Cubenx: On Your Own Again (InFiné)
L’orizzontalità dell’industria musicale di questi anni porta a un proliferare di cose buone un po’ ovunque, in barba alle correnti e ai confini. Bisogna mettere su bandoliera e stivali e, fucile in spalla, partire come Hemingway per la caccia grossa in luoghi esotici. Il Messico, invero, tanto esotico non lo è. Già patria di Murcof, a noi tanto caro, è uno di quei popolosi e ribollenti angoli di mondo che stanno ridisegnando minimal e ambient in tinte diverse, che li abbigliano con una classe timida e modesta, che fanno parlare l’elettronica lingue romanze. On Your Own Again è il nuovo album di Cubenx, soprannome del messicano Cesar Urbina, personaggio dai gusti eclettici e dalla vita trascorsa con uno zaino in spalla tra Europa e Sud America. Come molti venti-trentenni che vivono e contribuiscono al proliferare di quel sottobosco, tangenzialmente danzereccio ma lontano da Londra e Ibiza, Cubenx ha il carisma di chi mescola e sperimenta. Chi mescola e sperimenta perché in fondo, nel mondo delle piccole tirature, dell’entusiasmo di Resident Advisor, dei DJ set marginali, a fare un passo falso non c’è poi molto da perdere. On Your Own Again, ad ogni modo, è tutt’altro che un passo falso. Non avendo comunque nulla a che vedere con Scott Walker, l’album è una raccolta solidissima di ballate rarefatte che sfociano in shoegaze (riletto per una volta almeno in modo onesto), di ritornelli trance-pop, aperture new wave e maestosi riempipista che hanno dentro qualcosa della passione per il rétro decostruito di The Field. La voce di Alfredo Nogueira in On Your Own Again è il punto di contatto tra Cubenx e Telefon Tel Aviv e Apparat, la superficie dello specchio che separa l’elettronica di nord e sud del mondo.











