Rituali Privatissimi alla radio

Corrado Nuccini | 16/4/2008

rituali privatissimi

C’è un libro affascinante e complesso che si chiama “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes e prende in esame tutti i tasselli che compongo il lessico di un innamorato. Il libro ha un grande impatto perché, come sta scritto nella prefazione, “l’amore è ancora un discorso sconvolgente”. Abbraccio. Angoscia. Annullamento. Assenza. Attesa. Colpe. Dedica. Demoni. Dichiarazione. Dipendenza. Gelosia. Incontro. Insopportabile. Io-ti-amo. Languore. Lettera. Magia. Nascondere. Notte. Pazzo. Pettegolezzo. Piangere. Rapimento. Ricordo. Rimpianto. Risveglio. Tenerezza. Verità. Sono questi alcuni dei temi affontati da Bathes (utilizzando un repertorio di frammenti e citazioni) per costruire un glossario del linguaggio amoroso.

Partendo da questa idea e dal desiderio di fare una trasmissione a trecentosessanta gradi sulla canzone d’amore, Corrado Nuccini e Marina Pierri presentano “Rituali Privatissimi” alla radio. L’idea è semplice. Si prende un tema che varia ogni due o tre settimane. Nelle rispettive puntate vengono selezionate canzoni riferite al tema in corso per ricreare, non un glossario, ma un mixtape che contenga pezzi d’ogni tipo, genere ed epoca.

Una delle nostre rubriche è “vostra”: oltre ad ascoltarci e supportarci ogni domenica in diretta da Radio Città del Capo 94.7 e 96.25, potete inviare richieste (specificando la persona a cui volete dedicare la canzone), commenti o proposte all’indirizzo e.mail ritualiprivatissimi [at] gmail.com. Primo tema affrontato (scaramananticamente): la fine.

Buon ascolto.

Ecco la playlist:
I Am Trying Break Your Heart – Wilco (sigla)
Tire Swing – Kimya Dawson
So This is Goodbye – Junior Boys
Se potessi incontrarti ancora – Riccardo Sinigallia
The Best Part of Breakin’Up - The Ronettes
I Gave You – Will Oldham e Matt Sweeney
Canzone dell’amor perduto – Fabrizio De André
Here I Dreamt I Was an Architect - The Decemberists
Le parole dell’addio – Sergio Endrigo
Dance Me to the End of Love – Madeleine Peyroux

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Interviste Privatissime: Max Collini (Offlaga Disco Pax)

Corrado Nuccini | 21/1/2008

Gli Offlaga Disco Pax sono una band composta da Enrico, Daniele e Max. Sono di Reggio Emilia come me. Inutile dire che noi della “meglio gioventù” cittadina ci conosciamo tutti. Se non di persona almeno di vista. Enrico lo conosco da tanti anni e spesso vedo Daniele al lavoro “da Tosi”, un grosso negozio di dischi in via Emilia San Pietro. Max, al contrario, è una conoscenza recente. L’ho visto la prima volta che era già sul palco. Per l’esattezza al concorso per band emergenti del Centro Comunale di Cavriago “Augusto Daolio”. Da quel periodo in poi per loro è stata una scalata senza soste. Il loro primo disco “Socialismo Tascabile” ha vinto premi,  ottenuto copertine dei giornali e sopra tutto ha creato un vasto pubblico disposto a seguirli ovunque. Gli Offlaga escono in questi giorni con “Bachelite”, il loro secondo album. Io e Max l’abbiamo ascoltato insieme appena dopo l’epifania. Ecco il mio parere. Penso sia proprio un buon disco. Anzi credo sia un netto passo in avanti rispetto al passato. Un album ricco di sentimenti e musica. Per chiarezza premetto che il disco precedente non mi ha entusiasmato. Vuoi per la vexata quaestio “Tono Metallico Standard”, vuoi perché non è facile per un emiliano residente in Piazza Lenin 6 a Cavriago rimanere affascinati da quel mondo che combacia in larga parte con la quotidianità. O forse, come spesso accade, ho bisogno di più tempo degli altri. Questo disco però segna una crescita notevole sia testuale, con Max svincolato dal “socialismo tascabile” e disposto a parlare con il cuore aperto, che musicale, con una band capace di proporre trame sonore di fine fattura, emancipandosi dal ruolo di accompagnamento ai testi. In sostanza “fine delle prove tecniche di trasmissione”: ora si fa sul serio.

Nell’intervista che segue ho parlato con Max, in maniera disordinata, di questi cambiamenti e di altre faccende. Concedendoci il lusso di divagare spesso perché come ho messo in chiaro più volte non sono un giornalista e non so fare interviste come si deve. Allora, Max, lasciamo che sia proprio questo il punto di forza.
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L’appuntamento

Corrado Nuccini | 18/12/2007

Darsi appuntamenti nelle canzoni non è difficile. Basta iniziare con un accordo in minore. Una la o un si. Scrivere un testo: un accenno al tempo, ai vestiti. L’ansia dell’attesa. Poi un ritornello, un cambio di armonia. Un bacio, un corpo nudo ma non solo. Anche un rifiuto, un addio, il manifestarsi di qualcosa di reale e crudele.

Più difficile è darsi appuntamenti veri. Anche se c’è Roma nell’aria. Nonostante sia Giugno e tutto richiami le suggestioni del Mediterraneo e l’idea dell’alveo. Qui, lungo Viale Luigi Einaudi, poco distante da Stazione Termini, io e Nina camminiamo come fosse Natale. Abbracciati stretti.

Ornella Vanoni pubblica “L’appuntamento” nel 1970, in collaborazione con Bruno Lauzi. E’ il suo maggior successo tanto che il singolo rimane per lungo tempo in testa alle hit parade. Ed è normale che sia così. E’ lei la persona più indicata per cantare il pathos di un appuntamento. — Continua a leggere

Interviste Privatissime: Alessandro Baronciani (Altro)

Corrado Nuccini | 4/12/2007

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/12/altro_promo.jpg Gli Altro sono una band di culto perchè unici nel loro stile. Sono un gruppo che non piace in quanto punk, rock o shoegaze. Nemmeno per aver scritto questa o quella canzone. Piacciono perchè sono loro. Gli Altro, appunto. Altro da quello che solitamente ci si aspetta da un gruppo. Altro dalla professionalità compassata dei gruppi abili a scrivere schede tecniche o richieste cathering prima che canzoni. Altro dallo stile serioso e inarrivabile dei gruppi alternativi italiani. O da quello “finto cazzone” dei nuovi gruppi indie rock. Alessandro Baronciani è voce e chitarra del gruppo. Provo a fare due chiacchere “telematiche” con lui. Ci conosciamo da qualche tempo e quindi perdonerete lo stile poco professionale. Ma ci sta. Rivendichiamo entrambi la nostra “alterità”.

1-Dichiaranzione d’intenti. Io non sono un intervistatore e tu non sei un cantante. Nonostante questo io ti intervisto e tu canti. Siamo sfacciati vero?
Perchè sfacciati? Le cose migliori alle volte si ottengono mettendo due persone insieme a fare qualcos’altro. Ad esempio mi ricordo una bellissima intervista fatta da Igort, Gabriella Giandelli e Stefano Ricci sul fumetto molto interessante. Tutti parlavano di come creavano le loro storie a fumetti in maniera completamente estranea e differente dagli altri. Nessuno di loro era un intervistatore ma hanno parlato insieme liberamente raccontando più di quello che un giornalista poteva chiedergli. Gli intervistatori di mestiere, invece, possono essere troppo analitici e cercare per forza delle conclusioni alla fine di un discorso, mentre molte volte in un discorso la conclusione è implicita. Forse per chi intervista di mestiere è una questione di metodo. Attraverso il metodo raggiungi molto facilmente il tuo scopo anche senza essere preparati sulla materia.

2-Qualche anno fa. Un giorno d’estate. Ci siamo trovati io, te, Scarfo (Julie’s Haircut) e Barnaba. Obiettivo: un pranzo insieme. Abbiamo cercato un fantomatico ristorante sul colle che spunta dietro Pesaro. Non lo trovammo, e non ricordo nemmeno come mai, forse non era mai esistito o probabilmente aveva chiuso. Finimmo per mangiare sul lungomare. In un bagno gestito da qualche tuo amico/parente. Abbiamo fatto un sacco di chiacchiere. Ovviamente nulla di quello che ci siamo detti s’è avverato. Almeno vorresti dirci come si chiama quel posto e come ci si arrivava? Avevi poi offerto tu?
Il posto si chiamava “mare e monti” era un ristorante di pesce. I prezzi erano buoni e si mangiava guardando il mare. Era un posto “sincero”. Si trovava sulla la strada che passa e attraversa tutto il colle del San Bartolo. Putroppo era o lunedi o martedi, I giorni di chiusura del locale. Quindi alla fine optammo per il “bagniacciuga” che sicuramente in alta stagione era aperto. Conosco i proprietari del locale, erano gli ex-gestori della Fuente, uno dei locali storici della provincia. Hanno avuto il merito di farmi vedere un sacco di gruppi: dai Massimo Volume agli At The Drive In. Non posso dire che siano proprio miei amici, però diciamo che li conosco molto bene. C’era anche Barnaba, era ospite a casa mia, perchè c’era “Frequenze Disturbate” a Urbino e lui aveva gli accrediti; così potevamo andare a vedere gratis i concerti del festival. Ora che mi ci fai pensare era in quel periodo che avevamo iniziato a fare questo disco nuovo. Barnaba era venuto alle prove e mancava un nome per fissare una canzone. Poi ci dicemmo: chiamiamola così, quando sarà il momento cambieremo il titolo.
Non mi ricordo chi offrì il pranzo, però mi ricordo che chiacchierammmo molto e anche se tutto non si è avverato ero molto contento di parlare di progetti futuri. Anche perchè non ci sono tante occasioni per parlare insieme. l’anno dopo, sempre in occasione di “Frequenze Disturbate”, andai a pranzo insieme a Burro e Jukka! questa volta sono andato sul sicuro e siamo stati all’”Osteria dalla Guercia”, che in dialetto non è l’albero ma una signora senza un occhio.

3-Vi vidi la prima volta ad Umbertide. Vi ascoltai con grande interesse perchè Andrea Pomini (proprietario della label Love Boat, ex bassista di Disco Drive, giornalista di Rumore etc) mi disse che eravate semplicemente il miglior gruppo italiano. Oh, non avercene, ma quel giorno mi pensai “Pomini perde colpi”. Poi come sempre per amare qualcosa/qualcuno bisogna inizialmente lottarci. Cosi fu. Oggi vi porto su un palmo di mano. E questa intervista lo dimostra. Però mi resta una convinzione: quel giorno avete fatto particolarmente cagare. Ammetti?
Se siamo molto emozionati suoniamo anche peggio. Quello che mi ricordo e che suonammo di pomeriggio nel cortile di un circolo bocciofilo. Non mi ricordo bene ma forse il palco era il campo di bocce. Pavese diceva che la conoscenza nasce dall’odio. Nel senso che all’inizio deve esserci qualcosa che ti fa arrabbiare nell’altra persona che ti spinge ad approfondire. Altrimenti sarebbe indifferenza. l’indifferenza, di solito, non porta niente. Io invece ero completamente innamorato del vostro concerto di Umbertide. La mia ragazza che vi aveva visto una settimana prima mi aveva spedito il vostro disco. Non avevo mai visto i Cocteau Twins dal vivo, ma quella volta pensai che forse potevano essere una cosa molto simile a quello che stavo ascoltando. È stato uno dei vostri concerti più belli. C’era la piazza di sera, era estate e c’era tanta gente venuta per vedere il concerto. Tutta la città era chiusa e sembrava abbandonata. D’estate non c’è nessuno nell’entroterra: sono tutti al mare. Per il festival il comune aveva pensato fosse carino mettere delle luci di natale. C’erano echi di chitarre per le strade vuote, come se fosse una palestra vuota, insomma una splendida atmosfera. Forse le luci di natale me le sono inventate.

4-Un disco nuovo. L’ho ascoltato un po’ di volte. Si sente che siete cresciuti. C’è ambizione di maturità. Sia testuale che sonora. Ovviamente nel vostro stile. La notizia però è questa: non siete più pischelli. Hai imparato a fare gli accordi sulla chitarra per bene?
Gli accordi della chitarra ne faccio sempre meno. nel senso che una volta facevo quattro tipi di accordi per fare una strofa, e altrettanti per un ritornello. Adesso ne faccio due per la strofa e due per il ritornello, ne faccio di meno ma li faccio meglio. Spero meglio. Non so se ci sia ambizione di maturità, anche perchè non ci si accorge quando fai qualcosa se effettivamente è cambiato qualcosa. Questo si può tradurre dicendo che è meglio fare piuttosto che stare a pensare.

5-Eri in guerra col Dio Passato? Immagino sia stata una guerra senza esclusioni di colpi. Chi ha vinto alla fine? Ma sopra tutto che libro hai preso sui templari?
Era un libro su Casteldelmonte. La seconda volta che andammo giù in puglia al festival della Maizza per presentare il nostro primo disco “Candore” ci andammo con la twingo, volevamo vedere La reggia di Federico II che si trovava per la strada di Fasano. Casteldelmonte è stata, quando avevamo sedici anni, un po’ una specie di mito. Eravamo tutti molto presi con le magie e il medioevo. Su Casteldelmonte c’erano libri che ne spiegavano l’architettura esoterica, la storia, i collegamenti con il sacro ordine dei templari. Poi in realtà, dal vivo, è molto più piccolo delle monetine da un centesimo.

6- Nel disco ci sono certe sonorità “punk-shoegaze” . Una cosa impensabile a parole. Strana combinazione. Forse solo voi potevate riuscirci. Non credi però che lo shoegaze sia una musica da fighetti?
Assolutamente no. Ieri ho trovato in cantina un vecchio numero di Rockerilla, ci scrivevano praticamente tutti quelli che oggi sono su rumore. In copertina c’erano gli Urban Dance Squad, ma il disco del mese erano i Soundgarden ex-equo con Nevermind dei Nirvana. Era un Rockerilla del ‘91. Tra le recensioni in evidenza c’erano i Blur di Leisure, e tanti altri dischi che mi sono comprato nel tempo: all’epoca avrò potuto comprarmi al massimo un disco alla settimana. Guardando tra le recensioni c’erano anche gli Slowdive. Che buffo, mi sa che all’epoca non gli avevo neanche dato un’occhiata. Lo shoegaze mi piace molto, mi è piaciuto un po’ alla volta, dopo aver comprato il primo disco degli Swervedriver, qualcuno scrisse che assomigliavano agli Hüsker Dü, e forse adesso avrei anche notato le somiglianze, ma all’epoca era qualcosa di molto distante dall’idea che avevo del punk e della musica hardcore. A natale mia mamma sotto consiglio di mio fratello mi comprò il primo album dei Jesus and Mary Chain. Quando mi chiese se lo ascoltavamo insieme, mi guardò un po’ desolata e poi mi disse: mi dispiace ma devo averti comprato una copia fallata, ma quando riaprirà il negozio puoi andarlo a cambiare, ho ancora lo scontrino!

7-Alessadro Baronciani fummettista. Il tuo tratto pulito contraddistingue il tuo stile. La grazia però la utilizzi solo con la graffite della matita perchè con il plettro sembri un unno. In che relazione stanno per te le tue attività di illustratore, fumettista e musicista?

Che quando disegno mi piace ascoltare tanta musica.

8-Sei nel programma del festival “Control+C” che si terrà a Carpi dal 7-8-9 dicembre. Cosa presenterai in questa occasione?

Per il festival ho preparato delle serigrafie che ho fatto insieme ad Angelino e Michele dei La Quiete. Sono dei poster 50×70 e anche 100×140, grandi cioè come i poster del cinema. Ho preparato una piccola tiratura anche delle serigrafie con le teste viste da dietro che ci sono sul disco Aspetto. Se riesco ci sarà anche un piccolo libro a fumetti stampato su stoffa.

9-Parliamo di background musicale. Ascoltate i cantautori? C’è qualcosa o qualcuno del passato che vorreste consigliare?
Cantautori? io ascolto molto Luigi Tenco, Bugo e Ornella Vanoni ma lei non è una cantautrice, no? Per un periodo ho ascoltato tantissimo l’ultimo disco di Scott Walker, non riuscivo a toglierlo dallo stereo, stessa sorte capitò con quello di Arthur Russell, scoperto a Londra in un negozio di dischi di seconda mano. Lo stava ascoltando il commesso e non me l’ha voluto vendere. A Gianni, invece piace Bonnie Prince Billy ma anche Fossati e Guccini. Matteo dice che ha soltanto il disco di Jhonny Cash che fa le cover ma anche gli altri sono bellissimi, e poi bisogna ricordarsi di De Andrè e anche Battisti e anche un po’ di Tenco. Il disco più bello di Battisti è “Il nostro caro angelo”. e poi anche Olek.

10- Che fine ha fatto il vostro vecchio batterista?
Simone a comprato casa fuori Pesaro. Hai presente, quando vuoi comprare casa, che vai in una agenzia immobiliare e ti dicono che se vuoi spendere poco ci sono quei paesini satelliti intorno alla città, dove ci si arriva soltanto in macchina? Che di solito il nome del paese è di due parole e la prima parola è sempre un numero. Ecco Simone ha comprato una casa a Tre ponti, vicino a Pesaro. Lavora in uno studio di architettura, progettano chiese. Matteo invece, c’è sempre stato, il disco con gli scogli in copertina ce l’ho registrò lui. All’epoca chiedemmo a Betta se ci prestava l’appartamento estivo dei suoi nonni a Torrette di Fano per fare il disco. Volevamo passare una settimana insieme e vedere cosa veniva fuori. Non eravamo impegnati come oggi, ma alla fine fu difficile anche quella volta trovare il tempo per trovarci insieme. Era novembre, e l’appartamento era senza termosifoni. Quando Simone lasciò il gruppo noi stavamo già andando a suonare con Matteo da qualche mese. Il disco nuovo iniziò di li a poco.

11- Fine dell’intervista. Mi dici quanto tempo ci metti solitamente a rispodere alle domande?
Di solito due giorni. Prima però devono leggere anche Gianni e Matteo, quindi potrebbero volerci più giorni.

Chelsea Hotel

Corrado Nuccini | 27/11/2007

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/claudioedingerchelsea.jpgC’è un posto a New York. E’ il Chelsea Hotel. In molti hanno vissuto lì. Poeti, girovaghi, musicisti e squattrinati hanno tutti trascorso giornate in quelle stanze, componendo, scrivendo, cazzeggiando, filmando, amandosi e morendo nei dodici piani dell’edificio che sorge sulla 23ª. In origine era un grande condominio. Anche se la parola inganna. Era un posto per ricchi dove dietro il tetro mix di art decò e gotico delle facciate si svelava il lusso sensuale degli appartamenti. Era al centro di una strada molto in voga. C’era l’Opera House Palace, la Pike’s Opera House e il Proctor’s Theater. Ma le cose prendono spesso altre pieghe e il declino fu rapido. Stava nascendo sulla 40ª il Teatro Empire, primo tassello della futura Broadway. La 23ª cadde nel dimenticatoio diventando riserva di lottizzatori e speculatori. Nel 1903, dopo il fallimento della cooperativa che gestiva il condominio, il Chelsea fu così trasformato in un hotel. Oggi si può affermare che quel declino abbia significato la sua fortuna. La gloria dimenticata del palazzo affascinò diversi artisti che ne fecero la loro casa, rendendo il luogo immortale.

Raccontare in poche parole gli avvenimenti che gravarono intorno al Chelsea Hotel è impossibile. Si devono fare delle scelte. E così questa che racconto è una delle tante storie. I protagonisti, gente comune. Dal nome di Andy Warhol, Bob Dylan e Edie Sedwick. — Continua a leggere

Ascolta in anteprima la versione di Chelsea Hotel di Luca dei Julie's Haircut.

Interviste Privatissime: Emidio Clementi

Corrado Nuccini | 13/11/2007

Giovedì 15 novembre, sul palco del Locomotiv di Bologna si esibiscono Emidio Clementi e Dustin O’Halloran all’interno della rassegna Collateral. Sarà una perfomance esclusiva dove il pianoforte del compositore americano accompagnerà le parole di Clementi. Dustin -per chi non lo conoscesse- è noto sia per i Devics che per la sua produzione “piano-solo” che lo ha portato a prestigiose collaborazioni come quella con Sofia Coppola. Emidio Clementi è una persona a cui sono legato. E’ un mio riferimento, sia musicale che letterario. E credetemi, visti i tempi che corrono, quelli come lui sono merce rara. Molto rara. Da qualche anno siamo anche amici e quindi non posso soffermarmi troppo sull’enumerazione delle sue qualità perché cadrei in conflitto d’interessi. In occasione della data bolognese facciamo per tanto due chiacchiere informali sui suoi vari progetti. E’ appena tornato da San Francisco dove ha partecipato all’International Poetry Festival. Sta uscendo il suo nuovo libro. Nel frattempo è anche diventato padre. Tante cose di cui parlare. — Continua a leggere

Le tre verità

Corrado Nuccini | 2/11/2007

Ci sono canzoni che ottengono un successo immediato, altre che richiedono tempo. E non basta chiamarsi Battisti o Mogol.

“Le Tre Verità” è l’ultimo brano che Battisti registra per la Ricordi. Siamo nell’ottobre del 1971 e lo incide con la PFM. Il b-side è “Supermarket”, canzone chitarra-voce. In copertina compare un trittico fotografico in cui Lucio sfoggia tre look diversi. Uno per ogni verità.

Il pezzo arriva al nono posto delle classifiche settimanali e al sessantanovesimo delle annuali. Risultato buono per chiunque ma non per loro due. Ci si aspetta sempre il massimo dalla coppia che ha definito il concetto di “pop song” in Italia. — Continua a leggere

Le passanti

Corrado Nuccini | 16/10/2007

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/10/1586865103_99de0ca8d2.thumbnail.jpgMia madre canta spesso. In macchina o mentre fa le pulizie. E quando canta, canta bene. Ha una voce potente ed intonata. Può succedere che confonda le parole ma non le sostituisce mai con vocali . Ne inventa altre. Piccole variazioni che passano inosservate e si insinuano come interpolazioni nei testi originali. La cruna dell’ago ed il cammello, per intenderci. Ecco allora che escono liriche come “Se stasera sono qui è perché so camminare” oppure “E con le mani amore, per le mani ti legherò”. Tutto con un certo stile.

Mia madre canta ingenuamente. E quindi c’è da fare attenzione. Non distingue la canzone d’autore dagli scarti radiofonici. Alterna capolavori come “Vedrai Vedrai” di Tenco a “Tropicana” del Gruppo Italiano passando per qualche porcheria di Mango, dei Ciao Fellini o dei Righeira, confusi e nascosti tra le migliori cose di Gino Paoli, Bruno Martino e Fabrizio De Andrè. Tutto con una certa creatività.

Durante l’estate, a casa da scuola, la sentivo duettare con la radio. Aveva una serie variabile di preferenze. Dalla sua hit parade uscivano selezioni spiazzanti. Ricordo due versi. Dolcissimi e malinconici. “Si piangono le labbra assenti di tutte le belle passanti che non siamo riusciti a trattenere“. Forse nemmeno sapeva di chi erano quelle parole. Di sicuro non io.

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