
La primavera è la stagione delle migrazioni.
Lupi e orsacchiotti risalgono lentamente il dorso delle montagne per godere di una temperatura più fresca. Gli elefantini dell’hipster, invece, scendono a valle a sudare uno accanto all’altro. Celestopoli è in provincia di Reggio Emilia: siamo tutti quanti felici di ritrovarci, riconoscerci come gruppo, riconoscere i gruppi, passare un pomeriggio a incrociare le proboscidi in segno di reciproca stima, sederci sull’erba. The Cleb è una capanna fra i campi di Guastalla dove ogni anno, dall’ormai remoto 2007, Jonathan Clancy e compagnia organizzano il primo festival della primavera indie italiana.
In questi cinque anni la scena pachidermica si è evoluta, i barriti sono cambiati, la riserva – adeguatamente protetta dal bracconaggio – si è ripopolata. Anche le facce, esclusi i padroni di casa degli A Classic Education, si sono alternate piuttosto vivacemente. Nell’edizione 2011, ad esempio, uno spazio speciale del nostro cuoricino flanellato sarà occupato dagli Altro, dai Cut e dai Death of Anna Karina, collocati in un programma che a questo giro farà battere i piedi e dondolare il capo più che agitare i fianchi. Alcuni gruppi tornano da importanti turnée internazionali, altri da svolte stilistiche e concettuali, qualcuno cercherà di anticipare i progressi dello stile in materia di acconciatura della barba, Enzo metterà i dischi che fra qualche mese sfonderanno le compilation, Bologna andrà in campagna. Insomma, per essere un primo maggio, ci sarà parecchio da lavorare con l’esegesi: dico per chi preferisce l’esegesi alla birra e ai pic-nic.
E va pur bene così a noi rinoceronti, sempre pronti a rimestare col naso cornuto negli affari di re Babar: questa volta sarà accontentata la nostra smania di diversità e la smetteremo di criticare l’allegra comunità carnevalesca degli elefantini. Che, in fondo, lo avevamo capito tutti fin da bambini, Lord Ratacea è sempre stato un gran tenerone.
Ci vediamo lì, ungulati.
— Continua a leggere