Wale tanto, l’Italia Wale.

Italia si, Italia no, Italia gnamme, se famo du spaghi?
Con i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità di Italia non possiamo fare a meno di pensare se esiste uno stile tipicamente italiano, uno stile unico che incanta il resto del mondo…
Lasciamo che, come sempre, delle cose serie se ne occupi la Sozzani, a noi le carellate di immagini degli stilisti che hanno fatto grande l’Italia non ci interessano.
Sappiamo tutti che la Moda italiana è conosciuta in tutto il globo come la più elegante, la più costosa, la più nominata dai divi dell’ hip hop, la più indossata sui red carpet, la più pubblicizzata, la più tutto.
Grazie Moda italiana, avevo un sogno, un unico sogno di lavorare dentro di te e con te ma tu ora che sei bella, famosa e vanitosa, i tuoi giovani italiani non solo non te li fili ma non li vuoi nemmeno nei tuoi uffici di stile!
Cara Moda italiana, sei una Carla Bruni.
Ti sei dimenticata di noi italiani, di noi giovani creativi, di noi che ti abbiamo seguito passo per passo, non ci vuoi più, vuoi solo cinesi, giapponesi vestiti in maniera ridicola e ammerigani.
Che brutta che sei o moda, o gazza ladra dei miei sogni!
Per questo non ti dedicherò nemmeno una riga oggi Oh, Moda italiana.
No.
Oggi, come se fossi la versione femminile (e capellona) di Saviano, farò un bel elenco su cos’è lo stile italiano nella musica
ELENCO DELLE COSE CHE RIMARRANO ESEMPI DI STILE NELLA MUSICA ITALIANA
-La passione e il papillon di Modugno quando canta “Nel blu dipinto di blu”
-il neo di Mina, i suoi trasformismi, i suoi trucchi, le sue capigliature, le madri di tutti che volevano assomigliare a lei, il suo stile impeccabile da quello bon ton anni 60 alle ultime apparizioni in occhialoni e treccia rossa.

-L’ombelico scoperto di sua santità icona Raffaella Carrà, la sue grazia nel portare quei vestiti di lamè che non cambiano mai.

-lo stile Ammerigano dei Cugini di Campagna, i folti ricci alla Robert Plant, le tutine glam rock i falsetti tanto amati che tutti ricordiamo

-l’eleganza misteriosa e malinconica di Luigi Tenco
-l’elegante cilindro in testa a Rino Gaetano che cozzava con le camice aperte e le magliette da figlio dei fiori.
Tutto quello che era gioco e contrasto era Rino Gaetano.

-la scioccante performance di Patty Pravo con l’acconciatura più PUNK che si sia mai vista, la tutina argentata rubata direttamente dall’armadio di Ziggy Sturdust e un imbarazzato Pippo-l’ho inventato io l’ho inventato-Baudo.
-il look piratesco della Bertè nel video della reggeggiante “La luna bussò”, notare l’orecchino a ciuccio.
Maginifico.

-la coppia Giuni Russo/ Rettore che si esibiscono in “Adrenalina” rotolandosi per il palco.
la prima vestita da tom boy la seconda da punk londinese
-la noiosa bravura di Fanco Battiato, i suoi occhiali che adornano il naso aquilino e i suoi balli squilibrati
-i Matia Bazar, quelli veri, quelli con Antonella Ruggiero.
L’abito destrutturato, il trucco arcobaleno che si sposa perfettamente con quel gioiello di new wave/synth pop che è “Elettrochoc”
- il bikini porno di Sabrina Salerno nel video della grandiosa, indimenticabile, hit estiva “Boys”, le sue mossette, il bikini bianco che si abbassa, il sorriso innocente.
Madonna mia, Sabrina sei stata tutto quello che volevo essere io.
-l’imbarazzo #1 nel vedere Enrico Ruggieri credersi Lou Reed
-l’imbarazzo #2 nel vedere Enrico Ruggieri credersi Peter Gabriel

-Jovanotti old school dei primi 90, quello che si credeva uno dei Run DMC, quello con le Nike e l’accento simpatico che urla “DELLA MADONNAAA!”
Era pazzesco.

-lo stile zingaro/bohemienne di Piero Pelù, i capelli lunghi, la lingua lunghissima, i peli sulla pancia e i pantaloni di pelle.
“è il mio corpo che cambia” cantava, ma lo stile no.
-l’hip hop quello vero dei Sangue Misto, tute Adidas, piumini e pizzetto nel ghetto
-i cappelli di Zucchero, il blues man emiliano con i ciccioli in tasca
-gli 883 che si credono i Depeche Mode, Max Pezzali che (irrealmente) cucca tutte le volte e il dolcissimo Mauro Repetto che se la balla e se la canta sempre da solo.
-Fiorello con il codino che insegna “la nebbia agli irti colli” alla classe, Carducci italo disco.
-i capelli leopardati dell Minetti, tanto non se ne poteva accorgere…

-Anna Oxa a Sanremo.
Ok, ha sempre avuto dei look ricercatissimi ma il tanga della Oxa in versione Shakira con le extension bionde(prima che esistesse Shakira) del 1999?
-la Tatangelo degli inizi, quando aveva 16 anni, era timida e si aggrappava al microfono, portava la riga in mezzo e si vestiva Onyx.
Che amore.
-la Tatangelo ora, che dimostra 40 anni, è nervosa sexy ed insulta il suo Giggi.
Però ti ama, bastardo.
-le acconciature alla moda di Manuel Agnelli, prima lunghi e mossi, poi corti, poi mossi e infine carrè liscio, che stile.
-il cappellino sudicio di Samuel dei Subsonica, basta dai.
-il trucco dei Bluvertigo,il power fluo di Andy
-Gli occhiali di Luca Urbani, il look cupo e indefferente dei Soerba
-le maschere dei Tre Allegri Ragazzi Morti

-le magliette degli Amari

-lo stile 70’s dei Calibro 35 e l’idea che tutti nel pubblico si credano Thomas Milian.
Magari.
-il look emo-psyco glitter-space dei fantastici DARI

-le spaziali tutine degli Eiffel 65 di cui andiamo tutti fieri.
Eiffel 65 questo è un messaggio d’amore, una richiesta disperata.
Vi prego tornate, tornate a riempire gli stadi, tornate a farci ballare, tornate a far gioire i nostri cuori.
Gabry ti concedo anche le meches biondo platino, ti prego, torna.
-infine, il pessimo gusto estetico dei siti web della metà degli artisti citati.
Auguri Italia!





Si sono inventati una (anti)definizione geniale, per presentare al mondo questo progetto: “uneasy easy listening”. In effetti, la parte easy è ben celata sotto strati di ruvida roba ostica. Ostica almeno per chi non è avvezzo a un certo tipo di art-rock di ascendenza warholiana. Eh sì, perché sfido chiunque a dire che, nel gioco delle libere associazioni, al primo ascolto (nonché ad uno sguardo alla copertina) la parola venuta fuori dal subconscio non è stata “
Qualche anno fa ho trascorso l’intera notte ad una festa in una spiaggia marcissima di uno dei più tristi Lidi Ferraresi cercando di scappare da una tedesca ubriaca che voleva der italianisch liebe o qualcosa del genere. Ero terrorizzato a morte anche se probabilmente quella tizia mi aveva detto un sacco di cose simpatiche e suggestive, ma i fonemi tedeschi mi inibiscono. Quelli e qualche Cuba Libre di troppo. Diceva il saggio “anche il Padre Nostro, se recitato in tedesco, assomiglia all’etichetta sui barili di Zyklon B”, ma io non ci ho mai creduto troppo perchè i qualunquismi mi piace farli e non ascoltarli dagli altri. Però qualcosa di giusto in fondo c’era in quelle parole ed è estendibile anche al (post)punk metadonico dei
Non tragga in inganno il frettoloso ascoltatore il minuto e mezzo iniziale di Rimorsi, Non Rimpianti che si regge solo su un assolo di sassofono, lentissimo, fumoso, noir e languido. Da lì in poi l’ EP del Quintetto Žižkov prende tutt’altre traiettorie e si colora dei suoni delle chitarre alla Dick Dale, quelle riverberate e twangy rese celebri ai più dal successo commerciale di pezzi come Misrilou, presente nella colonna sonora di Pulp Fiction. Al quintetto piace un sacco il surf anche se scurito e notturno, anche se soggetto a rallentamenti che odorano di jazz e whiskey, e ripartenze in cui i sax e le sei corde si rincorrono imbizzarriti e non fanno sentire troppo la mancanza di una voce (assente, fatta eccezione per un paio di sporadici urletti). La batteria e il basso sembrano presi di peso dagli anni 60, incalzano nervosi nelle fughe o si calmano e ricamano certe atmosfere desertiche e quasi calexiche. Tutto suono vintage, tutto cinematografico (tarantiniano fino al midollo), tutto west coast. Cinque pezzi sono pochi per dare un giudizio definitivo, ma se dobbiamo proprio fare le pulci al quintetto possiamo solo aggrapparci a una eccessiva calligraficità di genere. Che poi non sarebbe un difetto. L’importante è che ci si diverte parecchio anche così e se questo è solo un assaggio di ciò che verrà, la Kandinsky Records può iniziare a fregarsi le mani per il colpaccio.
In principio era 
