Peter Kernel: White Death Black Heart (Africantape / On The Camper)

Marco Delsoldato | 6/10/2011

pkIl gemellaggio svizzero – canadese che sta alla base del progetto Peter Kernel riesce, con sorpresa visti i tempi brutti, ancora a scartare in avanti. Bello e fresco come può essere una wave matematica  pronta alle balere di oggi (il pop- solo in copertina sgraziato- di Panico! This Is Love), alla sonicità che fu (l’incipit, Anthem Of Hearts) ed a un marziale approccio spoken (Tide’s High). Poi c’è la somma globale (quella che conta davvero) a dare a White Death Black Heart il giusto valore: rallentamenti, ipertensioni e graffi vari, dove la post depressione ( I’ll Die Rich At Your Funeral ) viene esaltata proprio dall’atteggiamento complessivo. Belle canzoni, insomma. Ma soprattutto bel disco.

Peter Kernel su Bandcamp

Il sito Africantape

Emily Plays: I Had Heart that Loved you so much (Dischi Soviet studio)

Francesco Mari | 6/10/2011

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Dopo tanto peregrinare, migliaia di collaborazioni e decine di cambi di formazione (che manco i Fall…) il gruppo capitanato dalla nostra eroina folk-pop pavese giunge all’obiettivo fondamentale del primo disco “vero”, di “sostanza”. Registrato con l’aiuto del vecchio amicone Gianmaria Aprile (membro degli Ultraviolet Makes Me Sick, sempre Pavia, giro Fratto Nove Records) e masterizzato a Phoenix da Roger Seibel, I Had Heart that Loved You So Much (titolo di “peso”, bellissimo) regge la botta con autorità e mantiene gran parte delle promesse sparse in giro in questi anni di vita underground. Le nove canzoni in esame scivolano leggere, serene e discrete. Discreti come i difetti, legati ad una eccessiva ricchezza del suono (ma qui siamo dalle parti dei gusti personali e dell’amore forsennato per le produzioni scarne) ed alla difficoltà a trovare il “pezzone” trainante, quello, per capirsi, che piazzi su tutti i Social Network che si rispettino (mamma mia come siamo tristi…). Quello che potrebbero essere considerati difetti nascondono forse quello che è il maggior pregio della band pavese: sapere quello che si vuole e, soprattutto, come ottenerlo senza cedere a scorciatoie “facili”. Anni di concerti e bellissimi EP autoprodotti sono lì peraltro a dimostrarlo.

Il finale, con la bellissima cover dei Divine Comedy (sono riusciti addirittura a farmeli piacere), non fa altro che aumentare la fiducia sul futuro di una delle più “serie” realtà di cui ci si possa vantare.

Bene, quindi. Ma ora vogliamo un salto di qualità ulteriore (e se fosse possibile un paio di strumenti in meno… verrebbe apprezzato… grazie…).

Myspace della band

Versione agreste e acustica di You, Me and Jessica Lange (che titolo!)

Video ufficiale di December

Evangelista: In Animal Tongue (Constellation)

Marco Delsoldato | 6/10/2011

evanA Carla Bozulich qui vogliamo bene. E la stimiamo. Tanto. Poi quando parte Artificial Lamb, primo pezzo del nuovo disco, ricordiamo con ancora maggiore chiarezza perchè le vogliamo bene. E la stimiamo. Roba grezza, reiterata, delicata e sporca come un sottoscala tanto vissuto quanto abbandonato a se stesso. Ed anche la title track, che arriva subito dopo, sbocca provocazione punk. Nella scrittura, si intende, ma anche nella continua battaglia che la Carla combatte contro la Bozulich. O viceversa. Purtroppo la roba da portarsi dietro finisce qui. E lo si scrive senza alcuna erezione cerebrale sul modello già lo avevo intuito da Prince of Truth (che, per inciso, è un disco coi controcazzi) . Restano gli spettri ed il suono sfocato. Solo che gli spettri non ti mangiano lo stomaco. Ed il suono ha un qualcosa di fastidiosamente conformista. Erotismo per pagani poco pretenziosi, si direbbe. E noi, che siamo pagani, vogliamo bene a Carla e la stimiamo ancora oggi, pretenziosi lo siamo anche per colpa sua.

Ascolta il disco

Kasabian: Velociraptor! (Columbia)

Letizia Bognanni | 6/10/2011

Kasabian_coverPrima una domanda ai nostalgici del supporto fisico: vorreste davvero avere per le mani un disco con una copertina di cotanta sconfinata bruttezza? Ma io dico asettici e incorporei mp3 tutta la vita! Detto ciò, un’altra domanda, rivolta questa all’umanità tutta: giunti al quarto album – that difficult. Sono tutti difficult gli album di queste band forever young, diciamolo – ci piacciono ancora i Kasabian?
La risposta è sì.
Sì perché non fanno i difficili e come primo singolo tirano fuori un ritornellone che trapana il cervello e non te lo schiodi nemmeno con l’elettroshock.
Sì perché non hanno fatto “il disco americano”, “il disco della maturità”, “il disco elettronico”, “il disco della svolta”. Hanno fatto un disco “alla Kasabian”, senza l’ansia di dover dimostrare qualcosa a qualcuno, se non quello che tutti sappiamo da anni: i Kasabian sanno come si scrive una bella canzone, sanno che cos’è il pop, sanno mettere l’elettronica al posto giusto, insomma sanno bene come e quando toccare le giuste corde dell’ascoltatore medio di indie-brit: partendo con una specie di 007 song in salsa etno-Vampire Weekend-Kula Shaker (Let’s Roll Just Like We Used To) e continuando con memorie dai sempre romantici (Goodbye Kiss) e psichedelici (La Fée Verte) anni 60, ovviamente senza scordarsi degli amati Chemical Brothers, ché il britpopper ogni tanto deve pure svagarsi sul dancefloor.
Sì, ci piacciono ancora i Kasabian, ed è una piccola notizia rassicurante, in questo mondo caduco.

Kele: What Did I Do

Francesca Cavallo | 6/10/2011

KeleRJ010811Protagonista della telenovela più chiacchierata dell’autunno appena iniziato, Kele Okereke si presenta alla seconda prova solista con un look più adulto e un singolo, What Did I Do, che anticipa il nuovo EP in uscita a fine mese. Folgorato sulla via della dance già da qualche anno (come altri illustri colleghi recentemente converti al più redditizio dio del dancefloor) e sempre più distante dalle sonorità à la Bloc Party, Kele prosegue il suo personalissimo cammino tra gli affascinanti meandri di un clubbing fatto di beats patinati e melodie di facile ascolto. Un video sexy e glamour, in bianco e nero, accompagna questo brano tanto immediato quanto innocuo, a cui poco valore aggiunto infonde la delicatissima voce di Lucy Taylor: il ragazzo è intelligente, ma non si applica (abbastanza)?

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Kaleidoscope #2.1

Aurelio Pasini | 6/10/2011

lord sitar

Dopo le (speriamo meritate) vacanze, Kaleidoscope ritorna in pista per quella che è la sua quarta stagione (la seconda sulle pagine virtuali di Vitaminic).
Per festeggiare abbiamo preparato per voi una scaletta contenente brani estratti da alcune delle migliori uscite discografiche degli ultimi mesi in ambito psichedelico. Un viaggio che dal dream-pop passa al garage per arrivare agli esperimenti binaurali e ai confini col krautrock e l’elettronica vintage. E, nel mezzo, il lancio di una nuova rubrica a candenza mensile dedicata al fantomatico Lord Sitar (nella foto, forse) e un’anticipazione nascosta dell’argomento che affronteremo la prossima settimana.

Questa la scaletta:
Damon & Naomi – Walking Backwards
Black Lips – Bicentennial Man
The Peoples Temple – Led As One (si vis pacem, para bellum)
Woods – Pushing Onlys
Lord Sitar – Daydream Believer
Unmade Bed – The Loony Crowes Hoohaywire In The Shadows Of The Gigantic Moon
Girls – Vomit
Wooden Shjips – Black Smoke Rising

Kaleidoscope è un programma dedicato alla musica psichedelica in onda tutti i martedì intorno alle 23.40 sulle frequenze di Città del Capo – Radio Metropolitana. Per contatti: leccarospi@gmail.com.

Ascolta il podcast in streaming

oppure scaricalo.

E si ritorna in pista!

Francesco Locane | 5/10/2011

driveAmiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla prima puntata dell’undicesima (o undecima) stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 22.30 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna. Be’, com’è andata l’estate? Vi siamo mancati? Siete andati al cinema? Noi sì, e ve lo dimostreremo con questa nuova stagione (o season) che vi accompagnerà fino all’estate. Ogni mercoledì troverete su queste pagine il podcast della puntata andata in onda il giorno prima. Quest’anno in studio ci saranno Tommaso e Francesco, ma non mancheranno ospiti, interviste e amenità.

In questa prima puntata abbiamo voluto recuperare qualche film uscito nelle scorse settimane e parlarvi del primo grande film della stagione.
Iniziamo da quest’ultimo, che altri non è che Drive, di Nicolas Winding Refn (protagonista di un recentissimo speciale sul nostro blog) e vincitore, per questa pellicola, del premio come miglior regista a Cannes. Una storia d’amore atipica, un film con echi lynchiani ma che guarda anche ad alcuni prodotti popolari degli anni ‘80, una gran colonna sonora, attori eccellenti, ritmo splendido e, soprattutto, la conferma che le capacità di messa in scena del regista danese le hanno davvero in pochi. Non fatevi ingannare dal trailer: è realmente un film ottimo. Correte a vederlo (sgasando).

Rimanendo in ambito festivaliero, abbiamo parlato di Terraferma, il film di Emanuele Crialese che ha vinto il Premio della Giuria a Venezia, un mese fa. Crialese ritorna sui temi dei lavori precedenti con grande abilità e dirigendo con mano sicura bravissimi attori: se il cast è davvero degno di lode, non sempre la mano del regista tiene il ritmo. Tifiamo comunque fortissimo per il film, visto che è in lizza per la cinquina dell’Academy come miglior film straniero.

E infine abbiamo chiuso la puntata con un altro film presentato a Venezia, l’attesissimo Carnage, di Roman Polanski. Sfortunatamente (lo diciamo anche sul blog) l’abbiamo visto doppiato e ci siamo persi buona parte della bellezza del film, interpretato da attori superlativi (Foster, Winslet, Reilly e Waltz). In ogni caso la trasposizione della pièce di Jasmine Reza è riuscita e l’appartamento su cui si muovono i quattro per una banale questione di una rissa tra bambini, diventa un luogo dalla pesantezza insostenibile.

Bene, è tutto: scriveteci a secondavisione (at) gmail (dot) com e a martedì prossimo!

I podcast di Vitaminic: La Belle Epop

Federico Pirozzi | 4/10/2011

labelleepop radio città del capo Bentrovati alla prima puntata della quinta stagione de “La Belle Epop”, il tentativo d’intrattenimento musicale alla radio, legato anche a un blog, in onda su Città Del Capo Radio Metropolitana di Bologna. La trasmissione si sposta al Venerdì sera e si infila -non si sa come- all’interno del Thermos, la storica fascia quotidiana di novità musicali di Rcdc. Federico Pirozzi al microfono negli studi di Via Berretta Rossa recupera un po’ di dischi ascoltati e live visti durante l’estate e nasconde a fatica il WTF per il concerto di SBTRKT in città e il FUCKYEAH per altre ottime cose nella penisola a cui non può partecipare. Nell’attesa dell’invenzione di un teletrasporto per gli eventi relevant, buon ascolto!

Girls – Honey Bunny
Last Days Of 1984 – River’s Edge
Clap Your Hands Say Yeah – Same Mistake
tUnE-YarDs – Gangsta
A Classic Education – Billy’s Gang Dream
SBTRKT – Wildfire
Jamie XX – Far Nearer
Darren Hayman – The Ship’s Piano
Stevie Jackson – Man Of God
Wake The President – She Fell Into My Arms
Ganglians – Bradley
Darren Hanlon – The Perfect Day

Scarica la puntata in mp3
oppure ascoltala in streaming

Giorgio Canali & Rossofuoco: Rojo (La Tempesta)

Giampiero Cordisco | 3/10/2011

 È da qualche giorno che penso di tirar fuori da questa storia una barzelletta, nel senso di inventarmela proprio, solo che non ne esco. Ho un buon inizio, però: “C’è un rocker di Zocca, un rocker di Correggio e un rocker di Ferrara.” Del rocker di Zocca non ne stiamo nemmeno a parlare, le cartelle cliniche che dimostrano la sua completa bollitura sono piene dei famigerati clippini con i quali Egli intende rassicurare i fan sul proprio stare in forma, ma solo un idiota potrebbe cascarci, e non voglio aprire parentesi sul QI del vascorossiano medio. Il rocker di Correggio continua a fare Campovolo mentre gli svaligiano casa, per dimostrare al rocker di Zocca che forse ce la fa a stargli dietro, e insiste in facili forme di rock tutto sudore e letame e machismo da Italia1 (e camicie a quadri che però non c’entrano nulla col ventennale di Nevermind). Il rock del rocker di Correggio era talmente cristallizzato come genere di per sé (che si fa il verso, che si ripete, che puoi buttar via il 99 per cento dei pezzi) che almeno dieci anni fa Elio e le Storie Tese facevano questo pezzo, che diceva tutto e ci metteva una pietra sopra.

Al di sotto di questa soglia, in zone devote dell’underground italico, si muove il rocker di Ferrara. Con i Rossofuoco, una bella band giovane aggressiva e diretta, ha fatto una manciata di dischi e centinaia di concerti. Io di questi concerti ne ho visti due, entrambi deludenti, più uno interrotto per pioggia che invece era partito benissimo. I dischi, invece, non sono male. Fino a questo disco qui. Rojo è qualcosa di sbagliato al di là di quello che è inciso sul supporto. È un disco che nelle intenzioni azzera la produzione precedente, senz’altro degna di rispetto, e rimuove ogni traccia del Canali cantore incazzato e agguerrito che aveva un rapporto privilegiato con i testi, e riusciva a essere diretto come un vaffanculo e sofisticato nei giochi di parole e nei rimaneggiamenti di titoli famosi e frasi fatte e tutto il resto. Scriveva dei bei testi, Canali: in questo disco no. E il rock dei Rossofuoco poteva anche non esser poi questa grande scoperta, ma era divertente, adrenalinico, agguerrito.

In Rojo sia i testi che la musica fanno il verso a se stessi, tant’è che se non dovesse intervenire Elio basterebbe un Generatore Automatico di testi di Canali. La solita tempesta è paurosamente vicina al rocker di Correggio (e farà impazzire giovani coppiette universitarie già colte in flagrante con i dischi originali di Mannarino, ed è il pezzo più brutto e italiano del disco, e voi non ci crederete ma di conseguenza è anche il più bello) mentre il ritornello di Regola #1 è Vasco Rossi al suo meglio, che nel caso di Canali è un “meglio” paurosamente relativo. Treno di mezzanotte sembra una canzone dei peggiori PGR, figuratevi, e forse salvo solo Un crepuscolo qualsiasi che mi rimanda ai cari vecchi Ulan Bator, anche se il testo è quello che potete indovinare dal titolo. Ho come l’idea che mentre il mondo sia andato avanti, mosso anche dalle istanze care al Canali dei vecchi dischi, mentre noi abbiamo masticato e sputato e siamo passati oltre, l’unico rimasto lì dov’era (per paradosso, scherzo del destino, contrappasso – chissà) sia lo stesso Canali, che continua con gli slogan, con un dogmatico antivaticanismo, con l’antimilitarismo e la Carmagnola, e insomma questo disco è poco meno che un passo falso. Poi lo sappiamo quello che ha fatto Canali per la musica in Italia, e da dove è partito e cosa ha attraversato, scoperto, portato a galla, prodotto. Ma qui sto parlando del suo ultimo disco, e spero che non sia davvero questo il punto di arrivo. Mi spiace, sia chiaro, però me ne faccio una ragione.

Vai sul myspace di Giorgio Canali & Rossofuoco
Vai sul sito de La Tempesta

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 3/10/2011

evans_the_deathGiunge all’undicesima stagione “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana, e quest’anno mi trova in conduzione solitaria dai microfoni di Via Berretta Rossa. Un saluto e un abbraccione alla Fagotta, spero di incontrarla prima o poi di nuovo in onda. Per fortuna, in questa puntata inaugurale sono venuti in mio soccorso La Donna di Prestigio, in collegamento da Roma, e con un piccolo colpo di scena anche Fabio de Luca, al telefono da Milano. Per dare un’idea del livello della conversazione, dopo cinque minuti avevamo già dato dell’umarell a Simon Reynolds.
Questa la playlist della serata:

Evans The Death – Threads
Clap Your Hands Say Yeah – Same Mistake
Ganglians – Good Times
Veronica Falls – C’mon Over
Lava Lava Love – Your Lite
[in collegamento telefonico La Donna di Prestigio, per quella rubrica che nonostante tutto si chiama ancora "Alcolismo & Moquette" - con la partecipazione straordinaria e incolpevole di Fabio de Luca]
The Drums – Money (Chad Valey remix)
Marina and The Diamonds – Radioactive (How To Dress Well rework)
Monnone Alone – Pink Earrings
Real Estate – It’s Real
Vernon Sèlavy – The Way It Goes

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

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