Melvins: The Bride Screamed Murder (Ipecac/Goodfellas)

Francesco Farabegoli | 31/5/2010

mtbsmLa maggior parte di noi si evolve (musicalmente) in maniera naturale senza porsi problemi legati all’imprinting e senza chiedersi quando e come qualcuno gli chiederà il prezzo del tradimento. Alle volte è una questione anagrafica, perché avere meno di venticinque anni, nel rock, può causare equivoci madornali. Alle volte è puro pragmatismo, tagliato da una serie di eventi che rendono dura la scorza e facilitano accessi di malumore. Alle volte è semplice sfinimento, perché dopo la prima infornata di capolavori a cui abbiamo assistito in tempo reale (o dei quali ci piace raccontare di averlo fatto) ci siamo rotti le scatole di sentir parlare di ventate d’aria fresca ogni volta che una rivista/zine con uno straccio di credibilità sente tirare una brezza. In tutto questo bastano quaranta secondi di The Water Glass, pezzo d’apertura dell’ennesimo discone malcagato dei Melvins, per ricordarci dove stiamo di casa e quanto sia brutto viaggiare.
Riguardo a questo, potrebbe capitarci di cercare su google qualche parere in merito a The Bride Screamed Murder, e magari di trovare parecchi discorsi in merito al fatto che i Melvins siano bolliti e che le canzoni più recenti non siano particolarmente piene di guizzi, come capitava invece ai tempi di Houdini. Non è tanto indice del fatto che il nuovo disco di Buzz e compagni faccia schifo, quanto piuttosto di quanto e come il rock non sia mai stato benevolo con i suoi servitori più fedeli. A voler leggere segnali di modernità se ne troverebbero a bizzeffe, ovviamente: il finale gospel-drone un po’ Neubauten di P.G.x3, le rincorse a tempi dispari tra le due batterie di una Pig House o la saturazione chitarristica che si sporca di goth su I’ll Finish You Off, ad esempio -del resto è abbastanza facile suonare moderni se il significato fondamentale di modernità ha a che fare col ripescare sonorità vecchie di venticinque anni prima che ci pensino gli altri. Ma non è il punto. Il punto è che la musica dei Melvins è un paracarro, e quasi tutti nel corso dell’ultimo quarto di secolo l’hanno presa come punto di riferimento, magari anche solo per prenderne chiassosamente le distanze. La musica dei Melvins rimane lì, non necessariamente identica a com’era allora, ma pregna dello stesso significato e di certo immobile, a prescindere da quanti ancor oggi si vogliano rispecchiare in essa. Ad onor del vero c’è da dire che siamo rimasti davvero in pochi, e ogni volta che ci ricontiamo ne manca qualcun altro: non fosse per la credibilità avant-metal di secondo grado (cioè a buffo) garantita dal marchio Ipecac, probabilmente sarebbero totalmente ignorati da tutti gli incolpevoli newbie del rock pesante e continuerebbero a girare in forze per locali deserti e festival scalcinati, con un paio di fan obesi sotto al palco e qualche ragazzetta che fischia e sfotte per passarsela in attesa che salga sul palco la next big thing. Un mio amico scrisse che probabilmente li fermerà soltanto la morte. Su The Bride Screamed Murder, nondimeno, c’è una cover doom-metal di My Generation. Dura quasi otto minuti, e tutta la schiera di antagonisti per partito preso che rimpiangono Lysol (verosimilmente recuperato via torrent due settimane fa) non capirebbe il significato della cosa ENORME che è sentire King Buzzo strillare “hope I die before I get old” neanche se ascoltasse per vent’anni a fila. Si concentrino, dunque, su cose a loro più congeniali. E lascino noi e i Melvins a guardia del fortino.
Visita il myspace dei Melvins
Visita il fansite themelvins.net (sottotitolo: more information about the Melvins than your brain can handle).

Tobacco: Maniac Meat (Anticon/Goodfellas)

Alex Grotto | 31/5/2010

Maniac_Meat-Tobacco_480Fino a quando frotte di geek con le dita delle mani che odorano di Pringles stantie e masturbazione continueranno la decostruzione dell’hi-tech e della laptop music? Onestamente non lo so, ma mi piace pensare a tutto questo universo fatto di campionamenti unti e nottate davanti ad uno schermo come la più autentica delle espressioni artistiche contemporanee. Sento già rumore di sedie traballanti ed insulti, ma è una convinzione che sto maturando in modo piuttosto solido e sistematico, con lo stesso approccio con cui si superavano i livelli più ostici di Super Mario. E se Super Mario fosse beccato a smascellare ad un rave probabilmente in sottofondo ci sarebbe una traccia dal nuovo Maniac Meat di Tom Lec in arte Tobacco, al secondo disco da solista dopo svariate e più o meno valide esperienze nei Black Moth Super Rainbow. Personaggione che vive di ottime idee ed un immaginario a cavallo tra il trash forzato e il cibo da fast-food vecchio di settimane. Come il precedente lavoro, Fucked Up Friends, il disco è un intero non-luogo che non serve a nulla, ma è tremendamente ganzo. Un Frankenstein di campionamenti presi da videotape di aerobica, hip-hop allo sbando, glitchoni 8-bit impanati, italoamericani che mangiano spaghetti sporcandosi la camicia: uno zomboide di suoni tenuti insieme dalle etichette salvafragranza delle patatine, basi ritmiche dissestate, synth capovolti appiccicati con la gomma da masticare usata e la collaborazione illustre dello scientologista Beck, che ormai sta mettendo la bocca veramente ovunque, come un venditore di bibbie (o di testi sci-fi/new age nel suo caso). Ascoltare Maniac Meat è un’esperienza sostanzialmente appagante, alla lontana potrebbe ricordarvi di quelle nottate quando avevate tredici anni e vi addormentavate col telecomando in mano aspettando Colpo Grosso, salvo poi svegliarvi durante la pubblicità di qualche intruglio dimagrante o il Baffo ansimante: ecco sì, immaginatevi il Baffo blaterare di aspirapolveri su un nastro marcio in cui avevate registrato Dial M di Bonobo e ci siete quasi.

Pronti Al Peggio, Fossifigo: Offlaga Disco Pax

Pronti Al Peggio | 31/5/2010

Se la prima serie era partita dall’idea dell’episodio di Fossifigo con Jukka dei Giardini di Mirò per questa seconda l’idea fissa era quella di girare la scena con cui ha inizio la prima pillola qui sotto. Max Collini è un’altra delle personalità ingombranti della musica italiana degli ultimi anni: partito in ritardo e quasi per caso ha creato un lessico e uno stile del tutto originali che hanno fatto scuola e vendere migliaia di dischi alla sua band: gli Offlaga Disco Pax. Intanto continua a vender case.

Guarda la seconda parte sul sito di Pronti Al Peggio

Vinci i Motorpsycho con Glamoo

Redazione | 28/5/2010

motorpsycho

Se siete fan dei mitici Motorpsycho, sarete lieti di sapere che dopo le 3 date sold-out di novembre, la band norvegese torna in Italia.

Per la data romana, che si terrà giovedì prossimo (3 giugno 2010) al Circolo degli Artisti, Vitaminic e Glamoo vi danno la possibilità di acquistare un numero limitatissimo di biglietti con uno sconto speciale del 50%.Per tutti quelli che non dovessero riuscire ad acquistare in tempo, saranno comunque estratti altri 5 biglietti tra tutti coloro che si iscriveranno a Glamoo
entro mercoledì a questo indirizzo.

Ma cos’è Glamoo?
Glamoo è il Club degli Acquisti Esclusivi: ogni giorno vengono selezionate le più interessanti esperienze. Prodotti e servizi unici, offerti a prezzi imbattibili grazie alla formula dei “gruppi d’acquisto”.

Ólafur Arnalds: …and They Have Escaped The Weight Of Darkness (Erased Tapes)

Marco Delsoldato | 27/5/2010

arnaldsA 23 anni Sasha Danilovic vinse il primo scudetto, Maurizio Fondriest il mondiale di Renaix e Ronnie O’Sullivan il Regal Scottish Open di snooker. Invitato al tavolo dei ventitreenni illuminati da dio, Ólafur Arnalds prende una birra e si siede, timido come ogni islandese che conosco,  mostrando curriculum e foto. Non pochissima roba (ok, Danilovic aveva già in bacheca due campionati europei ed una coppa dei campioni, ma non puoi metterti in discussione con i serbi).  Un esordio, Eulogy For Evolution, seducente, perchè ricco di minimalismo pianistico disposto a farsi screziare da scariche elettriche contundenti, e alcune produzioni minori esaustive nell’evidenziarne il talento, su tutte le visioni notturne di Variations Of Static. Per sedersi con gli altri, però, non basta la nomea di promessa. Qui sosta gente che ha fatto. Non annunciato di fare. Allora Ólafur scarta in avanti,  sorride al neo-classicismo di periodo e va oltre. …And They Have Escaped The Weight Of Darkness raggiunge una densità di suoni prima solo accennata, senza rinnegare architetture sottili ed essenziali, aggiungendo, tuttavia, nuovo pathos e decisa consapevolezza evocativa. I tratteggi del pianoforte sono lo scheletro di un album tollerante nell’accettare, se lievi, derive orchestrali, chitarre ed elettronica eterea.  Privo di clamore apparente, eppure ad altissimo tasso emozionale. Paradigmi alla Rachel’s sono declinati rinunciando a qualsiasi formalità espressiva,  attraverso un impatto cinematico che solo i superficiali (e fisiologicamente prevedibili) etichetteranno affine a quello dei Sigur Ros. Qui è la sostanza ad essere diversa, come la perenne ricerca del particolare nel tentativo (riuscito) di raggiungere un equilibrio fra modernariato classico e post rock d’alta classe. Per questo i colori sanno essere pallidi anche nella concretezza. Per questo l’andatura si mostra narcolettica anche negli strappi. Per questo Ólafur può accomodarsi al tavolo con gli altri e prendersi pure una pacca sulla spalla da Sasha e Ronnie.  Per poi capottare a terra, si intende.

Ascolta Þú Ert Sólin

Guarda il video di Hægt, Kemur Ljósið

Il tiro da 4 di Danilovic

Il record di O’Sullivan

Fondriest a Renaix

Pronti Al Peggio, iPod Casino: Cristina Scabbia

Pronti Al Peggio | 27/5/2010

Bellezza e bravura da esportazione, potete non amare il metal (nè l’hard rock) ma Cristina Scabbia (voce dei Lacuna Coil, c’è bisogno di dirlo?) vi strappa un sorriso. Dagli urlacci dei suoi colleghi fino a mete ben più improbabili.

Tutti gli episodi di iPod Casino

Audiovisiva 6.0: Milano, 27/29 maggio

Tomm. | 26/5/2010

Aperto dalla performance live Audioscan Milano (progetto/field recordings di Giorgio Sancristoforo e Giuseppe Cordaro/Con_cetta + immagini di Quayola, in mostra presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale fino al 30 maggio), Audiovisiva si sposta ancora e si sviluppa -quest’anno- sui piani e la terrazza del Palazzo del Ghiaccio, a due passi da uno dei (tanti, troppi) spazi abbandonati e progetti dimenticati di una Milano-che-potrebbe-essere-ma. In programma “Ambience”, laboratorio d’ascolto con Massimiliano Viel in collaborazione con O’, Die Schachtel e Sincronie, “Musica Improvvisa” a cura di Die Schachtel (”ten albums, ten groups in a free and temporary line-up that will play non-stop on friday and on saturday”) e due appuntamenti speciali con una selezione di cortometraggi (piano -1, dalle 18 alle 21). Poi. La densità immensa di Ben Frost, la “cathedral electronic music” di Tim Hecker, Darren Cunningham/Actress, Mr “Where Were U in ‘92?” Zomby, The Books, Chicks On Speed, Filastine, Eniac, The Time & Space Machine, Greg Haines -domenica mattina, all’alba (ingresso libero)- e il ritmo statico e sospeso e i mille dettagli sonori di Axel Willner/The Field. I Have The Moon, You Have The Internet. Ecco. Volevate la luna? Spegnete il macbook e venite in via Piranesi. Soprattutto, ascoltate la signora Lina.

Leggi il programma completo

Low Frequency Club: Johnny Come Home – Streaming & Free Release

Alex Grotto | 26/5/2010

LowFreqClub

Il caldo è arrivato in pianta stabile e la gente con lo Stravecchio in mano al bar scompare progressivamente per lasciare spazio a dei drittissimi personaggi con canotta e Capiroska. In questo scenario di privazione e rinnovamento, Vitaminic propone la colonna sonora ideale per buttare giù quanti più Capiroska e Mojito possibili pur continuando a rimanere cool ballando con disinvoltura assoluta. Tutto grazie a Foolica Records e alla sua nuova scommessa, i Low Frequency Club con lo streaming (e free release ad offerta libera anche se, come alla Festa De L’Unità, si può scaricare gratis) del singolo Johnny Come Home, cover in chiave electro indie ballereccia a la DFA dei Fine Young Cannibals. Ci sono poi un brano inedito (Pools) e un paio di remix a completare la cornice. Io ero in camicia fino a ieri, ora sto ascoltando sta roba qua e ho voglia di Bermuda e canottiera sudata.

Dr. Dog: Shame, shame (Anti/Self)

Ray Banhoff | 26/5/2010

J06389A.EPSIl fatto è questo, c’è questa grossa corrente del revival che ormai è una marea in cui tutti si inizia col bagnarci i piedi e poi ci si trova a far le capriole a riva come se avessimo perso il controllo. E’ il sound di largo consumo dell’Indie-Era. Per i Dr.Dog un disco come Shame, Shame potrrebbe rappresentare un bivio: diventare i Coldplay dell’ Indie-Mondo oppure gli qualcosa di un po’ meno elaborato ma comunque commerciabile. Uno di questi due poli porta a casa la pagnotta. Uno e uno solo. Il primo è un rischio che se va male manda all’aria il lavoro fatto finora (attestati di stima e remixes beckiani inclusi), il secondo è un pantano in cui una volta infilati è difficle uscire. Impegnati in un tavolo di mixaggio come dei restauratori, attenti a scegliere sempre la manopola più vintage da girare, tesi tra  le ballata acustiche a la Black Crowes e probabilmente impegnati giorno e notte nell’ascolto dei dischi degli America, dei Broken Social Scene, Dylan e Lennon tirano fuori il loro miglior lavoro. Tutta roba che forse avremmo messo in un gran dimenticatoio se Eddie Vedder non avesse regalato a Sean Penn la colonna sonora degli utlimi cinque anni. Niente di nuovo sul fronte occidentale, ma almeno si sente la volontà di ricerca, la passione pura per quello psycho-baracco rock che si può far bene solo se sei born in the Usa.

Visita il MySpace dei Dr.Dog

Wolf Parade @ Salumeria della Musica

Alice Lazzati | 26/5/2010

Grinding Halt porta giovedì a Milano il quartetto canadese più coccolato dalla Sub Pop! La band di Spencer Krug ci presenta il terzo disco, Expo 86 con il suo indie-rock magistrale e gli arrangiamenti amorevolmente sofisticati che richiamano i vicinissimi Arcade Fire. A supporto i visionari Oh No Ono con nuovissimo album Eggs e le promesse del rock scandinavo Joensuu 1685.

WOLF PARADE (Canada, Sub Pop)
+ special guest: OH NO ONO (Danimarca)
+ JOENSUU 1685 (Finlandia)

27.05.2010
Salumeria della Musica, via Pasinetti, 4 (Milano)
Apertura porte ore 20.00
Inizio concerti ore 20.30

Prevendite Ticketone, Vivaticket, Greenticket e abituali

Info
www.lasalumeriadellamusica.com
www.grindinghalt.it
www.myspace.com/grindinghaltconcerti

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noname
WOLF PARADE
Perla rock canadese. Cosa succede se offri a un tipo come Spencer Krug di aprire i concerti degli Arcade Fire senza che lui abbia una band? La mette insieme in meno di tre settimane recuperando il chitarrista Dan Boeckner (anche negli Handsome Furs) e il batterista Arlen Thompson e facendo nascere così i Wolf Parade.
Siamo nel 2003, il tour va alla grande e durante le esibizioni viene registrato il primo EP del gruppo. L’anno successivo viene arruolato il tastierista Hadji Bakara che si mette subito al lavoro e contribuisce alla realizzazione del secondo EP dei Wolf Parade, quello che cambierà le carte in tavola. Grazie al secondo EP la band attira prima l’attenzione di Isaac Brock, figura di spicco della scena alternativa nord americana e frontman dei Modest Mouse, e poi della Sub Pop.

La loro musica non nasconde legami con quella scena indie che ha visto imporre Pixies, Pavement (anche loro dal vivo in Italia a Maggio) e Modest Mouse. Ma non è tutto: il richiamo agli anni ‘80 e alla new wave, sommato a una propensione per gli arrangiamenti sofisticati li accomuna anche agli Arcade Fire.

Con il sostegno di Isaac Brock siglano un contratto con la Sub Pop e nel luglio 2005, dopo che Dante De Caro entra nella band come secondo chitarrista, pubblicano un EP omonimo. Per il disco d’esordio, ‘Apologies To The Queen Mary’, (con Brock, ovviamente, in veste di produttore) bisogna attendere l’autunno successivo. L’album riscuote un ottimo successo di critica, decretando i Wolf Parade come una delle formazioni più interessanti del momento.

Segue un tour ed è già ora di tornare al lavoro. Nel 2008 esce il secondo full lenght ‘At Mount Zoomer’, ed è l’ennesima dimostrazione di quello che i Wolf Parade sono in grado di fare. Il riscontro di critica e pubblico è tale da far pensare ai Wolf Parade come al futuro della scena indie americana e la next big thing della Sub Pop dopo gli ultimi successi di The Shins e Band of Horses. Il nuovo album dei Wolf Parade, ‘Expo 86′, è atteso per Luglio 2010 e critica e pubblico sono pronti ad impazzire per loro.
www.myspace.com/wolfparade
www.subpop.com/artists/wolf_parade

ohnoono
OH NO ONO
Gli Oh No Ono sono un quintetto danese (provengono da Aalborg) formatosi nel 2003. I membri della band sono Kristoffer Rom (drums), Aske Zidore (guitar, vocals, samples), Nikolai Koch (keyboards etc.) and Malthe Fischer (vocals, guitar and samples) e Nis Svoldgard (bass), ed hanno registrato ad oggi due dischi ed un EP.

Nel 2005 hanno pubblicato il loro primo EP ‘Now You Know Oh No Ono’, divenendo subito una delle band più influenti della scena danese. A seguire la band ha pubblicato il primo album ‘Yes’.

Alla fine del 2009 gli Oh No Ono hanno pubblicato il loro primo album di respiro internazionale per la Leaf label (Wildbirds and Peacedrums, Volcano!, Polar Bear, Efterklang ed Essie Jain). ‘Eggs’ è un gran disco, capace di mettere il quintetto danese in competizione con artisti del livello di Animal Collective, MGMT, Empire of the Sun, Jonsi e Beach House, ma con un sound oscuro ed un’estetica studiata ad arte vicine agli ultimi Sigur Ros e Anthony and the Johnsons.

Gli Oh No Ono di ‘Eggs’ attraversano con apparente tranquillità pagine della storia della musica tra classicità e sperimentazione: dai Beatles e i Rolling Stones più lisergici (’Penny Lane’ e ‘She’s Like a Rainbow’) fino alla new wave degli 80 (si veda l’attacco di “Helplessly Young”, in odore di R.E.M. d’annata) e dei nostri giorni ( ‘Internet Warriors’ è molto ispirata dall’inno “Kids” dei MGMT). Emergono comunque le radici scandinave, citate in formati che hanno il sapore di mini opere rock quali ‘Icicles’ e ‘Eve’. ‘Eggs’ è un disco che si fa ascoltare spesso e ad ogni ascolto qualche frammento si stacca per fissarsi nella mente. Questo è quello che succede con le grandi band.
www.myspace.com/ohnoono
www.ohnoono.com

joensuu
JOENSUU 1685
I Joensuu 1685 sono un trio rock finlandese, formatosi ad Helsinki nel 2007. Il trio è composto dai due fratelli Mikko Joensuu e Markus Joensuu e Risto Joensuu (cognome omonino, ma non apparentato con gli altri membri del gruppo).
Influenzati dallo shoegaze degli anni ottanta e novanta, dalle chitarre in feedback e dagli ossessivi giri di basso della scena wave e post punk europea. I Joensuu 1685 hanno pubblicato nel 2008 il loro primo omonimo album e stanno divenendo una delle formazioni di punta della scena rock scandinava, insegnando che non tutte le band finlandesi suonano come gli HIM di Ville Valo.

www.myspace.com/joensuu1685

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