Arcade Fire live: Lucca Summer Festival (09/07/2011)

arcadefire08Il signor Trenitalia, in combutta con il signor Comune di Lucca, ce l’ha messa tutta per guastarmi il ricordo della serata di Sabato 9 luglio 2011. Ma no, signor Comune di Lucca che ti comporti come se non fossero una quindicina d’anni che esiste il Lucca Summer festival con relativi concerti e relativa gente che arriva e che (soprattutto) riparte. No, signor Trenitalia che organizzi il servizio sostitutivo ignorando la dolorosa verità che un bus non ha la medesima capienza di un treno, no, signor autista di Trenitalia che inveisci contro gente pacifica che vuole solo andare a prendere la sua coincidenza/il suo aereo e sbraiti al telefono facendo finta di chiamare un altro bus. No, tutti voi che ci avete abbandonati a dormire su un marciapiede di Lucca, non ci siete riusciti a guastarmi il ricordo della serata di Sabato 9 luglio 2011.
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Front Row: Un giorno del tutto differente – Ferrara, 3.7.2011 // seconda parte

Elena Morelli | 13/7/2011

Ed ecco la seconda parte del fotoracconto di Un giorno del tutto differente, con protagonisti i due co-headliner della serata: i Verdena e i Dinosaur Jr.
[La prima parte la trovate qui]

Verdena:

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Front Row: Un giorno del tutto differente – Ferrara, 3.7.2011 // prima parte

Elena Morelli | 12/7/2011

La prima parte del racconto per immagini della giornata di domenica 3 luglio a Ferrara, con qualche foto dai set dei Jennifer Gentle con Alberto e Luca Ferrari, Spread, Iosonouncane e Sakee Sed.

Jennifer Gentle feat. Alberto e Luca Ferrari:

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Deerhunter @ Locomotiv, Bologna (07/04/2011)

bradfordcox

I concerti che diventano belli non sono tantissimi. A me personalmente torna in testa la prima volta che ho visto gli Unsane dal vivo, la gente che si guardava intorno e lo sconforto che serpeggiava per tre o quattro pezzi. E il gruppo che s’era scaldato e iniziava a macinare e la musica che diventava un trattore e la gente sotto a urlare e stare bene, e la band sul palco che non riusciva a smettere di incrementare la potenza del suono e la ferocia dell’esecuzioni fino a fare finire il concerto in un bagno di violenza. Una volta la musica funzionava anche così: poteva capitare un inizio incerto. Oggigiorno il pop è più freddo, o forse i gruppi hanno giocato troppo al rialzo. Un concerto tende ad essere più che altro un’esperienza completa e/o un’economia d’insieme in cui tutto ha il suo peso e i passaggi poco interessanti uccidono l’attenzione. I Deerhunter arrivano al Locomotiv con alle spalle anni di aspettative e la certezza di essere sempre più lanciati verso il pantheon dei gruppi i cui dischi –nel bene o nel male- stanno definendo il pop colto della nostra epoca. Il locale è già gremito (più fotocamere che paganti), la gente chiacchiera e si rilassa e quando la band inizia sembra –semplicemente- troppo presto. Per uno che vive a cento chilometri dal locale non è una cattiva notizia. Il set parte con un pezzo confuso e sfilacciato, problemi al suono che sembrano evidenti e un’attitudine stile cover band di liceali alla prima data. Per certi versi è comico. La gente applaude e continua ad ammassarsi. Dentro al locale fa già caldissimo. La band ringrazia e attacca una Desire Lines che somiglia a quella che sta su Halcyon Digest ma senza quell’equilibrio magico. Mi prendo malissimo e inizio a pensare a un bluff di studio spinto a viva forza da gente non abituata a vedersi gruppi che san suonare. Inizio a maledire me stesso per aver riposto le aspettative in una band sbagliata, trovo giustificazioni seduta stante (è caldo, magari il suono non s’infila, etc), cado nello sconforto, inizio a pensare di uscire dalla sala e farmi una birra cinese. E poi il gruppo si infila nella coda che chiude il pezzo e semplicemente ESPLODE. Tutto quello che succede dopo è confuso: la band macina un pezzo dopo l’altro, il locale diventa un forno, devo uscire per respirare, torno dentro, esco ancora dopo un po’, rientro. La band spacca sempre. A mezzanotte è tutto finito. La gente esce di corsa a prendere una boccata d’aria. Hanno tutti la maglietta zuppa e il sorriso stampato. La foto, indovina un po’, è di Elena. Altre sue foto sono qui.

Black Mountain @ Bronson, Ravenna (30/09/2010)

blackmountain

Probabilmente la chiave di lettura è un’altra. Per un certo numero di volte ho scritto/riscritto il report di Black Mountain a partire da un’analisi più o meno meta in merito alla musica che fanno, a quanto la fanno bene, a chi la ascolta, a chi non l’ascolta, a chi si prende bene o male a vederli dal vivo, al modo in cui hanno dato una torsione al loro suono in senso pop-folk venendo incontro in qualche modo al pubblico che hanno sempre –per ragioni abbastanza misteriose- avuto al di là del genere che suonano. Prima ancora l’ho scritto e riscritto cercando di definire musica  in seno a ciò che sta succedendo nella mia/nostra vita, un quasi-niente che suona come tutto e a cui l’ultimo disco di Black Mountain è andato incontro creando intese che non sapevamo possibili e panorami musicali  vecchissimi e in qualche modo inediti, un po’ come riprendere le fila di un discorso su cui sto tergiversando da fin troppo tempo in senso letterale o metaforico, parentele che forse non ci sono e non ci saranno mai, bisogni che spuntano fuori e non sai bene a che pro, o quanto ti faranno male, o chi ne dovrà pagare il prezzo. Poi magari la metà delle cose che senti sono pura idiozia, e dell’altra metà a chi legge non frega (giustamente) un cazzo di nulla. La verità, quanta ce ne può essere in un blog, è che per la maggior parte del tempo non abbiamo ben chiaro cosa rappresenta la musica e in che proporzione lo rappresenta nella nostra vita rispetto a ciò che facciamo, ai film che guardiamo e a ciò che abbiamo preparato per cena. Probabilmente, quindi, il modo giusto di vedere le cose è farsele raccontare in tempo reale dalla band stessa, nel silenzio ovattato di un Bronson strapieno di fan, mentre Stephen McBean molla le distorsioni, agguanta un’acustica e inizia a suonare una Buried By The Blues che t’inchioda basito al pavimento. È difficile dare conto di un momento così squisitamente perfetto e così squisitamente fuori da ogni ipotesi teorica e/o contingenza temporale e/o persona che ti trovi a fianco. La musica di Black Mountain stasera funziona soprattutto in se stessa, a prescindere da quel che c’è prima o dopo di essa –altri chilometri, altre persone, altre teorie, altri dischi –alcuni anche del gruppo stesso. A volte ci basta essere salvati per i cinque minuti che dura un pezzo, e la stessa assenza di prospettive di un incantesimo fragile e bellissimo come il concerto che la band canadese mette in piedi a Ravenna diventa l’unica prospettiva possibile, e quindi ora come ora di scriverne non se ne parla.

(tagli su foto di Elena)

Front Row: Archie Bronson Outfit + Peggy Sue @ Bronson, Ravenna (24/04/2010)

Elena Morelli | 5/5/2010

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Archie Bronson Outfit:

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Front Row: Sophia live @ Covo Club, Bologna (23/04/2010)

Elena Morelli | 27/4/2010

Front Row: Imogen Heap live @ Bronson, Ravenna – 6.03.2010

Elena Morelli | 15/3/2010

Front Row: Yo La Tengo live @ Auditorium Flog, Firenze – 28.11.2009

Elena Morelli | 4/12/2009

Front Row: Evan Dando + Chris Brokaw live @ Covo Club, Bologna – 14.11.2009

Elena Morelli | 27/11/2009
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