Wale tanto, l’Italia Wale.

Elena Mariani | 20/3/2011

elioo

via

Italia si, Italia no, Italia gnamme, se famo du spaghi?
Con i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità di Italia non possiamo fare a meno di pensare se esiste uno stile tipicamente italiano, uno stile unico che incanta il resto del mondo…
Lasciamo che, come sempre,  delle cose serie se ne occupi la Sozzani, a noi le carellate di immagini degli stilisti che hanno fatto grande l’Italia non ci interessano.
Sappiamo tutti che la Moda italiana è conosciuta in tutto il globo come la più elegante, la più costosa, la più nominata dai divi dell’ hip hop, la più indossata sui red carpet, la più pubblicizzata, la più tutto.
Grazie Moda italiana, avevo un sogno, un unico sogno di lavorare dentro di te e con te ma tu ora che sei bella, famosa e vanitosa, i tuoi giovani italiani non solo non te li fili ma non li vuoi nemmeno nei tuoi uffici di stile!
Cara Moda italiana, sei una Carla Bruni.
Ti sei dimenticata di noi italiani, di noi giovani creativi, di noi che ti abbiamo seguito passo per passo, non ci vuoi più, vuoi solo cinesi, giapponesi vestiti in maniera ridicola e ammerigani.
Che brutta che sei o moda, o gazza ladra dei miei sogni!
Per questo non ti dedicherò nemmeno una riga oggi Oh, Moda italiana.
No.
Oggi, come se fossi la versione femminile (e capellona) di Saviano, farò un bel elenco su cos’è lo stile italiano nella musica

ELENCO DELLE COSE CHE RIMARRANO ESEMPI DI STILE NELLA MUSICA ITALIANA

-La passione e il papillon di Modugno quando canta “Nel blu dipinto di blu”

-il neo di Mina, i suoi trasformismi, i suoi trucchi, le sue capigliature, le madri di tutti che volevano assomigliare a lei, il suo stile impeccabile da quello bon ton anni 60 alle ultime apparizioni in occhialoni e treccia rossa.

minav

via

-L’ombelico scoperto di sua santità icona Raffaella Carrà, la sue grazia nel portare quei vestiti di lamè che non cambiano mai.

raffavit

via via

-lo stile Ammerigano dei Cugini di Campagna, i folti ricci alla Robert Plant, le tutine glam rock i falsetti tanto amati che tutti ricordiamo

cuguv

via

-l’eleganza misteriosa e malinconica di Luigi Tenco

-l’elegante cilindro in testa a Rino Gaetano che cozzava con le camice aperte e le magliette da figlio dei fiori.
Tutto quello che era gioco e contrasto era Rino Gaetano.

tencorino

via via

-la scioccante performance di Patty Pravo con l’acconciatura più PUNK che si sia mai vista, la tutina argentata rubata direttamente dall’armadio di Ziggy Sturdust e un imbarazzato Pippo-l’ho inventato io l’ho inventato-Baudo.

-il look piratesco della Bertè nel video della reggeggiante “La luna bussò”, notare l’orecchino a ciuccio.
Maginifico.

berte

-la coppia Giuni Russo/ Rettore che si esibiscono in “Adrenalina” rotolandosi per il palco.
la prima vestita da tom boy la seconda da punk londinese

-la noiosa bravura di Fanco Battiato, i suoi occhiali che adornano il naso aquilino e i suoi balli squilibrati

-i Matia Bazar, quelli veri, quelli con Antonella Ruggiero.
L’abito destrutturato, il trucco arcobaleno che si sposa perfettamente con quel gioiello di new wave/synth pop che è “Elettrochoc”

- il bikini porno di Sabrina Salerno nel video della grandiosa, indimenticabile, hit estiva “Boys”, le sue mossette, il bikini bianco che si abbassa, il sorriso innocente.
Madonna mia, Sabrina sei stata tutto quello che volevo essere io.

-l’imbarazzo #1 nel vedere Enrico Ruggieri credersi Lou Reed
-l’imbarazzo #2 nel vedere Enrico Ruggieri credersi Peter Gabriel

rugge

via via

-Jovanotti old school dei primi 90, quello che si credeva uno dei Run DMC, quello con le Nike e l’accento simpatico che urla “DELLA MADONNAAA!”
Era pazzesco.

jova

via

-lo stile zingaro/bohemienne di Piero Pelù, i capelli lunghi, la lingua lunghissima, i peli sulla pancia e i pantaloni di pelle.
“è il mio corpo che cambia” cantava, ma lo stile no.

-l’hip hop quello vero dei Sangue Misto, tute Adidas, piumini e pizzetto nel ghetto

-i cappelli di Zucchero, il blues man emiliano con i ciccioli in tasca

-gli 883 che si credono i Depeche Mode, Max Pezzali che (irrealmente) cucca tutte le volte e il dolcissimo Mauro Repetto che se la balla e se la canta sempre da solo.

-Fiorello con il codino che insegna “la nebbia agli irti colli” alla classe, Carducci italo disco.

-i capelli leopardati dell Minetti, tanto non se ne poteva accorgere…

minetti

via

-Anna Oxa a Sanremo.
Ok, ha sempre avuto dei look ricercatissimi ma il tanga della Oxa in versione Shakira con le extension bionde(prima che esistesse Shakira) del 1999?

-la Tatangelo degli inizi, quando aveva 16 anni, era timida e si aggrappava al microfono, portava la riga in mezzo e si vestiva Onyx.
Che amore.

-la Tatangelo ora, che dimostra 40 anni, è nervosa sexy ed insulta il suo Giggi.
Però ti ama, bastardo.

-le acconciature alla moda di Manuel Agnelli, prima lunghi e mossi, poi corti, poi mossi e infine carrè liscio, che stile.

-il cappellino sudicio di Samuel dei Subsonica, basta dai.

-il trucco dei Bluvertigo,il power fluo di Andy

-Gli occhiali di Luca Urbani, il look cupo e indefferente dei Soerba

-le maschere dei Tre Allegri Ragazzi Morti

rockforlife.forumfree.it

via

-le magliette degli Amari

amarivit

via

-lo stile 70’s dei Calibro 35 e l’idea che tutti nel pubblico si credano Thomas Milian.
Magari.

-il look emo-psyco glitter-space dei fantastici DARI

www.dariforce.it-

via

-le spaziali tutine degli Eiffel 65 di cui andiamo tutti fieri.

Eiffel 65 questo è un messaggio d’amore, una richiesta disperata.
Vi prego tornate, tornate a riempire gli stadi, tornate a farci ballare, tornate a far gioire i nostri cuori.
Gabry ti concedo anche le meches biondo platino, ti prego, torna.

-infine, il pessimo gusto estetico dei siti web della metà degli artisti citati.

Auguri Italia!

Nicolas Jaar: Space Is Only Noise (Circus Company)

Dischi Disegnati | 18/3/2011

Nicolas Jaar - Space Is Only Noise

Fai click sull’immagine per ingrandire

Di tutti i colori…

Francesco Locane | 16/3/2011

iragazziAmiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla ventesima puntata della decima stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 2230 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna. Per festeggiare la cifra tonda abbiamo deciso di rimanere sul classico: due film (e visto quello che c’è in sala ci è andata grassa), qualche notizia e un trailer molto indie.

Abbiamo iniziato con I ragazzi stanno bene, di Lisa Cholodenko, con Annette Bening e Julianne Moore nei panni di due mamme sposate tra di loro e madri di due figli. Niente male davvero, almeno per due terzi della redazione: ottime prove di recitazione per una commedia (da vedere in lingua, se potete: il doppiaggio italiano stravolge i caratteri dei personaggi!) di cui si è molto parlato e che, per una volta, merita molti degli elogi che le sono stati elargiti. Ne abbiamo discusso anche sul blog.

Non potevamo menzionare lo Youngabout festival, una rassegna di cinema che, possiamo dirlo, non ha eguali in Italia per qualità e tipo di programmazione: cinema eccellente per ragazzi, ma anche cinema eccellente e basta.

Il trailer, be’: i lettori di Vitaminic l’avranno visto, se non altro per riascoltare un pezzettino di Dente (oh) alla fine dello stesso. Però Questo mondo è per te ci sembra un film pericolosissimo…

Infine, la sorpresa della puntata: il regista tuttofare Gore Verbinski ha fatto un bel lavoro con Rango, debutto nell’animazione della Industrial Light&Magic. Un film divertente e per tutta la famiglia, come si usava dire, anche se Tommaso non è stato del tutto soddisfatto.

Bene, è tutto: scriveteci a secondavisione@gmail.com, a martedì prossimo!

Burial/Four Tet/Thom Yorke: Ego/Mirror 12″ (Text)

Alex Grotto | 16/3/2011

thom-yorke-four-tet
Mentre il pianeta intero è intento a divorarsi pagine su pagine di wikipedia imparando a memoria gli schemi di un reattore BWR e gli isotopi fissili dell’uranio e del cesio in un guizzo di egocentrismo commosso ed offensivo, succede anche che ieri mattina la sacra trimurti delle cose belle tutte annunci con le parole di Kieran Four Tet Hebden l’uscita di uno split 12″ insieme a Burial e con la partecipazione di Thom Yorke (che sembra aver fatto scoprire le danze stupide al mondo). Se state bramando il suddetto vinile state tranquilli che non esiste più dato che è andato sold out in ogni store e bagarino possibile dopo due ore dall’annuncio: mi gioco qualunque cosa che le code di pre-order rimarranno intasate ed inevase a lungo, tuttavia ieri sera su Rinse.fm sono state svelate in esclusiva dallo stesso Kieran Hebden (ospite di Floating Points) le due tracce che compongono lo split: Ego è chiaramente il pezzo di Burial, con l’inconfondibile beat sotterraneo e soffocante che non tradisce mai; Mirror è l’archetipo dello stare bene a 360° delle produzioni di Four Tet. Thom Yorke non balla, ma il suo cantato colora e riempie ovunque questo piccolo murales di hype. Sì, ne voglio ancora ma non si può.

Ascolta Ego

Questa invece è Mirror

Lento: Icon (Denovali)

Francesco Farabegoli | 15/3/2011

lento

Quando ero più giovane e meno scafato i gruppi italiani lottavano come pazzi per farsi conoscere all’estero, tendenzialmente con pochi risultati. Le riviste italiane ripetevano per due o tre gruppi al mese che questo o quest’altro gruppo “non ha niente da invidiare ai colleghi di oltremanica/oltreoceano” e che “se smettessimo questo snobismo esterofilo per un secondo e ci concentrassimo sulle realtà di casa nostra troveremmo piacevoli sorprese”. Era vero, ma non nel senso che intendono loro. Tutti i dischi di rock/pop italiani più influenti per la nostra cultura (non so, Battiato o Diaframma o Litfiba o De Andrè o Marlene Kuntz o Massimo Volume o tutto il resto) sono dischi molto più italiani che rock/pop. La cosa ha il suo senso, soprattutto se ascoltate musica da più di dieci anni; al cambio di millennio invece la musica ha drammaticamente abbattuto le barriere geografiche e ha iniziato a cercare alleanze geograficamente improbabili che le permettessero di campare al di là dei confini geografici, anche e soprattutto se i confini geografici violentano i confini di genere. Il giro Supernaturalcat (Malleus, Ufomammut e derivati) si è inserito in questo contesto e ha raggiunto una reputazione inossidabile in tutta la terra mentre l’Italia doveva ancora accorgersi bene della sua esistenza. Da quando ha iniziato le attività ha buttato fuori dischi di caratura importante e ha messo in piedi un immaginario autonomo e indipendente con cui il mondo dell’avant-metal si ritrova a dover fare i conti.

Il nuovo disco a nome Lento lo trovate in streaming e download e preorder a questo indirizzo. È un disco di noise metal strumentale molto doommeggiante, di quelli che vanno di moda adesso. Non è propriamente un disco originale, dal punto di vista della prospettiva storica, ma ha alcuni pregi che lo rendono inestimabile. Il primo è che tra una cosa e l’altra ascoltando Icon ci rendiamo conto di quanto tempo è passato dacchè un disco postcore suonasse almeno un po’ core. Il secondo è che anche negli ormai inevitabili episodi ambient-interlocutori (tipo Throne) suona affilato essenziale e tagliente. Il terzo è che gli episodi ambient-interlocutori tipo Throne non sono usati per farsi il viaggio del postmetallaro apocalittico ma suonano DAVVERO inevitabili e necessari ad un’economia di ascolto fragilissima. Il quarto è che Icon non si pone mai, nemmeno per un secondo, nemmeno per sbaglio, il problema di come e quanto suonare internazionale né tantomeno quello di come e quanto non suonare italiano.

Il disco esce il primo aprile.

Anika: Anika (Invada/Goodfellas)

Letizia Bognanni | 15/3/2011

anika_1292928005Si sono inventati una (anti)definizione geniale, per presentare al mondo questo progetto: “uneasy easy listening”. In effetti, la parte easy è ben celata sotto strati di ruvida roba ostica. Ostica almeno per chi non è avvezzo a un certo tipo di art-rock di ascendenza warholiana. Eh sì, perché sfido chiunque a dire che, nel gioco delle libere associazioni, al primo ascolto (nonché ad uno sguardo alla copertina) la parola venuta fuori dal subconscio non è stata “Nico”. Anika è bionda e bella, è pure mezza tedesca, canta (si fa per dire) con lo stesso piglio oltretombale, ed è ugualmente affascinante e respingente. Con questo non si vuole dire che l’album suoni antico. Alla produzione c’è il Portishead Geoff Barrow, uno che di suoni contemporanei ne sa qualcosa. E così, per una Sadness Hides The Sun che potrebbe tranquillamente venire spacciata per un inedito dei Velvet Underground, c’è una No One’s There fatta apposta per animare le notti dei club nordeuropei. Un perturbante mix di rock alternativo, cantautorato dark, New wave, trip-hop, dub, straniante e coraggioso anche nelle cover (I Go To Sleep dei Pretenders, la dylaniana Masters Of War, reinterpretata due volte – la prima in un’ipnotica marcia neopsichedelica, la seconda in uno sporco dub con venature jazz). Bello di una bellezza distante e “uneasy”.

Il video di Yang Yang

Teenage Panzerkorps: German Reggae (Holidays Records)

Alex Grotto | 15/3/2011

disc_8078Qualche anno fa ho trascorso l’intera notte ad una festa in una spiaggia marcissima di uno dei più tristi Lidi Ferraresi cercando di scappare da una tedesca ubriaca che voleva der italianisch liebe o qualcosa del genere. Ero terrorizzato a morte anche se probabilmente quella tizia mi aveva detto un sacco di cose simpatiche e suggestive, ma i fonemi tedeschi mi inibiscono. Quelli e qualche Cuba Libre di troppo. Diceva il saggio “anche il Padre Nostro, se recitato in tedesco, assomiglia all’etichetta sui barili di Zyklon B”, ma io non ci ho mai creduto troppo perchè i qualunquismi mi piace farli e non ascoltarli dagli altri. Però qualcosa di giusto in fondo c’era in quelle parole ed è estendibile anche al (post)punk metadonico dei Teenage Panzekorps: ultraderivativi, già visti e sentiti, scarni anzi anoressici in termini di qualità della registrazione eppure così efficaci ed imprescindibili, con l’accento tedesco a restituire credibilità ed impatto ad un genere che ha detto tutto. Forse troppo. Per chi non li conosce l’idiosincrasia col nome potrebbe trarre in inganno dato che non si tratta di blackster scandinavi mangiacadaveri ma di una realtà ben più amichevole anglo-tedesca, seppur di non facile approccio. Fate conto di ascoltare Blank Dogs come se il tutto suonasse low-fi per davvero, spogliatelo dei synth, aggiungeteci attitudine noise, una produzione immatura che rasenta l’amatoriale, loop alla base di tutto ed una linea vocale che sembra uscire dai megafoni della contraerea, giusto per usare una similitudine bellica che non può mancare dove si parla di panzer. Praticamente i The Mummies coi problemi esistenziali e le chitarre dei Joy Division, così abbiamo risolto le lacune di name-dropping casuale. German Reggae esce in Italia in un vinile prodotto dall’invincibile Holidays Records ed è così brutto da fare tutto il giro e diventare bellissimo, un capolavoro al primo ascolto.

Quintetto Žižkov: s/t (Kandinsky Records)

Benty | 15/3/2011

Non tragga in inganno il frettoloso ascoltatore il minuto e mezzo iniziale di Rimorsi, Non Rimpianti che si regge solo su un  assolo di sassofono, lentissimo, fumoso, noir e languido. Da lì in poi l’ EP del Quintetto Žižkov prende tutt’altre traiettorie e si colora dei suoni delle chitarre alla Dick Dale, quelle riverberate e twangy rese celebri ai più dal successo commerciale di pezzi come Misrilou, presente nella colonna sonora di Pulp Fiction. Al quintetto piace un sacco il surf anche se scurito e notturno, anche se soggetto a rallentamenti che odorano di jazz e whiskey, e ripartenze in cui i sax e le sei corde si rincorrono imbizzarriti e non fanno sentire troppo la mancanza di una voce (assente, fatta eccezione per un paio di sporadici urletti). La batteria e il basso sembrano presi di peso dagli anni 60, incalzano nervosi nelle fughe o si calmano e ricamano certe atmosfere desertiche e quasi calexiche. Tutto suono vintage, tutto cinematografico (tarantiniano fino al midollo), tutto west coast. Cinque pezzi sono pochi per dare un giudizio definitivo, ma se dobbiamo proprio fare le pulci al quintetto possiamo solo aggrapparci a una eccessiva calligraficità di genere. Che poi non sarebbe un difetto. L’importante è che ci si diverte parecchio anche così e se questo è solo un assaggio di ciò che verrà, la Kandinsky Records può iniziare a fregarsi le mani per il colpaccio.

Visita il loro My Space
Ascolta in streaming ciò di cui abbiamo parlato e poi magari compratelo pure

Trallalàlla

Giorgio Busi-Rizzi | 15/3/2011

TRALLALALLA_large_orizzontale_JPGIn principio era La Blogotheque, con i suoi Concerts à emporter. Poi sono state le Black Cab Sessions, Shoot the Player, Southern Souls. In Italia, il “nostro” Pronti al peggio. Soluzioni semplici.

E adesso, da qualche settimana, Trallalàlla. Cioè, cito, la web-tv  musicale “che passa al sud della penisola”. Frutto del lavoro combinato del Tycho Creative Studio, cioé Giacomo Triglia e Mirella Nania, regista e graphic designer, insieme con Fabio Nirta (Partyzan Produzioni) e L’Ora di Italiano di Ester Apa (Rockit, Rumore), che da tempi non sospetti portano musica bella in posti in cui è più difficile trovarla. Non faccio ironia: da bolognese acquisito proveniente da una provincia in cui il pienone lo fanno cover band dei Foo Fighters – se va bene – ho buona percezione del coraggio e della fatica che ci vogliono per spostare certi gruppi e certi bacini d’utenza (e tutte le belle idee che li accompagnano) dalle solite zone. — Continua a leggere

Kaleidoscope #20

Aurelio Pasini | 15/3/2011

Burlamacco!

Carnevale! Tempo di maschere, coriandoli, stelle filanti, scherzi, sfrappole (o comunque le si voglia chiamare) e… musica psichedelica? Da queste parti senz’altro sì. Nella puntata di Kaleidoscope andata in onda lo scorso martedì – martedì grasso – sulle frequenze di Città del Capo – Radio Metropolitana abbiamo parlato anche di Carnevale, ascoltando un paio di canzoni (grosso modo) a tema. E poi, ancora, freak folk, multinazionali della musica, Deep Purple veri e falsi e, ciliegina sulla torta, gli esordi di un futuro Ragno da Marte. Una sfilata coi fiocchi, insomma!

The Oxfotd Circus – 4th Street Carnival
Gary Higgins – Stable In The Spuds
Michael Chapman – Stranger In The Room
Hell Preachers Inc. – Spy In Space
Deep Purple – Hush
Blue Beard – Sly Willy
Erland And The Carnival – My Name Is Carnival
The Verve – One Way To Go

Ascolta il podcast in streaming

oppure scaricalo.

Archivi

wordpress visitors