Yelle: Pop-Up

Davide Golin | 12/11/2007

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/yelle.jpgAh, il lolitismo francese. Ma che ci fanno queste ragazzine, a noi maschietti latini? France Gall i nostri nonni li paralizzava con uno sguardo cerbiatto. Poi venne Lio, la versione 2.0, che strizzava l’occhietto e ti faceva anche il piedino. L’update è questa Yelle, invero già cresciutella, che ti trascina per le orecchie direttamente in camera da letto. Di Yelle, nata 24 anni fa in Bretagna, è uscito per la Source/EMI il disco di debutto Pop-Up, dopo una sventagliata di singoli, tra cui l’ottimo A Cause Des Garcons (cover di un 80s classic), distribuito anche in Italia dalla Self con due gustosissimi remix per il dancefloor di TEPR e Riot in Belgium. Pop-Up è il titolo perfetto per una musica e un personaggio che gioca tutto sulla superficie. Un gommoso electro ye-ye pop che succhia linfa dall’inevitabile French Touch fino ai Justice, come da certo girl power tra Peaches, Uffie, NYPC, CSS e compagnia. Programmaticamente danzereccio, accattivante, a tratti irresistibile. Come in Ce Jou che apre il disco con quel fischiettare zompettante. O come nella imprevedibile, dolceamara Tristesse Joie che a un certo punto si ribalta su se stessa, inno definitivo a quel timbro sintetico del Roland Juno 106 sooooo 1985 almeno quanto i completi metallizzati di Ciriaco De Mita ai tempi del pentapartito. In Les Femmes Yelle mostra pure un suo malinconico dark side, mentre con Tu Es Beau gioca a fare la Gwen Stefani gattona su un morbido beat-box. I testi francesi purtroppo penalizzano i non francofoni, ma già la ficcante 85A lascia capire il talento sbarazzino: un’ode alle tette mignon naturalmente con Jane Birkin sugli altari e Pam Anderson nella polvere. Insomma un pugno di belle canzoni all’insegna dell’here and now, senza sbrodolamenti e con grande gusto. E un personaggio fresco e credibile. E in Italia, tipette così, perché non ne nascono (più)?

Il myspace di Yelle
Un assaggio dei remix del singolo ACDG

Palladium: High5 (single)

Davide Golin | 24/10/2007

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/10/coverpalladium1.jpgBasta con le cantautrici lapponi. Basta con l’indieelectro che ti turba. Basta con le cravattine e il CBGB. It’s official: uncool is the new cool. Ma l’uncool quello vero, non roba finesse da labranchiani. L’uncool dei Bad Eighties: crimini contro l’umanità quali il basso slappato, l’impermeabile fino ai piedi con le maniche arrotolate, la giacca imbottita sopra la canotta, il mullet da tedesco DDR sulle macerie del Muro. Insomma Level 42, Toto, Steely Dan, Rush, Mr. No, aspettate prima di chiudere di brutto il post e spararvi tutte di fila le quattro compilation Kitsunè per rifarvi la bocca. Il diavolo non è così brutto come lo si dipinge, diceva Keith Richards (ehm). Allora, ci sono questi Palladium from UK, che almeno hanno coraggio da vendere, di avere un suono personale di questi tempi e tirare dritti per la propria strada. Certo, non depone granchè a loro favore nemmeno il fatto di aprire il tour inglese del Mika che piace alla gente che piace. Detto questo, il loro singolo in uscita il 5 novembre su Virgin, titolo High5, è un bel giro in giostra sul più classico prog-AOR ammericano tra melodie e chitarroni senza pudore, arpeggi di piano, armonie vocali a pioggia, quattordici cambi di tempo e accordoni di tastiere da diabete fulminante. Ancora meglio il loro singolo di debutto Happy Hour, con quella tastierina flautata che pare uscita da Africa e il ritornello che ammicca pericolosamente a Running in the family. E perché scandalizzarsi? Chi scrive ha visto con i suoi occhi al Bowery Ballroom il principino indie Ben Gibbard con annessi Death Cab for Cuties coverizzare nientemeno che Against All Odds. E altro che gli innocui nomi di sui sopra, Phil Collins è il vero Dottor Destino del pop anni 80. Ma poi, che ve lo diciamo a fare, che già lo sapevate. Ultima cosa: i soliti bene informati dicono che i loro pezzi sul myspace suonano ancora indie rispetto a come sono in concerto. Ribrezzo? Il loro produttore è Tony Hoffer. I mean, Tony Hoffer. Ok, ora potete buttarvi su Joanna Newson.

Visita il myspace dei Palladium

Guarda il video di High5

Red Romance

Davide Golin | 26/9/2007

redromance.jpgSono stati la prima band in assoluto a suonare al glorioso Madison Square Garden senza avere un contratto discografico. E questo perché entrati nelle grazie dei Killers, che li hanno voluti come gruppo di supporto nel loro ultimo tour americano. I Red Romance del resto non sono piovuti dal cielo: sono di New York e tre di loro, Darren Beckett, Matthew Dublin and Benjamin Lysaght facevano parte degli Ambulance Ltd., una band della vecchia guardia della new-new wave di qualche anno fa. Con l’aggiunta di Adam Chilenski alla batteria, Dublin ha preso il coraggio a due mani e si è messo anche a cantare. Prima un demo, poi il primo EP, uscito qualche mese fa. Il risultato fa pensare agli Strokes dopo una vacanza a Miami. Un rock/new wave apparentemente diretto ed essenziale che ribalta certo suono ostico, claustrofobico e tagliente divenuto clichè quando si pensa a NYC. Qui invece i pezzi si distendono e si scaldano al sole, divenendo naturali anthems. Niente sonorità West Coast, intendiamoci. Ma un piglio alla Springsteen-E Street Band nella voce tutta salute di Dublin, quello sì. Melodie cristalline, riff di chitarre e tastiere da metterci la firma. Popolari restando cool, un rock da stadio in un mondo perfetto. Dove Muse e Coldplay non esistono.

Il myspace della band, da dove si può acquistare l’EP

Tiny Masters of Today

Davide Golin | 24/9/2007

tinymasters.jpgC’è chi a undici anni canta allo Zecchino d’Oro ciondolando la testina presentatrice una fatina. E c’è chi a undici anni vede ai suoi piedi l’NME, David Bowie e il Guardian, si vede remixare i pezzi dai CSS e duetta con Karen O degli Yeah Yeah Yeah. Quanto scritto è raccontato per filo e per segno nel loro myspace: i Tiny Masters of Today sono un incredibile duo di fratellini, Ivan e Ada, che quando iniziarono a suonare nel 2004 avevano dieci e otto anni! Il loro è un lo-fi garage punk apparentemente primitivo ma con un’attitudine da paura degno della Courtney Love più in palla, melodie accattivanti e ritornelli a presa rapida, canzoncine da un minuto fresche fresche (beh, qua partono in vantaggio) ma già di una innata sapienza. Abba più Ramones, si dice di loro tra le tante cose. E poi menano a destra e a manca che è un piacere, President Bush compreso (in Bushy). Alè. Nel loro sito in homepage subito spicca un pezzo dell’NME, Teenage Riot, che parla di questa scena infanta che sta rimescolando le carte grazie naturalmente alla rete e a myspace, il che permette anche agli under age in USA e UK di conoscere e farsi notare nel mondo del pop anche se ancora non possono per legge andare a un concerto nei club e fare la vita maggiorenne. E infatti hanno suonato all’Underage Festival (14-19 anni) lo scorso agosto al Victoria Park di Londra. Il 29 settembre Ivan e Ada presentano all’Union Hall di Brooklyn il loro disco d’esordio, Bang Bang Boom Cake, etichetta Mute. Ascoltarli è davvero una rivelazione.

Il myspace dei Tiny Masters of Today
In homepage del sito della band: l’articolo dell’NME sulla scena musicale pre-adolescente

Brano del giorno: Beauty Skool Dropout

Davide Golin | 14/9/2007

bsd.jpgI’m addicted to Saturday night/It’s that where everything feels all right/I’m addicted to Saturday night/’cause we all look better in the neon lights. Fantastico. Come dar loro torto? Anche perche’ e’ meglio tenersela buona un tipetto come Fifi, la megera (vixen, per la precisione) del duo Beauty Skool Dropout. In questo brano se ne esce in una specie di reincarnazione della Jo Squillo primissima maniera, di quando era tenerona adolescente riotgrrl. Ma questo Fifi non puo’ saperlo. Pero’ sa benissimo chi sono i La Tigre e Peaches e un certo electro-rap in vena CSS (ascoltate anche Asian Boyz dal loro myspace). L’atra meta’ del duo e’ Jolyon, ai beats, bass and boom!. Ragazzini che giocano al synth pop? Questi ne sanno piu’ di quanto vogliano dare a intendere, semplicemente perche’ i pezzi spaccano. A partire da Saturday Night, manifesto di una generazione, direbbero a Repubblicaonline. Fifi e’ anche dj maitresse del Club Fierce, che assieme al party mensile Fuck The Pain Away e’ l’avamposto electro-queer di Brighton, luoghi per dove sono passati negli ultimi due anni tante giovanissime band elettroniche inglesi con attitudine festaiola. Ma dimenticavamo la cosa piu’ importante, il terzo membro immaginario dei Beauty Skool Dropout: Pete Burns. Adorabili.


Il myspace dei BSD

Candie Payne

Davide Golin | 13/9/2007

candiepayne_big.jpgSono tempi da cantautrici. KT Tunstall, Amy Winehouse, Lily Allen and Kate Nash. E ora aggiungiamoci anche Candie Payne. Il suo album d’esordio, I Wish I Could Have Loved You More, è stato un discreto successo qualche mese fa, ma ora il botto sembra dietro l’angolo con il nuovo singolo One More Chance prodotto da Mark Ronson, il Re Mida del pop inglese degli ultimi tempi. Le canzoni del disco della ragazza di Liverpool, a vederla un curioso incrocio tra Audrey Hepburn e Laura Pausini, sprigionano un fascinoso retro pop dalle tinte noir che evoca i Sixties più umbratili di Serge Gainsbourg, Lee Hazelwood e delle colonne sonore di James Bond. Lei ama classiche ugole d’oro come Roberta Flack, Cilla Black o Nancy Sinatra e inneggia nelle interviste a un songwriting puro, con una produzione fatta di poche cose essenziali ma dall’effetto garantito. Come ai bei tempi di una volta, insomma. Fino ad ora le mancava solo qualche apertura ariosa, un paio di accordi in maggiore e un po’ di sano beat in 4/4. Grazie a Re Mida Ronson, con il nuovo singolo adesso ci siamo. La nuova Sandie Show?

Il myspace di Candie Payne

Unklejam

Davide Golin | 12/9/2007

unklejam.jpgConciliare gli opposti è la loro mission aziendale. Ovvero, a quanto dichiarano, coniugare l’algido elettropop di Gary Numan e il carnale rhythm’n’blues di James Brown e della Motown. Loro si definiscono proprio così, electro-soul: gli Unklejam sono una band inglese formata da Tyson Speede, Bobby Joel Stearns and Adonistar, cittadini del mondo conosciutisi in circostanze più o meno romanzesche e comunque raccontate per filo e per segno nel loro sito. Il nome è preso di peso da un vecchio album dei Funkadelic (1979, Uncle Jam Wants You) e finora per la Virgin hanno pubblicato tre singoli. A brillare è soprattutto il secondo, What Am I Fighting For?, una hit entrata nella UK Top 20 che miracolosamente sposa George Clinton e Fischerspooner, celebrante Prince nel suo migliore falsetto. In più, una sacrosanta dose di glamour androgino in una dimensione un po’ sci-fi, come se sulla base Alpha di Spazio 1999 decidessero di dare un disco party coi fiocchi, e insomma alla fine il cerchio si chiude in gloria. Gli Unklejam hanno aperto nel 2007 i concerti inglesi di Nelly Furtado e Justin Timberlake, ma allo stesso tempo hanno suonato al Wireless Festival, a Glastonbury e a T in the Park. Una conferma – se ce ne fosse bisogno – di una sana assenza di barriere tra mainstream e alternative nella scena d’oltremanica. Il loro disco full-length di debutto è ormai in dirittura d’arrivo.

Guarda il video di What am I fighting for?
Il sito degli Unklejam

Office

Davide Golin | 3/9/2007

Office_Q%26A.jpgTornate in ufficio oggi, magari dopo le vacanze? Beh allora, per festeggiare (ehm), niente di meglio che venire a conoscenza con questa band di Chicago di nome Office. Il gruppo si regge in buona parte sul talento del cantante e songwriter Scott Masson, un personaggio artistoide dalla vita discretamente avventurosa. Da adolescente suonava in orchestrine da ballo per festicciole, poi la scuola d’arte e quindi un anno in Inghilterra a fare l’artista. Poi il ritorno negli States, il cameriere per mantenersi e la musica a riprendere il sopravvento. Un bel giorno, Scott molla le ordinazioni al tavolo e va direttamente in banca a chiedere un prestito: con quei soldi si registra il primo di diversi dischi assai di basso profilo e intanto forma una band per i live. La svolta avviene due anni fa con il disco Q&A: il pezzo Wound Up è Single of the Week sull’iTunes Music Store e fa il botto con 300.000 download, il disco va nei Top 100 del 2006 del sito. La band è chiamata al South by Southwest festival in Texas e quindi al Lollapalooza. Per farla breve, è arrivato poi James Iha, che li ha messi sotto contratto qualche mese fa per la sua label Scratchie: il disco A Night at the Ritz uscirà a fine mese e sarà un remake di Q&A, rimasterizzato e con due canzoni in più. Le canzoni degli Office sono di un pop croccante e intelligente che parla di temi come la vita in città, battaglie di cuori e fotocopie incastrate un secondo prima del meeting di lavoro. Difficile non riconoscere nei Cars i loro antenati, ma stando al presente potemmo pensare ai Fountains Of Wayne, solo meno AOR e più new wave, –Toto, +Duran, o i Kinks dopo un anno di palestra ed estrogeni. E da quel giorno che si fiondò in banca, Scott Masson non ha più lavorato. Che ne sa lui di fotocopie incastrate?

Visita il myspace degli Office

Escort

Davide Golin | 31/8/2007

escort.jpgCerto, ci vuole fegato. L’ultimo genere che potebbe andare per l’autunno-inverno 2007, signora mia, è la disco-music. Ma con sprezzo del pericolo da un anno ci pensa a riesumarla una big band con un nome della madonna, gli Escort, from Brooklyn. E per gli adoratori della discoball sono un toccasana. Ok, sui grandi numeri già c’erano le Scissor Sisters a flirtare con il genere, ma troppo occupate da lustrini, fama e pailettes hanno perso la trebisonda e sono già bollitissime. Gli Escort, invece: hanno fatto uscire sin qui quattro 12”, il primo è il magnifico Starlight. Poi altri due maxi-singoli per la verità un po’ seduti. L’ultimo, All Through the Night, è un gran ritorno in attesa del disco d’esordio. Loro con la disco non ci flirtano, loro sono la disco. Back to Studio 54: il beat in quattro sulla bocca dello stomaco, le pulite chitarre alla Chic, le cascate di violini, il piano Fender elettrico, le voci lascive di Zena Kitt e Toy sooooo Donna Summer. Ma è troppo per essere vero. Potremmo chiamarla disco-disco. Post-disco. Un manierismo che però ha una sua onestà intellettuale e una consapevole distanza emotiva. Niente sbrodolamenti, niente tentativi furbetti di renderla “cool”. Nessuna macchia di sudore sulle camicie acrilico. Questo è post modernismo, bellezza. E occhio allo straniante remix dei Rapture sulla B-side.

Il myspace degli Escort

Summercase Festival@Barcelona, 13-14 luglio 2007

Davide Golin | 2/8/2007

summercase.jpgSummercase, un festival dal volto umano. Una due giorni in cui gli artisti si dividono tra Madrid e Barcellona. Niente esagerazioni alla Benicassim, nel bene e nel male. Un cartellone con nomi di medio/grande richiamo dell’indie rock internazionale, fluida organizzazione (ma catering mediocre, nullo per vegetariani, argh), bella location nell’Olympic Forum di fronte al mare, asfalto dovunque, non molti gli inglesi, pochissimi italiani. Notiamo con piacere che qui è stata estirpata la piaga dei bonghisti. Una folla inverosimile dalle 22 alle 3 di mattina. E tutto sommato bella gente, signora mia.

editors.JPGDAY ONE. Due giorni che iniziano in prima serata con gli Editors: i capelli di Tom Smith ricci e stirati indietro sono tra le poche cose abominevoli del festival insieme alla sedicente tortilla di patate, almeno così spacciata dai ragazzotti della cucina (a proposito, un solo paese messo ancora peggio dell’Italia in quanto a lingua inglese. Indovinato?). Lo stesso cantante è impegnato a muggire pezzi vecchi e nuovi con il solito timbro wannabe Ian Curtis ma quello che manca è la pasta della voce, sempre piatta e monotona. E se i singoli vecchi hanno dalla loro melodie di ferro, i nuovi sono solo versioni sbiadite. Amen. Tutt’altra musica con Lily Allen, eroina ufficiale del Summercase 2007. Whoa! Dietro la cassa spia deve avere un minibar, da cui a un certo punto estrae anche una bottiglia di Jaegermeister. Evvai. Fuma a nastro, parla e parla degli affaracci suoi (che cmq ci interessano, eh), compagne di classe stronze, il solito Bush e compagnia, canta da dio dalla prima all’ultima nota, parolacce assortite, insomma la ragazzaccia del pub accanto ci ha conquistato. Le canzoni? Spaccano. Gioia, reggae dancehall, balli condizionati probabilmente da stati psicotropi. We love Lily Allen!
— Continua a leggere

1123»

Archivi

wordpress visitors