Ford & Lopatin: Emergency Room

Massimo Reali | 14/4/2011

Ford-Lopatin-Emergency-Room

Ventisei anni fa “Doc” Emmett Brown ci insegnava che non ci si può fidare dei libici, e che mai bisogna intrometterci nei loro affari sporchi. L’idea di futuro che ci proponeva la cultura di massa, e personalmente quella che all’età di dieci anni prendevo per vera, era quella di macchine del tempo riciclate da vecchie utilitarie, schermi a 3D e skateboard volanti. Ventisei anni dopo ci siamo accorti che magari alcuni libici sono cattivi anche se non gli rubi l’uranio e che molte delle invenzioni tecnologiche che ci eravamo immaginati erano troppo inutili anche per le trovate pubblicitarie di Steve Jobs. Daniel Lopatin e Joel Ford invece se ne fregano e portano avanti il loro mondo musicale come se fossero adesso in piedi su uno skate volante. Lasciano da parte il nome Games e scelgono di usare semplicemente Ford & Lopatin per raccontarci come si sta ancora benone a credere che il mondo sia da vedere tramite gli occhiali con le lenti blu e rosse e da ascoltare come se tutto lo scibile musicale finisse per venire filtrato dal freddo suono di un sintetizzatore o di una batteria elettrica. Che poi, visti i tempi, un po’ di amarcord su queste cose ci deve essere pure concesso.

Everybody Tesla: Everybody Tesla EP (On2Sides)

Massimo Reali | 13/1/2011

everybody teslaNiente da fare. Io mi innamoro facilmente. Ci sono poche cose che mi fanno perdere la testa come la destrutturazione delle forme. Ad esempio il rigore del design automobilistico degli anni ‘80 mi ha traumatizzato la giovinezza arrivando a farmi piacere anche il non-sense stilistico della Multipla Fiat (pre-Marchionne, ovviamente). Tanto più mi scioglie il cuore nel campo musicale, soprattutto se viene fatto per puro diletto stilistico. Per dire io sono ancora qui ad aspettare di incoronare il nuovo disco di Panda Bear come quello migliore del decennio (qualsiasi sarà il decennio in cui vedrà la luce). Gli Everybody Tesla sono Mynerdpride e Gran.Farabutt.Loop.Man e giocano in casa con la neonata etichetta discografica tutta made in Sardegna On2Sides che stampa rigorosamente in audiocassetta. Quattro tracce più una, nascosta all’interno di una delle compile di presentazione dell’etichetta, che compongono l’omonimo ep in cui non manca davvero niente: dai loop nascosti sotto i beat più ossessivi, alle dilatazioni sonore e ritmi canticchiati a 8bit fino alla Lorella Cuccarini del governo. Un insieme colorato capace di stare in piedi fra momenti convulsi, pause sonore e melodie. Il tutto composto con campionatori, ukulele e tastiere giocattolo, pieno di sbavature e cambi di direzione che aumentano la portata complessiva della cosa, soprattutto dal punto di vista del divertimento complessivo. Il tutto è in ascolto gratuito qua sotto, fra l’altro se ancora non vi ho convinto sappiate che nell‘ultima compila di Polaroid i nostri hanno chiamato la loro canzone Mamma per Natale voglio la cassetta dei Sangue Misto. Rispetto infinito nei giorni e per i giorni.

Ascolta Everybody Tesla EP:
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Matthew Dear: You Put A Smell On Me

Massimo Reali | 6/1/2011

Matthew Dear
Matthew Dear
è uno di quelli che hanno sempre la parola giusta al momento giusto. Che se li inviti a cena portano sempre il vino azzeccato. Che quando ti invitano a casa loro trovi tutto ordinato e figo. Però Matthew Dear è pure uno di quelli con i capelli messi in piega secondo la moda del momento. Uno di quelli che va in giro con le canottiere a collo largo sotto la giacca e che difficilmente si sporca le mani in quello che fa. Di solito noi non ci perdiamo dietro a questi tipi qui: a noi piace il sudore e ci annoia la perfezione. Ma se dobbiamo sceglierci una guilty pleasure prendiamone una che ci faccia credere di essere più belli e intriganti di quello che siamo. Giusto per guardarci allo specchio cinque minuti e accorgersi che già ci siamo annoiati.
Matthew Dear – You Put A Smell On Me by acid stag

FIGHT NIGHT, la compilation di natale de I 400 Calci

Massimo Reali | 25/12/2010

fightnight2010vNon fatevi prendere in giro dal calendario: il 25 dicembre non è una data qualsiasi. Non è la data che finora vi hanno raccontato sia. Oggi è il giorno in cui la storia ha voltato pagina. Anno 1984, gelida e innevata Mosca, Rocky Balboa ha appena sconfitto sul ring gli avversari politici del suo paese a colpi di cazzotti e aperto una crepa pure nella testa di Gorbaciov con la frase “Se io posso cambiare, e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare”.

A 26 anni di distanza gli amici de I 400 CALCI (il miglior blog di cinema horror e d’azione, di cinema) hanno deciso di dare un senso a questa giornata a tutti noi. Hanno chiesto ad alcune band come Albanopower, Calibro 35, OvO, Crimea X e Havah di reinterpretare una canzone estratta dalla colonna sonora di un film horror o action a propria scelta. Il risultato è il miglior regalo musicale di sempre e la potete scaricare direttamente da questo link.
Se pensate che il vostro nuovo iPad sia più figo, leggetevi la tracklist qua sotto.

Albanopower – Pet Sematary (da “Cimitero Vivente”)
Ant – Ride On (da “Brivido”)
Bologna violenta – Il camping del terrore (da “Il camping del terrore”)
Calibro 35 – La morte accarezza a mezzanotte (da “La morte accarezza a mezzanotte”)
Cat Claws – Eye of the Tiger (da “Rocky III”)
Crimea X – Christine (da “Christine – La macchina infernale”)
Havah – Robocop Theme (da “Robocop”)
Julie’s Haircut – Escape From New York (da “1997 Fuga da New York”)
Mark Blessed – Sweet Transvestite (da “The Rocky Horror Picture Show”)
Ofeliadorme – L’uccello dalle piume di cristallo (da “L’uccello dalle piume di cristallo”)
OvO – Nosferatu
Piet Mondrian – You Can’t Fight It (da “Distretto 13 – Le brigate della morte”)
Teeth of the Sea – In the Space Capsule (da “Flash Gordon”)
Vera Bremerton – Cry Little Sister (da “Ragazzi perduti”)

PVT: Church With No Magic (Warp/Self)

Massimo Reali | 29/9/2010

PVT-Church-with-no-MagicRimasti vittima di un’ennesima disputa di copyright con un’oscura band americana i fratelli Pike non l’hanno presa male: hanno tolto le vocali e trasformato tutte le consonanti in maiuscolo diventando direttamente PVT. Con un po’ di dietrologia che non guasta mai ci si vede anche un po’ di ragioni di stile. L’impronunciabile accozzaglia di consonanti ha lo stesso intrigante e straniante appeal delle dieci tracce di questo ultimo disco della band australiana. Un album complicato, denso e pieno di riferimenti a generi e sonorità diverse. Ascoltare Church With No Magic è come mettersi a leggere di fretta un bignami sulle band che più ci sono piaciute in questi ultimi anni. Ma per confondere ancora di più le carte i tre PVT si sono divertiti ad invertire le pagine e scarabocchiare sui nostri capitoli preferiti. Così che le divagazioni math-rock si vanno a confondere nell’elettronica più ambient e le intuizioni più fragorose spariscono nel nulla per aprirsi alla melodia. E dove sembra un percorso completamente al buio basta aguzzare un attimo i sensi per capire che i fratelli Pike sogghignando ci prendono per mano e ci guidano in tutti i sentieri prodotti dal disco mentre guardano le nostre facce disorientate. Vincono tutti con questo disco: vince la band australiana capace di centrifugare le cose fatte finora facendocele piacere ancora di più, vince la Warp ormai label ombrello sotto cui finiscono quasi tutte le categorie in cui dividiamo i nostri CD. No, forse perde qualcuno: tanti auguri band chiamata Pivot…

Visita il sito dei PVT
Ascolta Church With No Magic in streaming gratuito
Guarda il video di Window

Here I Stay Festival 2010 (30, 31, 01/08/2010, Guspini)

Massimo Reali | 8/9/2010

Immagine 2

Esiste sicuramente un proverbio cinese o tibetano che recita una cosa del tipo “Per godere delle cose, devi perderle”. O forse è semplicemente un ricordo di una frase in pennarello rosa del diario di una compagna di banco delle medie. Ma non è importante la fonte in questo caso, perché quello che conta è il succo del discorso. Infatti mentre il lasso di tempo in cui tendenzialmente lasciamo i nostri computer per vivere il più possibile a stretto contatto con la natura (comunemente chiamato estate) è finito per tutti quelli seduti su questa parte del globo, riassaporare nella mente ciò che i cinque sensi hanno assaporato nei tre giorni di Here I Stay è qualcosa di crudele e salvifico allo stesso tempo.
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ceo: White Magic (Sincerely Yours)

Massimo Reali | 3/8/2010

ceo white magicceo is the photosynthesis and an aria, it is silence and virginity lost in a gang bang. ceo is a bird in space and ceo is the space in a bird. ceo is saliva, patrón, november rain and panic. it is a relief, a citrine and it is broken dreams“. Ammetto che ho provato a resistere alla tentazione di citare la presentazione che compare sul sito ufficiale di ceo, ma quando mai mi sarebbe ricapitato di usare una frase come la verginità persa in una gang bang all’interno di una recensione? Per spiegare però questo nuovo progetto solista di Eric Berglund, ex metà dei The Tough Alliance, serve qualche cosa di più di una manciata di frasi piene di uno sconclusionato misticismo scritte su uno sfondo bianco. Un po’ come è successo per il progetto solista della sua conterranea Fever Ray, Eric Berglund porta in questo nuovo progetto tutte le lezioni messe a punto negli anni con i TTA: il gusto tutto pop-oriented nel fondere ritmi confusamente balearici e tastiere che gridano elettropop da ogni tasto. Allo stesso modo di Karin Dreijer Andersson, anche lui trasfigura la sua già controversa immagine (vedere per credere). Ma mentre la metà femminile dei The Knife trasporta la propria musica in un territorio oscuro e senza tempo, ceo trasforma le inquietudini dei TTA in un tunnel pieno di complicate e controverse suggestioni eterogenee dove però, in fondo, sembra possibile intravedere una tenue luce di redenzione. Il merito di questo White Magic sta nel raggiungere un manierismo quasi maniacale nella costruzione dell’intelaiatura di archi, voci bianchissime e aliene sommate a beat che chiamano a rapporto tutta la voglia di muoversi a tempo, ma di restare su un terreno facilmente attraversabile dove riuscire a sentirsi anche proprio agio. Forse è merito della durata non certo biblica, attorno ai trenta minuti scarsi,  o forse perché  “ceo is you and you are me and i am ceo“.

Visita il sito di ceo
Guarda il video di Come With Me
Leggi l’intervista di Eric Berglund su Pitchfork

dan le sac vs Scroobius Pip: The Logic of Chance (Sunday Best/Self)

Massimo Reali | 26/7/2010

Logic_of_Chance_coverQuanto tempo siete pronti a dedicare ad un disco prima di capire se vi piace o no? Quanti ascolti concedete ad un cd prima di catalogarlo secondo il vostro personale metodo di giudizio? Io di solito uso un metodo eccessivamente dispotico da fare invidia ad un qualsiasi dittatore nordcoreano: se al termine di un ascolto non c’è manco un ritornello, una frase o un’unità minima di discorso musicale (o chiamatela se volete giro di un qualsiasi strumento) che mi riaffiora in testa il cd finisce diritto nel fondo dello scaffale, laggiù dove la fatica di chinarsi inibisce le scelte musicali. A questo ultimo album di dan le sac vs Scroobius Pip ho provato a concedere anche almeno due o tre appelli ulteriori per diverse ragioni: sarà che il precedente Angels era piaciuto parecchio, sarà che le declamazioni / spoken word politiche dal puro accento british del barbuto MC sono per me fascinose almeno quanto incomprensibili, oppure sarà che la ricerca di una nuova Thou Shalt Always Kill va avanti senza sosta da almeno tre anni. The Logic of Chance però se ne va via piatto e liscio nonostante la cosa si regga più o meno sugli stessi ingredienti. A nulla servono le combinazioni elettroniche provate a metà strada fra electro e 8bit e ricucite sui ritmi spezzati che non si attaccano addosso nemmeno sul sudore delle giornate più afose. E se le basi stavolta non funzionano a dovere ne risente anche il rappato monocorda che non aiuta a disegnare particolari ed entusiasmanti figure sonore. Certo qualche piccola figura colorata di tinte scure si intravede, fra cui l’intimista Get Better capace fare muovere cuore, cervello e piedino allo stesso ritmo, ma non so quanto vale il tragitto da fare per piegarsi fino alle ginocchia.

Visita il myspace di dan le sac vs Scroobius Pip
Guarda il video di Sick Tonight
e quello di Get Better

Pictureplane: Dark Rift (Lovepump United/Cooperative Music)

Massimo Reali | 2/2/2010

pictureplane - dark riftSe vogliamo metterci qui a discutere di quanto abbiamo davvero bisogno di un ragazzo nei suoi twenty and something che da Denver si diverte a giocare da quando era poco più che teenager con la dance tamarra inserendoci, in maniera del tutto DIY per altro, echi di synthpop colorato e qualche riverbero rumoroso (ma sempre ben pulito e colorato) io mi schiero dalla parte di quelli che propendono per lo zero o poco più. Però per non liquidare in sei righe questo primo lavoro di Pictureplane, stage name del venticinquenne Travis Egedy originario del Messico ma trapiantato in Colorado (come dite? Notate qualche analogia con il nume tutulare della scena chillwave? Pare proprio che sia il Messico il maggior esportatore di glo-fi stars) c’è dell’altro da dire. Sebbene Dark Rift ricalchi uno schema parecchio abusato, quello mischiare beat downtempo e suadenti voci filtrate, Pictureplane non si vergogna a spingersi oltre al limite del bancone del bar arrivando fino in pieno dancefloor. E per certi momenti riesce pure a farti ballare.

Fai un giro sul blog di Pictureplane
Scarica un paio di canzoni di Dark Rift dalle pagine di Stereogum
Guarda il sito della Lovepump United Records

AA.VV: 5 Years Of Hyperdub (Hyperdub/Goodfellas)

Massimo Reali | 8/1/2010

5_years_of_hyperdubQuando mi sono messo a fantasticare come sia nata l’Hyperdub nella mente di Steve Kode9 Goodman, ho immaginato che in testa avesse una specie di linea di confine che divideva due universi separati. Da una parte c’era il dubstep con le sue sincopi e le sue tinte dark; dall’altra invece c’erano synth, texture organiche e pure gli stilemi hip hop. Kode9 si deve essere ricordato della forza delle contaminazioni, deve aver capito che più quella linea veniva modellata, cancellata, spostata e più le due parti entravano in contatto ciò che si creava acquistava spessore. E quando l’argine ha ceduto si è trovato immerso, fino allo stomaco e soprattutto al cuore, in qualcosa di appiccicoso ma pieno di quel fascino particolare che hanno tutte le cose più dolorose, buie e paurose.
Dopo 5 anni l’owner dell’etichetta chiude in una compilation 32 brani che raccontano lo stato dell’arte di una delle più importanti realtà elettroniche planetarie. Due cd che raccontano rispettivamente da dove tutto ciò è partito e dove, ora che i territori si sono definitivamente uniti, stiamo andando. Il primo di inediti mette in fila una serie di colpi al cuore da lacrime fra le desolazioni aliene di Burial, il groove meccanico e ipnotico di Flying Lotus e le ossessioni cupe e quasi soul di Kevin Martin nel nuovo combo King Midas Sound. Il secondo invece pesca fra tutti i 12”, i cd e le altre pubblicazioni fatte finora dell’etichetta costruendo una sorta di racconto sonoro delle stranianti solitudini e inquietudini dei nostri giorni raccontate tramite sincopati ritmi in levare, bassi che scavano nella parte più scura e voci robotiche che sembrano provenire da un luogo profondo ma non così lontano da non poterci finire dentro. Fidatevi fra 5 anni parleremo ancora di queste sensazione. E loro dell’Hyperdub avranno già trovato i suoni giusti per farlo.

Visita il sito dell’Hyperdub
Leggi un’intervista a Kode9 su FactMagazine…
…e visita il suo myspace

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