Qui a Milano il Carnevale si festeggia sempre per ultimi questo perché non ci piace competere con Rio de Janeiro.
Lo festeggiamo per ultimi anche perché ci piace spiare il lavoro degli altri, quali sono i travestimenti più trendy? Chi c’è sui carri?
Questa festa è come Halloween, gli uomini la usano per travestirsi da donna lasciando intravedere il loro lato femminile, lato che nessuno vorrebbe approfondire più di tanto, senza contare il fatto che, ultimamente, molti uomini stanno da Dio in minigonna e altri ancora camminano con fluidità sui tacchi distruggendo così definitivamente la mia autostima.
È imbarazzante lo so, per me e per loro.
C’è sempre la compagnia dei simpaticoni di turno che si travestono da Arancia Meccanica, che divertimento!
C’è sempre uno un pò attempato che si traveste da Joker e con quella faccia li ti invita a bere qualcosa con lui, c’è la suora battona, la ragazza gatto, la figlia dei fiori che è vestita così anche gli altri giorni della settimana, la cameriera con le calze a rete etc etc — Continua a leggere
Eccoci a un nuovo appuntamento con il podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Questa è una di quelle puntate in cui Enzo e la Fagotta decidono con generosità e saggezza di risparmiarvi le loro sciocchezze via etere dai microfoni di Via Berretta Rossa, ma per non farvi mancare del tutto il loro magnificente gusto musicale hanno selezionato un po’ della loro musica preferità di questa stagione e ora ve la regalano dentro un bel nastrone mixato con tanto ammmore.
Questa è la playlist:
Crystal Stilts – Through the Floor
Gold Bears – So Natural
Seapony – Dreaming
The Pains Of Being Pure At Heart – Belong
Acid House Kings – Under Water
J Mascis – Several Shades of Why
Eric & Magill – All Those I Know
Papercuts – Wait Till I’m Dead
Oregon Bike Trails – Deep Sea Diver
Jeremy Jay – Caught in a Whirl
Panda Bear – Last Night At The Jetty
Hands and Knees – Close Your Eyes
Dum Dum Girls – He Gets Me High
Love in October – Desperate
The Crookes – Just Like Dreamers
Dream Diary – Something Tells Her
The Dogs – A Decent Warning
Secret Cities – Love Crime
Craft Spells – You Should Close the Door
The Vaccines – Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra)
Bob Corn – August Rains Rhymes
Toro Y Moi – Before I’m Done
La primavera sta arrivando, le gambe si scoprono e finalmente possiamo abbandonare sciarpe e guanti che ci hanno protetto (e un po’ intorpidito) nell’inverno. Quale migliore occasione per festeggiare di una serata con il dolcissimo pop di Allo Darlin’?
La nostra beniamina del Queensland arriva portando con lei il suo adorabile ukulele e il suo primo disco omonimo. Ci saranno quindi le sue melodie dirompenti e giocose guidate dalla familiarità e grazia della voce di Elizabeth, condite dal pop elegante e beatlesiano dei bresciani Jules Not Jude.
Vitaminic mette in palio i biglietti per la data di Milano al Ligera. Dovete solo scrivere per primi all’indirizzo (vitaminicontest@gmail.com) vitaminicontest (at) gmail (dot) com.
Ok, nel titolo abbiamo un po’ barato, non è davvero un festival. Però la line-up in programma questa sera all’OFF di Modena (Via Morandi 71) si presta alla gag. In ordine alfabetico: A Classic Education, Be Forest e Calorifero. — Continua a leggere
Posso azzardare un paragone un po’ forte? Sì. Grazie. I Subsonica sono gli U2 italiani. Nel senso che, da quando sono diventati “troppo famosi”, ad ogni annuncio di imminente uscita d’album si oliano i fucili e si scrivono in anticipo commenti e recensioni come fossero coccodrilli: “troppo commerciale!” “troppo pop!” “troppo rock!” “troppo poco rock!” “troppo troppo!” “Samuel canta come Samuel!” (letta davvero, praticamente testuale) e l’ormai idiomatico “non siete riusciti a bissare Microchip Emozionale”, talmente tormentone, questo, che loro hanno deciso di farne appunto un tormentone: così recita infatti il ritornello di Benzina ogoshi, techno-filastrocca ironica e autoironica, dal testo costruito con pezzi di commenti dei fan. Quei fan che, per esempio, non sembrano aver apprezzato particolarmente il secondo singolo Istrice e le sue liriche -cito opinione pescata online – “alla Baglioni” (ma per chi conosce e ama Torino, quel “cuore di un istrice”, quei portici e quel “bacio alcolico” sono parole da lacrime. Anche se sì, musicalmente non si può dire che sia il loro capolavoro). E pure sul primo, Eden, i fucili si erano ben riscaldati. Eppure quella era stata una scelta per niente “commerciale”: chitarrina, mood ambient-onirico, interpretazione sotto le righe e niente ritornello esplosivo, quanto di più lontano insomma da una Corpo a corpo o La glaciazione. Conclusione, “Troppo mosci”? “non si balla”? Si balla, si balla. Si balla romantico-giovanilista con Il diluvio, storia d’amore e manifestazioni. Si balla antagonista con Prodotto interno lurido, questa sì con il ritornellone sentito-una-volta-cantato-tutta-la-giornata. Si balla emozionalematico con la protagonista di Tra gli dei, classico personaggio femminile subsonico, un po’ Aurora sogna un po’ Albascura (un po’ Olgettina). Si balla anni ‘80 con La funzione, featuring Righeira e si sente. E poi ci sono il pezzo cupamente sensuale (Serpente), l’episodio vacanza in Giamaica (Sul sole), quello italo-melodico (Quando), e la coda di remix assortiti (Tra gli dei, L’angelo e sette (sette!) Eden). Troppo commerciali, troppo pop, troppo rock? No, solo troppo Subsonica.
Appena scaricata questa compilation mi ero già immaginato un reportage o qualcosa di simile da scrivere in tempo record su tutta la dissoluzione del quadrante orientale della capitale, a partire da dove più o meno parte l’idea della compilation stessa, ovvero da Via del Pigneto, o meglio dai suoi cento metri di isola pedonale, la creatività che attecchisce in mezzo a sfaceli urbanistici e sconquassi sociali al tempo dei kebabbari, il post-post-punk del precariato giovanile e dei circoli ARCI, il sottobosco di personaggi notevoli ubriachi di Amaro del Capo, i grassi animali della Fraschetta del Troglodita e tutto il resto di un’epica che se davvero vi interessa l’avete già letta su Blow Up di febbraio. Se non vi interessa non posso biasimarvi: mi sa tanto che idealizzare dei luoghi che sono quello che sono in virtù di una sommatoria traballante di perfette casualità e di politiche socio-culturali profondamente errate non interessa neanche a me. — Continua a leggere
Amiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla diciannovesima puntata della decima stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 2230 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna. Puntata ricchissima, sebbene abbiamo trattato solo di due film.
Abbiamo aperto la puntata con una lunga disamina di Il gioiellino, di Andrea Molaioli, che non ci ha convinto, come abbiamo scritto sul blog. Ne abbiamo parlato anche con il nostro amico e collega Davide Turrini, che si è trovato d’accordo con noi. Infine, vi abbiamo fatto ascoltare le interviste realizzate a due dei protagonisti: Sarah Felberbaum e Toni Servillo.
Il secondo film in scaletta è stato The Fighter, di David O. Russell: gli attori non protagonisti, Christian Bale e Melissa Leo, hanno vinto l’Oscar, e sono meritevoli del premio. Un classico film di redenzione e famiglia e boxe, ma che funziona bene: almeno secondo due terzi della redazione, visto che Paolo non ne è rimasto impressionato.
Bene, è tutto: scriveteci a secondavisione@gmail.com, a martedì prossimo!
C’è troppa musica sparsa con tutte queste microrelease, così, alla spicciolata.
Era bello un disco in cui tizio buttava dentro tutto quel che aveva, nella consapevolezza che il lavoro seguente sarebbe arrivato dopo un tot e a un sacco di condizioni. Non ultima quella di averci messo tutta la roba giusta. Va avanti per E.P. e singolini anche chi non se la sente (e non se la può) di rischiare, magari anche a ragion veduta. Infatti un terreno instabile è quello dell’area chillwave, e di tutte le robe fattone torporose. In un momento di slancio venne coniata la parola drugapulco con copyright italico. Viene già da usare il passato, visto? Peccato perché l’idea è stata molto più che buona ma su un piano d’inflazione sono stati superati i numeri del nu metal: epigoni di epigoni che si raccontavano capostipiti. Succede sempre quando gli ingredienti sono limitati e ti scervelli nei dosaggi, anche se poi, alla fine, si arriva sempre alla stessa zuppa. Hai voglia chiamarla MillionYoung, Com Truise, Small Black oppure Teeel. I più accorti e diligenti hanno già fatto la virata, tipo Toro y Moi, che in realtà il movimento lo ha prevalentemente lambito e appena ha potuto ha preso una via diversa (tra l’altro bella). Un po’ tipo quello senza biglietto che sta accanto all’uscita del bus e appena adocchiato il possibile controllore, opta per il pezzettino a piedi. Brothertiger, invece, è un ragazzotto dell’Ohio che il disco intero sembra non volerlo/poterlo fare mai. Ora è uscito Point Of View, ma anche questo, ancora una volta, è un cinque tracce digitale. Nel suo carnet altra roba sparsa, l’E.P. Vision Tunnels e Wind At My Back, canzone isolata buttata là un bel giorno, parecchi mesi fa. Lui, per il biglietto che ha in mano, sembra che di bus abbia preso quello sbagliato. Se non emerge dal calderone è un peccato perché ha capito come ottenere qualcosa di diverso sempre da quei tre soliti ingredienti: ridurli a due. Ed è meno banale e facile di quel che sembra. — Continua a leggere
Quattro date (+ 1) per presentare l’attesissimo (e bellissimo) LP omonimo in uscita in questi giorni su Memphis Industries (UK/Europa) e Rare Book Room (USA/Canada) prima del tour negli Stati Uniti insieme a Jason Robert Quever/Papercuts. Banjo or Freakout live in Italia. Agenda alla mano, questi gli appuntamenti: Livorno (The Cage Theatre, domani), Roma (Circolo degli Artisti, giovedì 10 con Calibro 35), Mezzago (Bloom, venerdì 11 con Caso e The Big Sound of Country Music One Dead Man Band – ingresso gratuito) e Bologna (Locomotiv Club, sabato 12 con Andrew Weatherall e Going Places). Più uno showcase in Santeria a Milano domenica pomeriggio (su invito, ingresso libero fino ad esaurimento posti). Non mancate.