Solex Vs Cristina Martinez & Jon Spencer: Amsterdam Throwdown, King Street Showdown (Bronzerat/Goodfellas)

Enrico Amendola | 2/9/2010

43132073La cosa figa di essere un artista in qualche modo apprezzato è che puoi svegliarti al mattino, magari in un giorno in cui la noia ti attanaglia e decidere di chiamare qualche amico e dirgli: “Hey fratello,ti va di registrare un disco?” Non ho idea di come Elisabeth Esselink, aka Solex, abbia deciso di collaborare con Jon Spencer e compagna per questo Amsterdam Throwdown, King Street Showdown, ma mi piace pensare che sia stata una cosa del genere. Difficile che con tali premesse possa venirne fuori un capolavoro, ma in questo caso il disco almeno nella forma è impeccabile. Soul-funk-rock e modernariato danzereccio con uno spruzzo di hip-hop ci consegnano un album sensuale e caldo quanto basta per essere promosso e mandato giù come una bevanda fresa nelle afose sere d’estate. Manca la scintilla per alimentare il grande fuoco, ma per un affare che sembra una specie di divertissement tra amici, direi che non è il caso di lamentarsi.

Visita il myspace di Solex
Visita il profilo di Solex su “Keeping It Peel”, il sito in memoria di John Peel

Nevica su quattropontozero: Lineare (Disco Dada)

Enrico Amendola | 26/8/2010

lineare-300x300L’ambivalenza di certi dischi mi mette in difficoltà anche nel trarne un giudizio. Ad esempio, questo album a nome Nevica su quattropuntozero, progetto del cantautore Gianluca Lo Presti, è buono o no? A giudicare da certe atmosfere new wave metropolitane sintetiche in chiaroscuro si direbbe proprio di sì. Se si guarda al rovescio della medaglia ci sono, di contro, una serie di episodi che ricalcano fin troppo fedelmente le ombre dei Bluvertigo e del Battiato vecchia maniera, che suonano anacronistici e fuori fuoco rispetto al tema portante del disco. Questo duplice aspetto non permette un ascolto uniforme e di conseguenza limita le possibilità di trarne un giudizio netto e preciso. Se tra gli Interpol e i Bluvertigo per voi la differenza è poca, allora dategli pure un ascolto, in caso contrario magari fareste meglio ad aspettare un nuovo capitolo e di capire meglio di che pasta sia fatto.

Visita il myspace di Nevica su quattropuntozero

Hjaltalin: Terminal (Borgin)

Enrico Amendola | 18/8/2010

hjaltalin-terminalAi tempi del liceo c’era sempre il compagno di classe molto timido, un po’ ai margini della compagnia, con cui era difficile stringere rapporti. A dire il vero non è che ci si impegnasse poi tanto a farlo inserire. Talvolta capitava l’occasione per conoscerlo meglio e in lui si scoprivano doti nascoste, tipo l’abilità a suonare la chitarra o un talento speciale per il disegno. E ci si rammaricava di come tutto questo talento fosse così sprecato, chiuso in quello scrigno umano di timidezza e non in dote a te che l’avresti usato per conquistare la compagna di banco ambita da tutti. Gli Hjaltalin sono proprio così a giudicare dall’esordio di un paio di anni fa degno della miglior tradizione contemporanea di folk-pop floreale islandese, quindi era lecito aspettarsi un disco fragile e gentile come il predecessore. Terminal coglie di sorpresa e si specchia un suono completamente nuovo, degno di un musical di Broadway. Spesso solenne e maestoso, talvolta intimo e di indole pop, è un album dalla sorprendete personalità, che sfugge alle solite classificazioni abusate per quello spicchio di terra confinato tra l’Europa e il polo nord. Partendo dal solco di band come gli Arcade Fire, si finisce nella tradizione del pop orchestrale solenne à la Antony, omaggiando Sufjan Stevens nella ricchezza delle sfumature di alcuni passaggi. Un lavoro che meriterebbe consensi su scala più ampia rispetto a quello raccolti fino ad oggi dalla band, con tutte le carte in regola per guadagnare posizioni di rilievo nelle top 10 di fine anno. Dietro una corazza di timidezza talvolta si nascondono grandi talenti, basta avere la giusta curiosità per poterli vedere sbocciare.

Visita il myspace degli Hjaltalin
Guarda i video degli Hjaltalin

Nadine Khouri: A Song To The City (One Flash Records)

Enrico Amendola | 29/7/2010

nk_homecoverToh, un altro disco di una cantautrice “folk-pop-rock e chi più ne ha, più ne metta”. Sarà l’ennesimo album abbastanza delicato, che geneticamente non può essere brutto, ma inevitabilmente finirà nel dimenticatoio nell’immenso oceano di dischi di “cantautrici folk-pop-rock e chi più ne ha, più ne metta”. La cartella stampa dice che Nadine Khouri è anglo-libanese, che questo è il primo di due Ep che saranno pubblicati quest’anno e bla bla bla bla. In giro per la rete, le poche righe che trovo in merito la paragonano un po’ a Beth Orton, un po’ a Laura Nyro, un po’ alla ragazza della porta accanto e un po’ a chi vi pare. Sono pronto a giurare che potrei scrivere l’articolo anche senza ascoltare il disco, magari allungando il brodo con parole leggermente lunghe e articolate per darmi un tono, tipo “obnubilazione” e “preponderante”. Una volta ascoltato, sul mio volto si forma istintivamente il tipico sorriso sarcastico di chi già sapeva tutto. E’ esattamente come immaginavo, solo con un pizzico in più di Hope Sandoval e con la consapevolezza maturata che avrei commesso un errore a non ascoltarlo. Mi sarei perso un gran bel disco.

Visita il myspace di Nadine Khouri

Ash: A-Z Vol.1 (Atomic Heart)

Enrico Amendola | 28/7/2010

Ash-A-Z_VolumeForse sono troppo vecchio per la musica degli Ash, anche se sono più o meno miei coetanei, ma musicalmente sembrano fermi al primo periodo post-adolescenziale. A-Z Vol. 1 raccoglie i primi tredici singoli che ogni due settimane hanno pubblicato da settembre 2009; ad ogni canzone è associata una lettera dell’alfabeto e questo primo volume va dalla A alla M. Non cambia molto la formula che da circa tre lustri ne consacra il successo, ondeggiando tra il pop sintetico degli anni ’80 (una novità non proprio entusiasmante) e il rock melodico fatto di chitarre scintillanti e pulitissime armonie punk-pop; tutto confezionato benissimo, dall’impatto piacevole e immediato, ma privo di incisività. Leggendo in rete commenti molto positivi sul disco, il dubbio che io sia diventato troppo vecchio per questo emo-rock per adolescenti tormentati si insinua forte e prepotente, anche se le mie quasi trentacinque primavere non mi impediscono di apprezzare cose come gli Idlewild e i Feeder, tanto per citare due band simili. I casi sono due: o sto invecchiando male oppure sono gli Ash a fingere male di non essere invecchiati.

Visita il myspace degli Ash

Micah P. Hinson: And The Pioneer Saboteurs (Full Time Hobby)

Enrico Amendola | 27/7/2010

Micah_P_1275555634Il segreto sta tutto negli archi della seconda parte di quella stranezza a fine scaletta che prende il nome di The Returning. Quella coda malinconica e lontana dalle distorsioni noise di chitarra della prima parte della composizione, richiama l’attenzione per un disco non facile al primo ascolto e costringe a farlo girare di nuovo per capirci qualcosa. Quel che si capisce è che Micah P. Hinson possiede ancora le fiamme più alte del sacro fuoco del rock; eppure di rock’n’roll nudo e crudo non c’è traccia, le canzoni indossano il vestito buono delle grandi occasioni e fondono lacrime e sudore in un corpo unico e avvolgente. Il suo urlo si fa più soffuso e predilige maggior teatralità in luogo del folk più diretto e sputato in faccia. Non sembrava così ispirato dai tempi degli esordi, anche se le pareti di legno non scricchiolano più, sono piene di decorazioni e quadri d’autore, ma non appesantite, semplicemente più vive. Una volta svelato l’arcano, And the Pioneer Saboteur diviene simbionte di chi lo ascolta (si dice di organismo che vive insieme ad un altro, in modo che entrambi traggono vantaggio reciproco dalla convivenza) e regala l’impressione di essere atemporale, senza una genesi precisa, tantomeno una fine. È lì che ci ricorda che le sorprese più belle talvolta sono quelle che si svelano poco alla volta, quando nemmeno ci si accorge del proprio stupore. Tutto per colpa di alcuni dannatissimi archi.

Visita il sito della Full Time Hobby

Travels: Robber On The Run (Own)

Enrico Amendola | 16/7/2010

travels_robberontherunOgni volta che mi viene recapitato un disco marchiato Own l’animo si predispone alla serenità. E’ una label che difficilmente sbaglia un colpo, che predilige il sussurro al caos, le sorpresa in punta di piedi ai clamori galmour. I Travels, anche se arrivati al terzo lavoro (il primo per Own), non fanno eccezione e la cosa è chiara sin dai primi timidi accordi di chitarra, liquidi ed eterei. Il disco non è da classificare come chincaglieria pop di fragile cristallo, è più un tiepido deserto che gioca con i chiaroscuro à la Low o il compianto Sparklehorse. La doppia linea volcale del duo del Massachusset, maschile e femminile, si adagia delicata su partiture soffici e, mi si conceda la banalità, al contempo sghembe. Undici brevi episodi che non arrivano mai ai tre minuti di durata, capaci di delineare un panorama affascinate, rassicurante e in costante penombra. Come camminare in un misto di trance ed eccitazione sul ciglio di una piccola strada di provincia. Dove sarà difficile incontrare qualche auto, ma nell’eventualità che possa accadere bisogna conservare viva l’attenzione.

Visita il myspace dei Travels
Ascolta Smile da Robber On The Run

Langhorne Slim: Be Set Free (Kemado/Audioglobe)

Enrico Amendola | 5/7/2010

langhorne-slimLanghorne Slim per il sottoscritto è stato una folgorazione dal vivo. Impossibile, anche per il più profano fruitore di musica, resistere a quella carica rock’n’roll, così gioiosa, strabordante e contagiosa, che di rado prende fiato con qualche bella ballata folk dal sapore classico. Su disco le cose cambiano e sono diversamente convolgenti, più vicine al folk cantautorale di un Ryan Adams o di un Grant Lee-Phillips. Il carico di sfumature malinconiche è preponderante e il viaggio è più contemplativo che veloce, carico di ricordi portati on the road a velocità di crociera. Be Set Free vince con la semplicità di emozioni fluttuanti tra voglia di rinascita e sguardo agrodolce ai ricordi passati, sembra un piccolo romanzo breve che viene voglia di riprendere in mano ciclicamente per riassaporarne le sensazioni. Langhorne Slim è il bicchiere mezzo pieno di una giornata non proprio felice, queto dovrebbe bastarci per amarlo.

Visita il Myspace di Langhorne Slim
Guarda i video di Langhorne Slim

Matinée: s/t (Musicomania editoriale & Music Force/Self)

Enrico Amendola | 1/7/2010

9803014570061I Matinée nascono come tribute band ufficiale dei Franz Ferdinand. La cosa, con tutto il rispetto per la band scozzese, non è proprio un punto forte per il sottoscritto, per una certa idiosincrasia nei confronti delle cover band. Fortunatamente, il quartetto che nasce nelle zone di Chieti e di Pescara, si affranca da questo ruolo e intraprende una carriera più personale. L’album omonimo, il primo su luga distanza dopo un ep nel 2009, ci presenta un gruppo che ha imparato bene la lezione dei propri idoli e la reinterpreta con gusto e perizia tecnica. La voce non è particolarmente incisiva e il tutto risulta derivativo fino al midollo, ma il rock-pop che ne esce fuori è parecchio godibile. Fossero inglesi avrebbero le carte in regola per sfondare, essendo italiani il percorso probabilmente sarà molto più in salita. Mai dire mai comunque.

Visita il myspace dei Matinée

Ventura: We Recruit (Africantape/Goodfellas)

Enrico Amendola | 23/6/2010

ventura-we-recruitSe We Recruit fosse uscito ad inizio anni ’90, la Svizzera probabilmente avrebbe avuto la sua gloria in campo indierock, per quanto il trio elvetico dei Ventura si ispiri sfacciatamente all’indie-noise di quei tempi, con chiari riferimenti a band come Helmet e Sonic Youth. Nella serie di infiniti rimandi a band seminali che il mercato discografico ci offre con grande costanza, è stranamente una novità riascoltare certe cose in uno stile tanto ancorato ai tempi in cui vide la luce e ultimamente un po’ trascurato. Regolando il volume delle casse ad un livello sostenuto, l’approccio della band convince pienamente e la tracklist si lascia ascoltare con grande piacere, perfettamente a proprio agio tra noise in qualche modo melodico ed aperture post-rock. Inutile girarci attorno, We Recruit è un ottimo lavoro, nato vecchio e allo stesso tempo capace di catturare l’attenzione di chi lo ascolta. Un gran bel (ri)sentire.

Visita il myspace dei Ventura
Visita il sito della Africantape

Vitaminic today

Pubblicità

Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

Archivi

wordpress visitors