Kaleidoscope #2.6

Questa settimana a Kaleidoscope parliamo di Jimmy Campbell (1944-2007), un artista tanto sfortunato quanto dotato di un talento fuori dal comune. Il classico personaggio che, in un mondo migliore, sarebbe stato baciato da un successo clamoroso, mentre qui e ora è oggetto di culto soltanto per (relativamente) pochi appassionati.
Ne ripercorriamo la purtroppo breve carriera dagli esordi coi Kirbys (paradossalmente più attivi in Finlandia che nel nativo Regno Unito) passando per l’unico, fondamentale singolo dei 23rd Turnoff (dei quali sentiremo anche un paio di provini registrati ad Abbey Road) fino ad arrivare ai tre dischi solisti, senza dimenticare la breve e clamorosa esperienza dei Rockin’ Horse.
Un tuffo nei ricordi speriamo piacevole per chi già ne conosce le gesta, mentre i neofiti potranno toccare con mano come i Fab Four non siano certo stati gli unici fuoriclasse a venire fuori da Liverpool negli anni ‘60.
The 23rd Turnoff – Michael Angelo
The Kirbys – ‘Cos My Baby’s Gone
The Kirbys – It’s A Crime
The 23rd Turnoff – Dreaming
The 23rd Turnoff – (Not) A Penny In My Pocket
The 23rd Turnoff – Leave Me Here
Jimmy Campbell – Another Vincent Van Gogh
Jimmy Campbell – On A Monday
Jimmy Campbell – Lyanna
Jimmy Campbell – Haf Baked
Rockin’ Horse – Biggest Gossip In Town
Jimmy Campbell – Salvation Army Citadel
Jimmy Campbell – Michaelangelo
Kaleidoscope è un programma dedicato alla musica psichedelica in onda tutti i martedì intorno alle 23.35 sulle frequenze di Città del Capo – Radio Metropolitana. Per contatti: leccarospi@gmail.com.
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Più collaborativo che amante della solitudine, ad oggi
Mentre mi apprestavo a scrivere questa recensione, ho letto della proposta numero enne di abolire la festa del 25 aprile. E mentre leggevo venivano fuori dalle casse questi suoni che sembravano arrivare da altre epoche. Che sembravano fatti per accompagnare le voci dei partigiani. Partigiani veri, quelli che da anni ormai si staranno ribaltando nelle tombe o dovunque siano, chiedendosi chi gliel’ha fatto fare. E partigiani della musica, passati, trapassati, pentiti (
Il videoclip è morto. Oppure è telecomandato, nel senso che arriva laddove si sa che può arrivare e non altrove. A chi ama i Girls arriverà un video dei Girls tra le mani, tra i post, oppure tra i piedi se l’amore è un po’ sommesso. Oggi possiamo dire di esserci liberati dei video dei Coldplay, nel senso che se uno non li cerca o non si dichiara da qualche parte disposto a volerne vedere a oltranza, ci sta che non vedrà mai più nella vita un video dei Coldplay. E questa è un’ottimizzazione di spazi e tempi che rende questa epoca migliore di quella di TMC2. Ma qualcosa di simile a un video può ancora arrivare per sentieri suoi, magari al cinema, in tutti quei film in cui si consumano vendette, dentro alle trame e nei titoli di coda. C’è della vendetta nella storia di Cliff Martinez: un cinquantasettenne che fa colonne sonore senza infamia e che per un po’ 
La giornata dello scazzo: quando la casa trabocca di polvere panni da lavare panni da stirare tazzine sporche portacenere pieni e tu stai sdraiato sul divano indifferente al degrado mangiucchiando patatine in busta per non cucinare, con la tv sintonizzata sulla peggio monnezza e ogni tanto lanci un’occhiata al telefono chiedendoti se sia il caso di cercare compagnia per la serata o se l’unica attività che potrebbe darti un qualche appagamento sia trascinarti dal divano al letto. E magari è anche un odioso giorno di festa tipo halloween e vorresti mettere paura ma per davvero ai bambinetti che vengono a privarti della scorta di cioccolata salvavita, oppure è natale e il parentame fa regali e domande inopportuni e tu vorresti chiuderti nella tua stanza di bambino in compagnia di Babbo Natale e di un disco inkazzato da sparare a volume illegale per allontanare tutte le persone non gradite. Ci vuole del post-punk, del noise, ci vogliono voci che emergono a fatica da cumuli di effetti industriali, batterie dal suono metallico, no-wave, ci vuole il vero scazzo concettuale che partorisce titoli come O-Dio e Pantera, intro da thriller postapocalittico come quello di Deep Throat e bordoni che ti spettinano come quello tipo sega elettrica di Shapes Of Sunset. Ci vuole un disco che pensi venga dai bassifondi radical-chic di Brooklin e invece viene dai bassifondi di Lucca. 
con un accenno all’
