Annuals: Count The Rings (Souterrain Transmissions/Rough Trade)

Giampiero Cordisco | 13/12/2010

 Credo che sia una questione di indole personale, o comunque di qualcosa che ti è dato a priori e che deve essere scritto in una delle mille spirali che formano il tuo DNA. Qualcosa che devi aver ereditato, anche se non proprio in maniera evoluzionistica-parentale. Sto parlando del fatto che ti piacciano certe espressioni musicali e che certe altre ti lascino del tutto indifferente. Ecco: devi avercelo scritto nel sangue, devi portartelo dentro questo fatto ineluttabile che si chiama gusto personale e che non si sa davvero da dove possa provenire (è da un po’ di tempo che ho iniziato a rigettare l’Ipotesi Condizionamento Ambientale, immagino anzi che se non avessi iniziato ad ascoltare coscientemente musica a 15 anni con i Pink Floyd e i Led Zeppelin che mi passavano i miei amici ci sarei comunque andato a sbattere – sui Pink Floyd, gli Zeppelin e tutto quello che è venuto dopo – e poi se davvero fosse stato possibile un condizionamento ambientale a quest’ora dovrei essere un tamarro da discoteca, dal momento che l’ambiente che dovrebbe condizionarmi è strapieno di merda e questa merda non prende nemmeno fuoco).

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Dimartino: Cara Maestra Abbiamo Perso (Pippola Music)

Amos Martino | 13/12/2010

dimartinoHo sparato a Vinicio Capossela perché mi andava e perché piaceva a te e alle tue amiche. Come fai a non voler bene a uno che scrive certe cose? A scriverle è Dimartino, un cantautore palermitano, che qualcosa da dire ce l’ha. Il titolo del disco, Cara Maestra Abbiamo Perso, mette insieme Gaber e Tenco (a me viene in mente anche Tricarico, pazienza) e, in realtà, resta molto della serie di cantautori, nello stile e nel linguaggio di Dimartino. Rino Gaetano – in Cercasi Anima l’incipit è da brividi – fino a un Dario Brunori più “sociale” e meno nostalgico. Manca, però, un linguaggio personale, tanto che il disco sembra un po’ disordinato negli scatti tra un brano e l’altro. Sincerità, scrittura veloce – nonostante la deriva vascobrondiana in Prato, brano che ospita il bolognese – e una certa ironia da cantautore ci sono, ma sono forse un po’ costrette in arrangiamenti che non danno loro il giusto appoggio per emergere con più decisione. Lo sguardo di Dimartino è deluso, cinico; riflesso immediato di un mondo vecchio, finto e perverso come i leoni drogati allo zoo di cui parla in 999. E se la bontà dei testi non si discute, qualcosa di più sull’aspetto “canzone” avrebbe portato ad un risultato migliore. Il disco, in uscita per Pippola Music, vede la partecipazione di Cesare Basile, come musicista e produttore, Vasco Brondi, Alessandro Fiori ed Enrico Gabrielli. In coda e in coppia con Basile, una cover di La ballata della moda, di Luigi Tenco.

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Girls: Broken Dreams Club (True Panther)

Benty | 13/12/2010

girls-broken-dreams-clubTornano i Girls, protagonisti con il loro acclamatissimo Album del 2009 (solo l’anno scorso?!) di una notevole botta di hype, dentro e fuori dalla rete. Un anno fa furono accolti della ola quasi unanime della critica musicale che conta. Stavolta presentano un EP di 6 tracce dal titolo che potrebbe essere usato un po’ a mo’ di manifesto filosofico e/o d’intenti della band di San Francisco, Broken Dreams Club . Corredato da biglietto di accompagnamento scritto a mano (riassunto: un EP che viene dal cuOre pieno di amOre per dire grazie ai fan senza cui blablabla). Anche questo lavoro è tutto impregnato di quella disillusione/però col sorriso/però un sorriso amaro che Christopher Owens ha già dimostrato ampiamente di saper maneggiare sulla lunga distanza. Ci sono dentro i suoni sixties, il sole californiano al tramonto, aleggiano i numi tutelari Costello e Wilson, ci sono melodie che restano a lungo in testa, le ballatone strappacore, le chitarrine sognanti e jangle. Come nuovo elemento in questo EP si intravvede una futuribile direzione per i Girls. Il cantato vira ancora più al crooning, il loro suono si è arrotondato, il tono ulteriormente addolcito, i pezzi sono arricchiti da fiati, pedal steel, cori femminili. Sembra più e meglio prodotto. Possiamo certamente dire – gigantesca banalità, ne convengo – che i Girls hanno confermato di saper scrivere belle canzoni, e che Album non era un fuoco di paglia. Potremmo dire che sono più maturi e centrati. Oppure che si è un po’ smarrita la feschezza che ha consentito al duo di tirare fuori singoloni memorabili come Lust For Life e Laura. Il rischio è di trovarci una band che al secondo album sia già avviata verso una serena vecchiaia musicale, che la loro musica suoni troppo come un dream-folk rassicurante e meno pop (per non dire dello shoegaze accennato nel primo lavoro e qui pressoché assente). Rinunciare così presto a quei simpatici cazzoni drogatelli del video di Lust For Life sarebbe un peccato, no?

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Scarica l’mp3 di Heartbreaker
Guarda il video Lust For Life
Guarda Owens che canta da una vasca da bagno di Las Vegas

Wavves + Frankie Rose & the Outs @ Circolo degli Artisti (Roma, 1/12/2010)

Nur Al Habash | 13/12/2010

wavves

(foto di cessemi)

Cosa ci aspettavamo dal concerto romano di Wavves? Se ci penso avrei risposto: tute da ginnastica sporche e sbrillentate, lattine di birra volanti per il palco (e conseguenti rutti al microfono), tranci di pizza morsicati e lanciati al pubblico, e tanto tanto (tanto) casino.
Così è stato. Con un ritardo di soli due anni sull’hype mondiale, anche Roma arriva finalmente pronta al fenomeno Nathan Williams: ad aspettarlo un folto pubblico costituito principalmente da ventenni affamati di pogo e ragazze liceali che urlavano in calore dal basso del loro apparecchio fisso, oltre al solito stuolo di trentaqualcosa frequentatori del Circolo, lì più per curiosità che per altro.
Bene, nessuna delle precedenti categorie è rimasta delusa da uno show che in sintesi si può descrivere solo come estremamente divertente. Il pogo c’è stato, per la gioia dei ventenni sudati e urlanti, anche nella variante dell’ala female-friendly spontaneamente creatasi (per la gioia dei miei legamenti); le liceali hanno sbavato ai piedi di un indiekid poco più grande di loro, che deve essergli apparso bellissimo in quell’aura fumosa di deboscio, disagio e parolacce. Quanto ai trentaqualcosa, credo siano rimasti piuttosto soddisfatti anche loro: dal fondo del Circolo, anche in piedi a braccia conserte, quello di Wavves è stato un concerto fresco, vitale e carichissimo di suoni sporchi, pensieri confusi e irruenza punk. Un vero e proprio raduno della generazione-sobored.   

P.s.
Quanto alle Frankie Rose & the Outs preferiamo non commentare, meglio per tutti.

Subsonica: Eden

Giampiero Cordisco | 13/12/2010

Al momento in cui scrivo, gli ascolti sono 26.742 e i download 6.093. Ci sono 27 commenti sulla waveform e 15 commenti regolari. L’ultimo commento ha fatto pop proprio adesso, materializzandosi sul monitor. Dice “No ragazzi, vi prego, spero che l’album non sia tutto cosi….” Evidente delusione di un utente-ascoltatore-individuo che vorrebbe solo macinare bpm neocibernetici nel dancefloor ad alta risoluzione della propria mente e invece si ritrova con ritmiche sottopelle, chitarre tenui, voci quasi sussurrate, synth che sembrano mellotron. Ritrovarsi con una canzone: non è mica questa grande tragedia. Siamo anche in periodo d’avvento, e la voce intende sottolinearlo cedendo a morbidezze che non ricordavo. E rimarcandole. Rimestando nell’intimità. Si tratta evidentemente di un esempio degli episodi più intimi di un album che – parole di Casacci – sarà “multicolor… in alternanza di stati d’animo.” L’album che uscirà l’anno prossimo.

Però c’è dell’altro, perchè nel frattempo non sono riuscito a levarmi dalla testa un’equazione vista su Twitter, equazione facile facile che a colpi di hashtag ben piazzati metteva sulla stessa linea, e dunque sulla stessa croce, Subsonica e Daniele Silvestri.

Non sono io l’autore di questo post, dannazione.

Questo Takes è stato scritto a commento del file disponibile in free download su Soundcloud per la sola giornata dell’8 dicembre. Sul Tubo potete vedere il video di Luca Saini:
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Dieci dischi del 2010 che ci è dispiaciuto ascoltare.

Redazione | 10/12/2010

Al posto del paragrafo che state leggendo c’era un pippone di cinquemila battute che potrei rinominare il blues dei poniamo che, volto a dimostrare che il concetto di disco peggiore è molto più sfuggente di quello che crediamo, che non ha a che fare col concetto di brutto, col valore assoluto di certe proposte (cioè non abbiamo tenuto conto dei Negramaro, anche se il cartello delle radio contro di loro ci indispettisce) e non può essere spiegato svicolando sul concetto di delusione (che per sua natura è un grande argomento del pop). La nostra lista, che speriamo basti a se stessa e/o a determinare una sovrastruttura, è una lista di dischi che ci è dispiaciuto ascoltare nell’anno 2010. Dieci dischi che a leggere nome e titolo pensiamo “oddio cosa mi hai ricordato”. I motivi sono diversi e variegati, perlopiù faceti o quantomeno non così importanti ai fini della continuazione della nostra esistenza –e comunque sono citati nel pezzo che state per leggere. L’ordine è casuale. La nostra mail è la solita redazionevitaminic@gmail.com, qualora vogliate mandarci qualche insulto. (faccina)

kele
KELE – THE BOXER (WICHITA)
Una cosa aberrante, un imbarazzo papabile che salta di traccia in traccia. Un tonfo mostruoso per uno che un minimo di nome se l’era fatto coi Bloc Party. Un disco che non è buono neanche da appendere allo specchietto della macchina per fare i tamarri o alimentare la leggenda che in questo modo si possono evitare i velox.

redhead
BLONDE REDHEAD – PENNY SPARKLE (4AD)
Un disco di cantautorato pop tranquillo, rilassato, piatto, noioso, greve ed in genere piuttosto insopportabile. La cosa più devastante non è il disco in sé, è dover ammettere che Penny Sparkle in qualche modo è in linea con il percorso artistico della band, che al suo interno tutto gira alla perfezione, che i tre sembrano averlo fatto più per un bisogno reale di pace con se stessi che per il LOAL.

selway
PHILIP SELWAY – FAMILIAL (BELLA UNION)
È difficile pensare (ancor oggi) a un gruppo più ponderoso ed attento alla propria politica musicale di quanto lo siano stati i Radiohead da OK Computer ad oggi. Il che –purtroppo per loro- si ripercuote in un aumento dello sdegno quando uno dei loro membri decide di pubblicare un disco solista che suona anonimo, pretestuoso e quant’altro. Peraltro è la prima volta che succede.

interpol
INTERPOL – S/T (MATADOR)
Una cosa col pilota automatico, con un paio di canzoni memorabili al massimo e le uniche novità provenienti dai birignao vocali di Banks. Qualcuno l’ha pure apprezzato, ma se nel 2010 c’è UN disco che ha deluso quasi in blocco la schiera di appassionati di un gruppo, è questo. E visto che ormai la loro credibilità fuori dalla schiera di appassionati è già bassissima…

mia
M.I.A. – /\/\/\Y/\ (XL/INTERSCOPE)
Non è ben chiaro se il disco suona antipatico e noioso perché lo è diventato il personaggio di MIA e il carrozzone che si porta dietro. È certo invece che con Arular e Kala non ci è mai capitato di non aver voglia di risuonarli per stare bene. E che continuiamo a farlo, cosa che invece con /\/\/\Y/\ abbiamo ben cura di evitare.

devo
DEVO – SOMETHING FOR EVERYBODY (WARNER)
Un’altra delusione di quelle cocenti è stata veder resuscitare un marchio pesantissimo, dopo due decenni di assenza dal mercato discografico, con un dischetto di mestiere wave-cassa che qualsiasi gruppo di cloni poco ispirati dei Franz Ferdinand avrebbe potuto incidere identico.

weezer
WEEZER – HURLEY (EPITAPH)
È come quando vedi che la macchina segna la benzina e continui ad andare verso qualche posto pur sapendo che non hai soldi per fare il pieno. A un certo punto senti il motore che inizia a tossire, parcheggi ad un lato della strada e invece di darla vinta scendi e inizi ad andare avanti spingendo la macchina a mano senza nessuno che sappia bene perché lo stai facendo.

foals
FOALS – TOTAL LIFE FOREVER (TRANSGRESSIVE)
“Inutile a prescindere, privo di qualsiasi idea, anche rubacchiata altrove, stancante per inerzia. Uno dei tanti nel marasma di uscite, con la complicanza di essere stato realizzato da chi, secondo varie declinazioni, doveva realizzare il nuovo terzo stato. Rimasugli prog, freak e funk, anni ‘80, Talking Heads e batteria. Intuibile come lo erano i cappelletti di mia nonna a natale. Solo che quelli erano buoni e sostanziosi.”

lightspeed
LIGHTSPEED CHAMPION – LIFE IS SWEET! NICE TO MEET YOU (DOMINO)
Ci aspettavamo un piccolo grande disco di canzoncine che confermassero il talento del giovane musicista inglese. Ci ritroviamo con un pasticcio di suoni che raramente diventano canzoni e non confermano un bel niente.

warpaint
WARPAINT – THE FOOL (ROUGH TRADE)
Alle Warpaint, per tutta la durata dell’anno, è stata dedicata una discreta attenzione. È vero che per noi orfani delle Sleater-Kinney e delle Electrelane non c’è Dum Dum Girl che tenga il confronto, ma nelle quattro ragazze s’era riposta una speranza. Disattesa.

bonus:
marlene
MARLENE KUNTZ – RICOVERI VIRTUALI E SEXY SOLITUDINI (COLUMBIA)
Giusto per il titolo, probabilmente uno dei titoli più imbarazzanti della storia -e per il testo del singolo che lo anticipa, Paolo anima salva.  Godano andava pure in giro a vantarsene…

Bjørn Torske: Kokning (Smalltown Supersound/Family Affair)

Dischi Disegnati | 10/12/2010

Bjorn Torske

The Death Of Anna Karina: Il vile omicidio

Alex Grotto | 10/12/2010

tdoak3
Iniziare un post inserendo una foto in bianco&nero di gente sudatissima strumenti alla mano, con tanto di urlo in secondo piano, è roba da Natale vero checchè ne possiate dire/pensare. Se poi il soggetto della foto in questione è una band storica, una delle mie band della vita per intenderci, come i The Death Of Anna Karina allora ci vuole una cornice buona per appenderla sopra il camino. Dopo aver appreso la notizia del loro ritorno con un nuovo album intitolato Lacrima/Pantera (il titolo è strepitoso) previsto per Gennaio 2011 ho una voglia irresistibile di scendere in strada abbracciando chiunque, ubriacarmi con chiunque e rinvenire davanti ad un palco con la testa che ondeggia da sola, la puzza di ascella aliena e magari cantare a squarciagola il testo de “Il vile omicidio”, pezzo nuovo in anteprima: praticamente una DeLorean con flusso canalizzatore che mi riporta al 2002, quando li vidi per la prima volta dal vivo.Vi lascio qui lo streaming del pezzo, io vado a lasciare libero un posto nel presepe per quando uscirà il disco intero. Nel myspace trovate anche gli altri due nuovi brani: “Sparate sempre prima di strisciare” e “Quello che non c’è”.

The Wave Pictures live @56, Milano (13.12.10)

Redazione | 9/12/2010

20 video per il 2010

Redazione | 9/12/2010

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