SoloMacello: lezioni di mètal
Droga e puttane. Soldi e un conto aperto al bar, che qualcuno si preoccuperà di pagare. Questo è. In missione per conto di Satana? Ma neanche per idea. SoloMacello lavora da solo. Se c’è da guadagnar qualcosa non si smezza con nessuno. La missione la decidiamo noi, ed è la seguente: insegnare a voi poveri magrolini inetti il metal. Mai avuta la pazienza di andare con ordine, quindi se volete partire dalle basi fate il giro largo su wikipedia e levatevi dai coglioni fino a nuovo ordine. Non siamo comunque tanto scemi da non sapere dove siamo: Iron Maiden e Metallica non ve li bevete più. Voialtri smilzi vi rifiutereste di ascoltare una roba da bambocci come The Number Of The Beast, altrimenti detto il disco per il quale avete cominciato a sfottere vostro fratello più grande il giorno che avete intuito che non poteva più rompervi il culo perché vi era spuntato il primo pelo sul petto. Lo zombi, anzi il mostro, alto quattro metri che barcolla con gli occhi di bragia e vuole magnarsi tuttettutti? Ma che idiozia: il tipo (o era una tipa?) dei Deerhunter s’è appena sbucciato un ginocchio, avete altro a cui pensare. E quindi attenti! Perché SoloMacello quando ha voglia sa essere subliminale come i migliori e più condivisibili messaggi del metal. Quindi questo metal qui potrebbe anche piacervi, e una volta che ci siete dentro vediamo se avete le palle per scappare, o le gambe. Ora che SoloMacello va in piscina in pausa pranzo, anche sul piano atletico non ci batte più nessuno.
DEAD RAVEN CHOIR
My Firstborn Will Surely Be Blind
Aurora Borealis
D Smolken è nato in Polonia, e non dev’essere uno proprio tutto dritto. La sua famiglia è stata esiliata ed è finito in Texas, passando dal folk dell’Europa dell’Est al country a stelle & burrito. Risultato? Pubblica un camion di CDR in tirature oltre il limitato per quattro o cinque anni, e ora rigurgita il disco con la copertina più terrificante che abbiate mai visto (altro che il mostro con gli occhi di bragia ecc. ecc.) e sorpresa! allarme! vi gira su voi stessi, vi fa raccogliere un quarto di dollaro e ci schiaffa una cover di Neko Case. Il semplice fatto che a qualcuno, d’ora in avanti, possa venire in mente la foto lì sopra mentre cerca il famigerato servizio per Playboy della Neko per menarsi il giambellino già è una soddisfazione. Assieme a Favourite finiscono fatti a pezzi brani di Cole Porter, Townes Van Zandt e Steeleye Span più altri ancora, ma la cosa in fondo è irrilevante perché tanto non ne riconoscete uno. Due sono le cose rilevanti, invero. La prima è che un rincretinito polacco con la fissa del black metal faccia delle cover country&folk, appunto. La seconda è che My Firstborn… è una cosa impressionante da ascoltare. Niente chitarre o basso, registrazione con walkman in una stanza e gruppo nell’altra, un violoncello distorto che fa buchi in fronte e una voce che gracchia da dentro una botola. Pura crudezza ambient/black senza uno spiraglio di luce: se pensate che anche qui nell’attico sacrificale di SoloMacello si fa fatica ad ascoltarlo tutto di fila… Però questo è un disco che se avete voglia di deprimervi (davvero, non perché la tipa deve studiare e voi volete uscire a far Gayna) e sentirvi la glassa sulla merda del pianeta non ha rivali. Il suono dell’archetto che sbatte furibondo contro le corde del violoncello è impeto reale, è trance agonistica, è musica da fine del mondo. Per una volta davvero. E ricordatevi che si taglia dal basso in alto, non da destra a sinistra.
GENGHIS TRON
Boarding Up The House
Relapse
Questo a regola dovrebbe piacervi di più. In fondo siete anche gente che, contro il nostro parere, magari va anche a ballare, si apre alla musica elettronica, “sperimenta nuovi suoni”. Sembrerà che vogliamo esagerare come quella volta del calcio in culo a Bono Vox, però a memoria nostra (ovvero dal primo singolo dei Black Sabbath in avanti) pochi capelloni son stati bravi e credibili nel miscugliare er chitarrone con dell’elettronica fatta come Satana comanda, e non completamente a cazzo di cane. Il bello dei Genghis Tron è che puoi sia scapocciarteli quando si fan prendere dalle crisi metal-isteriche tipo Dillinger Escape Plan, ma puoi anche, se proprioci tieni, goderti la fine tessitura, l’arrangiamento pettinato, tutto l’ambaradan avanguardistico. Rimane musica altamente sconsigliata per rimorchiare tipe, sia belle che brutte, in ogni caso: coi Dead Raven Choir magari una goticona soprappeso con manie di persecuzione te la porti a casa, coi Genghis Tron è tutto così perfettamente freddo e calcolato al millimetro che le speranze scompaiono. Ovviamente il metallaro medio non sa che farsene di una tipa, ma se voi ce le portate poi noi v’insegnamo. Comunque disco pettinato, intelligente, bello per riempirsi la bocca ma anche per sbronzarsi. Comprarlo non lo comprate perché siete di un’altra generazione ma se fate almeno la fatica di scaricarvelo la vostra vita di merda per un tre quarti d’ora magari sembra meno schifosa.
MESHUGGAH
ObZen
Nuclear Blast
Disco della settimana, del mese, del bimestre, trimestre, semestre e la rischio: anno. Questi c’hanno il basso con sei corde, le chitarre con otto e il batterista con quattro arti sopra e quattro sotto, e se non ha almeno il pisello corto m’incazzo. Una volta quando avevo la vostra età li ho visti suonare e lui che cazzo faceva mentre riduceva a pezzi tamburi e bacchette? Contava cristosanto. Ad alta voce per tenersi dietro (anzi davanti) a quel che stava suonando. Per questo disco (copertina più brutta del terzo millennio) hanno un po’ mollato il trip di fare solo contorsioni in diciannove ventiquattresimi e quindi ObZen diventa l’album perfetto da Venerdì sera: bevi, lo pompi a palla di fuoco, bevi ancora, ti vesti ed esci a prendertela con una minoranza. Se pigliate Bleed e la sentite succede che vi rispuntano certi brufolazzi che non li vedevate dal 94 e immediatamente Dimebag Darrel sputa le cinque pallottole che gli han piantato in corpo e torna vivo, vegeto e pieno di colesterolo come piaceva a noi, tira una pedata nel culo a Phil Anselmo e rimette insieme i Pantera. I Meshuggah restituiscono la sensazione di quanto timidamente s’ascoltavano i primi dischi metallusi. Strillare come maiali sgozzati e spostare l’aria a pugni. Se in più calate tutto nella vasca di alienazione e deumanizzazione che da sempre li rende unici come sono, viene da soffocare. Anche questo sconsigliato per rimorchiare, ma una volta che avete per le orecchie la sintesi perfetta di Blade Runner e dell’Incredibile Hulk di tipe potete averne quante e quali volete.

