Live

Low: Magazzini Generali, Milano (28/11/2011)

Tomm. | 5/12/2011

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Foto: Kirstie ShanleyJuicyrain

Dici che non è importante, sussurri le parole che hai scritto negli ultimi giorni, rileggi -ormai senza voce, senza crederci più di tanto- quello che dovrebbe essere l’inizio, la prima frase ma “No, come inizi non conta”. L’importante è andare avanti, restare in piedi, insistere, costruire la tensione verso l’ultima pagina. Aggrapparsi alla seconda riga, la seconda strofa, la seconda canzone e poi scendere senza fermarsi, verso il punto. “No, come inizi non conta”. Invece loro sono così. Tempo di trovare posto sul palco -senza dire niente (che non serve, no. A loro no)- infilano Lazy e Lullaby e si prendono tutto. Si prendono tutti. A quel punto ogni pezzo diventa una scure violentissima su quello che rimane dei nostri cuori. A quel punto fa malissimo, a prescindere, ogni singolo sospiro di Alan Sparhawk, e la voce e le carezze delle spazzole di Mimi Parker sui suoi quattro pezzi di batteria e le chitarre e. Fino alla chiusura. Vicinissimi, stretti là dove fa più male. Chini sulla cassa come due raver d’altri tempi, con gli occhi chiusi, nella ricerca di un ultimo battito sottile. Definitivo. Necessario. Mentre alle nostre spalle il sole restituisce alle montagne agli alberi al cielo i colori del giorno, un nuovo domani, e sai che “tutto quello che possiamo fare è tentare di lottare, tutto quello che possiamo fare è tentare di nasconderci”.

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Josh T. Pearson live @ Circolo degli Artisti (Roma, 15/11/11)

Daniele Piovino | 29/11/2011

La verità è che non so cosa dire, nonostante ci abbia provato subito, appena terminato il concerto. A volte capita che mi vengano in mente delle buone frasi, ma stavolta ho pensato di farvi un paio di domande e di immaginarmi le relative risposte. Sono quasi convinto che se chiedessi a ognuno di voi “hai un’idea di cosa sia la felicità?” la risposta non sarebbe affermativa e tempestiva, almeno non nella totalità; ma se chiedessi “hai un’idea di cosa sia la tristezza?”, immagino che il “sì” suonerebbe deciso, tanti “sì” che non ammettono repliche. Non vi sto dicendo nulla di nuovo, e la previsione di cui sopra è sciocca, tendenzialmente fastidiosa come un pizzico in gola o gli exit poll del giorno prima. Se lo faccio, è perché mi sono promesso di scrivere pensieri semplici (evitando le parole intimità e intensità), qualcosa che possa comprendere facilmente anche Polli, e i suoi poderosi cinque anni di età, in modo da non istigarla a un temibile “e perché hai un’idea di cosa sia la tristezza?”. Polli, quello che devi sapere è che Josh T. Pearson è un ragazzo onesto, trasparente al punto tale che riuscirebbe a imbarazzare anche te, Polli. Io la prima volta che l’ho ascoltato ho pensato ad Alfietto. Te lo ricordi Alfietto, Polli? (Polli fa no con la testa). Alfietto è quel vecchietto simpatico che è riuscito a vivere da anarcoide in una città come Viterbo; che è un po’ come riuscire a spiegare a un cieco cosa sia il blu. Polli, secondo te cos’è il blu? “Un colore”, e cos’è un colore? (Polli si guarda intorno) “Quetto, guarda”. Appunto. E gli volevano bene ad Alfietto, era un pezzo di storia della città. Qualche mese prima di stirare le zampe (quando dico “stirare le zampe” Polli sorride), andò a rifiutare la targa del Comune di Viterbo davanti al sindaco e ai vari assessori; il giorno in cui gli chiesero per quale motivo si era recato alla cerimonia di consegna se non aveva intenzione di accettare la targa, rispose: “Dovevo dirgli il motivo del rifiuto, e parlare di Storia con i ragazzi delle scuole medie che erano venuti per me”. Studiala bene la Storia, Polli. “Il bbblu è il colore del cielo”. Nessun forcone, nessuna tricoteuse. Alfietto aveva capito tutto. “Viva la Révolution”.

Vai sul sito di Josh T. Pearson
Leggi il post di Marco su Last Of The Country Gentlemen

Crash of Rhinos w/ Verme (Cox18, Milano)

Federico Pucci | 24/11/2011

“Coming back home to find the door open” è un verso di Gold On Red, l’unico che mi riesca di tenere a mente di tutto Distal: a me sembra voglia dire che, se ti serve, puoi darti ragione fortissimo; puoi guardarti da fuori, se ti va, e apprezzare il tuo tempismo; puoi considerarti meraviglioso, come ti pare. Quello che non puoi fare è cambiarti. E allora chi sono questi immutabili felici fatalisti che ho davanti? Sono sardine o altri pesci inscatolati. Filetti di sgombro, perché puzzano in modo interessante. Hanno il cuore che gli esce dalle ascelle, non stanno fermi un momento, urlano. Sono una generazione in ritardo, un movimento sparso, qualcosa, fosse anche solo una riunione di condominio.

Il biennio che sta finendo ci ha stesi con un ritorno che ha avuto l’esito scontato di rianimare, defibrillare pericardi stanchi di giovani invecchiati troppo presto. Rivivere preadolescenze nel revival adolescente di un genere per niente antico. Io non riesco a tirarmi completamente fuori da tutto ciò, ci provo, mi devono estirpare chirurgicamente la prima persona plurale. Allora sto in disparte, che mi fa male la schiena, ma comunque so di far parte del sesto stato che marcia sul posto. E il posto è sempre piccolo, una Conchetta di locale che sembra cucito addosso al pubblico con un atto di sartoria estrema, o un qualsiasi salotto più o meno domestico.
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I Cani live @ Urban (Perugia, 14/10/2011)

Benty | 21/10/2011

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Foto: Lastfm

L’Urban di Perugia è un luogo ormai quasi della memoria: non sono molte le “rockoteche” di queste dimensioni ancora in piedi nel centro Italia (pensiamo alla fine pietosa di tanti locali passati nel giro di pochi anni dall’alternative al latin). Bisogna sottolineare che arrivarci ridefinisce il concetto di “finire in culo al mondo” come ben sanno persino i perugini. Ma la serata vale anche il valico di parte dell’appennino umbro-marchigiano, visto che stasera ci sono I Cani, quelli sopravvalutati (come recita anche il loro merchandising). Secondo concerto del loro primo tour dopo che il debutto li ha visti giocare in casa, a Roma, accolti da una folla in delirio e da qualche intoppo (i soliti due scemi col braccio teso su I Pariolini, i fischi a Cris X che apriva il concerto e che I Cani hanno coraggiosamente difeso dal palco).
Il locale è grande ma pieno come nel dicembre scorso per i Massimo Volume, e infatti di lì a poco viene annunciato il sold out, proprio come a Roma qualche giorno prima e a Torino sarebbe successo l’indomani. All’Urban tale impresa è riuscita nell’anno corrente solo ai Verdena, per darvi un’idea.
La prima bella sorpresa è il gruppo che apre, ovvero i Marcello e il mio amico Tommaso, altra band della pregiata e premiata scuderia 42 Records, che poi in realtà sul palco sono il doppio di quanto annuncia la ragione sociale. Peccato che il pubblico non gli abbia riservato le giuste attenzioni: se le sarebbero meritate i loro brani dai testi stralunati in inglese e italiano, il cantato maschile e femminile, le melodie fulminanti. Forse sarebbero più adatti a luoghi più raccolti e renderebbero meglio davanti a un’audience più propensa all’ascolto. Chi ha un cuore di panna e stravede per Aberfeldy, Belle And Sebastian e Magnetic Fields potrebbe aver trovato la via italiana a quel pop elegante, malinconico ma col sorriso, oppure solo molto felice. Twee as a fuck.
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D.A.N.K.E. Discipline And Neu Klub Experiment: Molfetta (23/07/2011)

Letizia Bognanni | 7/9/2011

imagesSotto il tendone gira un gossip, subito dopo la fine del (breve) live dei Detachments: si dice che la band si sia sciolta il giorno prima, circostanza che spiegherebbe il cappuccio tipo ku klux klan del tizio alle tastiere – uno che passava di lì, messo sul palco a fare numero. Sarebbe bello, personalmente non sono mai stata al concerto di un gruppo che non esiste, ma no, il pettegolezzo viene prontamente smentito. E non potrebbe essere altrimenti, visto che, effettivamente, il gruppo non esiste: “Bastien Marshal + variegated, detachable troops”, si legge alla voce “membri” della loro pagina facebook. Acclarato ciò, diciamo che il pallido Bastien e l’ignoto amico col cappuccio fanno la loro figura, in questa serata votata alla darkness new e no wave. Preceduti dagli ottimi autoctoni “fanculo la Puglia il sole e il mediterraneo, dio salvi la regina la nebbia e Manchester”, anche noti come Eels On Heels, i due offrono una mezz’ora (sì, poco, come già detto, ma anche la ritrosia in fondo fa molto minimal-cold wave) di sano viaggio nel tempo. Una trentina di anni addietro, quell’epoca di bianco e nero e balli convulsi su palchi puzzolenti di birra che a noi indie moderni ci piace tanto, e di indie moderni poi è piena la Puglia, che ormai è il rifugio preferito di tutti quelli che ne sanno. E che possono anche permettersi di snobbare Italia Wave (che poi diciamolo, politica a parte quest’anno lo snobbamento (snobbatura?) era facile, con quel cast un po’ così, fra il geriatrico e il “Modena City Ramblers? Anche basta.”) e la sua essenza istituzionale, e invece portare avanti, attivamente o solo come pubblico, realtà davvero indie-pendenti come appunto Discipline, una roba bella creata da gente che ci crede veramente e sperimenta veramente, se non altro mettendo sui cartelloni qualche nome nuovo, o quasi. I prossimi sono Passarella Death Squad e Casa del mirto. Io, se vivessi in Puglia, direi grazie. Anzi, danke.

Joan As Police Woman: Carpi, Modena (27/07/2011)

Chiara Leandri | 30/8/2011

IMG_1260Tempo di suoni estivi, tempo di festival. Ogni palco triturato nella macchina di discussioni, foto-ricordo, mirabilia e feticci. E noi siamo qua per peggiorare il morbo, con consapevole e studiata nonchalance. C’è un altro pezzo del puzzle da incastrare, quello che riguarda Joan As Police Woman.

Abbiamo lo stesso taglio di capelli. Tutte e due ci siamo vestite di nero e bianco. Le similitudini finiscono qui, eppure stasera c’è da sentirsi uguali alla poliziotta Joan. Che strana cosa: lei è lassù, noi quaggiù, e un filo di note ci unisce senza sforzi. Siamo a Carpi, Modena. L’ultima tappa italiana di una serie di piccole piazze suggestive scelte per l’occasione estiva: Bollate, Umbertide, Locorotondo, Sestri Levante e poi Torino, Rimini, Roma, Catania. Già, estate: “Come sta andando la vostra estate? Dai, sarà magnifico qua in Italia!”. Macchè, si muore di freddo. Sarà per questo che il clima – quello umano – sa di esitante, sospeso. Questa è una delle poche volte in cui Joan cerca di portare movimento allo spettacolo, ma è difficile urlare e dimenarsi proprio qui: sedie in stile cinema all’aperto, la magnifica cornice del Palazzo dei Pio, e l’attacco psichedelico di Flash. Come è l’anima di Joan: passionale, profonda, e poi riflessiva, e infine esplosiva. Ci sono momenti in cui le urleresti “Forza, lasciati andare! Di più, di più!”. In altri, la cosa migliore è saper interpretare le grida della sua voce: non è per virtuosismo, né per darsi un atteggiamento per così dire punk. Ѐ così e basta, un modo d’essere che segue un preciso percorso scritturale, anche quando sembra contraddirsi.
Novella Giovanna D’Arco, è a lei che Joan Wasser dedica non solo il suo nome d’arte, ma anche l’ultimo The Deep Field: frasi come “Girl you are the chosen one / you’ll make the history” (I Was Everyone), risalgono sicure oltre la superficie, imponendosi fino in profondità. Sembra una magia, eppure non è altro che un bel concerto. Strano, nel suo contesto. Eppure vero, e luminoso, fatto apposta per rischiarare questa bella estate.

Segui i post italiani di JAPW su Ilpost.it
Guarda le foto della serata su Rockol
Guarda il video live di The Magic
Guarda il video live di Flash
Guarda il video ufficiale di Chemmie

Italian Party 11 @ Umbertide (PG)

Daniele Piovino | 9/8/2011

Se l’Italian Party ci fosse ogni fine settimana sarebbe bello.
In ordine (di apparizione): My Bubba & Mi, Fast Animals and Slow Kids, Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Gazebo Penguins, A Classic Education.
I Buzz Aldrin non li ho visti, però in compenso ho mangiato “delle piadine che diobo’” (cit.)
Grazie Giulietta.
Grazie Luca Benni.
Majakovich e Prime non sono presenti nel video perché mentre suonavano io e la mia socia siamo morti di freddo. A luglio.
Il batterista dei Fast Animals and Slow Kids vince tutto. E non ci sono cazzi.
Lido Tevere è un bel posto, come si può dedurre facilmente dalle immagini in bianco.
Un pacchetto di patatine con la faccia di Hello Kitty stampata sopra ha tentato di soffocarmi (ho documentato tutto).

Gazebo Penguins mi piacciono un sacco.
Troppo Facile.
Ho ridotto in bianco e nero il lavoro di Giuditta Matteucci senza chiederle un parere; sono una brutta persona.
Cose che son giuste a livello quasi stevealbiniano”.

Dopo il concerto io e la mia socia siamo andati dove “c’è il banchetto, i cd, i dischi, via” e abbiamo fatto acquisti; Piter era lì vicino e ci ha regalato una copia del loro primo disco. Ho approfittato per fargli i complimenti e chiedergli quando avrò la possibilità di vederli suonare dalle mie parti. ”Ci si affeziona”.

La traccia audio di quest’ultimo video (Cinghiale) fa parte del free sampler dell’Italian Party 11 che puoi scaricare qui
Questa è la recensione di Legna che devi imparare a memoria
Qui ci sono i video sburi realizzati da Il Polimorfo che devi vedere adesso
E qui c’è l’intervista di Federico Bernocchi che devi assolutamente (ri)leggere (guai a te se non lo fai)
No, dico, pensavate di farla franca?

Arcade Fire live: Lucca Summer Festival (09/07/2011)

arcadefire08Il signor Trenitalia, in combutta con il signor Comune di Lucca, ce l’ha messa tutta per guastarmi il ricordo della serata di Sabato 9 luglio 2011. Ma no, signor Comune di Lucca che ti comporti come se non fossero una quindicina d’anni che esiste il Lucca Summer festival con relativi concerti e relativa gente che arriva e che (soprattutto) riparte. No, signor Trenitalia che organizzi il servizio sostitutivo ignorando la dolorosa verità che un bus non ha la medesima capienza di un treno, no, signor autista di Trenitalia che inveisci contro gente pacifica che vuole solo andare a prendere la sua coincidenza/il suo aereo e sbraiti al telefono facendo finta di chiamare un altro bus. No, tutti voi che ci avete abbandonati a dormire su un marciapiede di Lucca, non ci siete riusciti a guastarmi il ricordo della serata di Sabato 9 luglio 2011.
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Mogwai: Rock in Roma (08/07/2011)

Daniele Piovino | 14/7/2011

La prima cosa da dire è che a un concerto dei Mogwai devi essere presente fisicamente, devi essere lì, con il tuo peso corporeo, devi subire la gravità delle cose (questa prima constatazione la definirei orizzontale, perché in teoria potrebbe essere valida anche per i Bee Hive). (*1)
La seconda cosa da dire è che i Mogwai hanno la saletta prove in Paradiso (questa è quella verticale, una cosa che riguarda solo te e il cielo). (*2)
La terza cosa da dire (e poi la smetto, giuro) è che l’immagine che mi piace di più di questo video che ho girato è quella suggerita dalla mia ragazza, e che anche le riprese più stabili sono merito suo, perché ha prestato il suo braccio a mo’ di cavalletto. Immagino che di questo non ti importi una mazza, ma io ero lì, con i miei 21 grammi di peso corporeo, a subire la gravità delle cose, e cazzo quanto stavo bene. (*3)

Note: (*1) La nota è per farti capire che lo so che può sembrare una banalità, ma non lo è. Fidati. (*2) Ho pensato, per un attimo, alla frase di un genio: “Su, su, stellina, è solo adolescenza, poi passa.” Mi fido.
(*3) Per tutto il concerto sono stato il proprietario della loro saletta prove (anche questa è una questione di fede).

Leggi il pezzo di Marco Delsoldato su Burning, è necessario.

Front Row: Un giorno del tutto differente – Ferrara, 3.7.2011 // seconda parte

Elena Morelli | 13/7/2011

Ed ecco la seconda parte del fotoracconto di Un giorno del tutto differente, con protagonisti i due co-headliner della serata: i Verdena e i Dinosaur Jr.
[La prima parte la trovate qui]

Verdena:

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