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Coco Sumner è in assoluto la IT girl del momento.
Dopo anni di droghe, sbevazzate nei locali di L.A, candidi seni esibiti al vento e rehab, finalmente siamo riuscite a sbarazzarci delle vecchie glorie come Mischa Barton (non è ancora finita, non mollare), Cory Kennedy e la peggiore di tutte: Peaches Geldof
Mentre tuo padre, Bob Geldof,cercava di salvare il mondo, per ben due volte di seguito, facendo cantare la stessa canzone strappalacrime, prima alle grandi star mondiali degli anni 80 e poi alle star fasulle degli anni 00, tu cosa facevi Peaches o figlia ingrata?
Aiutavi bambini in Cambogia?
Senza pensare in grande, aiutavi forse tua mamma a pulire casa?
No, non penso proprio.
Sì, Peaches perchè mentre tuo padre dava da mangiare al mondo, tu non mangiavi per diventare magra e famosa, per fare la modella, per drogarti e fingerti esperta di moda alle sfilate.
Questo facevi.
Invece Coco no.
Coco si è impegnata, anche suo padre ha cantato in quel grande inno di pace del 1984, ma lei si è impegnata lo stesso.
Come chi è il padre???
Il padre di Coco Sumner è Mr-sesso tantrico-Sting, ma partiamo dall’inizio.
Eliot Pauline Sumner nasce a Pisa nel 1990 da Sting, rockstar mondiale e Trudie Styler attrice/produttrice cinematografica inglese.

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1990, è la prima volta che mi trovo a scrivere di una giovane promessa più giovane di me.
Noi, nati nel 1989, abbiamo l’abitudine di detestare quelli del 1990, “capirai un anno di differenza” direte voi, invece quell’anno si sente eccome.
In quel solo anno è come se il tempo si fosse dilatato, distorto.
Loro, quelli del ‘90, da subito si sono dimostrati diversi da noi, il linguaggio, la postura, la camminata, le mode, non ci somigliavano più, non eravamo più noi.
Senza contare che Loro, quelli del ‘90, mi picchiavano duro fuori casa.
Ma questa è un’altra storia.
Coco Sumner, meglio conosciuta con il nome di I Blame Coco, sembra invece avere le idee chiare sia in fatto di musica che di stile.

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La leggenda narra che, fin da bambina, Coco preferiva la collezione dei vinili di papino alle bambole, a 4 anni inizia a strimpellare la chitarra, Jimi Hendrix diventa il suo idolo.
A 9 anni si innamora dei Sex Pistols, del punk e delle atmosfere buie e anarchiche degli anni 70.
Timida e riservata, passa l’adolescenza a leggere di musica, a leggere biografie, a documentarsi, perché i figli dei grandi per provare ad essere grandi come i genitori devono studiare, più degli altri.

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A 14 anni la prima band “Coco and the Ladyboys”, che si esibiva in cover di brani punk e ora a soli 20 anni il disco d’esordio “The Constant”, un mix di attitudine punk, atmosfere nebbiose new wave e un’influenza importante come quella dei Kraftwerk a cui dice di essersi ispirata.
Non solo, alla ragazza piace parlare dei big della musica, ma in questo disco non mancano tocchi di genuina giovinezza, di electro pop spensierato, beat alla Duran Duran, accompagnati da questa voce suadente e mascolina che tanto cozza con l’immagine che si ha di solito della pop star giovane e fragile.
Coco non è così: riservata, sotto l’atteggiamento schivo si nasconde una boxeur dai pugni piccoli ma decisi.
Il viso squadrato, gli occhi azzurri e stretti come quelli del padre, i capelli sapientemente spettinati, fanno pensare che questa ragazza sia completamente estranea al mondo della moda.
Ahahah!
Ma non vi ho insegnato niente io?

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Lo stile decisamente boyish-grunge accostato a quel viso acqua sapone crea un binomio irresistibile.
Uno stile androgino, tipicamente british che gioca con shorts, T-shirt da rockstar, calzettoni a coste, camicie dal taglio maschile, cartella per la scuola di pelle e stringate da brava collegiale.
Confessa di non poter fare a meno delle sue stringate Church’s e dei giacconi del celebre marchio britannico Barbour, quello dei giacconi a vento che portavamo da bambini per intenderci.
No. Forse voi, nati nel 1990, no.

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Coco dice di sentirsi a disagio con tacchi e abiti da sera.
A differenza delle passate IT girl non è per niente una party girl, preferisce rimanere in pigiama sotto le coperte leggendo e ascoltando musica.
La sua avversione per i vestiti da sera non le ha impedito di posare per la campagna S/S 2008 di Burberry insieme ad altri figli d’arte, modelli e musicisti di band indie 100% british.

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Che ci stia mentendo?
Può darsi che sotto questa spavalderia da ragazzina rock ci sia un timido bocciolo di rosa?
Purtroppo cara Coco, per colpa di quelli spavaldi come te, nati nel 1990, spesso rimanevo a casa.
Passando le ore inchiodata davanti alla potenza visiva di MTV, ricordo quel magnifico duetto tra Craig David e Sting, fatto per sbrinare la carriera di paparino tuo, dove questo candido ammetteva quanto le sue bambine fossero emozionate a conoscere la popstar Craig David.
Non devi aver paura di ammettere qualche passo falso nelle tua cultura musicale, Craig David era davvero una popstar mondiale, era davvero il Re della “R’n'b Chart” del sabato pomeriggio.
Craig David era quello che, dopo l’esordio del brano “Rewind” remixato in tutti i club inglesi, a 19 anni, si è ritrovato 1° in classifica con quella bomba di “Fill me in“.
Belloccio, romantico, con quella voce calda, ci siamo cascate tutte.
Craig David era davvero l’enfant terrible che tu vorresti essere.
Datti tempo Coco, l’esordio interessante l’hai fatto, le basi ci sono, i contatti pure.
Datti tempo e la prossima volta ricordati: mai mettersi contro una del 1989.
leggi la recensione di “The Constant”
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