note. Dopo un po&#8217; la leggerezza di una performance così ridotta all&#8217;osso però ha cominciato a stancare, e per fortuna anche il resto della band è salito ad accompagnarlo in un fedele percorso che ha coperto in lungo e in largo la sua carriera, (tralasciando forse i pezzi migliori, ma è questione di gusti) in un live senza dubbio valido e coinvolgente ma che di certo mancava d&#8217;entusiasmo; sarà stata la pioggia, o la scelta di una scaletta non esattamente ragionata, ma la versione &#8220;ripulita&#8221; del caro Devendra tutto sommato ci ha lasciati un po&#8217; freddini. Aridatece il fricchettone!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=AONqykQFklo" target="_blank">Guarda il video live di <em>Baby</em></a><br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/22550684@N07/" target="_blank">Guarda le foto della serata (credit: Raffaele Dessì)</a>
</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Future Of The Left @Hana-Bi, Marina di Ravenna (13/06/2010)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 10:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
La saggistica funziona con modalità rigide ed indiscusse, la tacita adesione alle quali è una premessa di base. Esempio: quando scrivi un articolo per una rivista specializzata (parlo per sentito dire) e parli di concetti tipo “democrazia”, sei tenuto a fare riferimento a definizioni specifiche che sono state date in passato, citandole e riferendoti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29207" title="fotl1" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/fotl1.jpg" alt="fotl1" width="450" height="252" /></p>
<p>La saggistica funziona con modalità rigide ed indiscusse, la tacita adesione alle quali è una premessa di base. Esempio: quando scrivi un articolo per una rivista specializzata (parlo per sentito dire) e parli di concetti tipo “democrazia”, sei tenuto a fare riferimento a definizioni specifiche che sono state date in passato, citandole e riferendoti a bibliografie che possono essere confrontate. La stampa rock, nel senso più classico (zappiano) di gente che non sa scrivere che intervista artisti che non sanno cantare per conto di un pubblico che non sa leggere, non va così tanto per il sottile. Basta far tremila battute e sei a posto.</p>
<p><span id="more-29200"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29204" title="fotl2" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/fotl2.jpg" alt="fotl2" width="450" height="252" /></p>
<p>La definizione di <strong>rock’n’roll</strong>, tanto per dire, è un terreno insidioso. La definizione di rock’n’roll tiene conto di una serie di premesse musicali o sociali o economiche e si sviluppa secondo linee di pensiero che seguono la mente di chi scrive (o pensa o parla o ascolta) molto più di quanto seguano criteri estetici o morali codificati ex-ante. Esiste una specie di <em>common law</em> a cui si fa riferimento che identifica il rock’n’roll in una serie di stimoli iconografici, ideologici o economici che spesso si accumulano a cazzo di cane. C&#8217;era il dogma di Lester Bangs (un garage, tre persone, sei birre), poi sono arrivati gli Ian MacKaye e il dogma di Bangs non funzionava più; così ci si arrangia come si può: ad esempio il rock’n’roll può essere singoli momenti di musica o singoli artisti- tipo “il rock’n’roll sono i primi sei secondi di <em>Bastards Of Young</em>”, “il rock’n’roll è Iggy Pop”, “il rock’n’roll è la copertina di <em>Aoxomoxoa</em>”, etc). Oppure può identificare uno status sociale/economico a caso, cioè la quintessenza del rock’n’roll è suonare la propria musica di fronte a sedici immigrati in un circolo Endas in periferia di Verbania O farsi fare una sega con le tette da una modella barra attrice dopo una serata da tutto esaurito al Radio City Music Hall -per qualcuno è entrambe le cose. Può identificare uno stato di estrema militanza o estremo lassismo, estrema sinistra o estrema destra, il massimo della coolness o il massimo della sfiga, il guitar hero o uno scarpone che ha rubato una chitarra l’altro giovedì. Il punto fondamentale è che <em>rock’n’roll </em>è un&#8217;espressione con un&#8217;accezione positiva, viene identificato come un modello a cui si può tendere e una cosa che quando la tiri fuori mette d’accordo tutti. Chi è che ha un’opinione negativa del rock’n’roll? i vecchi, i noiosi, i cattolici, i jazzisti e Paolo Bertoni. Gli altri al limite se ne fregano. Abbiamo vinto, grazie. Troviamoci altre battaglie.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29206" title="fotl4" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/fotl4.jpg" alt="fotl4" width="450" height="252" /></p>
<p>Un appassionato serio di rock&#8217;n'roll cambia idea in merito ogni tre settimane. Se è bravo ad ingannarsi riesce a mettere in piedi un vero e proprio work in progress che inglobi le convinzioni precedenti all&#8217;ultima in un complicatissimo gioco di scatole cinesi. Un movimento <em>indie</em>, ma poi anche un movimento <em>major</em>. Perchè alla fine bastano un&#8217;attitudine e una seria perseveranza. Solo che l&#8217;attitudine è quella di fregarsene di tutto, quindi non serve avere perseveranza ad ogni costo. Però aiuta, e comunque servono chitarre. Ma anche sintetizzatori suonati come se fossero chitarre. E bla bla bla. Una persona può uscirne devastata. o più probabilmente iniziare a sbattersene altamente le palle e passare oltre. A volte cambi vita, a volte continui a farti domande come questa finchè anche l&#8217;ultimo dei tuoi ex-amici ha capito che sei un essere umano ridicolo. <strong>Future Of The Left</strong> stanno suonando come dei treni da mezz’ora, e davanti al palco ci sono dieci soggetti brutti e vecchi quanto me. Stiamo ballando come dei matti, le pance ballonzolano come una pubblicità della gelatina. Davanti a me suona Andy Falkous, AKA Falco, AKA l’unico vero idolo del garage-rock britannico dal 2000 in poi con <strong>McLusky</strong>, un gruppo rock&#8217;n'roll di persone normali in mezzo a una scena di sfigati che cercavano di essere brutti,sporchi e cattivi o belli bravi e puliti per rimediare almeno un articolo sul NME. Lo ricordavo dalle foto con i capelli rasati ed un paio di basettoni ingestibili, me lo ritrovo davanti con una cofana di capelli stile “sono in mezzo a un tour di tre mesi e non ho il rasoio”. Somiglia vagamente a un misto tra Elio e Noel Gallagher in versione scheletrica, porta un paio di quei jeans un po’ scampanati e un po’ <em>baggy </em>che trovavi da H&amp;M nei primi 2000, li abbina ad una t-shirt nera dell&#8217;Oviesse abbastanza stretta da sembrare <em>cool</em>. Ha il volto rigato da rivoli di sudore che scendono fino al mento e colano come una fontanella. Urla come un matto dal minuto uno. La band si interrompe per venti secondi, il tempo di ficcare il jack dentro una chitarra nera come il carbone, pigiare un paio di pedali e dedicare la prossima canzone a tale <em>Stefano</em>. Il batterista inizia il ticketicketicketicke di piatti che sta all&#8217;inizio di <em><strong>Lightsabre Cocksucking Blues</strong></em>. La riconosco. Urlo. La gente intorno a me è già completamente fuori. A metà del brano qualche vecchio appassionato che stava sullo sfondo è tornata in prima fila. La parte finale del pezzo Andy la canta urlando cose senza senso con la voce bruciatissima e la gente che sta pogandosi addosso con la solita nonchalance volemosebbene che il pubblico dell&#8217;Hana-Bi riserva ai concerti tirati. Poi altre due canzoni di McLusky, poi ancora il repertorio di FOTL fino ad una traccia finale su cui il gruppo smonta la batteria pezzo per pezzo rovesciandola per tutto il palco (alla Shellac). Il set è fatto di chitarra/basso/batteria, tutta gente brutta e barbuta. Per un paio di pezzi Falco si trasferisce alle tastiere. La musica è ancora lì, persa nel garage-noise sconvolto che gruppi come Jesus Lizard, Cows e compagnia urlante ebbero cura di rivoltare come un calzino nei primi anni novanta. A metà concerto inizio a chiedermi cosa sia davvero il rock&#8217;n'roll, e cosa ho ascoltato negli ultimi tempi. Poi penso che alla mia età Cristo l&#8217;hanno inchiodato a una croce, e che santo lui ci saranno pure problemi più grossi di cui occuparsi. Ma quanto cazzo pestano, vivaddio.</p>
<p>bonus pics:<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-29201" title="fotl3" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/fotl3.jpg" alt="fotl3" width="450" height="252" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29205" title="fotl6" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/fotl6.jpg" alt="fotl6" width="450" height="252" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29202" title="fotl7" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/fotl7.jpg" alt="fotl7" width="450" height="252" /></p>
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		<title>Primavera Sound Festival (Barcellona, 27-30/5/2010)</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2010/06/primavera-sound-festival-barcellona-27-3052010/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 10:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nur Al Habash</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
(birra San Miguel, foto di bryenh)
Abbiamo pensato a lungo a come organizzare la quantità impressionante di musica e suggestioni che ci ha travolto dal 27 al 30 Maggio a Barcellona. Quest&#8217;anno eravamo persino in due (la scrivente ed un trovatello adottato dalla redazione di Vitaminic, Giorgio &#8211; che di seguito per sua espressa scelta verrà indicato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-29167" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/primabirra-450x297.jpg" alt="primabirra" width="450" height="297" /></p>
<p style="text-align: center">(birra San Miguel, foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/bryenh/" target="_blank">bryenh</a>)</p>
<p>Abbiamo pensato a lungo a come organizzare la quantità impressionante di musica e suggestioni che ci ha travolto dal 27 al 30 Maggio a Barcellona. Quest&#8217;anno eravamo persino in due (la scrivente ed un trovatello adottato dalla redazione di Vitaminic, Giorgio &#8211; che di seguito per sua espressa scelta verrà indicato con varie, fantasiose perifrasi). Prima di cominciare con la solita carrellata di nomi e voti propria di tutti i report però, abbiamo convenuto che fosse d&#8217;obbligo puntualizzare due cose:</p>
<p>1. Il <strong>Primavera Sound </strong>è il miglior festival d&#8217;Europa: tutti (ma proprio tutti) i nomi caldi dell&#8217;anno, i debuttanti e i mostri sacri riuniti in un parco in riva al mare, Barcellona in tutto il suo splendore che muove i primi passi verso l&#8217;estate e voi svaccati in qualche piazzetta a bere una San Miguel ghiacciata, oppure a fare un harakiri a base di gamberetti, paella e pesce fritto al Porto Antico, o ancora a prosciugare la vostra prepagata nelle centinaia di negozi di dischi e vestiti sparsi tra il Raval e il Barrio Gotico. Insomma: se c&#8217;è in Europa un festival più figo di così dobbiamo ancora scoprirlo.<br />
2. È matematicamente impossibile vedere tutti i concerti, quindi scusate se abbiamo tralasciato proprio il vostro gruppo preferito. <a href="http://www.primaverasound.com/ps.php?seccion=horarios&amp;id=dia&amp;idioma=en" target="_blank">Qui </a>comunque trovate la lineup completa dei quattro giorni.</p>
<p>E ora, iniziamo!</p>
<p><strong>GIORNO 1.</strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-29165" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/monotonix-450x337.jpg" alt="monotonix" width="450" height="337" /></strong></p>
<p style="text-align: center">(Monotonix, foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/eyedeaz" target="_blank">·7</a>)</p>
<p>Il primo giorno si apre con il concerto di un gruppo molto caro alla redazione di Vitaminic: i <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CBUQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.myspace.com%2Fthewavepictures&amp;ei=9m8XTMb2ItLI_gbAxq2qDA&amp;usg=AFQjCNECNSuFWu3S6HDfFJx8ylR_PmRBLQ&amp;sig2=5fpJsIIbp3IwdHkQkMM6cw" target="_blank"><strong>Wave Pictures</strong></a>. Abituati a vederli su palchi decisamente più piccoli (mini club o addirittura <a href="http://www.vitaminic.it/2010/05/the-wave-pictures-the-calorifer-is-very-hot-live-in-milano/" target="_blank">terrazze di case private</a>) fa veramente strano sentirli suonare davanti migliaia di persone, e fa strano anche a loro che non mancano di puntualizzare tra qualche risatina che quello è il &#8220;club più grande dove abbiano mai suonato&#8221;. La scaletta è un po&#8217; insolita, molti dei cavalli di battaglia vengono esclusi (senza pietà) a favore di lunghe code strumentali che pure vengono apprezzate dal pubblico (e che fanno storcere un po&#8217; il naso a noi, invece).<br />
Giusto il tempo di spostarsi sul palco Pitchfork per vedere gli acclamati <strong><a href="http://www.myspace.com/titusandronicus" target="_blank">Titus Andronicus</a>, </strong>e poi abbandonarli dopo solo qualche pezzo: suoni impastati, tanto casino punk e decisamente poca sostanza. Niente a che vedere invece con i magnifici <a href="http://www.myspace.com/smithwesterns" target="_blank"><strong>Smith Westerns</strong></a> che seguiranno dopo poco con una precisione, un carisma e un fascino davvero insoliti per dei diciottenni dell&#8217;Illinois. La band di Chicago ci fa andare letteralmente fuori di testa tanto che la rivedremo in un set acustico in un giardinetto qualche giorno dopo (e ancora non era abbastanza). Lo Storico dell&#8217;Arte di Vitaminic nel frattempo ha visto i simpatici <a href="http://www.bisnation.com/"><strong>Bis</strong></a> e, per la prima volta nella sua vita, anche un (gran) concerto che è stato interrotto perché i roadie hanno smontato mezzo palco <em>per errore </em>(erano i <a href="http://www.visi.com/fall/"><strong>Fall</strong></a>, Mark E. Smith l&#8217;avrà presa senz&#8217;altro con filosofia). Cala la sera e sul palco San Miguel appaiono due gigantesche X luminose. Gli <a href="http://www.myspace.com/thexx" target="_blank"><strong>XX </strong></a>registrano un pienone impressionante, sfilando via i pezzi del loro album di debutto in un&#8217;esibizione impeccabile che tuttavia perde un pochino di fascino e carica evocativa vista la location non esattamente intima. Un po&#8217; come fare l&#8217;amore con altre cinque persone nella stessa stanza: non il massimo, converrete (poi son gusti, osserva il John Cameron Mitchell della redazione).<br />
I <a href="http://www.myspace.com/brokensocialscene" target="_blank"><strong>Broken Social Scene</strong></a> invece di questi problemi non ne hanno, e danno senz&#8217;altro prova di professionalità e versatilità. Un concerto di rock placidamente barocco (con incursioni di Owen Pallett e Spiral Stairs) paralizzato nella forma-ballata, tecnicamente perfetto. Talmente perfetto da risultare noioso.<br />
Rimbalziamo come palline di un flipper di nuovo al palco Pitchfork per goderci i <a href="http://www.myspace.com/musicfromthebigpink" target="_blank"><strong>Big Pink</strong></a>. Nonostante la band abbia retto discretamente durante tutto il live, sappiamo benissimo che eravamo tutti lì per un solo motivo: urlare a gola piena <em>THIS GIRLS FALL LIKE DOMINOS!</em> e ubriacarci di San Miguel. Portata a termine la missione, arriva il momento che la stragrande maggioranza della gente in giro per il Parc del Fòrum aspettava: il concerto dei <a href="http://www.myspace.com/pavement" target="_blank"><strong>Pavement</strong></a>.<br />
Ora, sembrerà tirarsela nei confronti di chi li ha visti in Italia, ma (stando al Feltri di Vitaminic) i ragazzi sono più carichi, più ispirati, meno, soprattutto, decisi a strangolarsi rispetto ai due concerti italiani. Malkmus fa il figo/l&#8217;idiota (pick one) con (e senza) la chitarra, Kevin Drew e i Monotonix irrompono sul palco, Spiral Stairs è grasso &#8211; ma un&#8217;ora e mezza contiene a stento gli <em>anthem</em>, e sentire migliaia di persone intorno cantare ogni singola parola di un gruppo che la maggior parte dei vostri amici tuttora ignorano dà un groppo in gola.<br />
Detto questo, non abbiamo paura di passare come eretici dell&#8217;indierock e diciamo che in realtà ci importava (è un plurale maiestatis, Giorgio si dissocia fermamente) molto di più assistere ad una diversa modalità di trance collettiva: i <a href="http://www.myspace.com/fuckbuttons" target="_blank"><strong>Fuck Buttons</strong></a>. Cominciano a vibrare nell&#8217;aria le prime note di <strong><em>Tarot Sport</em></strong> e tutto il Parc del Fòrum è sott&#8217;acqua, poi riemerge, poi esplode in fuochi d&#8217;artificio, riscende giù in caduta libera come mille lucine infuocate, tocca il suolo e non ci crede. Che botta!<br />
Il Franceschini della redazione di Vitaminic chiude andando a sentire <a href="http://www.myspace.com/moderat"><strong>Moderat</strong></a> ed i loro pc, ed andandosene a metà concerto per non addormentarsi. Bravi, eh &#8211; ma magari alle quattro di notte no.</p>
<p>Guarda i video dei live: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5eFQPV-UhSk" target="_blank">The Big Pink</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=iEE6DU2PeyM" target="_blank">Fuck Buttons</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wk3NMUohtyA" target="_blank">Pavement</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=X4j8jmCTfu8" target="_blank">The Wave Pictures</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RwFKokCYB1o" target="_blank">The XX</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pvrT3ieAdBM" target="_blank">Titus Andronicus</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xJK6QW3FRGA" target="_blank">Broken Social Scene</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0PvGn6qsceU" target="_blank">Smith Westerns</a>.</p>
<p><strong>GIORNO 2. </strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-29172" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/ciccio-450x300.jpg" alt="ciccio" width="450" height="300" /></strong></p>
<p style="text-align: center">(Ciccio Francis dei Pixies. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/maccosta" target="_blank">maccosta</a>)</p>
<p>Maledetta spiaggia di Barceloneta. C&#8217;eravamo un po&#8217; troppo fatti prendere la mano dal primo mare dell&#8217;anno e così ci perdiamo buona parte del concerto degli <a href="http://www.myspace.com/harlemduh" target="_blank"><strong>Harlem</strong></a>, i primi ad aprire il secondo giorno. Quel poco che abbiamo potuto sentire però, ha svelato la vera natura del gruppo di Austin: musica da feste organizzate all&#8217;ultimo minuto, quelle che neanche ci pensavi un&#8217;ora prima e invece diventano per magia le migliori serate dell&#8217;anno.<br />
In un ideale party estivo, <a href="http://www.myspace.com/bestycoasty" target="_blank"><strong>Best Coast </strong></a>è l&#8217;altra che chiamerei di sicuro. Bethany Cosentino era uno dei nomi caldi più attesi ed è stata decisamente all&#8217;altezza dell&#8217;hype che la circonda da qualche mese a questa parte; il suo <em>californian-antique-pop</em> sommerso da chitarre sporche e coretti lievi ha conquistato davvero tutti anche dal vivo, e poi ha <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qn1zDADTYLw" target="_blank">suonato una cover</a> di <em>So Bored</em>, Wavves style, però senza impazzire sul palco. Cosa potevamo volere di più?<br />
Nel mentre, la Vecchia Cariatide della redazione di Vitaminic era all&#8217;Auditorium a sentire <a href="http://www.myspace.com/owenpallettmusic"><strong>Owen Pallett</strong> </a>(file under: froscio cor violino, Playstation) e <a href="http://www.myspace.com/hopesandoval"><strong>Hope Sandoval</strong></a> (che fa un concerto ipnotico proibendo di fotografare i visual &#8211; paura che si scoprano i messaggi subliminali? Timidezza? Solo pessimo carattere?), quindi un pezzo dei <a href="http://www.myspace.com/thenewpornographers"><strong>New Pornographers</strong> </a>- troppo allegri per le nuvole e il suo umore - e <a href="http://www.myspace.com/scoutniblett"><strong>Scout Niblett</strong></a>, brava come sempre, se l&#8217;idea di un concerto voce, chitarra e batteria (non necessariamente tutte e tre insieme) vi ispira.<br />
Comincia ad imbrunire, decidiamo di spalmarci sulla collinetta al lato del gigante palco San Miguel e goderci da sdraiati il piacevole concerto degli <a href="http://www.myspace.com/spoon" target="_blank"><strong>Spoon</strong></a>. La band texana presenta con grinta e piglio molti pezzi del proprio repertorio, con particolare preferenza per quelli dell&#8217;ultimo album <em><strong>Transference</strong></em>. Bravi e onesti, esattamente quello che ci aspettavamo da dei <em>duri e puri</em> come loro. L&#8217;Ala reazionaria della redazione di Vitaminic però si dissocia, sostenendo che lo sforzo sovrumano che facevano per non sbagliare a suonare ha reso il loro concerto piatto e sconcertantemente noioso (lo si può sentire ancora, mentre cammina, rimuginare &#8220;mai più, mai più&#8221;). Da quel che vedevamo c&#8217;era anche una bandiera dell&#8217;Italia (o del Messico?) che pendeva dalle tastiere, per ragioni a noi ignote.<br />
Terminato lo svacco in collinetta, tra centinaia di bicchieri vuoti in terra (che diventeranno migliaia e poi miliardi fino al mattino) decidiamo di darci una smossa andando a vedere quel mattacchione di <a href="http://www.myspace.com/pandabear" target="_blank"><strong>Panda Bear</strong></a> dall&#8217;altra parte del parco. Ehm, decisione sbagliata. I visual non funzionano, la sua testa neppure. Una schifezza (cliccare il video linkato in fondo per credere). Giorgio prova un pezzo di <a href="http://www.myspace.com/cocorosie"><strong>Cocorosie</strong></a> convinto che il peggio lo avessero dato con la Fase Hip Hop (non è vero: l&#8217;attuale fase Dance Tamarra è peggio).<br />
Ci riprendiamo con la doppietta <a href="http://www.myspace.com/wilco" target="_blank"><strong>Wilco</strong></a>-<strong><a href="http://www.myspace.com/pixies" target="_blank">Pixies</a></strong>, tanto per gradire. I primi, pur tormentati all&#8217;inizio da diversi problemi tecnici, riescono a portare a casa un live dignitoso (e anche qualcosa di più, dai &#8211; la metà TempodelleMele della redazione non li aveva visti mai e ne esce sconvolto con gli occhi a cuoricino). I secondi, accolti da una folla che non ho mai visto così numerosa per un concerto (millemiliardi di persone, davvero), ormai vecchi e imbolsiti, si sono tolti di dosso la ruggine e hanno tirato su un concerto che non poteva essere altro che assolutamente <em>epico </em>(nonostante Giorgio grugnisse: meglio a Imola, sei anni fa). Anche perché anche se non cantavano c&#8217;erano altre cinquemila persone che lo facevano per loro, e tanto bastava.<br />
Per quanto riguarda epicità e magnitudine, per me la portata emozionale più impressionante l&#8217;hanno avuta senza dubbio i <a href="http://www.myspace.com/beachhousemusic" target="_blank"><strong>Beach House</strong></a>. Una delle esibizioni migliori dei quattro giorni (forse LA migliore): Victoria e Alex circondati di piume bianche e una lieve pioggerellina che trasformano con piglio da stregoni una piccola arena in un paradiso, un giardino incantato di tastiere, canti eterei e infinite malinconie. Brrrrrividi!<br />
Ho fatto fatica invece a trovare qualcuno che mi accompagnasse a vedere i celeberrimi e tamarrissimi <a href="http://www.myspace.com/thebloodybeetroots" target="_blank"><strong>Bloody Beetroots</strong></a>, e dopo il live posso affermare con sicurezza: peggio per loro! Non sapevo bene cosa aspettarmi dal duo milanese: roba coatta da discotecari in botta o che altro? Una via di mezzo. Chitarroni e tastiere a tenere alto il beat e a dare una vaga apparenza melodica, ogni tanto una scarica di legna impressionante che faceva distruggere il pubblico per qualche secondo, e poi di nuovo Bob Rifo e soci li ripigliavano in extremis prima che si uccidessero definitivamente. Una figata.</p>
<p>Guarda i video dei live: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Cyj8QJW5zT0" target="_blank">Harlem</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jxCCELWKwO4" target="_blank">Best Coast</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KiDZdwuQ8RU" target="_blank">Spoon</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=d0yEANzGJQo" target="_blank">Panda Bear</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=R1l35FjhjTs" target="_blank">Wilco</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DWW-_Iv5dhk" target="_blank">Pixies</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=FsnRM2irjvI" target="_blank">Beach House</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lUUDGEx51ew" target="_blank">Bloody Beetroots</a>.</p>
<p><strong>GIORNO 3. </strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-29169" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/4676070019_cfd74ef684_b-450x299.jpg" alt="4676070019_cfd74ef684_b" width="450" height="299" /></strong></p>
<p style="text-align: center">(Florence regina dei tamburi. Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/feiticeira_org/" target="_blank">feiticeira_org</a>)</p>
<p>Non c&#8217;era modo migliore per iniziare il terzo giorno che piazzarsi sotto il palco a vedere i <a href="http://www.myspace.com/realestate" target="_blank"><strong>Real Estate</strong></a>. Evocativi e rilassanti, ma non per questo sprovvisti di verve e presenza scenica: li riascolteremo con piacere anche il giorno dopo al giardinetto Joan Mirò. Non c&#8217;era modo migliore, rimbecca Giorgio, se non andando all&#8217;Auditorium ad ascoltare il delizioso pop orchestrale della spassosissima <a href="http://www.myspace.com/clareandthereasons"><strong>Clare</strong></a> con i suoi ottimi <strong>Reasons</strong> (e cameo finale di <a href="http://www.myspace.com/vandykeparks"><strong>Van Dyke Parks</strong> </a>preliminare all&#8217;esibizione congiunta).<br />
C&#8217;è ancora il sole, ci spostiamo allora sotto il palco San Miguel per prendere in faccia gli ultimi raggi e sorridere al pop scalcinato dei <a href="http://www.myspace.com/nanagrizol" target="_blank"><strong>Nana Grizol</strong></a>. La band (con all&#8217;interno membri degli ex Neutral Milk Hotel) si salva dalla banalità con gli ottoni e le due batterie piazzate una di fronte all&#8217;altra: scatenati e scanzonati, ci credono davvero tantissimo, picchiano come matti senza curarsi degli errori, e alla fine fanno divertire proprio tutti, compresi gli scettici e chi passava di lì per caso. Dall&#8217;altra parte, sul palco Pitchfork, Bradford Cox dà vita al suo alter-ego <a href="http://www.myspace.com/atlassound" target="_blank"><strong>Atlas Sound</strong></a> con il solo ausilio di una chitarra acustica. Non ce lo saremmo mai aspettato a dire il vero, ma bisogna dire che con un multieffetto e un sequencer è riuscito a rendere piuttosto bene le meraviglie dell&#8217;ultimo disco <strong><em>Logos </em></strong>(Giorgio &#8211; serve dirlo &#8211; grugniva scontento), anche se una band al seguito non sarebbe stata per niente male. La band al seguito invece, ce l&#8217;aveva la lungichiomata cantante delle <a href="http://www.myspace.com/theslits" target="_blank"><strong>Slits</strong></a>, la quale tra uno strip tease fuori luogo, mossette porno e appelli per la pace in Jamaica ha dato vita ad un vero e proprio show. Quasi un fenomeno da baraccone in salsa reggae, ecco. Tutta un&#8217;altra classe invece la roscia <a href="http://www.myspace.com/florenceandthemachine" target="_blank"><strong>Florence</strong></a> sul palco più grande del festival, con talmente tanta gente a sentirla che non ci credeva nemmeno lei. Vestita con un lungo tunicone bianco che sicuramente contribuiva alla teatralità dell&#8217;esibizione, ha dato prova di essere un vero animale da palcoscenico. Un piacere per gli occhi, un po&#8217; meno per le orecchie (brava eh, ma non fa per noi).<br />
I tempi sono serratissimi. Mi precipito al lontanissimo palco Vice e arrivo sgomitando fino ai piedi del palco: stanno iniziando i <strong><a href="http://www.myspace.com/thedrumsforever" target="_blank">Drums</a></strong>. Il pubblico è infuocato, il cantante è una lucertola impazzita che si eccita ad ogni applauso e gridolino che arriva dalla folla e nel giro di cinque minuti l&#8217;atmosfera è bollente. Poi parte<em> Let&#8217;s go surfing</em>, e come fosse un comandamento si vede gente che nuota (o meglio: fa surf!) sorretta dalla folla. OH SI!<br />
Torno sudatissima alla realtà: i <strong><a href="http://www.myspace.com/grizzlybear" target="_blank">Grizzly Bear</a></strong> stanno costruendo una foresta di armonie sul palco Ray Ban. Che bellezza. Sono tutti imbambolati e la band di Brooklyn si conferma anche dal vivo di una solidità granitica ed assieme eterea. L&#8217;Insostenibile Insoddisfatto della redazione di Vitaminic in realtà si dichiarerà poco colpito da loro (e pochissimo dagli <a href="http://www.myspace.com/theantlers"><strong>Antlers</strong></a>, casinisti con quel synth suonato un po&#8217; troppo in allegria). Anche i <a href="http://www.myspace.com/builttospill" target="_blank"><strong>Built To Spill </strong></a>non vanno male: il pubblico sembra abbracciarli e quando suonano la mia canzone preferita<em> </em>mi lascio rotolare dalla collinetta e atterro su un cinese che accetta le mie scuse. Martsch grugnisce e protesta all&#8217;unisono con Giorgio contro il fonico di palco (ne avrà ragione solo a tre canzoni dalla fine), ma fa più di metà <em>There&#8217;s Nothing&#8230; </em>e tutto va bene.<br />
Giorgio le definisce &#8220;dei robot agghindati da femme fatale&#8221; e in fondo non ha poi tutti i torti. Ma le <a href="http://www.myspace.com/dumdumgirls" target="_blank"><strong>Dum Dum Girls</strong></a> non si cambiano mai i vestiti? Sono finte? Poco importa, finché cantano <em>Jail La La</em> io gli perdono qualsiasi cosa.<br />
Termina anche la terza stremante giornata, e stasera per la serie &#8220;mostri sacri&#8221; tocca ai <a href="http://www.myspace.com/petshopboys" target="_blank"><strong>Pet Shop Boys</strong></a>. Saremo forse troppo giovani, o troppo etero, ma ci sembrano solo una immensa schifezza. Chissà quanti soldi avranno voluto! (Giorgio che non è troppo giovane - ed oggettivamente nemmeno troppo etero - dopo aver ballato per due ore si dichiara disposto ad aggiungerne di suo, di soldi. Per certe cose in fondo basta essere nati nella metà giusta degli anni ottanta.)<br />
Come per gli <strong><a href="http://www.myspace.com/orbitalofficial">Orbital</a></strong>: un live da paura con dei bassi da raccapriccio, e dice Giorgio che sfida chiunque abbia più di venticinque anni a non rimanere impressionato.</p>
<p>Guarda i video dei live: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7dGC0PfBxAE" target="_blank">Real Estate</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PVFg0Osk058" target="_blank">Nana Grizol</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZiKoZXxox8Y" target="_blank">The Drums</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sm8-ty1BJlY" target="_blank">Dum Dum Girls</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=uEcueo6SSdE" target="_blank">Pet Shop Boys</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sO_0-V_SWaA" target="_blank">Built To Spill</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=p7ykGFkgsas" target="_blank">Grizzly Bear</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=w-rhWWUMJCw" target="_blank">Atlas Sound</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HV-FxnbZZAM" target="_blank">Florence + The Machine</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NH-hGhwJfuA" target="_blank">The Slits</a></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-29456" title="smithw" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/smithw-450x300.jpg" alt="smithw" width="450" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">(Gli Smith Westerns al giardinetto)</p>
<p><strong>GIORNO 4. </strong></p>
<p>L&#8217;ultimo giorno è per gli irriducibili. Una manciata di concerti pomeridiani d&#8217;addio al Parc Joan Mirò, un adorabile giardinetto con un piccolo palmizio e parco giochi che ha ospitato gli ultimi live del festival: i <strong>Real Estate</strong> che nel loro habitat naturale (leggi: parco, afa, tramonto) hanno dato davvero il meglio imbambolando centinaia di persone con una clara in mano; gli <strong>Smith Westerns</strong> che hanno sparso la loro aura teen sfasciona per Barcellona con dei pezzi talmente belli e trascinanti che alla fine veniva voglia di abbracciarli e chiedere un tiro di quella roba, e infine le <strong>Dum Dum Girls</strong> sempre algide e affascinanti, sempre vestite uguali anche coi 30 gradi di un&#8217;afosa domenica pomeriggio barcellonese (bleah).<br />
Gli ultimi sgoccioli (di musica e soprattutto di alcool) al club Apollo, verso le 23: <strong><a href="http://www.myspace.com/elpetitdecaleril">El petit del Cal Eril</a></strong> è un gruppo catalano che preferite non conoscere, <a href="http://www.thejeffreylewissite.com/" target="_blank"><strong>Jeffrey Lewis</strong></a> dal vivo non è un granché (no sul serio, questa storia del freak folk ha mai convinto nessuno? &#8211; a parte Giorgio, dico) però i suoi fumetti animati proiettati sul palco erano troppo divertenti (eccezionale la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tP_Dk81f9fg">storia dei The Fall</a>, in versione punkeggiante). Chiusura in grande stile con i <a href="http://www.myspace.com/theblacklips" target="_blank"><strong>Black Lips</strong></a>: non ho mai visto <em>così</em> tanta gente fare crowd surfing. Contemporaneamente. Con invasione di palco finale. Anche King Khan che sculettava sul palco in calzoncini e catene d&#8217;oro era veramente rock n&#8217; roll. (vi prego guardate il video qui sotto!)</p>
<p>Guarda i video dei live: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AyYMmaNPW2M" target="_blank">Real Estate</a>,<a href="http://www.youtube.com/watch?v=gFQ7fcfym6I" target="_blank"> Dum Dum Girls</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ukaEwZ7fNOE" target="_blank">Black Lips</a>.</p>
<p>Altri link:</p>
<p><a href="http://www.setlist.fm/venue/primavera-sound-festival-barcelona-spain-53d637c1.html?page=2" target="_blank">Le scalette dei concerti</a><br />
<a href="http://www.flickr.com/search/?q=primavera%20sound%202010&amp;w=all" target="_blank">Tutte le foto su flickr</a></p>
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		<item>
		<title>Calamari @ Magnolia (9/05/10), Dente @ Teatro 89 (18/05/10)</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2010/06/calamari-magnolia-90510-dente-teatro-89-180510/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 06:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Leandri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
In questi ultimi tempi ci sono stati dei concerti. Avevano in comune Dente. Che sia una coincidenza, chi lo sa. Ci sono stati prima i Calamari e poi c&#8217;era Dente, solo lui. Anzi, vi dirò che i Calamari li ho visti due volte, perché ci avevano fatto stare davvero bene, me e tutti quelli che c&#8217;erano. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial"><img class="size-full wp-image-28883 alignleft" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/SAM_0977.JPG" alt="SAM_0977" width="422" height="305" /></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"> </span></div>
<div><span style="font-family: Arial">In questi ultimi tempi ci sono stati dei concerti. Avevano in comune Dente. Che sia una coincidenza, chi lo sa. Ci sono stati prima i <strong><a href="http://www.circolomagnolia.it/evento/1487/FAMILY-DAY-CALAMARI-live" target="_blank">Calamari</a></strong> e poi c&#8217;era Dente, solo lui. Anzi, vi dirò che i Calamari li ho visti due volte, perché ci avevano fatto stare davvero bene, me e tutti quelli che c&#8217;erano. Per due settimane te ne vai in giro a raccontare quelle battute e quelle &#8220;canzoni&#8221; col sorriso sulla faccia. Ad esempio la <em>Nanomusica</em>, pezzi di pochi secondi in cui ognuno suonava a caso uno strumento improvvisato, urlava due parole, e via con l&#8217;effetto umoristico. Ho adorato <em>Puglia</em> (&#8221;Quanto sei lunga / Mammamia&#8221;) e <em>Finale Ligure</em> (&#8221;Genova&#8221;, e poi basta). Per rendere l&#8217;idea dovrei mettermi a ridere fra un &#8220;E poi hanno fatto&#8230;&#8221; e un &#8220;De Robertis e la marmellata&#8230;&#8221; mimando con la voce ogni possibile stonatu</span><span style="font-family: Arial">ra. Ecco. Insomma. Missà che non avete ancora capito, quindi vi metto il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fTfjCtoy9Ro" target="_blank">video</a>. Non è un concertone &#8220;omioddio&#8221;, solo cinque persone che si ritrovano a cazzeggiare. <strong>Enrico Gabrielli </strong>(Mariposa, Calibro 35), <strong>Gianluca De Robertis</strong> (Il Genio), <strong>Dente</strong>, <strong>F Punto</strong> e <strong>Federico Dragogna</strong> (entrambi nei Ministri) &#8211; tutti intenti a ricoprire economie di scala in tempi di crisi e a suonare a più non posso in territorio milanese. Fanno bene. Si riservano una serata tranquilla al mese rispolverando una vecchia gloria italiana: il cabaret milanese. Fanno come Jannacci e i Gufi, Cochi e Renato e Paolo Rossi, Nanni Svampa e Paolo Villaggio, Walter Valdi a Abatantuono, un fracco di nomi passati per il <a href="http://www.milanometropoli.com/STORIAMILANO/cabaret.htm" target="_blank">Derby Club</a> a raccontar storie e suonare, chi più e chi meno. I Calamari sono però figli degli anni &#8216;90, e quindi ci mettono pure Cristina D&#8217;avena (<em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=V_xdnv7e_hA&amp;feature=related" target="_blank">Fiocchi D&#8217;avena</a></em> è la rubrica) e Max Pezzali, intimo amico della poetessa Alda Merini. Le battute sono più o meno preparate, il confine si fa labile, la cretineria a livelli assurdi. E va bene così, perché vogliamo<em> Canzoni Egocentriche</em> per accorgerci di testi assurdi, momenti <em>nonsense</em> a leggere la rivista vintage <em>Buchi Viziosi</em>, scenette ludiche di lotta fra Puglia ed Emilia, e infine ricordarci che la canzone milanese fa davvero ridere. E siccome al Magnolia la serata capita sempre durante il <em>Family Day</em>, ci sono pure i bambini.</span></div>
<div><span style="font-family: Arial"><span id="more-28740"></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial"> </span></div>
<p><img class="size-full wp-image-28884 alignright" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/SAM_0989.JPG" alt="SAM_0989" width="316" height="260" /></p>
<p style="text-align: left"><span style="font-family: Arial">E poi, invece, c&#8217;è stata l&#8217;ultima data del tour di <strong><a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CBUQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.amodente.it%2F&amp;ei=y88ITPGFCuL9sQaNiKmZAg&amp;usg=AFQjCNE8MaZaw3refKXSYStfp4uFSWvVsg&amp;sig2=B2GVGDTz61wbSQmwXKrQjQ" target="_blank">Dente</a></strong>. Quello che si chiama <em><strong>Tour 1910</strong></em>, col nome così <em>carino</em>. Era molto più che <em>sold out</em>: alcuni avevano prenotato, altri aspettavano fuori nel freddo di maggio (e ai posteri diremo: &#8220;Sì, nel 2010 a maggio si moriva di freddo&#8221;), eppure nel Teatro89 ci siamo stati tutti. Che bello. Unica location possibile per un concept del genere, quel teatro di periferia ha dato il meglio di sé. Acustica impeccabile, snodarsi di melodia. E&#8217; stato come spianare un disco sul tagliere e ammorbidire ben bene la pasta: si coglieva ogni grumo di perfezione. Il menestrello non è stato subito espansivo, nonostante il tizio pseudo-goth impazzito che urlava dagli spalti &#8220;non fare il timido!&#8221;. O forse proprio per quello. Metto un altro <a href="http://www.youtube.com/watch?v=25rOBX5IpQE" target="_blank">video</a>, e chiamiamolo &#8220;vintage&#8221; data la sua imperfezione. <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=B6DX7kAkiEA" target="_blank">Le cose che contano</a></em>, ad esempio, è stato dolcemente imperfetto. Dente, insomma, promosso a pieni voti in questa prima prolifica metà del 2010, e chissà che andando sempre più avanti non finisca su <a href="http://www.vogue.it/people-are-talking-about/musica-teatro-cinema/2010/05/dente" target="_blank">Vogue </a>e chiami la <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=3&amp;ved=0CCcQFjAC&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.vitaminic.it%2F2010%2F04%2Fintervista-a-dente%2F&amp;ei=_tEITJqXNcipsQae8PSkDg&amp;usg=AFQjCNHR-8CVGcLE00j1sIHUezycLvFaZw&amp;sig2=md9D8ESHoDct-0sogHWfpA" target="_blank">zia </a>dicendole che aveva ragione, siamo nel 1910 e il mondo è alla rovescia.</span></p>
<p>Andate a vedere i <a href="http://www.google.it/url?q=http://www.facebook.com/pages/CALAMARI/322505324799&amp;sa=X&amp;ei=PtIITL2eJs6VsQbz0OWlDg&amp;ved=0CBkQzgQoADAA&amp;usg=AFQjCNEUbam6XRpRmJ2ZPbcRh5h6kiPIiQ" target="_blank">Calamari</a> non appena sarà possibile.<em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=B6DX7kAkiEA" target="_blank"><br />
</a></em></p>
<div><img class="size-medium wp-image-28887 alignleft" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/SAM_09622-450x337.jpg" alt="SAM_0962" width="419" height="312" /></div>
<p><img class="size-medium wp-image-28889 alignleft" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/SAM_09641-450x337.jpg" alt="SAM_0964" width="417" height="327" /></p>
<p><img class="size-medium wp-image-28890 alignleft" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/SAM_0969-450x337.jpg" alt="SAM_0969" width="417" height="316" /></p>
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		<title>NOFEST! 18-19-20 giugno @ Spazio 211, Torino</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2010/06/nofest-18-19-20-giugno-spazio-211-torino/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 10:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Go to]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[Quaranta gruppi su due palchi in tre giorni, per la modica cifra di decidete voi quanto.
Da venerdì a domenica, a Torino, c&#8217;è il NoFest. Il NoFest è un&#8217;occasione come un&#8217;altra per vedere dal vivo qualsiasi gruppo italiano ci venga in mente in questo momento. Solo che al NoFest ci sono davvero tutti. Non mancate: la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quaranta gruppi su due palchi in tre giorni, per la modica cifra di<em><strong> decidete voi quanto</strong></em>.</p>
<p>Da venerdì a domenica, a Torino, c&#8217;è il <strong><a href="http://nofest.org/" target="_blank">NoFest</a></strong>. Il NoFest è un&#8217;occasione come un&#8217;altra per vedere dal vivo <a href="http://nofest.org/line-up-2010/" target="_blank">qualsiasi gruppo italiano</a> ci venga in mente in questo momento. Solo che al NoFest ci sono davvero tutti. Non mancate: la locandina di Steuso è semplicemente troppo bella.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-29141" title="nofest" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/nofest.jpg" alt="nofest" width="450" height="674" /></p>
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		<title>Indie Rocket Festival: are you going?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 08:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Lazzati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><p class="image-center"><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/l.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/l.jpg"</p></p>
<p>Torna anche quest&#8217;anno, con la sua settima edizione, il fantastico <strong>IndieRocket Festival</strong> di Pescara!<br />
L&#8217;occasione è più ghiotta che mai, a partire dalle quattordici band provenienti da tutto il globo (Germania, Inghilterra e Cile fra i vari paesi), che animeranno la tre giorni accompagnate da un cast di dj interessantissimo. Tutto assolutamente dal vivo e sempre seguendo la filosofia del festival (che noi di <strong>Vitaminic</strong> condividiamo in pieno) di coniugare artisti locali e internazionali e di generi diversissimi. A scaldare il palco ci saranno, fra gli altri, il garage infervorato dei veneziani <strong>Mojomatics</strong>, il supergruppo <strong>Dakota Days</strong> e i seducenti britannici <strong>John and Jehn</strong>. Non importa che adoriate scatenarvi durante un concerto oppure che le vostre ginocchia non si muovano proprio al tempo della musica, all&#8217;IndieRocket Festival potrete scegliere di tutto, fra un caledoscopio di blues, noise e anche elettronica.<br />
<span id="more-29085"></span><br />
La location è poi speciale come sempre: il bellissimo Parco Ex Caserma di Cocco, allestito per l&#8217;occasione di un bar attrezzatissimo e di un ristorante a completa disposizione dei partecipanti, dove approvigionarsi insperati spuntini notturni e birra fresca. Il tutto in una Pescara interessantissima e in posto talmente vicino al mare che finire in spiaggia a fare il bagno di mezzanotte vi sembrerà la cosa più facile da fare.</p>
<p>Lo sapete ormai, queste iniziative sono per Vitaminic importantissime, e l&#8217;IndieRocket Festival esplicita tutte le nostre passioni e interessi alla perfezione: un lavoro costante sul territorio con concerti che si susseguono tutto l&#8217;anno, la promozione di band nuove e la possibilità di gustarvi tutto questo in modo completamente gratuito. </p>
<p>Un weekend assolutamente indimenticabile!</p>
<p><strong>INDIEROCKET FESTIVAL 2010</p>
<p>25.26.27 Giugno<br />
ingresso libero</p>
<p>Anteprima festival @ Le Canarie Beach Club<br />
18 Giugno<br />
ATTENZIONE: location spostata a Le Canarie Beach Club (con ingresso 5 euro)</p>
<p>Nipples Dj Set<br />
We Have Band (Uk)</p>
<p>Festival @ Parco Ex Caserma di Cocco Pescara</p>
<p>25 Giugno</p>
<p>Death Mantra For Lazarus (It)<br />
The Blues Against Youth (It)<br />
Jester At Work (It)<br />
Movie Star Junkies (It)<br />
Mojomatics (It)<br />
John And Jehn (Uk)<br />
The Chap (Uk)</p>
<p>26 Giugno</p>
<p>Mui (Spa/It)<br />
Appaloosa (It)<br />
Wild Palms (Uk)<br />
Dakota Days (It/Ger)<br />
Architeq (Uk)<br />
Panico (Chile/Fra)<br />
Blackstrobe (Fra)</p>
<p>27 giugno</p>
<p>Omnibass And Zion Way (It)</strong></p>
<p>INFO: <a href="mailto:info@indierocketfestival.it ">info@indierocketfestival.it</a></p>
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		<title>Here I Stay Festival- are you going?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Lazzati</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><p class="image-center"><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/bn.JPG" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/bn.JPG"</p></p>
<p>Se la visione di trovarvi a metà estate nella caldo torrido della vostra città vuota, senza mezzi pubblici, concerti e quant&#8217;altro sia necessario alla vostra sopravvivenza, vi fa rabbrividire, la quinta edizione dell&#8217;<strong>Here I Stay Festival</strong> non può che allietare i vostri animi. Immersa nel verde dello Sleepwalkers Club e a pochi chilometri dalla Costa Verde, la sfrenata tre giorni torna nella sua formula consolidata di gruppi imperdibili e dj set notturni che vi guideranno fino al sonno (scarso).</p>
<p>I live sono irrinunciabili come nella tradizione del festival sardo: il meglio dell&#8217;indie italiano (il post-punk declinato rispettivamente in elettronica e in grezzo garage di <strong>Drink To Me</strong> e <strong>Buzz Aldrin</strong>; il dream-pop di <strong>His Clancyness</strong>) e un susseguirsi di gruppi internazionali tutti da vedere dalle danesine <strong>My Bubba And Mi</strong> agli headliner <strong>Oneida</strong> da Brooklyn.</p>
<p>Qui a Vitaminic non possiamo che supportare con tutto il cuore questo genere di iniziative. Insomma avete presente quando a luglio la vostra venue preferita chiude e voi vi trovate senza sapere cosa fare la sera? Ecco, è in questi momenti che iniziative come l&#8217;Here I Stay salvano il weekend. Poi, volete mettere quant&#8217;è emozionante vedere &#8211; una volta tanto &#8211; gruppi fighissimi lontano dalle capitali italiane?</p>
<p>Insomma, noi non vorremmo essere proprio da nessun altra parte.</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>HERE I STAY FESTIVAL (5° edizione)</strong></p>
<p><strong>30 luglio / 31 luglio / 1 agosto<br />
Sleepwalkers Club / Guspini / Sardegna</strong></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/oneidarocks">ONEIDA</a> (USA)</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/threesecondkiss">Three Second Kiss</a> (Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/gijoesucks">G.I. Joe</a> (Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/mujeresdebarcelona">Mujeres</a> (Spagna)<br />
<a href="http://www.myspace.com/drinktomeband">Drink To Me</a> (Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/buzzaldringroup">Buzz Aldrin</a> (Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/theemightypharoahs">Fair Ohs </a>(UK)<br />
<a href="http://www.myspace.com/bradien">Bradien</a> (Spagna)<br />
<a href="http://www.myspace.com/thecriminaljokers">Criminal Jokers </a>(Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/hisclancyness">His Clancyness </a>(Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/musicaperbambini">Musica Per Bambini </a>(Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/mybubbaandmi">My Bubba And Mi</a> (Danimarca)<br />
<a href="http://www.myspace.com/comaneciband">Comaneci </a>(Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/signorafrancamusic">Signorafranca</a> (Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/tavrvs">Tavrvs</a> (Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/twobitdezperados">Two Bit Dezperados </a>(Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/treesofmint">Trees Of Mint </a>(Italia)<br />
<a href="http://www.myspace.com/vanvera">Vanvera</a> (Italia)</p>
<p><strong>INFO</strong><br />
<a href="http://www.hereistay.com">www.hereistay.com</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/hereistay">www.myspace.com/hereistay</a><br />
3282675667 info@hereistay.com</p>
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		<title>Criminal Jokers@ Rocket, Milano (25/5/2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 05:36:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ray Banhoff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[In una Milano che vuole essere “cazzo” e dove invece tutti sono “fighe” degli sbracioni di provincia sono imbattibili nelle gare a chi ha più palle. E questi ragazzi sono tra i migliori in circolazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/7633_101898989825596_100000164871470_54120_3224696_n.jpg" alt="7633_101898989825596_100000164871470_54120_3224696_n" width="408" height="604" /></p>
<p>&#8220;Nella vita contano solo le palle. Tu ce le hai le palle?” dice <strong>Al Pacino</strong> in <em>Scarface</em>. E cosa altro andrebbe chiesto ad una band italiana nel peggior momento storico-culturale e politico di questa landa di disperazione? Cosa dovremmo chiederci tutti? Ce le abbiamo le palle? È quello che mi sono domandato mentre assistevo al concerto dei <strong><a href="http://www.myspace.com/thecriminaljokers">Criminal Jokers</a></strong>. La verità è che io ero li per vedere le <strong><a href="http://www.myspace.com/dumdumgirls">Dum Dum Girls</a></strong>, ma dopo il trio pisano avevo la pancia piena.  Il live penso sia durato una quarantina di minuti. Nei pochi intervalli di silenzio si è sentita la risposta del pubblico. Un bel “ma lo sapete che siete proprio bravi” urlato da una tardona ubriaca sfasciata su un divanetto laterale e i fischi di tre sbarbine (penso pisane) venute li apposta per il giovane cantante. Io mi ricordo bene solo i primi sessanta secondi. C&#8217;era un feedback insostenibile, una Strato che con 100 watt di Twin Reverb ti faceva tappare le orecchie tanto era secco il pulito. Poi arriva Francesco Motta, un pennellone pisano identico a <strong>Richard Ashcroft</strong> che ogni tanto tira fuori una voce alla <strong>Mick Jagger</strong> degli inizi, ma che se proprio ci deve essere un paragone, penso che voglia essere <strong>Lux Interior</strong> dei <strong>Cramps</strong>. Poi ricordo che a metà ho pensato “ehi, non mi sto annoiando, non sono a vedere i <strong>Bud Spencer Blues Explosion</strong>”. Motta pesta e urla, gli si gonfiano le vene nel collo. Ha gli occhi infossati da schizzato, una faccia da attore e due borse sotto gli occhi appena accennate. Canta bene. Trascina. Il vicedirettore di Rolling Stone poco dopo mi dirà “ha un gran talento. Andrà lontano”. Un chitarrista tutto ciuffo innalza al cielo il feedback e schiaccia di continuo un singolo pedale. Il bassista non è in serata, dice, ma poi monta sul palco e fa il suo. Alla fine sa di opera compiuta. Le orecchie fischiano. Tutti abbiamo scosso la testa come piccioni su quelle basi pseudo garage e urlanti. Sembra un gruppo che viene da fuorii, un mio amico mi chiede se sono stranieri, come a dire che non siamo più abituati a sentire ste robe qui. In una Milano che vuole essere “cazzo” e dove invece tutti sono “fighe” dei pischelli di provincia sono imbattibili nelle gare a chi ha più palle.</p>
<p>Questi ragazzi sono tra i migliori in circolazione.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-28694" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/7633_101898996492262_100000164871470_54121_3048353_n.jpg" alt="7633_101898996492262_100000164871470_54121_3048353_n" width="408" height="604" /><img class="alignleft size-full wp-image-28695" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/7633_101899059825589_100000164871470_54134_2415424_n.jpg" alt="7633_101899059825589_100000164871470_54134_2415424_n" width="408" height="604" /><img class="alignleft size-full wp-image-28696" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/7633_101898973158931_100000164871470_54116_7157440_n.jpg" alt="7633_101898973158931_100000164871470_54116_7157440_n" width="408" height="604" /><img class="alignleft size-full wp-image-28698" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/06/7633_101899039825591_100000164871470_54130_2537610_n.jpg" alt="7633_101899039825591_100000164871470_54130_2537610_n" width="408" height="604" /></p>
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		<title>Arto Lindsay &#8211; 4 Skies @ Teatro Rossini, Lugo (21/05/2010)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 08:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
Arto Lindsay è bello. Delle cinque o sei volte che l’ho visto suonare non ha mai smesso gli stessi abiti: jeans, camicia immacolata, giacca scura. La camicia può avere uno o due bottoni aperti. Dà quasi sempre l’aria di essere capitato per sbaglio sul palco, squadra il pubblico una volta o due per ogni concerto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-28596" title="IMG_8629" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/05/IMG_8629.JPG" alt="IMG_8629" width="450" height="338" /></strong></p>
<p><strong>Arto Lindsay</strong> è <em>bello</em>. Delle cinque o sei volte che l’ho visto suonare non ha mai smesso gli stessi abiti: jeans, camicia immacolata, giacca scura. La camicia può avere uno o due bottoni aperti. Dà quasi sempre l’aria di essere capitato per sbaglio sul palco, squadra il pubblico una volta o due per ogni concerto per assicurarsi che sia composto da persone <em>beautiful</em>. Arto Lindsay suona una Danelectro a dodici corde, con un amplificatore Fender e un paio di pedali. Per la maggior parte del tempo finge soltanto di suonarla, in realtà, muovendo la mano su e giù mentre gli altri musicisti con cui suona si sbattono a tessere trame <em>lounge</em> di finissima fattura. Ogni tanto pigia un pedale e incastra nella musica delle svisate atone. Ha inciso il suo primo disco nel 1978 e non ha ancora imparato a suonare un singolo accordo, ma ha un tocco perfetto e sa integrare alla musica i suoi disastrosi feedback con un’eleganza che non ho sentito in nessun’altra band.<br />
<span id="more-28567"></span><br />
Arto Lindsay divide le sue performance quasi equamente tra <em>concerti</em> e <em>progetti</em>. I <em>progetti</em> sono tendenzialmente situazioni in cui porta la sua chitarra in qualsiasi contesto possibile, ivi compresi cori di adolescenti installazioni di drones statici ed eventi artistici di varia natura e rilevanza, spesso totalmente <em>ad minchiam</em>. I <em>concerti</em> sono serate in cui Arto Lindsay si presenta con la propria band in un posto qualsiasi (teatri e squat, non fa differenza) e suona canzoni contenute nei dischi da <em>O Corpo Sutil</em> in poi, quasi tutti capolavori di scrittura e leggerezza incastonati in qualche impossibile piega dello spazio che divide tropicalismo, New York, musica lounge e cantautorato. 4 Skies, performance organizzata dalla sempre-sia-lodata Angelica che debutta stasera a Lugo, unisce l’aspetto <em>concerto </em>e la dimensione <em>progetto </em>nel modo più classico ed elegante possibile. Arto Lindsay sale al centro del palco, circondato da quattro musicisti neri. A sinistra le tastiere di <strong>James Hurt</strong>, autore di (almeno) un bellissimo disco su Blue Note; accanto a lui il batterista <strong>Guillermo Brown</strong>. Dall’altro lato del palco il set di percussioni suonate da <strong>Marivaldo Paim</strong>, poco più indietro la mastodontica figura del bassista <strong>Melvin Gibbs</strong>, accompagnatore di lungo corso di Arto Lindsay ed ex-membro della miglior formazione di musicisti della storia del rock (la Rollins Band di <em>Come In and Burn</em>). Dietro i cinque musicisti è seduta la <strong>filarmonica Arturo Toscanini</strong>, diretta da <strong>Giovanni Di Stefano</strong>. Il repertorio che ci presenteranno è composto da pezzi di Lindsay, Al Green e Caetano Veloso. Gli archi vengono tenuti a sottofondo e disegnano nuovi paesaggi possibili per una musica che già di suo guarda in ogni direzione, e per tutta la sera le singole componenti (la band, Arto Lindsay e l’orchestra) vengono dosate in ogni maniera possibile per ottenere un effetto diverso da brano a brano. Il risultato è devastante: musica che sembra venire da Dio, canalizzata in un flusso che passa per l’umore del musicista appena prima di arrivare a noi. Un pezzo in portoghese per sola voce e chitarra ci dimostra molto chiaramente chi è il protagonista: potrebbe starsene a sussurrare canzoni per due ore e riempirci il cuore, il resto è tutta grazia che piove dal cielo. Un’ora e mezzo di musica che vola via in tre minuti col pubblico sempre più esaltato. Le poltrone della platea brulicano di gente che muove la testa e sorride. Applausi scroscianti. Un concerto maestoso, un progetto che speriamo abbia un seguito. TUTTI devono assistere.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-28594" title="IMG_8579" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/05/IMG_8579.JPG" alt="IMG_8579" width="450" height="338" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-28593" title="IMG_8622" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/05/IMG_8622.JPG" alt="IMG_8622" width="450" height="338" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-28595" title="IMG_8608" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/05/IMG_8608.JPG" alt="IMG_8608" width="450" height="600" /></p>
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