Crystal Castles: s/t (II) (Fiction/Last Gang/Universal Motown)
Il manierismo da star consumate e la mentalità da producer maniacali, l’immagine sfattona e la ricerca sul suono, senza dimenticare i vaffanculo e gli orgasmi di detrattori e fan (rispettivamente). I Crystal Castles stanno nel mezzo di tutto questo e si godono la festa finché dura, visti i tempi di vacche magre. Le contraddizioni, d’altronde, sono la forza del loro suono brillantemente in bilico tra caramelle nere e cristalli di MDMA. Forse questo secondo album non sposterà di un millimetro gli schieramenti in campo. Tuttavia, per chi ha orecchie per intendere, il messaggio è abbastanza chiaro: il gruppo sta lavorando a un’idea di futuro. La granulosità da Atari 2006 si è fatta più stratificata e le idee sono state sviluppate in profondità, anche se a scapito dell’immediatezza e dell’affascinante piattume/pattume dell’esordio (il pezzo più diretto, Celestica, suona troppo umanista per reggere il confronto). Sospetto che i palati più raffinati faranno nuovamente spallucce, mentre chi ha voglia di ballare, tutto sommato, troverà meno cocaina del previsto. Per come la vedo io (II) è la conferma che l’intelligenza del suono, da queste parti, va a braccetto con il gossip da due lire, i mozziconi puzzolenti e il vomito di Alice Glass. E non è affatto un male.
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Ascolta Celestica (Thurston Moore remix)

