Isole e partenze
Amiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla ventesima puntata della nona stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 2230 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna. Torniamo dopo la pausa pasquale con ben tre film, avendo come ospite eccellente in studio il già conduttore e padre fondatore di Seconda Visione, dott. Noto, che in questo caso ha anche fatto le veci di notaio, dopo una mail di protesta (lo so che sono criptico, sentite la puntata e capirete).
Il primo film in scaletta è l’ultimo lavoro di Roman Polanski, L’uomo nell’ombra, vincitore dell’Orso d’argento a Berlino: nel cast Ewan McGregor, Pierce Brosnan e Kim Cattrall. Opinioni differenti: sebbene la redazione pensi che sia un buon film, c’è chi è più scettico e chi tende ad assolverlo da tutti i punti di vista o quasi. Ne abbiamo parlato anche sul blog.
Il dott. Noto, invece, è andato a vedere per noi Sul mare, di Alessandro D’Alatri, un film girato interamente sull’isola di Ventotene, in digitale. Una curiosa storia d’amore, di cui Paolo ha parlato anche sul blog, qua.
E infine, Departures, di Yôjirô Takita, film giapponese vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2008, portato in Italia (grazie!) dalla coraggiosa Tucker. Dibattito in onda: Tommaso contro, Francesco a favore Anche in questo caso, ne parliamo sul blog.
Bene, è tutto. Scriveteci a secondavisione@gmail.com. A risentirci il 20 aprile!

Everyday Balloons, l’ultimo disco degli 
È veramente difficile spiegare il perché dovreste preferire
Ed eccomi a parlare di qualcosa che parla di qualcos’altro. E’ così, con le biografie. Puoi ringalluzzirti per il Lester Bangs del momento, ma alla fine, al centro, c’è sempre l’artista, quel feticcio di segrete pulsioni il cui mistero andrebbe laicamente svelato. Prima, però, assicurarsi che troppo non sia spiegato, banalizzato: il musicista ha da rimanere un briciolo incompreso, nascosto dietro i testi delle sue canzoni. E’ così che
L’hip-hop spopola, i tempi stanno cambiando” e non sempre la distribuzione di un disco in download gratuito ne implica la mediocrità. È il caso di Eppi n. 1 – Il disco si posò, ritorno dei
La prima volta che ho sentito dire fuori dai coppi, espressione tipicamente romagnola che si usa per indicare quando una persona è fuori dai coppi, avevo diciott’anni e stavo spiegando empiricamente a una ragazza di poco più piccola che i testi dei Litfiba suonano molto più esistenzialisti, depressi ed introspettivi di quelli di Vasco Rossi. (true story). Mi rispose, cito testualmente, te sei proprio fuori dai coppi, con una di quelle esse calcate che anche nelle periferie di Cesena senti solo due o tre volte l’anno. Ecco, diciamo che la differenza tra Toro Y Moi e una ragionevole definizione di weird pop è la stessa differenza che passa tra essere fuori dai coppi e sentirselo dire da una fan di Vasco minorenne con un accento romagnolo devastante. Toro Y Moi è la sigla adottata da uno sbarbo meticcio della Carolina del Sud, un ex-punk ventitreenne –nella misura in cui a 23 anni si possa essere ex-qualsiasicosa. Il genere che fa è una derivazione impazzita della mente umana che ultimamente sta conquistando il cuore di critici grandi e piccini sotto varie denominazioni, la mia preferita delle quali (Drugapulco) è stata coniata dalla cricca di Radio Dio in occasione di una
Un minuto, forse quattro giorni. Non lo ricordava. Non ricordava l’attimo in cui si era perso e non ricordava da quanto tempo si trovasse lì, fradicio e immobile. Non riusciva a ricostruire chi -quando, perché- lo avesse portato laggiú. Era buio. Aveva appena smesso di piovere. Alcune tracce di neve ai lati del sentiero raccontavano dell’inverno appena trascorso mentre attorno -in quel momento- non sembrava muoversi nulla. Quello che accadde dopo invece fu terribile. Un lampo improvviso, silenzioso. La caduta senza fine le grida senza volto la terra nera il fango gli alberi spogli il fumo scuro le fiamme sul corpo di un ragazzo e i resti delle cose perdute per sempre. Ciò che rimane oggi è una serigrafia su fondo nero e mezzora scarsa di musica. La desolazione irreale dell’illustrazione della copertina di 
