Songs from Freaks! The Series (Sony) VERSUS The Twilight Saga: Breaking Dawn. Part 1 OST (Chop Shop Records/Atlantic)
Mostri adolescenziali crescono. I soliti vampiri, ormai saturi, contro finti vampiri e nuovi supereroi: le mode cambiano, si evolvono. E cosa fanno le colonne sonore? Figlie dello stesso gioco, dallo schermo allo stereo (ma che dico, smartphone), continuano la buona tradizione. Ma qui bisogna parlare della novità italiana che combatte i botteghini statunitensi: finalmente qualcosa di nuovo. O no?
Grande scalpore tutto italiano per la serie in onda solo su Youtube, finchè poi però tutto finisce nello stesso calderone: gruppi rockmelodici in stile Muse o nu-metal, e poi ritmi dance in acido che piacciono agli alternativi del dancefloor, contro nuove leve dei cuoricioni da classifica capitanati dal cioccolatoso Bruno Mars e dalla passabile Christina Perri. Stiamo parlando della OST di Freaks! contro la nuova puntata della Twilight Saga: Breaking Dawn parte I. Pensando di scrivere della prima, sono finita naturalmente sulla seconda, esempione massmediatico della sonorizzazione degli anni Zero. Cosa cambia, e cosa rimane? La ricerca di una propria identità e allo stesso tempo di una approvazione esterna. Se Breaking Dawn I vira su un taglio più mainstream (già i singoli la dicono lunga: vi ricordate, con nostalgia, i Death Cab For Cutie?), Freaks! se ne esce con una cosa che sembra molto distante, eppure vuole piacere allo stesso modo. Sì, vuole disperatamente catturare il pubblico di MTV. — Continua a leggere

Ascoltando
Istantanea. Tac. Si chude la porta dell’auto, lasciandosi dietro ogni suono. La testa continua ad andare: “ho tanto caldo anche se è inverno”. Me la ripeto e la coccolo un po’, è proprio una bella immagine. Fine istantanea. Bella, penso. Ma dove l’ho sentita? L’ho davvero sentita? Perché ho in mente proprio questa scena di vita quotidiana? Sto ascoltando il nuovo singolo di
Tempo di suoni estivi, tempo di festival. Ogni palco triturato nella macchina di discussioni, foto-ricordo, mirabilia e feticci. E noi siamo qua per peggiorare il morbo, con consapevole e studiata nonchalance. C’è un altro pezzo del puzzle da incastrare, quello che riguarda
Di canzoni che ci dicono chi siamo, ultimamente, abbondano le playlist degli stolti. Una volta ci perdevamo nei Baustelle, ora ci rima sopra in stile annizero Vasco Brondi. Seguono ispirati nuovi gruppi come Luminal, o i disincantati Cani, e infine ci sono cantautori ironici come Dente e/o Brunori Sas, e i paradossi dei Mariposa. In qualche modo hanno tutti quella stessa voglia di descriverci massimizzandoci, spostando comportamenti personali verso masse emozionali. In molte occasioni ridiamo di quel sorriso amaro che vede elevare a poesia la propria grettezza, perché sì, loro tutti ci mettono di fronte alle nostre debolezze. Perché amiamo lo specchio quando permette di controllare la nostra immagine, non certo perché ci rende più belli.
Facciamo un gioco: io vi lancio qualche manciata di parole e voi ve le riordinate come più preferite. Facciamo questo gioco, ci divertiamo, e un po’ pensiamo e un po’ no. Che ne dite? Perché è questo tipo di cose che ispira Mathias Modica, qui anche conosciuto sotto il nome del progetto 
Se non vi bastano le vocine esitanti delle Cocorosie. Se l’electro pop dalle melodie sognanti è il vostro pane quotidiano. Se non vi servono suoni troppo ricercati, ma neanche volete fare la figura dei sempliciotti. Se nulla vi spaventa, neanche – a tratti – un po’ di noia. Se siete molto motivati. Ma proprio tanto. Se siete tipi che sospirano. E poi sussurrano. Bene. Allora questo disco fa per voi. I
