12 agosto 2010

Soundlabs Festival (Roseto degli Abruzzi 31-1-2/08/2010)

dum
(Dum Dum Girls in posa mistica)

All’inizio, i nostri occhi fissi sulla casella mail non potevano credere alla sfilza di nomi ammucchiati sul comunicato stampa del festival abruzzese: Air Waves, Wild Nothing, Dum Dum Girls, Sleepy Sun, Wave Pictures solo per dirne alcuni (i più attesi). Insomma, una lineup degna di un palco Pitchfork radunata in un paesino qualsiasi del litorale adriatico, meta prescelta di famigliole in cerca di vacanze tranquille e senza troppe pretese.
Decidiamo allora di andare, prenotare una pensioncina gestita da una coppia di anziani, abbuffarci di frittura di pesce e goderci il sole placido delle rive adriatiche: il pre-party è in un chioschetto sulla spiaggia senza neanche insegna, lungomare sud. Gli Air Waves arrivano da Brooklyn e possiamo ben immaginare lo straniamento nei loro occhi quando iniziano a intonare il loro pezzo più bello, Knock Out, di fronte a un centinaio di persone abbronzate e drink-munite. Il loro concerto dura poco, ma quel tanto da apprezzare il pop dimesso e gentile della frontwoman Nicole, che come dice Dan Deacon, scrive musica che è come “a favorite blanket wrapped around you”: esattamente così. Tocca poi ai Virginiana Miller, per l’occasione in set ultra acustico e in vena di nostalgie: il gruppo livornese infatti tira fuori dal cassetto canzoni di dieci anni fa e le spettina al vento dell’ultima notte di Luglio. Emozionanti come al solito, ma faranno meglio la sera successiva, armati di elettricità, palco grande e pubblico numeroso e partecipe.
A proposito di pubblico, quando il primo giorno di festival ci siamo trovati da soli davanti ai cancelli d’entrata assieme ad un paio di poliziotti, avevamo candidamente pensato di aver sbagliato ora, giorno, posto, universo. E invece era proprio così: la prima serata ufficiale del festival contava davvero una manciata di spettatori, tanto che durante i concerti stavamo tutti in tre file scarse. Evidentemente il motto del festival “indiepop e dolcevita” non ha trovato troppi appigli nei giovani del centro Italia. Un po’ una tristezza, ma è stato anche bello poter scambiare due chiacchiere in tranquillità con Jack Tatum, alias Wild Nothing. Il suo pop dalle tinte smithsiane rimbombava al tramonto sui palazzi intorno allo stadio comunale e sono sicura arrivasse anche qualche metro più dietro, sulla spiaggia, a conciliare i pensieri di chiunque passasse da quelle parti. Bel concerto, ma con la classica sensazione che sarebbe stato mille volte migliore in un club; Jack ci spiega infatti che a Novembre tornerà in Italia per alcune date, così lo abbiamo salutato soddisfatti e brindando con una pessima birra.

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(foto ricordo con Wild Nothing al centro della cricca)

Molto espansivi, come al solito, anche i nostri beniamini Wave Pictures, per il secondo anno di fila al Soundlabs (il perché, dobbiamo ancora scoprirlo) che vendevano vinili e cd su uno scatolone appoggiato al pavimento, proprio come venditori ambulanti. Nonostante il povero Dave fosse preda di una selvaggia battaglia intestinale (è sceso a vomitare appena finito il concerto, poverino) il gruppo inglese ha dato ancora una volta il meglio: scaletta essenziale e ben scelta che ha tracciato un’unica emozionante linea nel mezzo della loro immensa discografia, fino all’ormai immancabile Now You Are Pregnant cantata dal batterista con un filo di voce e di accompagnamento, davanti ad uno sparutissimo pubblico (noi) che in compenso sapeva a memoria tutte le canzoni mai scritte dal terzetto. Danze scellerate tra i pochissimi delle prime file anche per le Dum Dum Girls, che mai così algide e indifferenti hanno suonato dentro i loro storici collant a righe tutto il loro What Will It Be. Noi ci siamo divertiti un sacco, ma loro?
Molto divertenti ed energici anche i Mujeres, direttamente da Barcellona a proporre un rock n’ roll piuttosto vecchio stile ma sempre divertente; un po’ meno i Matinée, nati come cover band dei Franz Ferdinand e rimasti lì, ai fasti opachi del duemila qualcosa. A chiudere la serata e a spezzare con tutto questo pop, i diabolici nonché headliners Zu, davanti ai quali si era stavolta raccolto un pubblico un po’ più pingue, ma che non ci ha visto tra le proprie file: per quanto i nostri intenti antropologici fossero dei migliori, le orecchie non ci hanno supportato per più di due minuti scarsi. Pazienza. Il giorno seguente vedrà come protagonisti i Simple Minds, ma non noi. A giudicare dalle foto, è andata un po’ meglio: folle degne di un festival e centinaia di famiglie con bambini al seguito. Come se ci fosse bisogno di ricordarlo, l’ennesima dimostrazione che l’indiepop è davvero una roba da camerette.

Il sito ufficiale del Soundlabs

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