Nadine Khouri: A Song To The City (One Flash Records)
Toh, un altro disco di una cantautrice “folk-pop-rock e chi più ne ha, più ne metta”. Sarà l’ennesimo album abbastanza delicato, che geneticamente non può essere brutto, ma inevitabilmente finirà nel dimenticatoio nell’immenso oceano di dischi di “cantautrici folk-pop-rock e chi più ne ha, più ne metta”. La cartella stampa dice che Nadine Khouri è anglo-libanese, che questo è il primo di due Ep che saranno pubblicati quest’anno e bla bla bla bla. In giro per la rete, le poche righe che trovo in merito la paragonano un po’ a Beth Orton, un po’ a Laura Nyro, un po’ alla ragazza della porta accanto e un po’ a chi vi pare. Sono pronto a giurare che potrei scrivere l’articolo anche senza ascoltare il disco, magari allungando il brodo con parole leggermente lunghe e articolate per darmi un tono, tipo “obnubilazione” e “preponderante”. Una volta ascoltato, sul mio volto si forma istintivamente il tipico sorriso sarcastico di chi già sapeva tutto. E’ esattamente come immaginavo, solo con un pizzico in più di Hope Sandoval e con la consapevolezza maturata che avrei commesso un errore a non ascoltarlo. Mi sarei perso un gran bel disco.

