Akron/Family: II, The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT (Dead Oceans)
The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT inizia con un dialogo fra orsi: un orso sciocco chiese a un altro orso sciocco “dove hai preso quel miele così dolce?”. Se aspetti di sentire tutto il disco fino alla fine, la risposta alla domanda viene semplice: in fondo al mare.
Si parla di subduzione quando una placca oceanica più densa sprofonda sotto una placca continentale più leggera dando vita a tutta una catena di vulcani: è quel che succede in Giappone da qualche milione di anni. La più settentrionale delle isole giapponesi si chiama Hokkaido, un posto rimasto fermo al 1600, dicono. Lì ai piedi del vulcano Meakan c’è una capanna. Dentro la capanna, tre barbe; in mezzo al salotto col camino acceso un basso, una chitarra, uno xilofono e una batteria, da condividere e suonare a turno; appoggiato per terra uno stereo manda un’eco di cassette noise nipponiche.
“Non chiamateci freak-folk, non paragonateci a Devendra, non fate il giochino di Gira, siamo gli Akron/Family e basta: pensate un po’ che io Dylan lo considero un punk”. Ascolta Dana Jannsen, Orazio: ci sono molte più cose nel fondo dell’oceano Pacifico che nel tuo iPod. Trova il giardino del polpo e scopri un ribollire di Flaming Lips (A AAA O A WAY) e Motorpsycho (Canopy) e TV on the Radio (Island) e Black Mountain (So It Goes) e Vampire Weekend (Silly Bears) e le chitarre acustiche devastate da un branco di dinosauri usciti di soppiatto dal booklet. Poi, torna a galla, asciugati per bene e cerca di capire cosa significhi quel lungo titolo: lo Shinju sarebbe il doppio suicidio degli innamorati nel teatro giapponese, ma è anche il nome di una perla. A chi vuoi dare ragione, Orazio? A nessuno darai ascolto: il postmoderno è una placca pesante che sprofonda nel magma tutto quanto il fondo del mare coi suoi fossili di dinosauro, mentre Burt Bacharach arrangia un pezzo country (Cast a Net), finché una notte la cima del Meakan inizierà un bollire di pentola d’acqua (Fuji II) e spruzzerà di rosso (Light Emerges), e noi con le nostre barbe staremo a guardare, mentre eseguiamo perfette armonizzazioni vocali di parole inventate. Questa è la psichedelia degli anni dieci: il vero sballo è dire “oh, che sballo” e ascoltare in santa pace un disco che fa stare bene.
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