
In occasione del concerto del 29 Dicembre’09 all’Unpop di Reggio Calabria, ho avuto modo di intervistare Dario Brunori, ovvero Brunori SAS. L’audio dell’intervista è veramente folle in quanto ci siamo messi a chiacchierare alla fine del concerto con due grappe in mano. Qui sotto ciò che ne ho ricavato.
Da quando è uscito il disco ad oggi hai avuto un sacco di recensioni complimentose e di riconoscimenti. A parte la corruzione, a cosa devi questa popolarità?
La corruzione sicuramente ha avuto il suo peso e mi auguro che ce lo avrà anche stasera. Scherzi a parte, il disco è arrivato anche oltre le nostre aspettative: non saprei spiegarti esattamente perché sta andando bene. Probabilmente le canzoni riescono davvero ad arrivare a chi le ascolta e questo non è mai scontato.
Tra i nomi che si fanno quando devi spiegare a qualcuno “come suona Brunori” ci sono sempre Rino Gaetano, Ivan Graziani…se tu lo dovessi spiegare a uno che non ti ha mai sentito?
Sì ho letto molti di questi accostamenti e probabilmente il fatto che ricorrano così spesso significa che delle assonanze, probabilmente, ci sono. Magari in chi ascolta è proprio così. Per quanto mi riguarda non azzardo paragoni, sono artisti che hanno fatto cose davvero importanti mentre io ho appena iniziato questo tipo di percorso; ma sono parole che – certo – mi fanno molto piacere.
Il tuo è un disco semplice sia nei testi che nella musica. È stato difficile trovare questa dimensione? Hai dovuto semplificare o è arrivato tutto così?
Non c’è stata una vera intenzione. Le canzoni sono nate in un periodo in cui non avevo deciso di fare il musicista, di fare un disco. Ho scritto le canzoni senza il pensiero di un pubblico in particolare ma – se possibile – con il desiderio di liberarmi da certe sovrastrutture…ma niente di troppo meditato.
Nell’intervista che hai fatto per una nota webzine tornano spesso riferimenti alla “provincia”. Ha davvero un peso così grande questo tema o – più semplicemente – l’intervistatore era leghista?
Il disco si rifà ad una dimensione non tanto di una provincia ma proprio di un piccolo paese. Mi interessava che nel disco ci fosse un rimando a determinate cose che mi sono mancate e che mi mancavano nel periodo in cui ho scritto le canzoni.
In Come Stai sembra che tu voglia prendere in giro gli schemi e la routine del mondo che hai intorno; cos’è che – girando l’Italia per concerti – ancora ti sorprende (nel bene e nel male)?
Mi sorprende in modo positivo lo spirito di iniziativa che c’è dietro queste esperienze; ragazzi che si danno da fare per diffondere la musica, per organizzare concerti e date in mezzo a tante difficoltà. La realtà dei tanti circoli ARCI in cui mi è capitato di suonare è espressione proprio di questa voglia di fare, che è sempre una cosa bella. In negativo, invece, direi niente per ora.
Non vorrei essere banale, ma penso che la poesia delle cose semplici – che credo sia uno dei “fondamenti” di ciò che hai scritto – ci abbia abbandonato, da tempo. Pensi che si possa o si debba ricercare? E le canzoni sono uno strumento privilegiato per farlo?
Non voglio mandare un messaggio particolare attraverso il disco, un messaggio contro una visione attuale che vedo negativa. Semplicemente per me, in quel momento, c’era bisogno di ritrovarmi e il disco nasce da quello; io facevo il musicista nei Blume e poi sono dovuto tornare a Cosenza. Lì mi sono incontrato con un mondo che non conoscevo perché lo avevo tenuto lontano da me e queste sensazioni e situazioni sono inevitabilmente finite nel disco.
Chi/cosa stai ascoltando di più in questo periodo?
Adesso sto ascoltando un po’ di musica “vecchia”: Lucio Dalla, per esempio, e qualcosa di Battisti, della sua produzione meno conosciuta, però. Di brani nuovi sto ascoltando Bob Corn, Dente il cui disco mi è piaciuto molto, e i Did.
Che progetti hai per l’immediato futuro? Stai già pensando a un Volume 2?
Sto già scrivendo qualche brano e nei live suono pezzi che poi nel disco non sono entrati. Vorrei conservare la genuinità delle cose che scrivo e non mettere giù canzoni solo perché in questo momento Brunori SAS va bene e quindi bisogna insistere.
È vero che la tua band in realtà si chiama i dARi?
Ovviamente sì.
foto di Paola Malara
(da una registrazione in occasione del concerto all’Unpop di Reggio Calabria, 29/12/2009)