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	<title>Vitaminic &#187; Live</title>
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		<title>Pontiak + White Hills @ Bronson, Ravenna (01/03/2010)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 16:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[pontiak]]></category>
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Di White Hills so solo che suonano rock psichedelico. Lo so perchè ho letto il loro nome, ho pensato che sarebbe stato perfetto per un gruppo harsh-noise e ho controllato nel loro myspace. Più esattamente, White Hills è una band psichedelica fritta ossessionata dai Kiss e dai muri del suono: bassista donna in un completino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25611" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak01.jpg" alt="pontiak01" width="450" height="675" /><span id="more-25610"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25612" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak02.jpg" alt="pontiak02" width="450" height="300" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25613" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak03.jpg" alt="pontiak03" width="450" height="675" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25614" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak04.jpg" alt="pontiak04" width="450" height="675" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25615" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak05.jpg" alt="pontiak05" width="450" height="675" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25616" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak06.jpg" alt="pontiak06" width="450" height="675" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25617" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak07.jpg" alt="pontiak07" width="450" height="300" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25618" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/pontiak08.jpg" alt="pontiak08" width="450" height="300" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25619" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/wh01.jpg" alt="wh01" width="450" height="675" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25620" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/wh02.jpg" alt="wh02" width="450" height="675" /></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25621" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/03/wh03.jpg" alt="wh03" width="450" height="675" /></p>
<p>Di <strong><a href="http://www.myspace.com/whitehills" target="_blank">White Hills</a></strong> so solo che suonano rock psichedelico. Lo so perchè ho letto il loro nome, ho pensato che sarebbe stato perfetto per un gruppo harsh-noise e ho controllato nel loro myspace. Più esattamente, White Hills è una band psichedelica fritta ossessionata dai Kiss e dai muri del suono: bassista donna in un completino di pelle o finta pelle, chitarrista con la faccia dipinta, batterista nerd, chitarre e amplificatori. Non sono esattamente una band strumentale, ma dalle casse si sente uscire assolutamente NULLA di quello che il chitarrista e la bassista cantano al microfono. Quello che esce è &#8220;solo&#8221; un&#8217;oretta di cavalcate basso/chitarra a volumi terrificanti, senza una pausa. Lei ha un basso di plasticone trasparente, tipo la chitarra di Greg Ginn o Scott Hill o Dave Grohl. Non eravamo esattamente qui per loro, ma quando parliamo di revival in questi ultimi tempi ci dice sempre di lusso. Quello che eravamo DAVVERO venuti a fare stasera era vedere <strong><a href="http://www.pontiak.net/" target="_blank">Pontiak</a></strong>, tre fratellini dal buco del culo degli Stati Uniti che incidono dischi-capolavoro su Thrill Jockey e somigliano in maniera devastante a tre foto di Will Oldham. Sono passati l&#8217;estate scorsa, ma ero in ferie e li ho bruciati. Stasera decidono di suonare tranquilli, si tagliano i volumi (più o meno a metà di quelli di White Hills) e iniziano con una specie di pezzo alla Cavity fatto di riffoni math-doom quadratissimi, roba su cui mi ritrovo a fare headbanging da dietro in mezzo a un pubblico di indieboys marci che mi guardano con sospetto -il concerto non è manco iniziato, ancora. Ma pian piano escono tutti di melone: gente in festa che si accoda ai riffoni trasversali di una band generosissima, muovendo la testa e -in alcuni casi- ballando come degli idioti in mezzo a una pista abbastanza guarnita (è pur sempre un lunedì sera). Sopra il palco i tre fratellini Carney danno l&#8217;idea d&#8217;essere davvero la musica che suonano: ci regalano sorrisi luminosi, mischiano folk stoner noise e avant rock come se fosse roba di tutti i giorni, non mollano un secondo e si permettono di decontestualizzare ogni cosa possibile sparando a metà set la lunga jam semiacustica di <em>Maker</em>. Dopo manco tre quarti d&#8217;ora (mezzanotte in punto) scendono dal palco per paura che arrivino gli sbirri a sgombrare il posto a manganellate, regalandoci un ultimo pezzo che lascia tutti contenti e -forse- desiderosi di un altro paio d&#8217;ore di musica. Come se dietro tutte le nostre seghe mentali ci fosse qualcuno che sa ancora raccontarci che MUSICA vuol dire salire su un palco e suonare le tue canzoni, al meglio delle tue possibilità. Avercene.</p>
<p>(report di Francesco Farabegoli, foto di Elena Morelli)</p>
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		<title>Eterea PostBong Band @ Ponterotto, Montelupo Fiorentino (23/01/09)</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 15:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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Come al solito, lo spettacolo si apre prima che il concerto abbia inizio.
Il concerto è quello degli Eterea PostBong Band. Teatro della loro incursione è stavolta il circolo di Ponterotto, che in questa stagione ha riaperto la sua appetitosa programmazione musicale per la gioia degli appassionati di concerti dell&#8217;empolese e non solo.
Anche stavolta (per chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24612" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/100_2636-450x337.jpg" alt="100_2636" width="450" height="337" /><br />
Come al solito, lo spettacolo si apre prima che il concerto abbia inizio.<br />
Il concerto è quello degli <a href="http://www.myspace.com/eterea" target="_blank"><strong>Eterea PostBong Band</strong></a>. Teatro della loro <a href="http://www.youtube.com/watch?v=y7oy14axpzU" target="_blank">incursione</a> è stavolta il circolo di <a href="http://www.myspace.com/ponterotto" target="_blank">Ponterotto</a>, che in questa stagione ha riaperto la sua appetitosa programmazione musicale per la gioia degli appassionati di concerti dell&#8217;empolese e non solo.</p>
<p style="text-align: left">Anche stavolta (per chi ne ha visto altre date in passato) l&#8217;entrata in scena del quartetto elettro-funk-rock di Schio è preceduta da apparizioni nelle varie stanze del locale dei suoi membri, rigorosamente chiusi dentro le soffocanti tute anticontaminazione che ne costituiscono la divisa d&#8217;ordinanza. Piccoli trucchi del mestiere per destare curiosità di cui non ci sarebbe neanche bisogno, perché quando i vicentini salgono sul palco e ancora con le maschere addosso iniziano a suonare ci pensa il loro vortice sonoro a travolgere tutti, distogliendo anche molti degli avventori più distratti dalla routine <em>birrino</em>-<em>chiacchiera-cicchino fuori</em>. Si parte con <em>Scle-dance</em>, brano geniale fin dal titolo (che richiama cripticamente l&#8217;origine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Schio" target="_blank">geografica</a> della band), contenuto ne <strong><em>La Chiave del 20</em></strong> (lo split album con gli Uochi Toki del 2007); si prosegue con altri pezzi sia dai primi e ormai lontani lavori autoprodotti che dal recentissimo<strong><em> Epyks 1.0</em></strong> (la prima parte di un concept incentrato sul rapporto malato con la comunicazione e l&#8217;alta tecnologia). Un&#8217;ora e mezzo di musica quasi completamente strumentale (campionamenti e allegro cabaret a parte) che scivola via come un ottimo cocktail goduto in bella compagnia. Salta alla mente un accostamento con un&#8217;altra potente live band emersa negli ultimi anni, i <a href="http://www.vitaminic.it/2009/01/calibro-35-magnolia-milano-15012009/" target="_blank">Calibro 35</a>, per la capacità di coinvolgere un uditorio trasversale senza l&#8217;utilizzo della vera e propria forma canzone, ma restando pur sempre nel campo dell&#8217;immediatezza e della fruibilità. Le analogie finiscono ovviamente qui: ove la band di Enrico Gabrielli e soci (i Calibro 35, val la pena precisarlo: negli Eterea PostBong Band il prezzemolino Gabrielli non suona, *per ora*) elabora la propria proposta filologico-rinnovatrice bazzicando territori consolidati dal punto di vista stilistico e della strumentazione come quelli delle soundtrack vintage italiane, i profeti vicentini del &#8220;post bong&#8221; propongono una musica postatomica, totale  e senza regole, a partire dalla line-up insolita (due chitarre, un tastierista/campionaturista, un addetto alle percussioni che si divide tra tamburi, <a href="http://www.flickr.com/photos/ponterotto/4308531045/in/photostream/" target="_blank">macchine da scrivere</a> e congegni elettronici). Il suono nerd e giocoso (come da garanzia <a href="http://www.trovarobato.com/2008/news1.php?id=119" target="_blank">Trovarobato</a>) di una provincia meccanica che trova sfogo applicando la tecnologia al rock muscolare, innestando inaspettate melodie morriconiane su ritmi elettronici postmoderni, sfruttando a scopo ludico gli stereotipi della musica da ballo più becera mentre glieli rivolta contro sadicamente. Bene, bravi, <em>bong</em>.<br />
<a href="http://www.myspace.com/eterea" target="_blank"></a>
</p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left"><a href="http://www.myspace.com/eterea" target="_blank">Visita il myspace degli EPBB e cercane le date dal vivo</a><br />
<a href="http://www.livestream.com/PostBongTV" target="_blank">Guarda pezzi di live in streaming sulla PostBongTV</a></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-24613" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/100_2638-450x337.jpg" alt="100_2638" width="450" height="337" /></p>
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		<title>Zu @ Bronson, Ravenna (16/01/2010)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 13:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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A un certo punto ho deciso che se anche avessi continuato a scrivere di musica pesante sarebbe stato necessario droppare tutta quella terminologia di settore che ti rende impossibile prendere sul serio i pezzi che leggi sulle riviste. Assalto, monolite, maelstrom, vetriolo, marziale, assedio, apocalittico, roboante, guerra e tutte quelle cazzate. Oppure di usarli con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-medium wp-image-24442 aligncenter" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/4-450x252.jpg" alt="4" width="450" height="252" /></p>
<p>A un certo punto ho deciso che se anche avessi continuato a scrivere di musica pesante sarebbe stato necessario droppare tutta quella terminologia di settore che ti rende impossibile prendere sul serio i pezzi che leggi sulle riviste. <em>Assalto</em>, <em>monolite</em>, <em>maelstrom</em>, <em>vetriolo</em>, <em>marziale</em>, <em>assedio</em>, <em>apocalittico</em>, <em>roboante</em>, <em>guerra</em> e tutte quelle cazzate. Oppure di usarli con la disciplina di cui dispongo al momento, o almeno un briciolo di autoironia, o più semplicemente smettere di scrivere di musica pesante e vaffanculo. Tanto i dischi che ascolto son tutti usciti quindici anni fa.</p>
<p><span id="more-24441"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-24447" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/6-450x252.jpg" alt="6" width="450" height="252" /><br />
La sera del 16 gennaio mi ritrovo d&#8217;improvviso a pensare che quello degli <strong>Zu</strong> è un <em>assedio</em>. La prendo larga, la dipingo come una questione culturale. Cerco di ricordarmi la tecnica: niente di romantico. Circondi il castello, punti i cannoni, incroci le braccia e aspetti che quelli dentro si ritrovino con le pezze al culo. Poi arrivi e glielo spacchi, ammesso che nel frattempo tu non sia morto di fame.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-24445" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/3-450x252.jpg" alt="3" width="450" height="252" /></p>
<p>Non ci sono giustificazioni quando usi queste similitudini, nemmeno -soprattutto- il fatto che il paragone calzi. Però gli Zu stanno su un palco che hanno calcato un&#8217;altra decina di volte -tra progetti laterali e singole puntate, e questa sera è la prima in cui ottengono un successo di pubblico degno della qualità della performance. Ho sentito dire da qualcuno che è merito/colpa di Mike Patton, e probabilmente in parte è vero -un sacco di gente li ha conosciuti con <em>Carboniferous</em>. Che è un disco che contiene pezzi che suonavano da anni, e continua ad essere suonato fedelmente dal live act di tre elementi, più o meno pezzo per pezzo e più o meno sempre allo stesso modo.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-24448" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/2-450x252.jpg" alt="2" width="450" height="252" /><br />
Vedersi gli Zu cinque o più anni fa era diverso. Erano già un grande gruppo, e avevano già un grande seguito; Jacopo poteva mettersi a sparare stronzate per dieci minuti e magari sedersi per terra in mezzo al pubblico mentre Luca Mai suonava un assolo di sax, tutto sembrava più sciolto e rilassato, i tre si divertivano palesemente, non eri sicuro di come sarebbe andato il concerto. Le cose ora sono un po&#8217; diverse: suonano uno accanto all&#8217;altro come gli Shellac, ognuno occupa militarmente il proprio terzo di palco e si preoccupa di suonare quanto più pesante e preciso possibile. Pare che Giulio Favero stia per entrare ufficialmente in formazione, ma stasera non ce n&#8217;è traccia. Il suono è quello delle ultime calate: grassissimo e potentissimo, non molla un secondo e spesso sfiora lo sludge. Il mio momento preferito è un&#8217;improvvisazione sul riff (mi pare) del primo brano di <em>Amplifier Worship </em>dei Boris. Ci si sente gentaglia anche solo a stare in giro per il locale. E poi ci sono i pezzi più classici, perfino quella che ormai è una sorta di hit (<em>Ostia</em>). A volte non riesci a capire se siano focalizzati sulla propria musica o semplicemente incazzati tra loro o stanchi morti. Tutto è spinto al limite e riproposto fedelmente di sera in sera, con una costanza invidiabile e quasi oltre il confine dell&#8217;<em>industrial</em>; è un assedio, e gli è costato caro. Hanno perso la loro spontaneità e la capacità di impressionarti con un guizzo, e ci hanno guadagnato di esser diventati uno dei gruppi più cattivi del mondo. Tra poco suppongo sarà l&#8217;ora della resa dei conti, e mi piacerebbe essere rimasto in piedi per vedere chi vince. Nel frattempo registro il successo della performance di questo sabato sera di gennaio, mentre mi accorgo che il gruppo di simpaticoni che sei o sette anni fa si divertivano a sparare stronzate col pubblico mi manca un sacco e non tornerà mai più.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-24449" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2010/01/5-450x252.jpg" alt="5" width="450" height="252" /></p>
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		<title>Like pollen from a flower &#8211; Bob Mould @ Bronson, Ravenna (11/12/2009)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 17:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baudrillard]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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Love and hate was in the air, like pollen from a flower
 Alla vigilia del concerto sto cercando di sistemare i CD nello scaffale nuovo. Penso che ehi, non ho mai fatto una stronzata da fan; potrei prendere tutti i CD e i vinili e magari le cassette degli Husker Du e degli Sugar e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-23794 aligncenter" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/bm2.jpg" alt="bm2" width="450" height="253" /></p>
<p style="text-align: center">
<p><strong>Love and hate was in the air, like pollen from a flower<br />
</strong> Alla vigilia del concerto sto cercando di sistemare i CD nello scaffale nuovo. Penso che ehi, non ho mai fatto una stronzata da fan; potrei prendere tutti i CD e i vinili e magari le cassette degli Husker Du e degli Sugar e presentarmi a Bob Mould dopo il concerto e provare a farmele firmare tutte –speriamo non sia un rissoso pezzo di merda con il trip del non farsi vedere dai fan, altrimenti mi tocca fare irruzione in camerino. Con la riorganizzazione dei CD, in serata, riesco ad arrivare verso una metà dei pezzi. L’altra metà probabilmente la tirerò fuori nel 2012, così mi metto d’impegno e provo a vedere di mettere in fila i dischi che ho trovato. Huskers, Sugar, <strong>Bob Mould</strong> solista, non dimenticarti mi raccomando il disco dei Soul Asylum e vedi un po’ che altro trovi. E i vinili, e le cassette. Finisce che trovo una decina scarsa di titoli, quasi nessuno di Bob Mould. Scopro che il 10” di Metal Circus mi è finito chissà dove e non è in fila con gli altri dischi. Poi penso che forse in parte lo farei solo per impressionarlo, andare lì davanti e dirgli qualcosa tipo “ciao, io mi chiamo Francesco e ti ho pagato una bolletta del gas”. Non funzionerebbe. Prendo i CD e tolgo le copertine dal jewel case, così le metto nella valigetta dei CD e gliele fo firmare. Arrivo al Bronson. L’ultima volta che Bob Mould ha suonato in Italia, alla batteria c’era Grant Hart.<span id="more-23793"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23795" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/bm1.jpg" alt="bm1" width="450" height="253" /></p>
<p><strong>All I can do is sit and wonder if it’s going to end<br />
</strong> Naturalmente Bob è già nel locale. C’è una fila di fanatici lunga dieci persone. Sembrano perlopiù gentaglia di mezza età con una di quelle barbe incolte di cui –se non ascolti indie rock- ti inizi a vergognare verso i 23 anni, e gli stanno sottoponendo discografie chilometriche con pennarello annesso. Bob Mould firma e parla amichevolmente con tutti. Ecco, lo sapevo.<br />
Matteo e Giacomo sono dentro a cazzeggiare, aspettano con pazienza il loro turno. Con Matteo ho conversazioni a tema musicale dal 2001 in avanti, perlopiù incentrate sugli Husker Du. Lui è il più importante critico italiano dal 2000 in poi, gira saltuariamente con una borsa con la scritta gigantesca OLD IS THE NEW YOUNG che ha comprato al banchetto dei Nomeansno e da cinque o sei mesi sta scrivendo un blog sulla musica pesa assieme a me. Giacomo è un ragazzo a posto, è amico di Matteo e ci ho fatto un viaggio assieme da Rimini ad Urbino, per la prima data dei Dinosaur Jr riformati. Una bella chiacchierata (le solite cose di cui parlano i ragazzi dai venticinque ai trent’anni: Husker Du, Replacements, Rollins Band, Evan Dando, Soul Asylum etc). Con un’altra mezza dozzina di persone avevo appuntamento prima, ci sono riuscito a parlare poco o niente. Quasi tutti si conoscono. L’introduzione è affidata ad un tizio dei Satellite Inn in solo acustico, tra le altre cose un concerto assolutamente gradevole. Bob sale sul palco manco un’ora dopo, break incluso. Prende in mano una chitarra acustica e comincia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23796" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/bm3.jpg" alt="bm3" width="450" height="253" /></p>
<p><strong>Expectations only mean you really think you know what’s coming next and you don’t<br />
</strong> Mi sono proiettato quest’immagine nel cervello per così tanto tempo che quando arriva la serata (la SERATA! Sto guardando BOB MOULD suonare dal vivo!) non so più nemmeno bene che farci. Farà pezzi, li suonerà più o meno come li sa suonare. A volte ho pensato che avrebbe potuto sembrar patetico, l’artista che fa ciò che il pubblico gli richiede per non venir preso a bottigliate. Sugar, eccetera. Non è così: le canzoni arrivano, ed arrivano copiose; Bob le esegue con un’eccitazione ed un’intensità disarmanti, nel giro di un minuto ha stregato tutti quelli che si sono presentati. Non sono i suoi classici, sono i suoi bambini. Le suona come se stesse tirando fuori le foto dal portafoglio, per fartele vedere e magari raccontardi di che cosa facevano mentre sono state scattate. A un certo punto molla l’acustica e inizia a tirar giù le pareti con una chitarra elettrica e un sacco di pezzi punk. Le canzoni nuove non sfigurano manco un po’. Non riesce a <em>non</em> canticchiare qualcosa, anche durante le parti strumentali sussurra una melodia ininterrotta. Gli attacchi dei pezzi storici sono diversi, furiosi e disordinati: ci metti qualche secondo a realizzare che –OCCRISTO questa è <em>I Apologize</em>, nel ’98 ho rotto una bottiglia di birra mentre facevo air guitar in cameretta, e la sta suonando FORTISSIMO.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-23797" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/geetaz-450x252.jpg" alt="geetaz" width="450" height="252" /></p>
<p><strong>Small pieces of truth, whispered on the dancefloor<br />
</strong><em>I vecchi sogni erano dei bei sogni. Non si sono avverati, ma comunque li ho avuti</em>. L&#8217;ho sentito in un film di Clint Eastwood. Non è mai quel che succede, è quel che vedono i tuoi occhi e che ascoltano le tue orecchie. Tra il pubblico ci sono almeno cinquanta persone come me: over-30 malvestiti e sovrappeso che ha passato metà della vita a stare male e l’altra metà ad ascoltar dischi per stare peggio. Ai tempi di Napster avevo masterizzato un CD con dodici bootleg di <em>Celebrated Summer</em>. Questa sera arriva dopo <em>I Apologize</em> e <em>Chartered Trips</em>. Sento il cuore che mi sanguina via, gli altri cinquanta stanno urlando con gli occhi lucidi e un sorriso enorme. Nostalgici bacchettoni, gente depressa, paraculi d&#8217;accatto schifati dal nuovo in ogni sua forma: se oggi succede qualcosa di così intenso e di cuore io non ne sono a conoscenza. Le rivoluzioni iniziano a casa, preferibilmente allo specchio del bagno. <em>Old is the new young</em>. Sulla metà dei pezzi che suona ho una storia da raccontare: per la maggior parte sono storie tristi, melense o indegne di attenzione, ma sono comunque storie mie. Me le ri-racconto. <em>Ti ricordi?</em> L&#8217;altra metà dei pezzi l&#8217;ho semplicemente ascoltata canticchiata ed amata, in varie fasi della mia vita. Per il bis arrivano <em>Something I Learned Today</em> e <em>Makes No Sense At All</em>. Scende dal palco e si mette a chiacchierare con gli stessi ciccioni malvestiti del pre-concerto. 11 dicembre 2009, la serata di musica più bella della mia vita.</p>
<p>(foto di <strong>Alice Marino</strong>)</p>
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		<title>Words x Music x Noir &#8211; are you coming?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 11:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Pierri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live]]></category>

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Words x Music ritorna venerdì 11 dicembre al Bitte di Milano. Dopo l&#8217;appuntamento con i Minnie&#8217;s e Tommaso Pincio, noi di Vitaminic, insieme a quelli di Finzioni, torniamo con lo stesso cocktail di musica e letteratura: protagonisti, Paolo Roversi e Ghost To Falco (Portland, US). Perché, si, tutta la serata è dedicata al NOIR, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/WXM_noir_ST.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23400" title="WXM_noir_ST" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/WXM_noir_ST.jpg" alt="WXM_noir_ST" width="440" height="659" /></a></p>
<p>Words x Music ritorna <strong>venerdì 11 dicembre al <a href="http://www.bittemilano.com">Bitte </a></strong>di Milano. Dopo l&#8217;appuntamento con i Minnie&#8217;s e Tommaso Pincio, noi di Vitaminic, insieme a quelli di <a href="http://www.finzionimagazine.com">Finzioni</a>, torniamo con lo stesso cocktail di musica e letteratura: protagonisti, <a href="http://www.milanonera.com">Paolo Roversi</a> e <a href="http://myspace.com/ghosttofalco">Ghost To Falco</a> (Portland, US). Perché, si, tutta la serata è dedicata al NOIR, un genere che ha storia da vendere, specie qui a Milano.</p>
<p>La serata costa <strong>5 euro + tessera ARCI</strong><br />
&#8230; ma se volete entrare <strong>GRATIS</strong> (sempre con tessera ARCI però!) <strong>iscrivetevi a <a href="http://www.peoplesound.com">Peoplesound</a> e<a href="http://www.peoplesound.com/it/channel/milanonera"> seguite il channel MilanoNera</a></strong>.<br />
Come? O <strong>via web</strong>, come sempre, oppure <strong>mandando l&#8217;sms MINERA al 3386738251 </strong>(verrete iscritti automaticamente).<br />
Se risulterete tra i follower del canale, non avrete che da mostrare la tessera ed entrare!</p>
<p>Leggete tutti i dettagli del programma qui sotto, e speriamo che verrete a bere un bicchiere assieme a noi.</p>
<p>Words x Music x Noir è su <strong>ZERO</strong>: fateci sapere che ci sarete cliccando <a href="http://milano.zero.eu/eventi/2009/12/11/paolo-roversi-ghost-to-falco/">qui</a>!<br />
Words x Music x Noir è su <strong>Facebook</strong>: fateci sapere che ci sarete cliccando <a href="http://www.facebook.com/home.php#/event.php?eid=188472764073&amp;ref=ts">qui</a>!</p>
<p>********</p>
<p><strong>WORDS X MUSIC X NOIR<br />
11 DICEMBRE @ BITTE</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.finzionimagazine.com">FINZIONI</a> PRESENTA</strong>.<br />
<strong>ORE 22</strong>. PAOLO ROVERSI (MILANONERA.COM), LETTORE. APERITIVO LETTERARIO: LO SCRITTORE PAOLO ROVERSI RACCONTA IL NOIR (DEGLI ALTRI) CHE HA LETTO, LEGGE, LEGGERA&#8217;.<br />
<strong><br />
VITAMINIC PRESENTA. </strong><br />
<strong>ORE 23.30</strong>. GHOST TO FALCO (PORTLAND, US) SUONA IN SEMI-ACUSTICO IL NUOVO ALBUM &#8220;EXOTIC BELIEVERS&#8221; (CAPE &amp; CHALICE/INFINITE FRONT)<br />
<a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this), &quot;24d21910a3631793f3b025d19cb2eddd&quot;, event)" rel="nofollow" href="../" target="_blank"></a></p>
<p>(la grafica è di tomm, <a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this), &quot;24d21910a3631793f3b025d19cb2eddd&quot;, event)" rel="nofollow" href="http://umanuvem.blogspot.com/" target="_blank">http://umanuvem.blogspot.com</a>)</p>
<p>*******<br />
<strong><br />
WORDS x MUSIC</strong>, format inaugurato il 5 novembre scorso al <a href="http://www.bittemilano.com/">BITTE</a>, è un piccolo evento unico, cross-platform, ideato da <a href="http://www.finzionimagazine.com">FINZIONI MAGAZINE</a> (rivista letteraria) e <a href="http://www.vitaminic.it">VITAMINIC.IT </a>(e-zine di musica indipendente). L&#8217;obiettivo è unire musica e letteratura in diverse serate a tema che vedono protagonisti uno scrittore e una band. Lo scrittore &#8211; novità &#8211; parla non dei libri che ha scritto, ma di quelli che legge in un dialogo aperto con il pubblico; la band si esibisce nell&#8217;atmosfera quieta e familiare del Bitte in un concerto semi-acustico.</p>
<p><strong>Il secondo appuntamento di WORDS X MUSIC, l&#8217;11 dicembre, avrà come tema il NOIR</strong>: alle ore 20 Paolo Roversi di MilanoNera racconterà dei classici del genere, da Bukowski a Scerbanenco a mille altri; alle ore 22, direttamente da Portland, Stati Uniti, si esibirà Eric Crespo, in arte GHOST TO FALCO, con il suo particolarissimo folk oscuro e cinematografico, perfettamente&#8230; noir.</p>
<p>in collaborazione con <a href="http://www.finzionimagazine.com">FINZIONI MAGAZINE</a>, <a href="http://www.vitaminic.it">VITAMINIC</a> e <a href="http://www.peoplesound.com">PEOPLESOUND</a>.</p>
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		<title>Melvins @ Estragon, Bologna (01/12/2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 09:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Baudrillard]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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Non ha alcuna importanza quanti loro concerti hai visto e vedrai, e meno ancora ne ha la pila dei dischi alla lettera M che continua ad aumentare anno dopo anno a forza di CD, EP, remix, spin-off, collaborazioni e quant’altro: rinnovare l’appuntamento con i Melvins è essenziale per capire cos’è, depurata di seghe mentali ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23211" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/melvins21.jpg" alt="melvins2" width="450" height="253" /><br />
Non ha alcuna importanza quanti loro concerti hai visto e vedrai, e meno ancora ne ha la pila dei dischi alla lettera M che continua ad aumentare anno dopo anno a forza di CD, EP, remix, <em>spin-off</em>, collaborazioni e quant’altro: rinnovare l’appuntamento con i <strong>Melvins </strong>è essenziale per capire cos’è, depurata di seghe mentali ed orpelli vari, la musica che ascoltiamo da una ventina d’anni. Punto. I Melvins li scoprii verso la metà degli anni novanta a forza di leggere riviste e sentirli chiamare <em>i maestri dei Nirvana</em>; decisi seduta stante di interessarmene e non ne sono mai uscito.</p>
<p><span id="more-23200"></span></p>
<p>Questa sera l’Estragon è popolato per il 50% di persone che sembrano avere avuto la mia storia: per un giusto cambio la band esegue sostanzialmente tutti i pezzi belli di <em><strong>Houdini</strong></em>, oltre a permettersi di pescare a destra e a manca da ogni periodo della propria esistenza e tenere un occhio di riguardo per <em><strong>Nude With Boots</strong></em>. L&#8217;altra metà di pubblico è fatto di curiosi dell&#8217;ultim&#8217;ora, metallari pattoniani, appassionati di avant-ADSL e persino tre ragazze. Il concerto comincia con una mezza dozzina di canzoni suonate da King Buzzo e Dale Crover in duo, e sembra di sentir crepare il cuore per le dosi di sincerità e carisma che emanano da ogni singola battuta. Come dei punk liceali, ma con il centuplo della botta. Dopo venti minuti vengono raggiunti sul palco dai <strong>Big Business</strong>, a comporre la formazione attuale con due batterie.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-23216" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/melvins51.jpg" alt="melvins5" width="450" height="253" /></p>
<p>Da lì in poi quello dei Melvins diventa <strong>IL ROCK</strong>: suoni cattivissimi e pesantissimi, tamburi che risuonano come in una guerra, basso tellurico e gente che salta furiosamente sopra e sotto al palco. Come dei punk liceali. Basterebbe la musica in sè a far fuori i dubbi e portare a casa il concerto dell’anno, ma per quelli come me, in casi come questo, non è mai una questione di &#8220;musica&#8221;. Perchè quello che viene rappresentato stasera all’Estragon è il suono di chitarra che ha determinato la storia della musica che ho ascoltato di più da quando son maggiorenne, è una lista di centinaia di grandi artisti ai quali hanno cambiato la vita e con cui continuano a collaborare, da Jello Biafra a Lustmord a Mike Patton a Joe Preston a Billy Anderson a Tom Hazelmyer, ed è perdere il conto mentre segui il filo dei tuoi pensieri, ricominciare, pensare a tutti i gruppi che hanno messo in piedi e nei quali hanno collaborato Dale Crover e Buzz Osbourne, mettersi a piangere, rimettersi in forma in tempo per una anomala pausa a metà show, sentirli attaccare un pezzo che ha tutta l’aria d’essere il tema di <em>Shining</em>, andare fuori con i break di batteria, commuoversi come bambini quando King Buzzo blocca un pezzo a metà per presentare se stesso e la band. Come dei punk liceali. E via di questo passo. E nemmeno tutto questo messo insieme riesce a dare un’idea. L’idea, molto più semplicemente, è che tu sei lì come un musulmano alla mecca e loro si sentono in dovere di suonare fortissimo, togliere il mestiere e lasciare solo la pacca. Come dei punk liceali. Lo dico sempre, ed è sempre vero: concerto dell’anno.</p>
<p>bonus pix:<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-23212" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/melvins31.jpg" alt="melvins3" width="450" height="253" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-23214" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/melvins41.jpg" alt="melvins4" width="450" height="253" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-23215" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/melvins11.jpg" alt="melvins1" width="450" height="338" /></p>
<p>PS: menzione d&#8217;onore per i <strong>Porn</strong>, di spalla, autori di un concerto strumentale pesante ed insidioso, ai limiti del doom metal, perfetto per la serata e pienamente al livello dell&#8217;<em>act</em> principale.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Front Row: Yo La Tengo live @ Auditorium Flog, Firenze &#8211; 28.11.2009</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 11:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/01.jpg" alt="" /></p>
<p><span id="more-23244"></span></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/02.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/03.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/04.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/05.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/06.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/07.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/08.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/09.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/10.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/11.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/12.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/13.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/14.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/15.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/16.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/17.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/18.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/19.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/20.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/21.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/22.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/23.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/24.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/25.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/26.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/27.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/28.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/29.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/30.jpg" alt="" /></p>
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<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/32.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/33.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/yolatengo/34.jpg" alt="" /></p>
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		<title>The Black Lips @ Musicdrome, Milano (18/11/2009)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 13:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ray Banhoff</dc:creator>
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(tutte le foto sono di Clara Tortato)
Voglio dire solo due cose sul concerto dei Black Lips. C’era attesa, la gente camminava a piedi tra la fermata di Lotto (tetro posto, forse il più brutto angolo di Milano) per cercare il Musicdrome. I ragazzi si presentano puntuali. Cole è vestito da cacciatore/soldato messicano, con tanto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4117795011_9408b6fbf5_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23143" title="4117795011_9408b6fbf5_b" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4117795011_9408b6fbf5_b.jpg" alt="4117795011_9408b6fbf5_b" width="440" height="660" /></a></p>
<p>(tutte le foto sono di <a href="http://claratortato.wordpress.com/">Clara Tortato</a>)</p>
<p>Voglio dire solo due cose sul concerto dei <a href="http://www.myspace.com/theblacklips"><strong>Black Lips</strong></a>. C’era attesa, la gente camminava a piedi tra la fermata di Lotto (tetro posto, forse il più brutto angolo di Milano) per cercare il Musicdrome. I ragazzi si presentano puntuali. Cole è vestito da cacciatore/soldato messicano, con tanto di cinturone, pallottole e cappello. Ian è Bruce Springsteen nel 1986 e Jared è super magro e con la tosse, Joe pare un salutista tutto muscoli, sorrisi e aspetto sano.</p>
<p><span id="more-23073"></span></p>
<p>Attaccano a suonare educatamente. La gente si lamenti che non si piscino addosso o limonino tra di loro, tutte imprese lette sui blog, ma perdio, mica sono delle marionette. Sono musicisti, per quanto ironici e scemi. Non sono al nostro servizio. Quindi suonano composti. Fanno tanto di <em><strong>Let it Bloom</strong></em>. Un branco di pischelli comincia a pogare violento. Li guardo attonito. Penso che qualcuno si faccia male. Ridono, sbraitano, a me sembrano dei debosciati e mi distraggono un po’. Unico problema del concerto: l’acustica. Se non avessi avuto l’accredito mi sarei proprio incazzato. Cristo, non può essere difficile fare il soundcheck a un gruppo con due chitarre, basso e batteria. Non si sentiva nulla. Come al solito al Musicdrome è così. Sulla questione, quando lo interpellai, il proprietario mi disse “non me ne frega un cazzo!” in occasione del live dei Times New Viking. Mi chiedo infatti perché non cambi lavoro. Immaginatevi il sound sporco dei nostri, che esce da un impianto sottoterra, anzi dal culo di un impianto sottoterra. Questo l’effetto. Il concerto è stato tuttavia piacevole. Purtroppo c’è stata zero interazione tra pubblico e band, ma sti poveretti girano l’Europa su un furgoncino, dormono ogni sera in un posto diverso (spesso delle catapecchie come si racconta sul loro blog), insomma magari erano stanchi.Era pieno di good vibrations nell’aria (tolto il pogo) e hanno suonato <em>Boomerang</em>, <em>Hippie Hippie Hoora, Bad Kids, Katrina</em> e tutte le altre. Son venuto via prima perché ero coi mezzi. E perché non si sentiva niente. Buttate giù il Musicdrome. Fa troppo cagare. E una birra da 33cl in lattina costa 4 euro. Non è normale.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/theblacklips">Video </a>del concerto</p>
<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4117829021_411bb4b6cc_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23144" title="4117829021_411bb4b6cc_b" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4117829021_411bb4b6cc_b.jpg" alt="4117829021_411bb4b6cc_b" width="440" height="660" /></a></p>
<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4118525246_2d3f01c61c_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23145" title="4118525246_2d3f01c61c_b" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4118525246_2d3f01c61c_b.jpg" alt="4118525246_2d3f01c61c_b" width="440" height="660" /></a></p>
<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4117801119_8aea9888b0_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-23146" title="4117801119_8aea9888b0_b" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/12/4117801119_8aea9888b0_b.jpg" alt="4117801119_8aea9888b0_b" width="440" height="660" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>DID + Dance For Burgess &#8211; GET COLOR! live streaming ore 23.00</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2009/11/did-dance-for-burgess-get-color-live-streaming-ore-23-00/</link>
		<comments>http://www.vitaminic.it/2009/11/did-dance-for-burgess-get-color-live-streaming-ore-23-00/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
Questa sera si terrà il secondo appuntamento di GET COLOR!.
La rassegna curata da Foolica Records, presenterà sul palco del Tom (Piazza Tom Benetollo, Mantova) i torinesi DID. Da un anno a questa parte tutti parlano di loro. Blog, riviste di settore, promoter e remixer da ogni parte del globo, tutti si sono innamorati dei DID. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/did_vitaminic.jpg"><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/did_vitaminic-450x265.jpg" alt="did_vitaminic" title="did_vitaminic" width="450" height="265" class="aligncenter size-medium wp-image-23078" /></a><br />
Questa sera si terrà il secondo appuntamento di <a href="http://getcolorfoolica.blogspot.com/">GET COLOR!</a>.<br />
La rassegna curata da Foolica Records, presenterà sul palco del Tom (Piazza Tom Benetollo, Mantova) i torinesi DID. Da un anno a questa parte tutti parlano di loro. Blog, riviste di settore, promoter e remixer da ogni parte del globo, tutti si sono innamorati dei DID. Nel giro di meno di un anno hanno suonato in tutti i club piu’ significativi d’Italia oltre che in svariati festival da migliaia di persone. Il tutto, prima grazie al rumore mediatico dovuto ai folgoranti singoli Ask U2 (web) e Time For Shopping (quest’ultimo ormai sold out, già una rarità per gli appassionati) e ora grazie all’acclamatissimo LP di debutto ‘Kumar Solarium’ promosso all’unanimità e a pieni voti dai magazine di settore e non.<br />
Arroganti, sfottono il panorama indipendente guardandosi dal poter anche solo lontanamente sembrare main-stream, un vero e proprio fenomeno che parte dal post-punk e la no-wave newyorkese ed ha un’incredibile attitudine per il live danzereccio, tanto potente da lasciare a bocca aperta. Prima di loro si esibiranno i toscani Dance For Burgess, unico gruppo italiano del 2009 ad esser stato invitato al famosissimo festival inglese dell’Isola di Wight! La serata si concluderà con il dj-set dei mantovani Holiday In Arabia, duo new wave che a breve debutterà con un EP di inediti su etichetta Mad On The Moon. Apertura ore 22.00, inizio concerti ore 23.00. Ingresso gratuito con tessera Arci.</p>
<p>La creazione del format GET COLOR! nasce dall’esigenza di dare alle band che vengono alle nostre serate piu’ esposizione. Mantova è una cittadina/paese molto bella/o ma poco propensa ad una “scena”. Il seguito che ha il Tom, unico locale a Mantova che fa concerti “indie”, è limitato ai soliti noti. Lo streaming ci è parso lo strumento piu’ adatto per far si che i nostri live siano visti da chiunque lo voglia, anche se non è della zona o semplicemente non ha voglia di venire al Tom. (qui, come penso dovunque, la tessera arci è un bel deterrente su moltissime persone)<br />
Oltre questo prima dei live facciamo una selezione musicale, il WarmUp, fatta da noi foolici, di circa un’ora che si puo’ trovare sul nostro blog a metà della settimana successiva al live insieme a delle interviste un po’ particolari alle band.<br />
I live in streaming resteranno on demand sul player di ustream di modo che tutti possano rivedere l’evento quando piu’ lo desiderano.<br />
GET COLOR! presto diventerà anche un format radiofonico su radio locali: programma di circa due ore con la trasmissione integrale del WarmUp, l’intervista alla band e tre/quattro brani della band stessa.</p>
<p>Ecco i prossimi appuntamenti!</p>
<p><strong>    15/01/2010 : My Awesome Mixtape<br />
    12/02/2010 : CAMERA237<br />
    12/03/2010 : Drink To Me<br />
    16/04/2010 : The Record’s + The Vickers<br />
    14/05/2010 : TBD</strong></p>
<p><a href="http://www.vitaminic.it/2009/11/did-dance-for-burgess-get-color-live-streaming-ore-23-00/#video-23077" class="media-link"><strong><b>Guarda il live streaming di GET COLOR!</b></strong></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Front Row: Evan Dando + Chris Brokaw live @ Covo Club, Bologna &#8211; 14.11.2009</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 15:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[


























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Chris Brokaw:








]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/01.jpg" alt=""/></p>
<p><span id="more-22808"></span></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/02.jpg" alt=""/></p>
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<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/22.jpg" alt=""/></p>
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<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/25.jpg" alt=""/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/26.jpg" alt=""/></p>
<p align="right"><font color="#ffffff">.</font></p>
<p align="right"><b>Chris Brokaw:</b></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/27.jpg" alt=""/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/28.jpg" alt=""/></p>
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<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/30.jpg" alt=""/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/31.jpg" alt=""/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/32.jpg" alt=""/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/33.jpg" alt=""/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/evandando+chrisbrokaw/34.jpg" alt=""/></p>
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		<title>Woven Hand + Six Organs Of Admittance @ Teatro Rasi, Ravenna (18/11/2009)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
La salvezza e la dannazione non son cose che t&#8217;insegnano al catechismo il sabato pomeriggio. O forse sì, ma non è lì che le impari. E sicuramente non le impari a lezione di chitarra. David Eugene Edwards, bontà sua, è uno che sembra averci capito qualcosa: si presenta sul palco del Teatro Rasi in orario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/07.jpg" alt="07" width="450" height="300" /></p>
<p>La salvezza e la dannazione non son cose che t&#8217;insegnano al catechismo il sabato pomeriggio. O forse sì, ma non è lì che le <em>impari</em>. E sicuramente non le impari a lezione di chitarra. <strong>David Eugene Edwards</strong>, bontà sua, è uno che sembra averci capito qualcosa: si presenta sul palco del Teatro Rasi in orario, al lato destro, armato di due chitarre elettriche, un banjo, un microfono anni cinquanta che fa uscire la sua voce come se fosse dentro una radio ed un microfono normale che fa uscire la sua voce come se fosse dentro una chiesa. E qui siamo dentro una chiesa, precisamente Santa Chiara, edificio di culto del tredicesimo secolo da tempo sconsacrato ed adibito a teatro. Con il palco scavato dentro l&#8217;abside la cui volta è illuminata a giorno. Il che significa che stasera, al suo quarto concerto ravennate in un paio d&#8217;anni, il figlio del predicatore gioca in casa.<br />
Per l&#8217;occasione sfoggia il suo vestito migliore: gruppo a tre elementi con <strong>Ordy Garrison</strong> alla batteria ed il sempiterno <strong>Pascal Humbert</strong> al basso (al suo fianco fin dai primi giorni di Sixteen Horsepower). E dopo una sorta di drone introduttivo per fare accomodare ai posti numerati i ritardatari, inizia a predicare e ti spazza via con il concerto più emozionante dell&#8217;anno. Un trionfo d&#8217;umor nero e vecchi canti indiani, caricati di una tensione e di una teatralità quasi insopportabili, come se David avesse deciso di autoimmolarsi per i nostri peccati. Quel che fa la differenza in un concerto di <strong>Woven Hand</strong> è una componente che sfugge alla descrizione verbale e al lessico musicale, una sorta di trasporto mistico del musicista all&#8217;interno del flusso musicale che non ha quasi nulla a che fare con la concezione più classica di <em>psichedelia</em>. Sembra, a tutti gli effetti, pura e semplice sofferenza sfoggiata a gran voce e mediata da una rettitudine incrollabile nel suonare il proprio strumento. Qualcosa a cui nemmeno i bellissimi dischi di Woven Hand possono prepararvi, quasi come se la dimensione live sia qualcosa a sè, quasi che la band abbia trovato -a forza di perfezionare ed irrigidire il mestiere- il modo di costruirsi, ogni sera, attorno ai deliri di un chitarrista fin troppo dentro al proprio ruolo. E sarebbe tutto inutile se Edwards non fosse il performer che è, e non avesse dentro quel qualcosa che è innato e che nemmeno in quindici anni di pratica riusciresti a guadagnare.<br />
Il risultato è una performance brutale e violenta, ai limiti dello psicodramma, durante la quale è quasi impossibile rimanere seduti a guardare come se si trattasse di un concerto di musica. E se ne esce, come pubblico, sostanzialmente demoliti. Tutto quello che non ha fatto un&#8217;ora e passa di set, su cui scrosciano applausi entusiasti, lo fa il bis: una monumentale cover westernata (scusa Bugo) di <em>Heart and Soul</em> che toglie la sobria rigidità dell&#8217;originale e ne lascia intatto il carico emotivo. Prima di lui aveva suonato <strong>Six Organs Of Admittance</strong>, con uno dei concerti più belli tra quelli suoi a cui ho avuto modo di assistere. Psichedelia freak-folk tirata e compressa a tre chitarre con un eccellente lavoro di contorno di Elisa Ambrogio (Magik Markers), una trama di feedback ad alto volume che in altre sere sarebbe stato qualcosa di enorme. Ma alla fine del concerto di Woven Hand, purtroppo, è difficile ricordarsi di qualsiasi altra <em>cosa </em>sia successa nelle ultime settimane.</p>
<p>Foto di <strong>Elena Morelli</strong>.<br />
<span id="more-22939"></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22940" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/01.jpg" alt="01" width="450" height="675" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22941" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/02.jpg" alt="02" width="450" height="417" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22942" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/03.jpg" alt="03" width="450" height="338" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22943" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/04.jpg" alt="04" width="450" height="391" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22944" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/05.jpg" alt="05" width="450" height="675" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22945" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/06.jpg" alt="06" width="450" height="605" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22946" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/07.jpg" alt="07" width="450" height="300" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22948" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/08.jpg" alt="08" width="450" height="675" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22950" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/09.jpg" alt="09" width="450" height="300" /><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-22952" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/10.jpg" alt="10" width="450" height="675" /></p>
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		<title>The Horrors + Gliss @ Auditorium Flog, Firenze (19/11/09)</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 00:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
Inutile negarlo: gli Horrors, in Italia nei giorni scorsi per il tour di supporto al secondo e ben più apprezzato disco Primary Colours, li aspettavamo tutti quanti un po&#8217; al varco, seppure per motivi diversi. Nella data fiorentina alla Flog si possono facilmente distinguere le due fasce di pubblico. Sotto il palco i fans accaniti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-22865 alignnone" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/horrors-1.jpg" alt="horrors-1" width="450" height="337" /></p>
<p>Inutile negarlo: gli <a href="http://www.myspace.com/thehorrors" target="_blank"><strong>Horrors</strong></a>, in Italia nei giorni scorsi per il tour di supporto al secondo e ben più apprezzato disco <a href="http://www.vitaminic.it/2009/07/the-horrors-primary-colours-beggars-banquet-xlself/"><strong><em>Primary Colour</em>s</strong></a>, li aspettavamo tutti quanti un po&#8217; al varco, seppure per motivi diversi. Nella data fiorentina alla Flog si possono facilmente distinguere le due fasce di pubblico. Sotto il palco i fans accaniti (non troppi, più giovani, dall&#8217;aspetto mediamente meno modaiolo di quanto mi sarei aspettato), che seguono Faris Badwan e soci dai tempi di <strong><em>Strange House</em></strong> e sperano in una scaletta omnicomprensiva. Nelle retrovie tutti gli altri, che invece in buona parte si accontenterebbero di ascoltare le canzoni dell&#8217;ultimo disco &#8211; come dire &#8211; <em>riconoscendole</em>. Sulle aspettative basse influiscono i racconti di alcuni live recenti, ma anche il (doveroso?) pregiudizio negativo che da qualche anno accompagna le giovani band britanniche, soprattutto se revivaliste, soprattutto se sbarcate sulla copertina di NME all&#8217;esordio o ancor prima. Insomma, bel cd, ma dal vivo &#8220;vi ci voglio&#8221;.</p>
<p><span id="more-22863"></span></p>
<p>Quasi in ossequio a questa spartizione dell&#8217;uditorio, nonché alla netta cesura di stile tra i due dischi finora pubblicati, il concerto è come spezzato in due parti. Nella prima gli Horrors eseguono quasi integralmente <strong><em>Primary Colours</em></strong>, ed ecco la sorpresa: funziona. Dal crescendo iniziale di <em>Mirror&#8217;s Image</em> in poi le canzoni vengono riproposte con sufficiente fedeltà (con <em>New Ice Age</em> in particolare che acquista un ulteriore ed  eccitante vigore); il frontman spilungone tiene il palco ma anche le note. Nel riproporre pezzi come questi dal vivo era forse inevitabile dar loro una veste più spoglia e post-punk, con il conseguente rischio di farli suonare più freddi e derivativi di quanto non siano: per limitare questo effetto gli Horrors giocano la carta dei volumi altissimi e dei synth invadenti, con risultati accettabili anche per chi di cloni dei Joy Division ne ha sentiti tanti: si batte il piedino, si canticchia qualcosa, ci si sente gggiovani. L&#8217;autonomia purtroppo non è infinita: e dispiace che, dopo il nuovo singolo <em>Whole New Way</em>, i cinque londinesi  cedano leggermente proprio nel gran finale, su <em>Who Can Say</em> (voce che si incrina e mezza papera nello &#8220;stop and go&#8221; parlato, il picco drammatico del singolone) e <em>Sea Within a Sea</em> (che nel complesso non fa un grandissimo effetto: ma del resto ci si poteva aspettare, da un pezzo così ben prodotto in studio).<br />
Un live comunque più che dignitoso &#8211; se davvero nel loro primo tour gli Horrors non sapevano tenere in mano gli strumenti, le cose sono cambiate.</p>
<p>Poi ci sarebbe la seconda parte: nel bis vengono riproposti uno dopo l&#8217;altro alcuni pezzi forti dell&#8217;esordio (<em>Count in Fives</em>, <em>Sheena is a Parasite</em>, <em>Gloves</em>). Come prevedibile, non ci sono più un tempo né regole né volumi da seguire: è caciara senza freni sia sopra il palco sia sotto. Ma va bene così. Gli<em> aficionados</em> se ne andranno soddisfatti, anche se avrebbero preferito averne ancora.</p>
<p>&#8230; io sono a posto così, grazie. Anche perché la serata era iniziata con la felice scoperta dei <a href="http://www.gliss.tv/" target="_blank"><strong>Gliss</strong></a>, trio californiano che propone uno shoegaze-pop psichedelico non particolarmente originale, ma di impatto piacevole: una sorta di reboot dei Black Rebel Motorcycle con spruzzatine di Smashing Pumpkins e pure Metric, grazie alla voce femminile che sull&#8217;ultimo disco <strong><em>Devotion Implosion</em></strong> sembra predominare. In realtà dal vivo la maggior parte dei pezzi li canta il leader (chiamiamolo così visto che scrive i testi) Martin Klingman, che dovrebbe essere il batterista (con la bionda Victoria Cecilia al basso e David Reiss alla chitarra). Il condizionale è d&#8217;obbligo, perché i tre si scambiano un paio di volte gli strumenti durante il loro breve ma piacevole set, e da quel che se ne legge in rete la cosa pare essere un&#8217;abitudine.<br />
I Gliss <a href="http://www.myspace.com/gliss" target="_blank">tornano in Italia per altre tre date</a> proprio in questi giorni, stavolta in locali più piccoli e da headliner: potrebbero valere una visita, per valutare se il loro live regge e sfrutta la distanza più lunga.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22866" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/horrors-2-450x318.jpg" alt="horrors-2" width="450" height="318" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22867" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/horrors-3-450x337.jpg" alt="horrors-3" width="450" height="337" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22868" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/horrors-4-450x337.jpg" alt="horrors-4" width="450" height="337" /><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-22869" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/gliss-1-450x284.jpg" alt="gliss-1" width="450" height="284" /><br />
<img class="alignnone size-medium wp-image-22870" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/gliss-2-450x294.jpg" alt="gliss-2" width="450" height="294" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-22871" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/gliss-3-450x337.jpg" alt="gliss-3" width="450" height="337" /></p>
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		<item>
		<title>Front Row: Wilco live @ Teatro della Pergola, Firenze &#8211; 13.11.2009</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2009/11/front-row-wilco-live-teatro-della-pergola-firenze-13-11-2009/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[






























]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/01.jpg"/></p>
<p><span id="more-22772"></span></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/02.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/03.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/04.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/05.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/06.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/07.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/08.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/09.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/10.jpg"/></p>
<p><img src="http://www.avisiblesignofmyown.com/immagini/wilco/11.jpg"/></p>
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		<title>Kings of Convenience live @ Conservatorio G.Verdi, Milano (29.10.09)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Pierri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra che concerto dei Kings of Convenience abbia catalizzato tutta la città nel chiostro dell&#8217;Auditorium Verdi: tutti noi, furboni, abbiamo comprato i biglietti su internet e tutti noi, furboni, siamo inchiodati in fila da mezz&#8217;ora.
L&#8217;esercito di facce note segue tra le poltronissime. Ci sono Carmen Consoli e Paola Maugeri! è il commento che serpeggia a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra che concerto dei Kings of Convenience abbia catalizzato tutta la città nel chiostro dell&#8217;Auditorium Verdi: tutti noi, furboni, abbiamo comprato i biglietti su internet e tutti noi, furboni, siamo inchiodati in fila da mezz&#8217;ora.<br />
L&#8217;esercito di facce note segue tra le <em>poltronissime</em>. Ci sono Carmen Consoli e Paola Maugeri! è il commento che serpeggia a voce bassa tra la fila uno e la fila cinque (ma già lo sapete tutti). Poi le luci si abbassano, il concerto comincia. Sottotono.<br />
Erlend ed Eirik, identici a cinque anni fa, sembrano un po&#8217; arrugginiti, ma è la scelta dei pezzi ad essere un po&#8217; ferrosa, rigida. Inizio a credere che <em><strong>Declaration of Dependance</strong></em>, il loro nuovo e &#8211; a ragione o a torto &#8211; assai criticato album, dal vivo mostri il profilo peggiore. E forse ho ragione, perché appena il duo inizia a snocciolare i pezzi dei due dischi precedenti è <em>homecoming</em> istantaneo, in un posto che è un tempo e non un luogo: il 2003, il 2004, il 2005. E anche se <em>I Don&#8217;t Know What I Can Save You From</em> o <em>Stay Out of Trouble</em> rischiano di passare per anticaglia preziosa per emozioni accumulate e non per valore intrinseco, la sensazione è che in molti siano (siamo) nella sala vastissima &#8211; che si alza, torreggiante, a perdita d&#8217;occhio &#8211; per fare un giro nel passato.<br />
Più di una volta vengo sfiorata dal pensiero che i Kings Of Convenience non abbiano effettivamente più nulla da dire, come delle creature che hanno compiuto in loro ciclo, pronte a scomparire chissà dove o tornarsene da dove sono venute. Ma non vi voglio lasciare la sensazione che abbia visto un brutto concerto, o passato un&#8217;ora deprimente: è solo che a questo punto avrete letto più o meno ovunque di quant&#8217;era simpatico Erlend, di come e di quanto ha ballato sul palco, delle gag (a volte divertenti, a volte meno) che ha fatto, dei cori, dei sing-along su <em>Know How</em>, della fine frizzante al ritmo di <em>I&#8217;d Rather Dance With You</em>, della resa favolosa dei due nuovi singoli. Perciò, mi resta da guardare agli angoli più scuri della serata e tutto si riassume in questo: il terzo album dei due norvegesi, vuoi per l&#8217;acqua passata sotto i ponti, vuoi per le voci costanti di scioglimento, vuoi per lo spessore non eccelso dell&#8217;ultimo lavoro, ha un sapore quasi di re-union. <em>One shot</em>, una botta e via. E non mi stupirei se, almeno dal vivo, non li vedessi mai più.</p>
<p>(<a href="http://www.vitaminic.it/redazione/elena-morelli/">tutte le foto sono di Elena Morelli</a>)</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc02.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc02.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span id="more-22165"></span><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc04.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc04.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc05.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc05.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc08.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc08.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc09.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc09.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc10.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc10.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc11.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/foto/kingsofconvenience/koc11.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
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		<title>Fuck Buttons + HTRK + Chris Brokaw @ Locomotiv, Bologna (18/10/09)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 13:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Reali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Front Row]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
Partire dalla fine. Forse non si fa, ma per raccontare i Fuck Buttons voglio partire proprio dalla fine. Dal momento immediatamente successivo allo sguardo di intesa di Andrew Hung e Benjamin John Power che ha interrotto il loro set. Dal momento nel quale l&#8217;arrivo del silenzio ha completamente bloccato mio canale uditivo. Ho provato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22043" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/fuckbuttons01.jpg" alt="fuckbuttons01" width="450" height="300" /></p>
<p>Partire dalla fine. Forse non si fa, ma per raccontare i <strong><a href="http://www.myspace.com/fuckbuttons">Fuck Buttons</a></strong> voglio partire proprio dalla fine. Dal momento immediatamente successivo allo sguardo di intesa di Andrew Hung e Benjamin John Power che ha interrotto il loro set. Dal momento nel quale l&#8217;arrivo del silenzio ha completamente bloccato mio canale uditivo. Ho provato in quel momento a vedere le facce delle persone nelle prime file e su quasi tutte c&#8217;era una specie di sorriso. Perché nel primo attimo di silenzio in molti erano riusciti a mettere a fuoco quello che era successo nell&#8217;ora scarsa precedente. Non vorrei farlo sembrare troppo <em>new age</em> ma la sensazione era proprio quella di un fottuto trip ben riuscito. Imbastito sulle strutture rumorose, profonde e distorte ma anche sulla cassa dritta che in molti negli ultimi tempi hanno tacciato come un passo indietro rispetto al suono drone più primitivo del primo album <em><strong>Street Horrrsing</strong></em>. Il problema principale era capire se il nuovo <strong><em>Tarot Sport</em></strong>, partorito dai due di Bristol sotto l&#8217;occhio di Andrew Weatherhall potesse dare dal vivo una forma adatta a ciò che propone sul disco. La risposta è stata un&#8217;ora e qualcosa senza interruzioni partita sulla cassa di <em>Surf Solar</em>, che all&#8217;inizio ha dato pure la sensazione di essere troppo fredda e distante, ma che senza potere accorgersene è diventato un mantra di tribalismi e rumore capace di entrare dalle orecchie e fermarsi giusto all&#8217;altezza dello stomaco. Fatto pure di momenti non proprio delicati ma che a suo modo aprivano ad uno strano concetto di dolcezza primitiva (<em>Olympians</em> su tutti). Giuro che alla fine qualcuno nelle prime file ha gridato un &#8220;<em>Mamma Mia</em>&#8221; e ancora mi chiedo se fosse estasi o paura per aver preso parte a qualcosa di unico difficile da ripetere di nuovo.</p>
<p><span id="more-22042"></span></p>
<p>Ora un paio di precisazioni:<br />
L&#8217;apertura del concerto è stato affidato a <strong><a href="http://www.chrisbrokaw.com/">Chris Brokaw</a></strong> e al gruppo australiano <strong>HTRK</strong>. Il primo si presenta seduto con la sua chitarra e l&#8217;amplificatore sussurrando le proprie note di sconforto e disperazione. Un loser, non certo beautiful, sincero, profondo e appassionato che sembra capitato per caso in un serata non sua. Ma capace pure a prendersi qualche applauso.<br />
Gli <strong><a href="http://www.myspace.com/htrk">HTRK</a></strong> invece sono un trio che sguazza in una palude di post-punk, new wave e feedback. Capitanati da  una ragazza che canta e batte un tamburo con l&#8217;enfasi dell&#8217;impiegato alle poste il sabato mattina suscitano in me un misto di noia e sbadigli. Forse si sono impegnati troppo nel recitare la parte perché dubito si possa riuscire a tirare fuori così poco se si ha qualcosa di serio da dire.<br />
L&#8217;altra precisazione riguarda le splendide foto che vedete nel post che naturalmente non sono opera mia ma della bravissima <strong>Elena Morelli</strong>.</p>
<p><strong>Fuck Buttons</strong><br />
<img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/fuck-buttons-bis-450x337.jpg" alt="fuck buttons bis" width="450" height="337" class="aligncenter size-medium wp-image-22130" /><br />
<img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/fuckbuttons-bis-2-450x335.jpg" alt="fuckbuttons bis 2" width="450" height="335" class="aligncenter size-medium wp-image-22133" /></p>
<p><strong>HTRK</strong><br />
<img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/htrk-bis-450x337.jpg" alt="htrk bis" width="450" height="337" class="aligncenter size-medium wp-image-22142" /><br />
<strong>Chris Brokaw</strong><br />
<img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/chrisbrokaw02.jpg" alt="chrisbrokaw02" width="450" height="305" class="aligncenter size-full wp-image-22137" /></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Minnie&#8217;s: live streaming al Bitte &#8212; ore 22.30</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2009/11/minnies-live-streaming-al-bitte-ore-22-30/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 19:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Pierri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Go to]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

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Ore 22.30 &#8212; live dal Bitte con WORDS X MUSIC per lo streaming in tempo reale del concerto semi-acustico dei Minnie&#8217;s.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;float:none"><a href="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/WXM_ST.jpg"><img style="float: none" class="aligncenter size-full wp-image-22064" title="WXM_ST" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/11/WXM_ST.jpg" alt="WXM_ST" width="358" height="536" /></a></p>
<p>Ore 22.30 &#8212; live dal Bitte con WORDS X MUSIC per lo streaming in tempo reale del concerto semi-acustico dei Minnie&#8217;s.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Peter Murphy @ Viper Theatre, Firenze (1/10/2009)</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2009/10/peter-murphy-viper-theatre-firenze-1102009/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 12:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se ti chiami Peter Murphy ed eri la voce dei Bauhaus, puoi permetterti di riempire di giovedì un posto abbastanza grande come il fiorentino Viper (apertura del recente tour italiano in 5 date) malgrado un biglietto non troppo a buon mercato e nonostante l&#8217;annunciata presenza in scaletta di varie cover vecchie e nuove, a scapito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21363" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy1-450x337.jpg" alt="peter_murphy1" width="450" height="337" /></p>
<p>Se ti chiami <a href="http://www.petermurphy.info/" target="_blank"><strong>Peter Murphy</strong></a> ed eri la voce dei <a href="http://www.bauhausmusik.com/" target="_blank"><strong>Bauhaus</strong></a>, puoi permetterti di riempire di giovedì un posto abbastanza grande come il fiorentino <a href="http://viperclub.eu/" target="_blank">Viper</a> (apertura del recente tour italiano in 5 date) malgrado un biglietto non troppo a buon mercato e nonostante l&#8217;annunciata presenza in scaletta di varie cover vecchie e nuove, a scapito dei pezzi Bauhaus (del resto si chiama &#8220;Secret Cover Tour&#8221; non a caso).</p>
<p>Se ti chiami Peter Murphy, puoi permetterti di sciorinare soltanto tre-pezzi-tre dei Bauhaus in cui cantavi (comprendendo quella <em>Ziggy Stardust</em> di Bowie che è a tutti gli effetti anche un loro singolo storico). Uscendo comunque tra gli applausi.</p>
<p><span id="more-21361"></span></p>
<p>Se ti chiami Peter Murphy ed eri il frontman dei Bauhaus, il pubblico dei tuoi concerti è composto da una piccola nicchia affezionata che ti ha seguito negli anni attraverso album solisti più o meno riusciti e da una parte di spettatori più nostalgici che si sono fermati a <em>Burning from the Inside</em>: ma tutti quanti digeriranno facilmente il glam-rock darkeggiante che proponi oggi. Anche se dell&#8217;abbondante e vario repertorio solista lasci fuori sia i pezzi più etnico-sperimentali, sia alcuni dei singoli più famosi (<em>Cuts You Up</em>, <em>Indigo Eyes</em>), a favore di una manciata di brani nuovi poco convincenti (degni di una qualunque rockband muscolare con Bowie nel DNA: il disco di prossima uscita non si annuncia insomma un capolavoro). <img class="alignright size-medium wp-image-21367" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy4-300x400.jpg" alt="peter_murphy4" width="300" height="400" />Del resto l&#8217;ora e mezza di spettacolo che offri è comunque godibile: in barba all&#8217;età (gli anni si vedono tutti), il carisma sul palco c&#8217;è ancora, quando ti spari le pose con i quattro musicisti o ti dai in pasto al pubblico delle prime file.</p>
<p>Se il tuo nome è Peter Murphy, ti circonderai di una band che nella fisionomia richiama curiosamente mondi musicali diversi eppure tutti legati ai dischi con cui sei entrato nella storia del rock: un chitarrista dall&#8217;eleganza viziosa alla Reed/Jagger, un bassista grande e grosso che potrebbe suonare goth-industrial, un altro chitarrista sosia di Trent Reznor.</p>
<p>Se sei Peter Murphy dei Bauhaus il tuo timbro vanta innumerevoli tentativi di imitazione come la Settimana Enigmistica, ma pochi epigoni ti eguagliano in personalità: ecco quindi che puoi permetterti senza scandali di coverizzare <em>Transmission</em> dei Joy Division (anche se il risultato è pessimo, con la tensione dell&#8217;originale completamente evaporata), i Roxy Music (<em>In Every Dream Home a Heartache</em>), John Lennon (con una trasfigurazione glam di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bPig1iGVSYs" target="_blank"><em>Instant Karma</em></a> imprevedibilmente convincente). E soprattutto potrai zittire tutti con una versione da brividi di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tdU5mz4hKfg" target="_blank"><em>Hurt</em></a> (in stile Cash, ma meno distante dalle atmosfere NIN), e con un finale che mette in fila la dolcezza acustica di<em> Strange Kind Of Love</em>, una sussurrata <em>Space Oddity</em> e una <em>She&#8217;s In Parties</em> filologicamente impeccabile.</p>
<p>Se ti chiami Peter Murphy, insomma, ora che i Bauhaus sono un capitolo chiuso puoi continuare a girare il mondo fino alla pensione e farti pagare per show in cui fondamentalmente, escluso qualche inevitabile contentino, canti quel che ti pare e freghi quasi tutti.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21364" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy2-450x337.jpg" alt="peter_murphy2" width="450" height="337" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21366" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy3-450x348.jpg" alt="peter_murphy3" width="450" height="348" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21368" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy5-450x337.jpg" alt="peter_murphy5" width="450" height="337" /></p>
<p><img class="size-medium wp-image-21369 alignnone" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy6-450x337.jpg" alt="peter_murphy6" width="450" height="337" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21370" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy7-450x353.jpg" alt="peter_murphy7" width="450" height="353" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21371" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy8-450x254.jpg" alt="peter_murphy8" width="450" height="254" /></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-21372" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/10/peter_murphy9-450x318.jpg" alt="peter_murphy9" width="450" height="318" /></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Pitchfork Festival, 17/18/19 luglio 2009 &#8211; @ Union Park, Chiacago</title>
		<link>http://www.vitaminic.it/2009/09/pitchfork-festival-171819-luglio-2009-wicker-park-chiacago/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 08:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Graci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vitaminic.it/?p=19074</guid>
		<description><![CDATA[[Nota della Redazione: questo articolo doveva uscire ad agosto, ma per una serie di problemi non ce l'abbiamo fatta. Eccolo qui. Ringraziamo Elisa, che vive negli Stati Uniti, per il bell'articolo!]

Per il quarto anno consecutivo Chicago ospita il Pitchfork Festival, e Union Park, a pochi passi dal quartiere piu’ cool della citta’ Wicker Park, e’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Nota della Redazione: questo articolo doveva uscire ad agosto, ma per una serie di problemi non ce l'abbiamo fatta. Eccolo qui. Ringraziamo Elisa, che vive negli Stati Uniti, per il bell'articolo!]</em></p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Flaming Lips_Wayne Coin.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Flaming Lips_Wayne Coin.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Per il quarto anno consecutivo Chicago ospita il Pitchfork Festival, e Union Park, a pochi passi dal quartiere piu’ cool della citta’ Wicker Park, e’ invaso pacificamente da decine di migliaia di giovani e meno giovani appassionati di Indie rock.</p>
<p>La tre giorni musicale e’ sold out e fuori dagli ingressi del parco i bagarini americani si sgolano per fare affari.</p>
<p><span id="more-19074"></span></p>
<p>Le previsioni del tempo non sono proprio rassicuranti ma venerdi’ 17 (che in USA non porta sfortuna), con un cielo grigio che non promette niente di buono tocca ai <strong>Tortoise</strong>, portabandiera della scena musicale della citta’ dell’Illinois, inaugurare uno dei tre palchi del Pitchfork Festival 2009. Quest’anno i creativi organizzatori della manifestazione hanno pensato per la prima giornata ( una sorta di  pre-festival) di far decidere ai fans le scalette delle band  e cosi’ John McEntire e compagni, con nostro sommo piacere, suonano tra le alter <strong><em>TNT</em></strong> e <strong><em>Glass Museum</em></strong> e ascoltare quest’ultima nel cuore di Chicago fa venire I brividi, l’esecuzione dei brani e’ perfetta. Una precisione che fa quasi paura.</p>
<p>Tra applaui scroscianti arrivano i tre <strong>Yo la Tengo </strong>e, tra un cavallo di battaglia e l’altro, rompono la regola inserendo in scaletta un paio di canzoni nuove, deliziose, per poi farci sorridere e ricordare un vivo recente passato con <em>Tom Courtenay</em> e <em>Sugarcube</em>.</p>
<p>Sono le 19.20 ed e’ il momento dell’attesissimo ritono dei <strong>Jesus Lizard</strong>, che la citta’ aspetta da una decade oramai, I suoni sono taglienti come sempre, in particolare la chitarra di Denison.  Il pubblico esplode, dopotutto non sono diventati uno dei gruppi piu’importanti del post harcore a caso e il frontaman David Yow sembra rinvigorito da tale entusiasmo, e in 40 minuti di live salta, si sgola, sputa, si lancia tra la folla e da appuntamento ai concittadini per un nuovo live a fine novembre al Metro di Chicago.</p>
<p>L’arduo compito di concludere la prima giornata dopo il set infuocato dei Lizard e’ dei <strong>Built To Spill</strong>, che festeggiano il ventennale dalla formazione in quel di Boise, Idaho. Le loro chiatarre anni 90 la fanno da padrone per tutto il set, tra lunghe jam session, ballate come <em>Kicked in the Sun</em> e gran finale con <em>Carry the Zero</em> sinceramente oramai siamo tutti un po’ stanchi e allo stesso tempo ansiosi che il vero festival cominci l’indomani.</p>
<p><strong>Sabato 18</strong>. Il cielo e’ ancora nuvoloso, fa freschino e il progrmma e’ serratissimo. 18 band in 3 palchi, si comincia prestissimo, alle 13.00 con Disappears, progetto di Brian Case (90 Day Men, The Ponys), contemporaneamente nel palco piccolo e’ la volta dei <strong>Cymbals Eat Guitar</strong> da New York ( citta’ molto presente a questo festival). E ancora e’ una corsa tra i vari stages per vederee ascoltare una serie di bands (<strong>The Duchess and the Duke, Plats and Animal, Fucked Up, The Antlers, Bowerbirds</strong>) e finalmente e’ la volta dei chiaccheratissimi <strong>The Pains of Being Pure at Hearts</strong>, il loro omonimo album di debutto e’ suonato in heavy rotation dalle indie radios statunitensi ( un disco che sembra fatto tutto di singloli!) e il pubblico e’ caloroso e divertito, i 5 giovani ragazzi di Brooklyn sono quasi commossi da tanto entusiasmo e fa tenerezza vederli cosi’ felici sul palco cantare <em>We Will Never Die</em>. La loro musica dalla chiara influenza British anni 80 e’ una ventata di freschezza ed entusiasmo.Tra i tanti brani energici <em>Young Adult Friction</em> e il suo ritmo serrato e un ritornello irresistibile infiammano il parco. Bravi.</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Pains of Being Pure at Heart.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Pains of Being Pure at Heart.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Sono le 16.20 e <strong>Final Fantasy</strong> (il canadese Owen Pallett) si presenta sul grande palco da solo con violino e tastiera e strega i piu’ di 40.000 presenti (tutti in religioso silenzio) con un set di rara bellezza e classe fatto di virtuosismi e suoni celestiali. Sbalorditiva la sua capacita’ di costruire loop e melodie creando con il solo violino la base strumentale delle sue canzoni. Owen stesso dichiara sul palco di essere spaventato e di non aver mai suonato un set cosi’ ambizioso ad un festival, ma il risultato e’ eccezionale e applauditissimo.</p>
<p>Dopo i giovani e divertenti <strong>Ponytail</strong>, arrivano , ancora da Brooklyn gli <strong>Yeasayer</strong>: una gran bella sorpresa, il loro rock pop sperimentale e’ qualcosa che non avevo ancora mai sentito, uno strano incrocio tra Duran Duran, Depeche Mode, con un pizzico di India tribale e di Radiohead. Il live e’ coinvolgente e proprio mentre suonano la loro “hit” <em>Sunrise</em> la pioggia decide di scendere fortissima sul pubblico in estasi, un momento bellissimo.</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Yeasayer.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Yeasayer.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Per fortuna I temporali estivi durano poco e dopo <strong>Wavves, Doom e Lindstrom</strong> e’ il turno di <strong>Beirut</strong>, aka Zach Condon, il giovane ma ormai consumato forndatore del progetto e’ molto atteso. Purtropo una band non all’altezza non riesce a rendere dal vivo la bellezza della sua musica, il batterista e’ fuori sincrono, il bassista pure, ma la voce di Zach riscalda e la sua presenza e’ magnetica. Fantastico il duetto di<em> Sunday Sun</em> con Final Fantasy al violino per tutta l’ultima parte del set.</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Beirut.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Beirut.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Sul palco principale fervono i preparativi per l’ultimo live della giornata, in sottofondo <em>Human Nature</em> di Michael Jackson (R.I P).</p>
<p>Ore 20.40. Sono pronti <strong>The National</strong>. Semplicemente un concerto grandsioso. La band e’ padrona del palco, e mentre snocciola canzoni su canzoni da <strong><em>Alligator</em></strong> e <strong><em>Boxer</em></strong> il frontman Matt Berninger (probabilmente ubriaco) cade, si rialza, urla e sussurra. La band, coposta da due chitarre, basso, batteria, violinista/polistrumentista e un trombettista, e’ mostruosa. Apoteosi le performance di <em>Fake Empire</em> e di <em>Mr November </em>con tanto di stage diving di Berninger (elegantissimo nel suo completo anche mentre si tuffa sul pubblico). Che meraviglia.</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/The National.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/The National.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p><strong>Domenica 19</strong>, altre 18 band, dalle 13.00 si esibiscono <strong>Michael Columbia, The Mae Shi, Dianogah </strong>(non sapevo fossero ancora in giro!), <strong>Frightened Rabbit</strong>, <strong>Blitzen Trapper</strong> da Portland, <strong>Killer Whales</strong>, e <strong>Women</strong> dal Canada che riscuotono un discreto successo con i loro suoni cacofonici e l’esecuzione della ormai quasi famosa “Black Rice” (ma quant’e’ dolce e bravo il chitarrista!). Sono le 16.15, e sembra finalmente Luglio, sole e caldo. Tra  tanta bellezza e perfezione ecco che arriva il momento buuu del festival: <strong>The Thermals</strong>. Un live orrido, 4 cover in 40 minuti di set, dai Sonic Youth ai Nirvana, poi Breeders e gran finale con <em>Basket Case</em> dei Green Day. Le canzoni sono tutte uguali, l’unica traccia di dinamismo e’ nei saltelli della bassista e le cover sono la copia esatta delle originali. Non si intravede il motivo della loro presenza a questo festival. Non ci siamo. Totalmente fuori contesto.</p>
<p>Per fortuna dopo questo brutto momento, quasi come a volerci riconciliare con la bellezza del mondo, arrivano, da New York ovviamente, <strong>The Walkmen</strong>. Mi sbilancio senza timore, uno dei live migliori visti quest’anno. Con l’aiuto di un’orchestra di fiati di 7 elementi la band si esibisce in un concerto meraviglioso, coinvolgente ed emozionante. Gli straordinari musicisti che compongono il gruppo ( il battesista e il chirattsiat su tutti) creano un unico mix di suoni vintage, romantici, struggenti e potentissimi. Hamilton Leithauser ha una voce spaventosamente bella capace di acuti strabilianti e si capisce perche’ molti degli artisti presenti al festival sono al lato del palco ad applaudirlo. Memorabili le versioni di <em>Louisiana</em>, <em>In the New Year</em> e <em>The Rat</em>.</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/The Walkman 01.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/The Walkman 01.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/The Walkman 02.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/The Walkman 02.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Mentre sul palco piccolo si esibiscono <strong>Vivian Girls, Mew</strong> e <strong>The Very Best</strong>, l’area principale e’ in fervida attesa per <strong>Grizzly Bear </strong>e <strong>The Flaming Lips</strong>.</p>
<p>Prima pero’ è la volta dei francesci  <strong>M83</strong>, che non riesco ad apprezzare completamente forse perché ancora stregata dai Walkmen, forse perche’ il sole e’ troppo alto per questi ritmi elettropop.</p>
<p>I <strong>Grizzly Bear </strong>sono pronti a rispondere alle aspettative del numeriosissimo pubblico, e, nonostante alcuni problemi tecnici, ci riescono bene. Elegantissime le melodie e perfette le armonie delle loro voci, I quattro spaziano tra le atmosfere eteree di <strong><em>Knife</em></strong> a quelle piu’ pop di <strong><em>Veckatimest</em></strong>. Un bel concerto con quale hanno anche festeggiato il compleanno del batterista. Auguri!</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Grizzly Bear 02.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Grizzly Bear 02.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Grizzly Bear 01.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Grizzly Bear 01.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Grizzly Bear 03.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Grizzly Bear 03.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Ore 20.30, ci siamo, il gran finale e’ tutto per i <strong>Flaming Lips</strong>, e non poteva esserci conclusione migliore. La festa che contraddistingue i live della storica band di Oklahoma City coinvolge tutti in uno sforzo finale di entusiasmo e urla. Palloncini, coriandoli, il palco affollato come sempre da personaggi dai vari travestimenti, un’esplosione di gioia. E anche se Wayne Coyne parla e conversa col pubblico piu di quanto canta, lo perdoniamo intonando tutti insieme <em>Do you Realize</em>.</p>
<p><span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Flaming Lips Finale 01.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Flaming Lips Finale 01.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /><br />
<span class="clear"></span><img src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Flaming Lips Finale 02.jpg" alt="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/Pitchfork Photos.1/Flaming Lips Finale 02.jpg" align="right" style="clear: both" class="right" /></p>
<p>Ore 22.00, con grande ordine 50.000 persone defluiscono da parco e il Pitchfork Festival e’ finito.</p>
<p>Bravi agli organizzatori che hanno creato una macchina praticamente perfetta per il pubblico e per gli addetti ai lavori.<br />
Bravo il pubblico, rispettoso, entusiasta, curioso, sorridente.<br />
Bravi gli artisti, per le esibizioni ma anche per l’autentico senso di comunita’ e di collaborazione che hanno dimostrato presenziando a tutti i concerti dei propri colleghi.</p>
<p>Pronti per fare il biglietto per l’anno prossimo?</p>
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		<title>Peaches @ Magnolia Parade, Milano (3/09/2009)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 10:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Leandri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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Peaches si è trasformata nella Cyndi Lauper del Duemila. Bionda, irriverente, pansessuale. Porta in giro il suo spettacolo di danzerecce provocazioni radunando sempre più adepti. E&#8217; qualcosa da cui non puoi uscire indenne. O ti sei tolto la maglietta sventolandola ai quattro venti, o hai deciso di non lasciare mai più la pista perchè se ti fermi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><img class="aligncenter size-medium wp-image-19607" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/09/IMG_0068-450x337.jpg" alt="IMG_0068" width="450" height="337" /></p>
<p>Peaches si è trasformata nella Cyndi Lauper del Duemila. Bionda, irriverente, pansessuale. Porta in giro il suo spettacolo di danzerecce provocazioni radunando sempre più adepti. E&#8217; qualcosa da cui non puoi uscire indenne. O ti sei tolto la maglietta sventolandola ai quattro venti, o hai deciso di non lasciare mai più la pista perchè se ti fermi perderai anima e cervello. Peaches è tutta quella gustosa miscela di spettacolo <strong>hard rock</strong> e ritmi <strong>minimal</strong> che solletica a tal punto ogni esigenza spirituale, che si può capire questa folla di strampalati adoratori e curiosi radunatisi al Magnolia una delle ultime sere d&#8217;estate.<br />
In realtà sarebbe un <a href="http://www.magnoliaparade.com/public/mp2009/index.php" target="_blank">festival </a>che nella serata di giovedì raccoglie ancora una volta un cartellone di tutto rispetto, fra dj (<strong>Congorock, Useless Wooden Toys, 3 Is A Crowd</strong>) ed electroartisti (<strong>Moderat, Meg, Heike Has The Giggles</strong>). Il Magnolia si metamorfizza ancora e ancora, apparecchiato di 3 palchi-rana, un cupolone ripieno di luci fluo, pendule chillout zone, radio al <a href="http://cult.diesel.com/profiles/user/radio.html" target="_blank">telefono </a>e sui <a href="http://www.radiopopolare.it/" target="_blank">palchi</a>.<br />
Ma torniamo alle magliette. Il caldo lo permette, e allora quale occasione migliore di un invito della sacerdotessa per spogliarsi di futili orpelli? Peaches ringrazia, perchè &#8220;anche lei dopotutto è sempre nuda, sul palco&#8221;. Il suo è un turbinio di giacche amorfe e body estrosi che in effetti non nascondono poi molto. E poi &#8220;guardate la chitarrista!&#8221;. Con quelle guepierre in lattice e chitarrone stridente, l&#8217;immaginazione vola e si schianta a terra. Il colorato carrozzone mette in scena i quadretti più spiazzanti, dall&#8217;arrivo sul palco col tema dell&#8217; <em><strong>A Team </strong></em>fino agli storici videoclip di <em>Lose You </em>(l&#8217;effetto-proiezione sulle maniche del suo vestito), <em>More </em>(la giacchettona rosa che dà spazio alla tutona a rombi), <em>Take You On </em>(la collana roteante) e la nuovissima <em>Talk To Me </em>(con ballerine extra capellute al seguito). Forse non saranno scelte originalissime per i navigati fans, ma tutti, loro compresi, decidono di ignorare qualsiasi dettaglio per perdersi fra pazzie come: stage diving su due piedi, vomito da mal di testa, finto Iggy Pop con parrucca, bernarde luminose. Peaches sa stupire, non c&#8217;è dubbio. Solo che non finirà come Cyndi, a cantare di arcobaleni ai ritrovi gay, credendo di essere ancora progressista inscenando libertà sessuale. La sua, è destinata a durare.<br />
 <br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/carloalbertodellasiega/sets/72157622142997315/show/" target="_blank">Una bella slideshow delle serate</a></p>
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		<title>The Get Up Kids @ Estragon Summer Fest, Bologna (30/08/2009)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 13:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Farabegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>

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		<description><![CDATA[
Che la reunion sia uno degli sport preferiti tra i musicisti indie negli anni duemila è poco sindacabile. La stessa idea di diversificazione è alla base di un uso troppo massiccio del concetto: reunion con il batterista originale, reunion con un solo membro originale che magari suonava già da solista, reunion performing il tuo disco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-19281 aligncenter" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/09/1-450x252.jpg" alt="1" width="450" height="252" /><br />
Che la reunion sia uno degli sport preferiti tra i musicisti indie negli anni duemila è poco sindacabile. La stessa idea di diversificazione è alla base di un uso troppo massiccio del concetto: reunion con il batterista originale, reunion con un solo membro originale che magari suonava già da solista, reunion <em>performing </em>il tuo disco più famoso, reunion <em>non performing</em> i dischi dopo il terzo e via di questo passo -come a dire: ognuno ha le sue ragioni, ognuno mischia le carte meglio degli altri. Tra l&#8217;avanti e l&#8217;indietro c&#8217;è un gap culturale che ha a che fare con tutti i quesiti di base in merito alla musica di questo decennio: copiare a palla, citare, ispirarsi a, rimescolare VS riproporre, remixare, riprovarci, provare a non soccombere.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman"><img class="aligncenter size-medium wp-image-19282" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/09/2-450x252.jpg" alt="2" width="450" height="252" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p>I Get Up Kids si riuniscono dopo circa cinque anni dallo scioglimento. I <strong>Get Up Kids</strong> hanno scritto pagine della post-adolescenza di noi trentenni. Per le pagine dell&#8217;adolescenza erano arrivati tardi. La ragione contingente è il decennale del loro disco più famoso. Parlandone alla vigilia con qualche amico telematico (gli amici in carne ed ossa non parlano mai di queste cose) s&#8217;è discusso su quanto effettivamente i Get Up Kids ci abbiano cambiato la vita ai tempi e quanto, piuttosto, la gente racconti che sia successo dopo essersi scaricato il disco su Emule. Questa sera all&#8217;Estragon è lecito propendere per la prima ipotesi. Trenta-e-qualcosa-enni a bizzeffe, un bel pubblico folto quasi del tutto privo di frangette piastrate, capelli corvini con riflessi color merda di coniglio e rimmel sugli occhi. Quelli che urlano più forte prima del concerto tra un paio di settimane saranno all&#8217;AntiMTVday. Avrebbero potuto essere, o sono stati, presenti al tour dei Get Up Kids di spalla ai Braid. Due vite fa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman"><img class="aligncenter size-medium wp-image-19283" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/09/3-450x252.jpg" alt="3" width="450" height="252" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p>Liquidata la questione Briggs, una sorta di oi-combo losangelino il cui unico reale difetto è la non-obesità dei componenti, sale sul palco la band. Attaccano con <em>Holiday</em>, cioè il migliore inizio possibile, e la gente sotto al palco perde la ragione: un coro di mille persone che cantano ogni parola a memoria mentre sul palco il gruppo s&#8217;inventa un muro di chitarre che sbatte la nostalgia nello sgabuzzino in quattro secondi netti. E non è niente, in termini di potenza, al confronto di quel che succederà nella seconda parte del concerto. Secondo una ragionevole teoria &#8220;classica&#8221; del concerto rock tradizionale, i fattori che fanno la differenza tra un grande concerto e un concerto del cazzo sono tre: la presenza di pezzi ben noti e coinvolgenti, la risposta del pubblico e la perizia del gruppo sul palco. Da questo punto di vista, l&#8217;ultima data del tour europeo della band di Kansas City è uno dei più grandi concerti a cui chi scrive abbia assistito. La meraviglia viene solo in parte da quel che succede sul palco, che è un concerto nervosissimo suonato a volumi mondiali; è quello che succede sotto a fare la differenza, il fatto di comprendere che -in qualche modo- le persone che ti stanno attorno sono tutte uguali, e tutte diverse da quelle che stanno fuori dall&#8217;Estragon. La band si regola di conseguenza, sfoggiando sorrisi extralarge e suonando un po&#8217; più forte di quanto sia capace, trionfando pezzo dopo pezzo in una scaletta che pesca a bizzeffe da <em>Four Minute Mile</em> e <em>Something To Write Home About</em> lasciando il resto a un rapidissimo excursus (ivi comprese le cover di Cure e Mats che stanno su <em>Eudora</em>).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman"><img class="aligncenter size-medium wp-image-19284" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/09/4-450x252.jpg" alt="4" width="450" height="252" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p>Un momento è particolarmente significativo. La band torna sul palco per il bis. Jim Suptic, a sinistra, dichiara &#8220;best crowd in the whole tour&#8221;. Matt attacca subito il riff di <em>Out Of Reach</em> e s&#8217;avvicina al microfono per iniziare la strofa, ma viene coperto da un coro assordante che lo zittisce per un solo secondo, mentre Jim dall&#8217;altra parte sussurra qualcosa tipo &#8220;you guys are great&#8221;. Il resto fa più o meno da contorno: è sicuramente amarcord, almeno in parte. Forse una sorta di sogno ad occhi aperti di qualche realtà alternativa nella quale i Kids hanno insegnato a tutti un modo di suonare musica pop a volumi altissimi e senza rete di protezione, invece di essere rimasti -tutto sommato- una specie di mosca bianca del cambio di millennio. Ma la band sul palco c&#8217;è, ed è strepitosa, e macina una canzone dietro l&#8217;altra con tutta la foga di cui un essere umano può essere capace fino alla chiusura di <em>Ten Minutes,</em> che ci lascia cotti come una sarda e senza nessun&#8217;altra energia da spendere. Una sorta di compendio del cosa ci stiamo a fare qui: chi era presente lo ricorderà per lungo tempo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font: 16.0px Times New Roman"><img class="aligncenter size-medium wp-image-19285" src="http://www.vitaminic.it/uploads/2009/09/5-450x252.jpg" alt="5" width="450" height="252" /></p>
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