Il bello della musica italiana da “dancefloor forbito” , come mi piace definirla, è il riuscire ormai a camuffarsi fino all’ultimo dietro un accento anglofono posticcio pur di non dirti che qui non siamo nè a Detroit, nè a Bristol, nè in qualche Mecca degli hipsters con le foglie che cadono e i tramonti da cartolina al neon: qui siamo a Torino e ci siamo arrivati a bordo di una Panda. E ci stiamo ballando sulla Panda, precisamente sul cofano e con Kumar Solarium, l’esordio in occhialoni e lucine degli ottimi torinesi DiD, andati ad arricchire il roster (e le scommesse vinte dopo The Vickers e Camera237) della mantovana Foolica Records. Potrei convincervi della bontà assoluta di questo disco solamente dicendovi che è un maremoto di “tum-cha” e “claps” dal gusto funk talmente devastante ed irresistibile che persino un debosciato impettito e misantropo come me non può fare a meno di tenere il tempo con qualsiasi parte del corpo al di sopra e al di sotto del bacino. Questo perché quando si arriva a Time For Shopping e Solarium sarà il vostro bacino stesso a godere di vita propria e a prendere il controllo della situazione. Non c’è una sola traccia, tra le undici totali, che sia priva di carisma. Nemmeno una. Non c’è un dannato calo di ritmo, di coinvolgimento o un groove debole. Un pò di elettronica e tanto basso (Sex Sometimes), cassa e rullante, loop e riffettini di quelli che si scavano una tana in testa per dei giorni (Breakdance). Piccole, ma azzeccatissime, colonne sonore da clichè festaiolo (Saturday Night, Crazy Yes) concludono con successo l’opera del “far muovere il culo ad oltranza”. Se fino ad oggi eravate sprovvisti dell’organo che dà il senso del ritmo, i DiD ve lo faranno crescere al primo ascolto, parola. (A. G.)
Il remix di “Time For Shopping” si può scaricare gratuitamente qui!
Foolica Records chi?
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Qui di seguito trovate l’intervista che Simone ha fatto a Guido Savini durante i Vitaminic Days, ormai diversi mesi fa. I DiD avrebbero dovuto aprire per Wavves – quella sera invece, come ricorderete, non suonò né l’uno né l’altro. All’uscita di Kumar Solarium, però, abbiamo deciso di pubblicare comunque l’intervista, che ha un qualche tipo di valore… affettivo. In effetti, avrebbe dovuto essere la prima volta che i DiD pronunciavano in pubblico il nome del loro primo album. Che volete farci, siamo romantici; e alla nostra piccola storia ci teniamo. (M.P.)
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Due EP pubblicati a cavallo tra il 2008 e il 2009 (Ask U2 e Time For Shopping), tanta voglia di far muovere il culo e un suono che ci ha fatto perdere la testa. Guido Savini ci racconta dei DID, icone gialle di una città grigia.
Vi definite “yellow punk funk” e dal vivo (stando alle foto sul myspace) siete vestiti di giallo. Quindi la domanda è d’obbligo: perché i DID sono gialli?
I DID sono gialli perché ce la mettono tutta per essere divertenti, suonano post-punk e sono sempre più noisy.. ma ammiccano all’elettronica e ti fanno ballare.. se fossero blu, verdi o rossi ti sembrerebbero meno leggeri e potresti prenderli sul serio, invece sono gialli, adorano lo struscio da dancefloor, e il sudore, e le luci stroboscopiche. Siamo dei decadentisti del clubbing. Perdonami le espressioni sognanti, ma non so davvero più come rispondere a questa domanda.
Che riscontro state ottenendo dal pubblico?
Stiamo spaccando. I nostri due EP sono stati due successi di pubblico e critica, il primo su Kirsten con record di download, il secondo su Circolo Forestieri è andato sold out in quattro mesi. Tra un paio di settimane siamo headliner al White Heat (serata culto londinese), abbiamo finalmente finito di registrare e il nostro materiale è a New York ai WWSM studios, nelle mani dello stesso uomo che ha lavorato con LCD Soundsystem e !!!.
Ho letto che il progetto esiste da otto anni. Quindi, in teoria, dovreste avere dei cassetti pieni di nastri (o hardisk pieni di tracce) da lasciare ai posteri. Eppure prima dell’EP Ask U2 (2008) non avete pubblicato nulla, scelta precisa o questione di circostanze?
Tu pensi che in un posto come l’Italia sia facile per un sedicenne o un diciottenne pubblicare del materiale? Ci vuole un po’ per capire come funziona, perchè nessuno te lo verrà a spiegare.
Inoltre potrebbe aiutare se ti metti a fare una serie di professioni (tutte contemporaneamente) il promoter, il giornalista, il booker, il Dj.. Perchè alla fine come suoni non conta poi piu di tanto.
Domanda di rito (e di buon augurio): come procedono i lavori per il primo album? Dobbiamo aspettarci qualcosa di nuovo?
L’album esce a metà settembre, si intitola Kumar Solarium (questa è un’esclusiva), dovete aspettarvi di tutto: Afro Beat, Post Punk, Italo Disco…
In un’intervista su Rockerilla hai fatto intendere che, sostanzialmente, per le band italiane all’estero ci sarà sempre poca trippa per gatti, solo “dieci fan inglesi e giapponesi”. Ultimamente però qualcuno sta ottenendo risultati incoraggianti: penso al successo di Banjo Or Freakout in UK, al percorso che ha portato gli A Classic Education ad esibirsi al South By Southwest, ai Jennifer Gentle che escono con Sub Pop, agli Aucan che hanno concluso un lungo tour europeo.. Cosa ne pensi?
Non ho detto questo. Mi si chiedeva se fosse un buon momento per le band anglofone in Italia e io ho risposto ASSOLUTAMENTE NO, ho aggiunto che valeva la pena di cantare in inglese ANCHE SOLO per dieci fan britannici o giapponesi, che almeno capiscono cosa stai cantando. Lo penso tutt’ora, adoro le band che hai citato, ma qui non le cagherà mai nessuno, e non credere che la cosa mi faccia piacere. A fine mese suoneremo al White Heat, a Londra, è lì che ci giochiamo la nostra credibilità, qui non siamo credibili a prescindere perché non cantiamo in italiano. Detto questo le mie band italiane preferite, alle quali auguro un successo planetario, sono Movie Star Junkies e Dance for Burgess.
Dì la verità, l’idea del myspace dedicato ai remix l’avete fregata agli Holy Fuck.. A parte gli scherzi, oltre alla circolazione online avete pensato al vecchio (e dispendioso) supporto fisico? Intendo sia per le versioni di Time For Shopping che per eventuali remix futuri.
Presto ci sarà un vero e proprio contest per remixare Time For Shopping e faremo una release dedicata, sulla nostra etichetta Foolica Records! Ci sarà da divertirsi, non vedo l’ora (nel frattempo il contest è stato lanciato ed è qui, nda).
Secondo te la musica dei DID è influenzata in qualche modo dalla città di Torino?
Sì. Me ne sono accorto l’ultima volta quando eravamo a Bologna a registrare. I nostri brani sono scuri, chiusi in sé stessi e in un certo modo industriali, proprio come la nostra città, la scelta del giallo crea una contraddizione forte con queste sensazioni, una contraddizione che ci piace. Da un po’ di tempo a questa parte, quando sono via da Torino sto meglio.
I DID dal vivo: sono pari-pari al disco o c’è da aspettarsi qualcosa di più (o di meno)?
..e tanto il disco non l’avete ancora sentito! Scherzi a parte, dal vivo siamo più sporchi, e abbastanza violenti. Abbiamo due batterie e siamo molto noise, cavalchiamo l’aspetto più post-punk del progetto, anche se la cassa rimane dritta e il pubblico solitamente balla. (S.V.)