Al posto del paragrafo che state leggendo c’era un pippone di cinquemila battute che potrei rinominare il blues dei poniamo che, volto a dimostrare che il concetto di disco peggiore è molto più sfuggente di quello che crediamo, che non ha a che fare col concetto di brutto, col valore assoluto di certe proposte (cioè non abbiamo tenuto conto dei Negramaro, anche se il cartello delle radio contro di loro ci indispettisce) e non può essere spiegato svicolando sul concetto di delusione (che per sua natura è un grande argomento del pop). La nostra lista, che speriamo basti a se stessa e/o a determinare una sovrastruttura, è una lista di dischi che ci è dispiaciuto ascoltare nell’anno 2010. Dieci dischi che a leggere nome e titolo pensiamo “oddio cosa mi hai ricordato”. I motivi sono diversi e variegati, perlopiù faceti o quantomeno non così importanti ai fini della continuazione della nostra esistenza –e comunque sono citati nel pezzo che state per leggere. L’ordine è casuale. La nostra mail è la solita redazionevitaminic@gmail.com, qualora vogliate mandarci qualche insulto. (faccina)

KELE – THE BOXER (WICHITA)
Una cosa aberrante, un imbarazzo papabile che salta di traccia in traccia. Un tonfo mostruoso per uno che un minimo di nome se l’era fatto coi Bloc Party. Un disco che non è buono neanche da appendere allo specchietto della macchina per fare i tamarri o alimentare la leggenda che in questo modo si possono evitare i velox.

BLONDE REDHEAD – PENNY SPARKLE (4AD)
Un disco di cantautorato pop tranquillo, rilassato, piatto, noioso, greve ed in genere piuttosto insopportabile. La cosa più devastante non è il disco in sé, è dover ammettere che Penny Sparkle in qualche modo è in linea con il percorso artistico della band, che al suo interno tutto gira alla perfezione, che i tre sembrano averlo fatto più per un bisogno reale di pace con se stessi che per il LOAL.

PHILIP SELWAY – FAMILIAL (BELLA UNION)
È difficile pensare (ancor oggi) a un gruppo più ponderoso ed attento alla propria politica musicale di quanto lo siano stati i Radiohead da OK Computer ad oggi. Il che –purtroppo per loro- si ripercuote in un aumento dello sdegno quando uno dei loro membri decide di pubblicare un disco solista che suona anonimo, pretestuoso e quant’altro. Peraltro è la prima volta che succede.

INTERPOL – S/T (MATADOR)
Una cosa col pilota automatico, con un paio di canzoni memorabili al massimo e le uniche novità provenienti dai birignao vocali di Banks. Qualcuno l’ha pure apprezzato, ma se nel 2010 c’è UN disco che ha deluso quasi in blocco la schiera di appassionati di un gruppo, è questo. E visto che ormai la loro credibilità fuori dalla schiera di appassionati è già bassissima…

M.I.A. – /\/\/\Y/\ (XL/INTERSCOPE)
Non è ben chiaro se il disco suona antipatico e noioso perché lo è diventato il personaggio di MIA e il carrozzone che si porta dietro. È certo invece che con Arular e Kala non ci è mai capitato di non aver voglia di risuonarli per stare bene. E che continuiamo a farlo, cosa che invece con /\/\/\Y/\ abbiamo ben cura di evitare.

DEVO – SOMETHING FOR EVERYBODY (WARNER)
Un’altra delusione di quelle cocenti è stata veder resuscitare un marchio pesantissimo, dopo due decenni di assenza dal mercato discografico, con un dischetto di mestiere wave-cassa che qualsiasi gruppo di cloni poco ispirati dei Franz Ferdinand avrebbe potuto incidere identico.

WEEZER – HURLEY (EPITAPH)
È come quando vedi che la macchina segna la benzina e continui ad andare verso qualche posto pur sapendo che non hai soldi per fare il pieno. A un certo punto senti il motore che inizia a tossire, parcheggi ad un lato della strada e invece di darla vinta scendi e inizi ad andare avanti spingendo la macchina a mano senza nessuno che sappia bene perché lo stai facendo.

FOALS – TOTAL LIFE FOREVER (TRANSGRESSIVE)
“Inutile a prescindere, privo di qualsiasi idea, anche rubacchiata altrove, stancante per inerzia. Uno dei tanti nel marasma di uscite, con la complicanza di essere stato realizzato da chi, secondo varie declinazioni, doveva realizzare il nuovo terzo stato. Rimasugli prog, freak e funk, anni ‘80, Talking Heads e batteria. Intuibile come lo erano i cappelletti di mia nonna a natale. Solo che quelli erano buoni e sostanziosi.”

LIGHTSPEED CHAMPION – LIFE IS SWEET! NICE TO MEET YOU (DOMINO)
Ci aspettavamo un piccolo grande disco di canzoncine che confermassero il talento del giovane musicista inglese. Ci ritroviamo con un pasticcio di suoni che raramente diventano canzoni e non confermano un bel niente.

WARPAINT – THE FOOL (ROUGH TRADE)
Alle Warpaint, per tutta la durata dell’anno, è stata dedicata una discreta attenzione. È vero che per noi orfani delle Sleater-Kinney e delle Electrelane non c’è Dum Dum Girl che tenga il confronto, ma nelle quattro ragazze s’era riposta una speranza. Disattesa.
bonus:

MARLENE KUNTZ – RICOVERI VIRTUALI E SEXY SOLITUDINI (COLUMBIA)
Giusto per il titolo, probabilmente uno dei titoli più imbarazzanti della storia -e per il testo del singolo che lo anticipa, Paolo anima salva. Godano andava pure in giro a vantarsene…