Interviste

Intervista a Zola Jesus

Francesca Cavallo | 6/12/2011

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Autrice di uno degli album più acclamati del 2011, Zola Jesus è certamente una delle voci più peculiari del panorama musicale d’oltreoceano. Noi di Vitaminic l’abbiamo raggiunta via e-mail alla vigilia del suo tour italiano.
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Intervista ai Lilies on Mars

Francesca Cavallo | 30/11/2011

Lilies17Un cuore sardo e un’anima cosmopolita: Lisa Masia e Marina Cristofalo, italiane emigrate a Londra dieci anni fa, ci parlano del progetto Lilies on Mars e del loro ultimo album, Wish You Were a Pony. Vitaminic le ha incontrate domenica 20 novembre a Torino, in occasione di una serata decisamente spaziale organizzata dal festival “Per sentieri e remiganti”.
Nelle recensioni la vostra musica viene generalmente etichettata come shoegaze, dream pop, ecc. Tralasciando queste definizioni, voi come vi definireste?

È molto difficile dirlo, non riusciamo veramente a catalogarci in un genere preciso. Ci sono tante influenze, tanti generi che crediamo di abbracciare, in qualche modo, anche con un solo brano. C’è un po’ di tutto nella nostra musica. Sicuramente ci riconosciamo nella definizione shoegaze e dream pop, questi generi musicali fanno parte dei nostri ascolti, ma per noi è complicato definirci esattamente in un solo modo. A priori non escludiamo niente, non ci poniamo limiti: un giorno potremmo anche decidere di esplorare un genere così lontano dal nostro come l’opera!
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Intervista a Dee Dee (Dum Dum Girls)

Francesca Cavallo | 18/11/2011

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Illustrazione: Ester Grossi (ispirata ad una fotografia di Giulia Mazza)

Parte oggi il Fire of Love Tour – Dee Dee & Brandon Play The Songs of Dum Dum Girls & Crocodiles, il lungo tour “matrimoniale” della coppia più rock della West Coast, Dee Dee Penny e Brandon Welchez. Il nuovo album, Only in Dreams, una giovane ma intensissima carriera, una vita sempre on the road: di questo e molto altro abbiamo parlato con l’affascinante frontwoman delle Dum Dum Girls.

In un anno e mezzo tu e la tua band avete pubblicato l’album di debutto, una compilation, un EP, un secondo album e nel frattempo siete state in tour in quasi tutto il mondo: come riuscite a fare tutte queste contemporaneamente?
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Intervista ai Male Bonding

Federico Pucci | 14/11/2011

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Quest’anno sono usciti con Endless Now, l’anno scorso con Nothing Hurts, forse, l’anno prima andavano ancora al liceo. I Male Bonding tornano in Italia la settimana prossima per cinque concerti e così, visto che dall’ultima pubblicazione ero rimasto un po’ perplesso, come fanno le brave persone, chiedo a John Arthur Webb, chitarrista e cantante del gruppo, di rispiegarmi qualcosa.

Quasi tutti gli artisti sostengono che il proprio ultimo album sia migliore dei precedenti. Voi avete registrato due dischi di successo in meno di due anni: c’è qualcosa che avreste voluto fare diversamente, di cui non siete completamente soddisfatti? Vorreste cambiare qualcosa nel vostro prossimo disco?
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Half Die Festival 2011

Giampiero Cordisco | 8/7/2011

La storia è nota, soprattutto in zona Roma. C’è questo festival, totalmente autogestito, che si svolge su un terrazzo: ogni domenica di luglio suonano due artisti di musica elettronica-sperimentale, e questo terrazzo si trova dalle parti di Porta Furba ovvero in zona Tuscolana e più precisamente al Mandrione, e da lassù, oltre ad ammirare la distesa di abitazioni un tempo abusive e poi condonate, ammassate all’antico acquedotto romano, puoi vedere lo stesso acquedotto in tutta la sua maestosa presenza che incombe, e gli aerei delle compagnie low-cost che si preparano all’atterraggio nell’aeroporto low-cost di Ciampino – e insomma è un bello spettacolo davvero, soprattutto al tramonto, quando l’acquedotto è arancione e il cielo inizia a virare su un blu-viola niente male, e c’è qualcuno che suona musica interessante che definisci psicoattiva. L’Half Die va avanti da un bel po’ di anni, è gestito e organizzato da una sola persona, propone musiche cazzute, non paghi l’ingresso e non paghi il bar, perché il bar non c’è e il beveraggio devi portartelo da casa, e quando iniziano a suonare l’organizzatore fa il giro del terrazzo a dire a tutti di sedersi e di stare in silenzio.

Quest’anno ci siamo giocati già il primo appuntamento: domenica scorsa hanno suonato sul Morpurgo Roof il “nostro” Fabio Orsi e l’olandese Machinefabriek. Ecco il programma per le prossime domeniche (dalle ore 19):

10 luglio, Demdike Stare (Regno Unito) e Maike Zazie Matern (Germania)

17 luglio, Isabel Antena (Francia) e Cascao (Italia)

24 luglio, Richard A Ingram (Regno Unito) e Elisa Lulu (Italia)

Per info e prenotazioni potete mandare una mail a wulfang@infinito.it.

Adesso vi tocca leggervi la breve intervista cui Giovanni Rosace, aka Morpurgo Benerecetti, mi ha fatto il piacere di rispondere. O sennò potete guardarvi questo bel video. L’intervista sta sotto la foto, eh, non fate che ve ne andate senza leggerla.


Foto: Facebook
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Be Forest

Benty | 12/5/2011


Foto: headphonesman.net

La quinta edizione dell’Handmade Festival organizzato a Guastalla il primo maggio scorso è stata (senza che ci giriamo tanto attorno) uno strepitoso successo. Di pubblico, date le oltre mille bellissime presenze durante tutta la gloriosa giornata di sole e la serata, e di musica. Al Cleb si è esibita infatti una line-up nutrita, variegata e validissima che ha offerto parecchi momenti di ragguardevole bellezza. Dai set infuocati di Cut e Smart Cops all’electro/hip hop grintoso dei Quackers And Mormons, dallo stile balearico della Casa Del Mirto e degli Welcome Back Sailors, all’indie epico degli ottimi padroni di casa A Classic Education. E poi ancora la sorpresa degli ospiti canadesi Snailhouse, il gran finale di Movie Star Junkies e Death Of Anna Karina. Noi siamo rimasti incantati soprattutto davanti ai Be Forest, trio di ventenni pesaresi di cui già la rete narra meraviglie da qualche mese. D’altronde che il loro primo notevolissimo album Cold esca per quei fighi della WWNBB “vuol dire qualità”, come diceva la reclame quando ancora i Be Forest non erano manco nati. Quindi li abbiamo importunati e abbiamo voluto intervistarli. Tracciamo prima due coordinate musicali per spiegare i motivi che ci hanno fatto spellare le mani quella domenica pomeriggio davanti a questi talentuosi ragazzi marchigiani. Un live sobrio e concentrato ma molto naturale, zero pose e molta sostanza. Musica dai riferimenti chiari e nobilissimi: sezione ritmica tesa ed essenziale, presa di peso dal post punk più scuro (primissimi Cure, Siouxie, e Joy Division) come se ci suonassero le chitarre degli shoegazer di ieri (My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain, Slowdive) e di oggi (XX, Dum Dum Girls). Atmosfere gelide, echi, delay, feedback e riverberi come panna montata, voce femminile delicata e malinconica e ciliegina sulla torta la bellezza che solo una gioventù sonica sul palco.
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Intervista a Blank Dogs

Francesca Cavallo | 4/5/2011

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In occasione dell’uscita della raccolta di outtakes, Collected by Itself: 2006-2009, e alla vigilia di un nuovo tour italiano di cui Vitaminic è media partner ufficiale, abbiamo raggiunto Mike Sniper, mente del progetto Blank Dogs e dell’etichetta Captured Tracks, per un’intervista in cui ci ha raccontato dei nuovi pezzi e di cosa vuol dire essere il capo di un’etichetta al giorno d’oggi.

Per prima cosa, vorrei parlare della tua ultima uscita discografica, Collected By Itself: 2006-2009, una raccolta di 27 brani mai apparsi su cd finora. Come la descriveresti, in poche parole?
Si tratta di registrazioni effettuate durante il periodo dei primi due LP. La maggior parte erano già state pubblicate su 7’’, EP in 12’’, cassette o in qualche compilation, ma mai su cd e ora non sono più state ristampate su vinile. Si spazia dalle canzoni dei primi periodi, come 480 Fox, il primissimo pezzo composto dal progetto Blank Dogs, ad altri pezzi più convenzionali e tipicamente nel nostro stile come le canzoni apparse su Fields EP. Molte sono caratterizzate da uno stile molto lo-fi, registrate direttamente su un registratore analogico Tascam a 4 piste e mai masterizzate. Abbiamo fatto del nostro meglio per rimasterizzarle e farle suonare nel miglior modo possibile.
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Interviste privatissime: Shipping News

Marco Delsoldato | 12/11/2010

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Questa è una storia, una bella storia. E ogni storia ha momenti difficili, che, per crudele ironia, si mischiano a quelli positivi. In questi giorni esce il nuovo album degli Shipping News, One Less Heatless To Fear, quando da un anno uno dei pilastri della band, Jason Noble, lotta con straordinario coraggio contro una rarissima forma di cancro. Eppure il disco (bellissimo, ne leggerete lunedì) è uscito, Jason è attivo e con Jeff Mueller (l’altro protagonista di questa storia), Todd Cook e Kyle Crabtree non ha la minima idea di passare la mano. Ma in ogni storia esiste un passato, nel caso segnato da Louisville ed un’intera generazione di fenomeni, fra Rodan, June Of 44 e Rachel’s. È il punk rock, baby.
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Intervista a Dente

Chiara Leandri | 22/4/2010

denteNella città che non conosce soste, una pausa caffè in compagnia di Dente. Chiacchiere in libertà tra passato e presente, cose ovvie, cose strane, senza perdere quella vena di personalissimo e ironico realismo.
Tra musica per aperitivi, sane dosi di cinismo e cuscini Ikea, santini e pagliacciate, Giuseppe Peveri riesce a dare alle proprie esperienze, riuscite o meno che siano, un peso specifico. Storie di vita comune, semplici sfumature di quadri esistenziali in tempi di crisi economiche e sentimentali.
Chi meglio di un cantautore per caso che parla di discount può dirci chi siamo?

di Chiara Leandri e Marco Di Milia

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Intervista a Brunori SAS

Amos Martino | 8/1/2010

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In occasione del concerto del 29 Dicembre’09 all’Unpop di Reggio Calabria, ho avuto modo di intervistare Dario Brunori, ovvero Brunori SAS. L’audio dell’intervista è veramente folle in quanto ci siamo messi a chiacchierare alla fine del concerto con due grappe in mano. Qui sotto ciò che ne ho ricavato.

Da quando è uscito il disco ad oggi hai avuto un sacco di recensioni complimentose e di riconoscimenti. A parte la corruzione, a cosa devi questa popolarità?
La corruzione sicuramente ha avuto il suo peso e mi auguro che ce lo avrà anche stasera. Scherzi a parte, il disco è arrivato anche oltre le nostre aspettative: non saprei spiegarti esattamente perché sta andando bene. Probabilmente le canzoni riescono davvero ad arrivare a chi le ascolta e questo non è mai scontato.

Tra i nomi che si fanno quando devi spiegare a qualcuno “come suona Brunori” ci sono sempre Rino Gaetano, Ivan Graziani…se tu lo dovessi spiegare a uno che non ti ha mai sentito?
Sì ho letto molti di questi accostamenti e probabilmente il fatto che ricorrano così spesso significa che delle assonanze, probabilmente, ci sono. Magari in chi ascolta è proprio così. Per quanto mi riguarda non azzardo paragoni, sono artisti che hanno fatto cose davvero importanti mentre io ho appena iniziato questo tipo di percorso; ma sono parole che – certo – mi fanno molto piacere.

Il tuo è un disco semplice sia nei testi che nella musica. È stato difficile trovare questa dimensione? Hai dovuto semplificare o è arrivato tutto così?
Non c’è stata una vera intenzione. Le canzoni sono nate in un periodo in cui non avevo deciso di fare il musicista, di fare un disco. Ho scritto le canzoni senza il pensiero di un pubblico in particolare ma – se possibile – con il desiderio di liberarmi da certe sovrastrutture…ma niente di troppo meditato.

Nell’intervista che hai fatto per una nota webzine tornano spesso riferimenti alla “provincia”. Ha davvero un peso così grande questo tema o – più semplicemente – l’intervistatore era leghista?
Il disco si rifà ad una dimensione non tanto di una provincia ma proprio di un piccolo paese. Mi interessava che nel disco ci fosse un rimando a determinate cose che mi sono mancate e che mi mancavano nel periodo in cui ho scritto le canzoni.
In Come Stai sembra che tu voglia prendere in giro gli schemi e la routine del mondo che hai intorno; cos’è che – girando l’Italia per concerti – ancora ti sorprende (nel bene e nel male)?
Mi sorprende in modo positivo lo spirito di iniziativa che c’è dietro queste esperienze; ragazzi che si danno da fare per diffondere la musica, per organizzare concerti e date in mezzo a tante difficoltà. La realtà dei tanti circoli ARCI in cui mi è capitato di suonare è espressione proprio di questa voglia di fare, che è sempre una cosa bella. In negativo, invece, direi niente per ora.

Non vorrei essere banale, ma penso che la poesia delle cose semplici – che credo sia uno dei “fondamenti” di ciò che hai scritto – ci abbia abbandonato, da tempo. Pensi che si possa o si debba ricercare? E le canzoni sono uno strumento privilegiato per farlo?
Non voglio mandare un messaggio particolare attraverso il disco, un messaggio contro una visione attuale che vedo negativa. Semplicemente per me, in quel momento, c’era bisogno di ritrovarmi e il disco nasce da quello; io facevo il musicista nei Blume e poi sono dovuto tornare a Cosenza. Lì mi sono incontrato con un mondo che non conoscevo perché lo avevo tenuto lontano da me e queste sensazioni e situazioni sono inevitabilmente finite nel disco.

Chi/cosa stai ascoltando di più in questo periodo?
Adesso sto ascoltando un po’ di musica “vecchia”: Lucio Dalla, per esempio, e qualcosa di Battisti, della sua produzione meno conosciuta, però. Di brani nuovi sto ascoltando Bob Corn, Dente il cui disco mi è piaciuto molto, e i Did.

Che progetti hai per l’immediato futuro? Stai già pensando a un Volume 2?
Sto già scrivendo qualche brano e nei live suono pezzi che poi nel disco non sono entrati. Vorrei conservare la genuinità delle cose che scrivo e non mettere giù canzoni solo perché in questo momento Brunori SAS va bene e quindi bisogna insistere.

È vero che la tua band in realtà si chiama i dARi?
Ovviamente sì.

foto di Paola Malara

(da una registrazione in occasione del concerto all’Unpop di Reggio Calabria, 29/12/2009)

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