Belfi/Grubbs/Pilia: Onrushing Cloud (Blue Chopstick/Drag City)

Marco Delsoldato | 22/11/2010

250_bgp-coverUna polverizzazione, volendo un po’ fumosa. Ma una vera polverizzazione. È questa la sensazione di Onrushing Cloud, sorta di regalo inaspettato da parte di tre cervelli sempre attivi. Grubbs David, il papà di tanti, con Stefano Pilia e Andrea Belfi. New York, improvvisazione, riflessione ed album. Minimale e accennato. Ma più minimale che accennato. Fra intrusioni elettroniche e sensibilità acustica. Tagliando la materia sino a renderla quasi invisibile. Eppure concreta al tatto. Inserendo nella miscela un sottile liquido noise, ruvido nello sporcare le sottili tinte precedenti, tuttavia decisivo nel renderle di classe purissima. E se questa è la struttura del disco, quando arriverete all’ascolto della title track strabuzzerete gli occhi. Giramento di testa comprensibile dinnanzi all’equilibrio- modello Gastr Del Sol- di un brano fra i più affascinanti del periodo, meticcio nel rendersi affabile anche attraverso una ricerca concreta di ogni particolare. E senza mai rinnegare una personale delicatezza melodica, destinata a creare pelle d’oca quando sceglie di diradarsi rendendo comprensibile a chiunque il concetto di rarefazione. Tre cervelli attivi. Con grande gusto. Molto difficile pretendere di più.

Il sito di Andrea Belfi
La pagina MySpace di David Grubbs
Quella di Stefano Pilia

Guarda i tre cervelli al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia:

Caribou: Swim Remixes (Merge)

Francesco Farabegoli | 22/11/2010

csrNaturalmente Swim è Swim, e la sua importanza all’interno del nostro tempo –e dell’anno in corso, che non dimentichiamo è l’anno dei dischi T O N D I (Caribou, Autechre, FourTet, gli stessi Massimo Volume, persino Graviton(d)i di Pan Sonic da un punto di vista ideologico ancorchè non-grafico). Swim è la prima fila del suono T O N D O, appunto, il rumore limpido di chitarre acustiche-voci sovrapposte-loop in reverse-saturazioni-sognanti sfumature sixties che sprofonda nel buio umido di un disco nel mentre in cui si sgretola e si ricompone in una palette più complessa e diversificata E che allo stato attuale smette di esistere in se stesso e inizia a riflettersi nel lavoro di chi lo rinegozia. Così che Swim Remixes si sporca, scava, si trasforma e rovescia (ancora) l’immaginario sonoro costruito con il lavoro da cui prende le mosse, finendo in mano a certe ipotesi Gavin Russom che arrivano ad esaltarne la dinamica forzandolo alla stasi. Da questo punto di vista è del tutto naturale che Swim Remixes in qualche modo sia specchio del proprio tempo inteso come spicchio di 2010 che volge al termine (specchio di uno spicchio?) e faccia di tutto per rompere l’equilibrio impossibile tra complessità e ripetizione, beat, armonia e minimalismo (Odessa – David Wrench’s Drumappella, il momento SBRACO dell’album) che aveva reso Swim un disco sostanzialmente verticale prima ancora che T O N D O, nel senso che per certi versi Swim Remixes lo sembra molto più di Swim nel suo ripercorrere le stesse strade partendo da approcci diversi e spesso più radicali, estremamente frammentati –così come la copertina di Remixes comparata a quella di Swim appunto- e quindi T O N D O in senso T O N D O. Parliamo nel caso specifico di musica grossa, importante e quasi intoccabile, che per certi versi non riesce a soccombere alla sua riorganizzazione, definendosi a partire dai nomi coinvolti nella sua rilavorazione e ridefinendo i nomi stessi come la prima scelta del pop odierno –ed è strano per certi versi veder rinegoziato il livello di militanza di un Walls, trovarselo accanto a Junior Boys (già alla produzione di Swim) o Gold Panda o Fuck Buttons nel lavoro che più definisce questo scorcio di secolo in un momento in cui pare chiaro che gli scorci di secolo si frammentano sempre più in unità anche inferiori alla settimana. Forse è quasi più il segno di una continua ridisposizione verticale e orizzontale –in senso T O N D O- del gotha del pop. La stessa esistenza del disco in streaming gratuito su Soundcloud qui ed ora suona più come l’unica scelta possibile piuttosto che una strategia di marketing-non-marketing. Caribou, un paio di metri sopra tutto e tutti, se la stra-ride.

Ascolta il disco in streaming:

Swim Remixes by Caribouband

Pronti Al Peggio presenta Trabant Disco Spaceship. Sieteinlista?

Redazione | 22/11/2010

“Saliremo sulla disco-astronave dei Trabant e trasformeremo nuovamente la Fondazione Pomodoro in qualcosa di diverso. Una discoteca ad esempio.” Dove settimana scorsa erano costumi, ballerine, immagini in bianco e nero e memorie di canzoni passate, giovedì prossimo saranno pianeti sconosciuti, macchine fuori controllo, clubber alieni e pistole laser difettose. Torna Sonolista e quando la Trabant Disco Spaceship calerà sulla Milano grigia di questi giorni (anni?) non ce ne sarà più per nessuno. Dance, techno, disco, punk funk, manopole, sintetizzatori e strumenti di modernariato d’ogni genere per un set senza interruzioni, simile ad una vera e propria suite interstellare. Anche questa settimana Vitaminic vi regala 5 ingressi per due persone. Cosa aspettate? Mettetevinlista. (Scrivete al solito indirizzo) vitaminicontest (at) gmail (dot) com, lucidate il casco e preparate la vostra tuta da astronauta.
— Continua a leggere

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 22/11/2010

ghost_lightNuovo appuntamento con il podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana.
Anche questa settimana Enzo e la Fagotta hanno deciso di risparmiarvi le loro sciocchezze via etere dai microfoni di Via Berretta Rossa, hanno selezionato un po’ della musica migliore che hanno ascoltato ultimamente e vi regalano un nastrone.
Ecco la playlist:

Fitz And The Tantrums – Breakin’ The Chains Of Love
The History Of Apple Pie – Science For The Young
Alvy, Nacho y Rubin – El Galán De La Paternal
Sore Eros – Giraffe’s Kiss
Be Forest – Blind Boy
Havah – The Competition Dies
Last Days Of April – All The Same (feat. Evan Dando)
The Lost Cavalry – The Elephant Of Castlebar Hill
Kasette – You Were More
Aloe Blacc – Femme Fatale
Confield – Polaroid
Summer Camp – Jake Ryan
Tahiti 80 – Solitary Bizness (Single Edit)
Young Dreams – Young Dreams
Oh! Custer – Forget It
Oh No Oh My – Walking Into Me
Teitur – All I Remember Form Last Night Is You
Autumn Vacation – Dreamy Even In Deception
Ghost/Light – Tides
High Highs – Phonecall
Eternal Summers – I’ll Die Young for Rock n Roll
The Vaccines – If You Wanna
Daily Bread – About Birds And Bees

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

Piet Mondrian: Apocalippo

Francesca Cavallo | 22/11/2010

Di questo gruppo e di questa canzone si è già parlato altrove, ma non si capisce perchè non siano ancora finiti su qualche copertina importante. Politicamente scorretti e dissacranti, a metà  strada tra Offlaga Disco Pax e Baustelle, i Piet Mondrian hanno da poco pubblicato Misantropicana, disco d’esordio distribuito da Urtovox. Forse non è un caso che, come primo singolo, sia stato scelto Apocalippo, un brano irriverente, crudo e tristemente reale che ben rappresenta la filosofia del duo toscano. L’apocalisse è vicina, ma forse qualcuno non se n’è reso conto. Il mondo va a puttane, potete scegliere se piangere o riderci amaramente su. Io vi consiglierei la seconda, per questo, se credete che il cinismo sia l’antidoto ai mali della nostra società, qui c’è qualcosa che fa per voi.

03 – Apocalippo by Piet Mondrian

Darkstar: North (Hyperdub/Goodfellas)

Andrea Prato | 19/11/2010

DarkstarNorthLa ventata di aria fresca proveniente da Londra (James Blake, Gold Panda, Mount Kimbie) trascina con sè un insieme di nuovi nomi che stanno esportando un genere, quello post-dubstep, che fino ad ora era stato un po’ sottovalutato dalla gran parte di pubblico. In tutto questo, l’etichetta Hyperdub assume un ruolo primario. Il fondatore Steve Goodman, nonchè Kode9 in persona, ha dato vita al movimento musicale più interessante proveniente dal paese anglosassone. Ogni uscita, dalle prima di Burial a quest’ultima con Darkstar, è una piccola perla nell’oceano. Il disco di debutto, North, del duo londinese, con già alle spalle diversi singoli ed EP apprezzati dalla critica mondiale, conferma ciò che di buono si era attribuito a loro. L’introduzione di stilose linee vocali pop rende il prodotto molto più commercializzabile e, in una certa maniera, più comprensibile rispetto ai brani dubstep vecchio stile.  Nonostante la ripetizione di alcune idee che alla lunga possono stufare, una sensazione di “ovattamento” non ce la si scrolla più di dosso durante tutto l’album, come se fluttuassimo negli abissi. E’ normale lasciarsi distrarre da un suono particolare e uscire di testa durante e dopo l’ascolto chiedendosi come l’abbiano tirato fuori. Senza accorgersene consciamente, i suoni piovono come delicate gocce autunnali. Sta alla sensibilità personale scavare per trovare quello prezioso, quello che si vorrebbe tenere sotto il cuscino la notte, quello che viene forzatamente usato perchè in fondo senza quel dettaglio tutto l’album non avrebbe senso. Le canzoni prese singolarmente non sono altro che un pezzo del mosaico: rivelano la propria identità e solidità soltanto in mezzo agli altri componenti. Come tutto d’altronde, come il molteplice raggiunge l’Uno, come una galassia formata da milioni di stelle.

Ascolta il loro mixtape per Fact Magazine

Guarda il video di Gold

Wavves + Best Coast: I’ve Got Something For You

Nur Al Habash | 19/11/2010

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Si avvicina Natale, nell’universo musicale le temute classifiche di fine anno prendono il sopravvento e soprattutto le canzoni a tema natalizio, che io normalmente detesto, si impossessano delle prime pagine di tutti i blog. Se a cantarle però sono Wavves e Best Coast insieme, allora la storia è davvero diversa. Dopo aver affidato la notizia del nuovo tour invernale (insieme, versione combo) al twitter del gatto di Bethany (l’ormai celebre Snacks), ora i due piccioncini più chiacchierati dell’indie-qualcosa confezionano per i magazzini Target una bellissima canzone piena di campanellini e renne. Oltre che a scavalcare ampiamente il concetto di più alta pucciness che albergava nella mia testa, questa canzone segna col suo testo un altro record: “Hey baby I’ve got something for you and I wanna tell you but you have to wait // You think you’re smart, searching for your gifts in the dark // You think that I can’t see, you’re looking under the Christmas tree!” — POESIA PURA. Ma poi, cosa avrà regalato Besticosti a Wavves? Qualcosa mi dice che sia verde, profumata e illegale..

p.s.
Dalla redazione mi dicono che le campane finali sono una suoneria dell’Iphone
p.p.s.
Se volete, è online come al solito il caustico e divertente commento di Hipster Runoff

Il download sarà attivo da qualche giorno, nel frattempo andate giù di streaming

Hurts: Happiness (RCA)

Francesca Cavallo | 18/11/2010

images La felicità porta fortuna, sostiene Mike Leigh, e forse devono averlo pensato anche i conterranei Hurts per la scelta del titolo del loro disco d’esordio, Happiness. Superstizioni a parte, l’album sembra davvero essere nato sotto una buona stella, grazie ai due singoli apripista, la danzereccia Better Than Love e la delicata Wonderful Life, al duetto con Kylie Minogue, Devotion, per non parlare della serie impressionante di concerti sold out collezionati quasi ovunque nel giro di pochi mesi. Colpisce l’onestà di Theo Hutchcraft e Adam Anderson, che non fanno mistero di venerare i Depeche Mode e di ispirarsi esplicitamente al pop anni ‘80, non vergognandosi nemmeno di ammettere quanto sia importante l’estetica, tanto per i suoni quanto per l’immagine della band stessa. Un progetto ben preciso, dunque, sorretto da un buon songwriting e da un’attenzione quasi maniacale per i dettagli che, in alcuni casi, finisce per rivelarsi un’arma a doppio taglio, evidenziando quello che appare come il limite più evidente della loro musica, l’algidità. In Happiness si gira a ritmo rallentato e più che alla band di Dave Gahan viene da pensare ai primi Tears for Fears e agli Spandau Ballet.
Li attendiamo alla prova del nove del secondo disco, sempre che riescano a superare la durissima selezione naturale delle band made in Uk. Io ci spererei, ma non fidatevi di una a cui piace Lady Gaga.

Visita il Myspace degli Hurts
Guardali su Youtube

Weekend intenso al Twiggy Club di Varese: Rocky Votolato, Wild Nothing e Jaill!

Giuseppe Marmina | 18/11/2010

votolato

Weekend all’insegna della migliore musica americana al Twiggy Club di Varese. Sabato 20 novembre sarà di scena il cantautore Rocky Votolato che, nella sua unica data in Italia, presenterà l’album True Devotion (Barsuk).
Domenica 21 novembre sarà invece il turno degli Wild Nothing (uno dei migliori gruppi visti al recente CMJ dI New York) e dei Jaill, per quella che sarà un’esclusiva data insieme in Italia!

Ghost PR presenta:

20.11.2010

Rocky Votolato
@ Twiggy Club
Via De Cristoforis 5 – Varese

21.11.2010

Wild Nothing + Jaill
@ Twiggy Club
Via De Cristoforis 5 – Varese

Twiggy Club

ore 22:30
sottoscrizione € 10 con tessera dell’Associazione Culturale Grandangolo

Infoline: 0332/1967097

Iosonouncane – La Macarena su Roma (Trovarobato)

Giorgio Busi-Rizzi | 18/11/2010

iocaneCado sul divano, accendo la tv, ballano. Domenica, mi dico, io adoro la domenica, chissà chi c’è oggi.
Il salotto buono è gremito di ospiti. Meglio lì, penso, io non ce l’ho un salotto, starebbero stretti.
Frate Mitra, recita la didascalia. Già nella Legione Straniera, nei Francescani, in Bolivia e in Cile durante i colpi di stato, infiltrato tra le BR. Lelucidellacentrale, recita un’altra didascalia. Cantautore. La D’Urso non sta nella pelle, tra poco comincia un collegamento con la salma di Gaber, chissà se avrà ancora qualcosa da dire. Un gruppo di operai viene a denunciare la propria condizione e a fare i balli di gruppo con Maradona. Mughini cita Pasolini e si acciglia. La Russa canta Volare, è simpatico La Russa, mi sa che quest’anno lo voto, è simpatico, canta bene. Canta bene, La Russa.

Io me l’immagino così, il mondo di Jacopo Incani-Iosonouncane.
Un continuo straniamento granguignolesco, la coazione a ripetere dei luoghi comuni, un cantautorato blob in cui frammenti di zapping fanno collidere l’individuale e il plurale. Un teatro-canzone grottesco in cui Incani si fa vittima e carnefice, narra con una vividezza paurosa ma sempre attraverso prospettive oblique, costruisce quadri minuziosi al cui vero tema si limita ad alludere.
Ci sono delle grosse direttive in questo disco, ossessioni personali (i cani, onnipresenti fin dal moniker, i call center) o collettive (per il pallone o per la televisione-spazzatura) a fare da filtro tra casi di cronaca (discariche, sbarchi clandestini, morti bianche, incidenti in auto) e schizzi insieme corposi e onirici. La rappresentanza è delegata e poi abiurata, la comunicazione impossibile, l’Altro sempre minaccioso, l’alienazione inevitabile. E poi la morte, onnipresente.
L’intuizione fulminante è non accompagnarlo col tappeto sonoro che ci si aspetterebbe (nei dintorni del cantautorato anni ’70 evocato dai testi), ma, figliando dalla psichedelia e dall’elettronica e ripulendo in studio quanto già fatto in casa (come da demo), accorpare la chitarra acustica a beat strazia(n)ti, synth ossessivi, tastierine lo-fi, drum machine e loopstation, voci gnaulanti moltiplicate all’infinito. Incani declama, urla, sussurra, nenia, latra.
Un disco visionario e caleidoscopico che non si può ridurre ad una sola canzone bella (ma al limite a due sole prescindibili); dodici tracce in cui  - finalmente – nessuno si può riconoscere, ma tutti si possono vedere attraverso una lente deformante.

Urgente, scrive la Trovarobato. Urgente, dicono recensori e commentatori vari. Incani veste le sue storie dell’abito più elaborato e vistoso, sgraziato e al limite dello sgradevole, senza per questo privarle un minimo dell’immediatezza del loro impatto; sceglie di non compiacersi, di evitare il nichilismo, di resistere alla tentazione del surrealismo fine a sé stesso.
Se c’è un appunto che gli si può muovere, è che questo puntare il dito contro ogni malcostume, questo vadocontrismo, alla Gaber per intenderci, ideologicamente vacuo (o post-ideologico, a vederlo con bonomia), rischia di diventare sterile. Un’idea, un concetto, un’idea, e poi sposi Ombretta Colli.
Avercene, però.

Visita il MySpace di Iosonouncane
Ascolta il bellissimo disco di Iosonouncane
Leggi su Rockit un esaustivissimo report della realizzazione de La Macarena su Roma o (su Sentireascoltare) un’intervista a Iosonouncane

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