Remember Remember: Scottish Widows

Marco Delsoldato | 19/10/2011

250_remrem

“Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni. Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza – e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l’umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell’esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale – un po’ di noi stessi.” (La linea d’ombra, Joseph Conrad)

Scottish Widows presenta l’album The Quickening, uscito il 26 Settembre per Rock Action Records

Remember Remember – Scottish Widows from Rock Action on Vimeo.

I podcast di Vitaminic: La Belle Epop

Federico Pirozzi | 18/10/2011

yellowbirds-the color,jpg

Episodio tre-serie quinta, direbbero gli appassionati di telefilm americani. Benvenuti al podcast de “La Belle Epop”, il tentativo d’intrattenimento musicale in onda ogni venerdì nel Thermos di Città Del Capo Radio Metropolitana di Bologna. Serata di festa quella di venerdì scorso, Federico ha suonato un po’ di dischi propedeutici al party del quinto compleanno di Maps che ci sarebbe stato poco dopo al Covo. Cosa signidica “disco propedeutico al party” potete chiederlo al conduttore scrivendo a (diretta at cittadelcapo.it) diretta (at) radiocittadelcapo (dot) it o (labelleepop at gmail.com) labelleepop (at) gmail (dot) com.

Ecco la scaletta!

Acid House Kings ft. Dan Treacy – Heaven Knows I Miss Him Now
Atlas Sound – Amplifiers
Yellowbirds – The Rest of My Life
King Krule – The Noose of Jah City
Jens Lekman – New Directions
Twin Shadow – Changes
Youth Lagoon – Montana
Justice – Audio, Video, Disco
Dive – Sometime
Welcome Back Sailors – Skateboard
Soviet Soviet – Aztec Aztec

Scarica la puntata in mp3
oppure ascoltala in streaming

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 17/10/2011

real-estateEccoci a un nuovo appuntamento con “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Questa settimana, insieme a me negli studi di Via Berretta Rossa, c’era Marco di Pensées Anonymes, e non soltanto a farmi compagnia per brindisi e birrette, ma a presentare un po’ di dischi e concerti. Abbiamo dovuto regolare gli orologi con il fuso orario dell’Australia, ma andava comunque bene, polaroid è già abbastanza “down under” di suo.
Questa la playlist della puntata:

Real Estate – Wonder Years
Marina and The Diamonds – Radioactive (acoustic)
Ganglians – Jungle
The Naked and The Famous – No Way
Spectrals – Confetti
[in collegamento telefonico La Donna di Prestigio, per quella rubrica che nonostante tutto si chiama ancora "Alcolismo & Moquette"]
Noah and the Whale – Waiting For My Chance To Come (Bibio remix)
Minks – Little Fawn
Miami Horror – Sometimes
French Films – New Zealand
Bag Raiders – Way Back Home
Monnone Alone – When We Hit The Ground
Girls – Alex

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

Kaleidoscope #2.2

Aurelio Pasini | 13/10/2011

woodsist

La scorsa settimana avevamo ascoltato tra le altre cose anche un brano dei Woods, ricordando come la loro etichetta sia una delle realtà indipendenti più interessanti tra le tante attualmente attive negli Stati Uniti. L’occasione ci è quindi sembrata ottima per occuparci, appena sette giorni più tardi, proprio di tale label, la Woodsist, dal cui catalogo abbiamo scelto, oltre naturalmente ai padroni di casa, alcuni rappresentanti a nostro parere significativi, ben consci di aver fornito comunque una panoramica soltanto parziale di un catalogo che meriterebbe di essere conosciuto e approfondito in toto (o quasi).

Woods – The Hold
Real Estate – Beach Comber
Ducktails – Killin The Vibe
The Fresh & Onlys – Invisible Forces
Moon Duo – Escape
The Art Museums – Paris Cafes
White Fence – Lilian (Won’t You Play Drums?)
Sun Araw – Canopy

Kaleidoscope è un programma dedicato alla musica psichedelica in onda tutti i martedì intorno alle 23.40 sulle frequenze di Città del Capo – Radio Metropolitana. Per contatti: leccarospi@gmail.com.

Ascolta il podcast in streaming

oppure scaricalo.

Apparat: The Devil’s Walk (Mute)

Daniele Giovannini | 13/10/2011

TheDevilsWalk

L’altra sera ero in un pub vicino casa, a bere una pinta finesettimanale da nulla (di quelle che non fanno stare male la mattina dopo) e a scacciare la malinconia. Il pub era di quelli dove, per la musica, c’è di che fidarsi. Incamminandomi al tavolo, tenendo in bilico la schiuma di una Guinness, dopo due secondi dall’attacco di Arcadia mi sono sorpreso a fermarmi e a guardare nel vuoto come fanno a volte incomprensibilmente i gatti—o i campioni di Sarabanda. Walls, l’ultimo vero album di Apparat, risale ormai a quattro anni fa. Nel mezzo, tra quel manifesto di R&B riottosa che fu Walls e The Devil’s Walk, ultimo impenetrabile lavoro del buon Sascha Ring, c’è il mare. Sono stati quattro anni di compilation e DJ set, che hanno reso Apparat uno degli alfieri più eclettici dell’elettronica applicata. Volendogli rendere il credito che gli dobbiamo per il suo lungo lavoro sotterraneo, e per aver reso involontariamente palatabili alle masse di questi anni ‘10 gli ultimi Four Tet e James Blake, Pantha du Prince e Jamie xx, potremmo riconoscere che The Devil’s Walk è una—l’ennesima—divagazione lungo un percorso ben più vasto. Nell’essenza, però, The Devil’s Walk sembra pigramente rovesciare lo schema recentemente tanto di successo dell’elettronica cantata e neomelodica, eppur seria e cupissima. Suona come il prossimo disco dei Coldplay: e non vuole essere, questo, un complimento per nessuno. È un’elettronichina furba, ma ispirata e arrangiata meravigliosamente, che indulge in power ballad stratificate di sussurri e falsetti. È un’estrapolazione emo-massimalista dell’ultimo Telefon Tel Aviv; non a caso sembra che Joshua Eustis, almeno in principio, avrebbe dovuto essere coinvolto nella co-produzione. Non è un Walls patinato, che ti inchioda sul dancefloor con i lacrimoni e una birra in mano: The Devil’s Walk è tutt’altra cosa. Punta dritto al cuore e ai portafogli, come i Sigur Rós su EMI, i film di Terrence Malick, le pubblicità dell’8 per mille. Un disco efficacissimo, per chi ama commuoversi di una commozione artificiale e artificiosa.

— Continua a leggere

DJ Shadow: The Less You Know, the Better (Island)

Alex Grotto | 13/10/2011

DJ Shadow - The Less You Know The Better Difficilmente, nemmeno concentrandomi fortissimo ed usando le droghe per ampliare lo spettro della mia immaginazione, riesco a ricordarmi di un titolo di un disco che abbia portato così sfiga. “Meno ne sai e meglio è” diventa un mantra prima e un rimpianto poi, perchè è tutto vero. Sedetevi, accendetevi una sigaretta anche se non fumate, prendetevi cinque minuti per fissare le foglie e il sacchetto di plastica che roteano leggiadri nel vento e solo poi affrontate la verità: The Less You Know, the Better, che è poi il nuovo disco di DJ Shadow, è atroce. E’ l’equivalente dello schiaffo dato in stazione ai tizi con la testa fuori dal finestrino del treno, ma il viso gonfio a sto giro è il mio. Una volta era tutta campagna e DMC e i contest contro DJ Krush ed Endtroducing che ha cambiato la vita a tutti, poi tutto è cambiato, l’approccio è cambiato, il mondo del turnatablism è cambiato scomparso e la diaspora culturale derivata da tutto questo è stata impietosa: chi si è accoppiato con i rapper del momento, chi si è buttato nella techno finto tamarra, chi si è tumulato vivo nella grande sfinge dei summer festival a suonare elttronica marcia, chi si è riciclato produttore pop, chi è ancora a piede libero per tentar fortuna nel mondo del fidget/dub/amenità da pasticconi. E poi c’è sempre lui DJ Joshua Paul Davis Shadow che in questi anni ha lasciato pizzini in giro sotto forma di EP, in una latitanza mai veramente percepita visto che a cadenza mensile si ributtano su i dischi vecchi tranne The Outsider (era pessimo pure quello). Non basta nemmeno riscuotere chissà quale favore da qualche amico come De La Soul, Talib Kweli e Tom Vek -le banche sono crollate davvero: una volta c’era Richard Ashcroft a prestare la voce ed oggi Tom Vek che vabbè- quando a mancare davvero è il tocco mostruoso di DJ Shadow nei cut, nei beat e nelle routine quasi del tutto sparite, licenziate, lasciate in cassa integrazione e sostituite da ballatone indecenti e krumire come Sad And Lonely. Non manca nemmeno il momento di orrore tamarro con Border Crossing: il peggiore riff di chitarra preso da un qualsiasi peggiore disco del peggiore nu-metal buono solo per fare da colonna sonora al video di Snookie di Jersey Shore che si prende un cartone in faccia, basta chiudere gli occhi ascoltando questo pezzo ed è come sentirlo sulla nostra mascella quel pugno in faccia, ah la magia cortese della musica.

Dottori

Francesco Locane | 12/10/2011

a-dangerous-method-poster-italia_midAmiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla secondapuntata dell’undicesima stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 22.30 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna. Una puntata, quella di ieri, all’insegna della medicina.

Il primo film, presentato alla Mostra di Venezia, è stato l’attesissimo nuovo lavoro di David Cronenberg, A Dangerous Method. Con tre attori come Viggo Mortensen, Michael Fassbender e Keira Knightley a mettere in scena il rapporto tra Freud, Jung e la Spielrein, diciamo che il film punta alto. La redazione, però, si è divisa ed è stato chiamato per parlarne al telefono Manu, autore anche del post sul film sul nostro blog.

Abbiamo poi accennato a Cinemafrica, rassegna bolognese di film del continente africano, che si tiene dal 15 ottobre per otto giorni, con numerose proiezioni a prezzo ridotto o addirittura gratuite per gli studenti.

Infine abbiamo chiuso la puntata con la delusione di La pelle che abito, ultimo film di Pedro Almodovar, con il ritorno di un attore feticcio del regista spagnolo, Antonio Banderas. Quest’ultimo veste i panni (uh) di un chirurgo plastico geniale e un po’ folle, che sperimenta una pella nuova, migliore e più resistente di quella umana. Il solito melò almodovariano viene pasticciato, stavolta, con echi horror, in una miscela davvero poco convincente.

Bene, è tutto: scriveteci a secondavisione (at) gmail (dot) com e a martedì prossimo!

I podcast di Vitaminic: La Belle Epop

Federico Pirozzi | 11/10/2011

balkans

Secondo podcast della stagione per La Belle Epop, il tentativo d’intrattenimento musicale alla radio, in onda ogni venerdì alle 21 sulle frequenze di Città Del Capo Radio Metropolitana. Federico era da solo dentro gli studi di Via Berretta Rossa (e tutto il mondo fuori), ma in compagnia di ottimi dischi. Menzione speciale nella playlist per i Balkans, band americana di cui tutto il mondo fuori dovrebbe parlare, e invece. Si vedrà di rimediare presto tra le pagine del blog. Buon ascolto!

Balkans – Let You Have It
Love Inks – Dont Go
Ganglians – Sleep
Dilian – Basement Song
Spectrals – Big Baby
Mazes – Boxing Clever
soviet soviet - Contradiction
Welcome Back Sailors – Hero (NazcarNation rework)
The Drums – I Need A Doctor
Esperanza – Sirena (feat. Banjo or Freakout)
Clap Your Hands Say Yeah – Into Your Aliens Arms
Real Estate – Green Aisles
Minks – Araby
High Highs - Open Season

Scarica la puntata in mp3
oppure ascoltala in streaming

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 10/10/2011

lana-del-rey-gifEccoci alla seconda puntata dell’undicesima stagione di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Questa settimana, in mezzo alle solite confuse segnalazioni di novità discografiche e di concerti, ho pensato che fosse proprio giunto il momento di farmi spiegare dalla Donna di Prestigio qualcosa del fenomeno Lana Del Rey. Adesso lo posso dire: non so se ho fatto bene.
Questa la playlist della puntata:

Jens Lekman – An Argument With Myself
Ganglians – Call Me
Comet Gain – I Take It To My Baby (Carla Thomas cover)
Real Estate – Kinder Blumen
King Krule – The Noose Of Jah City
[in collegamento telefonico La Donna di Prestigio, per quella rubrica che nonostante tutto si chiama ancora "Alcolismo & Moquette"]
Lana Del Rey – Video Games (White Lies remix)
Caged Animals – Girls On Medication (Teenage Desert remix)
Bart and Friends – Rule the Day
French Films – This Dead Town
Jaakko – Rosa Mota

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

Bjork: Biophilia (One Little Indian)

Francesco Farabegoli | 6/10/2011

bjork

Una cosa figa di Bjork è che ce la siamo sparata tutta in tempo reale. In un ventennio grasso di artisti/e che hanno cercato di capire cosa fosse per loro la modernità o quale fosse per loro il modo di succhiarla dentro la propria arte e risputarla fuori per farla franca e non venire inghiottiti dal tempo, Bjork ha sempre giocato in una classe a parte. Alcune persone che conosco dal vivo e con cui ho bevuto birre e fatto discorsi veri e comprensibili ai più su argomenti tipo LE TASSE o LA FIGA o IL TAGLIANDO DELL’AUTO (tutte maiuscole) si sono avvoltolate in descrizioni più o meno puntuali sulla discografia di Bjork, prendendosi i rischi del caso e declassando Vespertine sotto Homogenic o viceversa, eccetera. A un certo punto nel mio giro di amici genetrici ci furono discussioni serie e molto astiose che miravano ad emettere un giudizio unanime in merito al fatto che Army Of Me fosse il migliore o il peggior pezzo inserito nella compilation del Festivalbar di quell’anno (alla fine vinse la seconda, per dire della capacità che avevo di impormi nelle discussioni musicali a quell’epoca). Quindi insomma, fermo restando che Bjork è Bjork, quasi tutti hanno la “loro” Bjork che è incompatibile con quella altrui. La mia Bjork è quella di Medulla, quella che arriva alla fine del proprio percorso musicale possibile scarnificando il suono fino a ridurlo ad un incrocio continuo di voci. E paradossalmente quella della colonna sonora di Drawing Restraint 9 nella quale toglie Bjork da un disco solo-Bjork lasciando l’ascoltatore con niente. E da lì in poi, insomma, sarebbe stato impossibile arrivare ad un’idea più pura, a meno di non contaminare il propiro suono con influenze esterne che rimescolavano bassa macelleria e musica concreta con modalità e tempi che per parte potevamo senza alcun dubbio definire inediti ma non necessariamente per questo interessanti. È arrivato Volta e faceva schifo. Non è che facesse schifo, in realtà, tutt’altro. Quello che mi faceva schifo era che Bjork, la mia Bjork, avesse deciso di guardarsi intorno e dare il suo giudizio del mondo o di farsi una partita a ping pop, o quel che era insomma. Sapete dov’è che vanno a morire i buoni propositi? Nel packaging. Biophilia è l’unico modo possibile, preso atto di un fallimento di Volta che è solo –probabilmente- nella mia testa, di andare avanti. Per intanto non è un disco: è un workshop collettivo realizzato attorno a Bjork e che prevede, un po’ alla In Rainbows (per dire di un titolo), diversi livelli d’ingresso al mondo dell’artista. C’è un disco. Ci sono applicazioni per iPad che esplorano le tracce sotto ogni aspetto sviscerabile. Ci sono video di Gondry e remix in arrivo. Ci sono testi. Ci sono confezioni. Ci sono ideologie. Ci sono concerti-performance in arrivo. Ci sono interi pacchetti stagni che definiscono una specie di uomo nuovo del pop e un fan terminale bjorkiano autocertificato a botte di cinquecento sterline. Il tutto serve in parte a mettere in piedi una diversa dimensione della musica digitale e in parte a mettere in piedi una diversa dimensione digitale della musica, apre le porte a un discorso più globale di complessità/interattività che al giorno d’oggi pochissimi possono avere le palle di tenere in piedi come Bjork sembra invece del tutto capace, e apre possibilità per l’artista islandese che da Medulla in poi sembravano essersi esauriti. Il tutto al prezzo evidente di un disco che preso per conto suo non ha picchi né pecche, cammina perennemente in bilico tra sobrietà e maniera in modo tutto sommato molto simile a Volta e non sembra poter bastare in alcun modo, da solo, a riempire il mondo che Bjork ha voluto creare per contenerlo. Pensare che una volta la musica, dico in generale, aveva una sua potenza.
Streaming su NPR.

Archivi

wordpress visitors