Trouble Books: Gathered Tones (Own)

Enrico Amendola | 19/4/2010

gtlp_1267998593Per parlare del nuovo lavoro della band originaria di Akron, potrei copiare e incollare la mia recensione di United Colors of..., il precedente album in studio dei delicatissimi Trouble Books. Le sensazioni, la cifra stilistica e tutte le piccole suggestioni del loro microuniverso musicale, sono esattamente le stesse. Farei però un torto ad un pugno di canzoni fragili, adagiate su un tappeto folk-pop mescolato ad elementi di elettronica minimalista, soffici come un comodo cuscino e dolci come una caramella allo zucchero. E’ tutto un lento muoversi in luogo idealmente pieno di pace e ricco di brezza tiepida e rigenerante, dove gli uccelli svolazzano felici e le caprette ti fanno ciao come nel mondo di Heidi. Forse fin troppo idilliaco, ma ogni tanto una carezza è necessaria anche per i cuori più duri. Gathered Tones è proprio così: una carezza inaspettata e rincuorante, dove la musica si inchina al volere del cuore e ci tiene per mano.

Visita il Myspace dei Trouble Books

The Brian Jonestown Massacre: Who Killed Sgt. Pepper? (A Records)

Ray Banhoff | 19/4/2010

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“Il problema dei Brian Jonestown Massacre non è fare i dischi” diceva un giovane manager della Capitol “è fermarli”. Più esattamente il problema, negli anni, si è rivelato contenere quel pazzo, maniaco e tossico genio di Anton Newcombe. Sempre convinto di essere Dio, buono a prendere a calci i suoi stessi musicisti sul palco se non sono all’altezza della situazione (guardatevi Dig! che ha strippato tutti al Sundance Film Festival nel 2004) esce con Who Killed Sgt Peppers?, un bel frullato di anni ’60, psichedelia cantata in tedesco, trance elettronico e cavalcate grintose e chitarristiche. Cosa sarebbe il rock anni ‘90? Cosa sarebbero i Dandy Warhols, gli Oasis, I BRMC,gli Spaceman3 senza i Jonestown? In un industria del rock basata sul falso mito del bello e dannato, nella misura in cui questo mito era Liam Gallagher che sfasciava le cabine dei jet – ed era solo bello (benché amabile) – qui c’è una band che la leggenda se l’è guadagnata facendo solo danni permanenti, rovinando per un po’ la vita ai 40 membri che ci hanno gravitato e sono stati picchiati, cacciati, usati o sono solo fuggiti da Anton. La band è Anton. Anton è la rovina della band che poteva essere sull’Olimpo. Adesso non so chi si porto dietro ma c’è tutto ed è sempre la solita figata. Per fortuna che ogni volta concludiamo con “I Jonestown sono sempre i migliori” altrimenti sarebbe davvero solo una tristezza infinita.

Visita il sito. Ogni traccia è un video

MySpace

Tutta la verità su questi pazzi nel doc che ha incantato il Sundance 2004

Fenn O’Berg: In Stereo (Edition Mego)

Marco Delsoldato | 19/4/2010

In Stereo Oggi nel basket la difesa a zona si usa poco: i coach non la spiegano e i giocatori non la capiscono. Dicono serva solo in situazioni disperate. Può essere e non pare un difetto. Nel dettaglio, con la zona 1-3-1 la Virtus Bologna (sì, ne sono tifoso e odio la Fortitudo) ha rischiato nel 2009 di vincere la Coppa Italia contro Siena (come se il nuovo disco dei Kings Of Convenience fosse doppiato nelle vendite da una ristampa dei Ganger). In realtà questa difesa la palesano solo i tattici, quelli bravi poi accusati di manierismo. Gli altri acciuffano una partita, poi ne perdono sei di venti punti. E’ la differenza fra Ganger e Kings Of Convenience. Ecco, i Fenn O’Berg sono tattici bravi, con il presunto manierismo stritolato dalla qualità. Creata a tavolino (forse). Resa molto bene (certo). E intuibile dai derivabili nomi: Fennesz estrae anime anche dalla fogna sotto casa, Jim O’Rourke resta un genietto, mentre “Pita” Rehberg è sì un omino KTL, ma anche la mente Edition Mego. Sia chiaro: se Danilovic, Nesterovic e Abbio avessero fatto un 3contro3 mettendosi a zona avreste perso a prescindere. Ieri come oggi. E vale per questi: nove anni dopo The Return Of Fenn O’Berg arrivano, sgominano gran parte del marasma ambient-glitch e vincono. Scelgono di sfruttarsi a vicenda, senza inventare nulla. Scartando in avanti con facilità disarmante, applicano a In Stereo regole chiare e definitive, perché già dichiarate. Suono tratteggiato, con l’obiettivo di rendere il particolare nel globale. Le rarefazioni ambientali sono isolazionismo e fantasmi di un’opera mai realizzata, fuggendo dall’eccesso cerebrale a una contemporaneità pronta, nei drone, a bruciare gelide praterie nere. Con fare caotico, dentro una coesione smerlata fra elettronica e pulviscoli rock disturbanti e macilenti. Un disco etereo e concreto, soffuso negli sfondi spettrali e pragmatico nel lasciare spazio allo stupro delle dissonanze. Come quando lasciavi tirare Myers. Sapendo che avrebbe sbagliato.

Visita il sito Edition Mego
Ascolta i Ganger
Inizia a tifare Virtus

THE WAVE PICTURES “Susan Rode The Cyclone” RELEASE PARTY @ Live Forum, MI: DATA RINVIATA

Redazione | 16/4/2010

ATTENZIONE

A causa della nube nera del vulcano cattivissimo dal nome però ilare, la data di stasera degli WAVE PICTURES con annessa serata MOUSTACHE STYLE è rinviata a breve. Sapremo come e quando appena la situazione mondiale andrà verso un assai auspicato miglioramento; nell’attesa, controllate Vitaminic e l’evento su Facebook per aggiornamenti.

Ripetiamo: LA SERATA È SOLO RINVIATA.

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La love story tra Vitaminic.it e gli Wave Pictures va avanti da più di un paio d’anni. Sono stati avvistati svariati membri della redazione piangere disperatamente sui versi di “Instant Coffee Baby”, ridere a perdifiato su “Leave It Alone” o semplicemente sbavare senza ritegno sulle foto di Tattersall. Cose di cui ci vergogniamo, si, ma non troppo.

Comunque, long story short, come si dice, grazie a stranissimi giri della sorte e alla nostra amica Interbang Records (etichetta barese che pubblica solo vinili), alla fine uno dei nostri desideri più coccolati si è realizzato e portiamo gli Wave Pictures a Milano per la prima volta.

Tutto succederà in coda al Salone del Mobile di Milano, il 20 aprile, martedì. Al Live Forum, che è una adorabile, nuovissima venue ricavata all’interno del famoso Forum di Assago, a neanche 10 minuti di strada dalla zona Navigli/Solari/Ticinese. Insomma, prendete in mano il volante della vostra auto e raggiungeteci, perché ne vale davvero la pena. Ecco perché.

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“Susan Rode The Cyclone”, il nuovo album SOLO VINILE della band, uscirà proprio il 20 aprile per la Interbang, quindi non abbiamo trovato motivo possibilmente migliore di festeggiare che con uno scoppiettante release party in piena regola! Una festa. Cominciamo col dire che in apertura, prima degli Wave, ci sarà una band italiana fresca della registrazione dell’album in quel di Omaha (patria Bright Eyes, per intenderci), i GREEN LIKE JULY; finiamo col dire che tutta la venue sarà completamente, creativamente allestita da uno dei nostri brand emergenti del cuore, Moustache Style. “Allestita” non vuol dire che ci sarà il solito mercatino con i banchetti: vuol dire che lo spazio sarà del tutto “pimpato” e non avrete quasi idea di dove siete finiti. TUTTA la venue. Pure il palco. Cos’è Moustache? È un progetto di recupero di brand, materiali, mobili e idee. Tutto eco-sostenibile, tutto artigianale, tutto unico. I pezzi che troverete in vendita quella sera (tutti a prezzi davvero “pop”, ossia democratici) sono del tutto unici e irripetibili. Il 20 aprile, coi Wave e i Green e Vitaminic, o mai più.

Un ringraziamento davvero sentito va infine ai nostri tre bellissimi media partner: ROLLING STONE, GRAZIAMAGAZINE.IT E FRIZZIFRIZZI.

Ingresso: modica cifra di 10€.

Ci vediamo lì.

SCARICA IL PRESS KIT DELLA SERATA (comunicato stampa, banner e flyer in formato .zip)

Martedì 20 APRILE 2010
Assago – MILANO // LIVE FORUM
Apertura porte ore 21.30 – ingresso 10 euro
Info: www.vitaminic.itwww.moustachestyle.com

Media partner:

Pronti Al Peggio, iPod Casino: Rido

Pronti Al Peggio | 15/4/2010

Se la signora Fiorella crede che l’hip-hop sia una roba paurosa fatta da gente che si muove in maniera sconclusionata e “si gratta come Michael Jackson” (parole sue) è perchè forse non ha mai visto Rido parlarne in televisione. Col suo sorriso bonario e la faccia da bravo ragazzo potrebbe convincerci che il Wu-Tang Clan è una costola di Emergency.

Vai sul sito di Pronti al Peggio

Tre Allegri Ragazzi Morti: Primitivi del Futuro (Tempesta Dischi/Venus)

Nur Al Habash | 15/4/2010

tre allegri ragazzi morti - primitivi del futuroMi sembra già di sentirvi: aah no i Tre Allegri sono roba da adolescenti! Cosa? Hanno fatto un disco reggae? Peggio ancora!
Ecco, facciamo che per una volta sospendete i (pre) giudizi e spingete play su questo bel disco dalle tinte blu, e vi lasciate raccontare cosa c’è dentro.
È vero, i tre di Pordenone sono entrati con il produttore Paolo Baldini (B.R. Stylers, Africa Unite, Dub Sync) in alcuni degli studi al centro della scena reggae-dub italiana e poi hanno mandato tutto a mixare a Brixton, e quello che ne è uscito è esattamente quello che si potrebbe immaginare: un classico disco dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma in delicate tinte reggae. Com’è ovvio che sia, per creare qualcosa di veramente convincente non basta imparare un ritmo qualsiasi in levare, e dopo un po’ la monotonia di un linguaggio ancora non completamente digerito si sente. Ma per ora Primitivi Del Futuro va bene così, fila liscio e convince, Puoi Dirlo A Tutti è uno dei pezzi più divertenti e spensierati dell’anno e La Ballata Delle Ossa è la classica vorace canzone d’amore sensuale e triste che avremmo sempre voluto sentire uscire dalle loro tetre mascherine.
Abbandonata (finalmente) la tematica adolescenziale dei testi, ora Toffolo&Co parlano di uomini nelle città, nelle case, nelle campagne, uomini che si confrontano con i disgraziati tempi moderni, con la morte e con l’amore: insomma, cose che ci riguardano proprio tutti (anche dopo i diciott’anni). Il nuovo linguaggio calza perfettamente il cantautorato leggero e poetico che li ha sempre caratterizzati e che già nel precedente La Seconda Rivoluzione Sessuale aveva dato prova di una certa divertente maturità; la scarna ed essenziale struttura dub che abbraccia tutto il disco poi, lascia che la trama pop arrivi un po’ più in superficie e il risultato è una manciata di canzoni da cantare con calma, senza fretta e col sorriso sulle labbra (io ci vedo anche un grosso mojito tra le mani, ma questo è un altro discorso).

Guarda il video di Puoi dirlo a tutti, diretto da Stefano Poletti
Guarda il bellissimo video animato di Primitivi del Futuro

Project Skyward: Moved By Opposing Forces (Rocket Girl/Goodfellas)

Enrico Amendola | 15/4/2010

project_skyward_movedIl problema del disco dei Project Skyward non è il fatto di essere brutto o in qualche modo fastidioso, è piuttosto l’inutilità che lo pervade. Uno spreco di spazio sulla vostra libreria, uno spreco di tempo quando lo ascoltate, uno spreco di note e di suoni. Davvero non si riesce a capire perché la Rocket Girl abbia deciso di ridarlo alle stampe, in quanto circa tre anni fa non era riuscito a trovare una distribuzione. La cosa non ci sorprende nel momento in cui le dieci tracce del disco derubano la nostra giornata di quei tre quarti d’ora abbondanti, fatti di space-rock al rallentatore contaminato con elementi shoegaze ed echi sintetici stile eighties. Poco o nulla altro da aggiungere, se non un consiglio: fareste meglio ad occupare il vostro tempo con qualcosa di diverso da dischi come questo, magari dormendo oppure contando le pareti della vostra stanza. Non ci crederete, ma avrete la sensazione di impiegare il vostro tempo in modo migliore di quanto non avreste fatto ascoltando Moved By Opposing Forces.

Visita il myspace dei Project Skyward

First Aid Kit: The Big Black And The Blue (Wichita)

Ray Banhoff | 15/4/2010

first_aid_kit_the_big_black_and_the_blue_1264259765 Klara & Johanna Söderberg alias First Aid Kit, sono due sorelline nate nel 1990 e nel 1993 a Stoccolma che per motivi a noi sconociuti hanno fatto il loro primo disco. Ascoltando The Big Black And The Blue, vi sentirete come Joey in quei pomeriggi di sole quando prende la barchetta  nel torrente, poi sale la scala ed entra in camera di Dowson trovandolo già pronto in piediad esclamarle “No! Non si chiava! C’è Spielberg alla tv!”.  Le dolci (pallose?) atmosfere adolescenziali di queste due piccole folk-lagne, ennesima (ripeto: ennesima!) puntata svedese del volume “L’indie-folk-paraculo è roba nostra” edito dalla Svezia, tolti i mandolini, i ritornellini, gli orpellini, le cose che tirerebbero giù il morale anche a Jodorowsky, sono piatte come la Puglia.  Per la prima volta posso dire, da vecchio panzone borioso, che in questo disco “manca la maturità”. Ma l’amore vince sempre su tutto quindi le rimando a settembre, quando dovrebbero avere la patente.

il video subliminal-erotico delle due lolite
Il Privè

Harlem: Hippies (Matador)

Ray Banhoff | 15/4/2010

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Per recensire questo disco basterebbe un tweet ma vediamo di essere esaustivi. L’atmosfera è quella di un party casalingo in qualche sbracata festa della west coast. Chitarra-batteria, ye ye ye, scimmiottamento beachboysiano, quel po’ di pazzia junkie a là Black Lips, ma senza essere così maleducati. Gli Harlem sono degli epigoni Nuggets abili a suonare quel garage super simpa che va benissimo come sottofondo all’aperitivo di provincia e di città.  Hippies è roba che assurge ad essere rock and roll ma non puzza neanche un po’ di sudore. Roba per cui è più importante dare spazio alla copertina che al resto.

Ascoltali su Myspace
Matador Records
crede in loro. Mah…

Get Well Soon @ Casa 139, Milano (31/03/2010)

Chiara Leandri | 15/4/2010

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Non posso proprio proporvi uno di quei report in cui si cita l’orario di inizio, nomi e cognomi di chi ha suonato, la scaletta, gli album a disposizione, le date, la location. Per questo basta un rapido elenco.

- Ore 22:45.
- Get Well Soon is: Konstantin Gropper (voce e chitarra), Maximilian Schenkel (chitarra, tromba), Timo Kumpf (basso), Paul Kenny (batteria), Verena Gropper (violino), Daniel Roos (fisarmonica, piano), Sebastian Benkler (tromba).
- Rest Now, Weary Head e Vexations.
- Tour di tre date in Italia, dal 30 marzo all’1 aprile 2010.
- Milano, La Casa 139, primo piano, saletta stretta e maxischermo alle spalle.

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