I Podcast di Vitaminic: La Belle Epop

Federico Pirozzi | 28/1/2010

populous-la-belle-epop Benvenuti al nuovo podcast de La Belle Epop, il programma radiofonico nato come tentativo d’intrattenimento musicale e, a meno di inaspettate smentite, rimasto tale. Come ogni Sabato l’appuntamento con Fede e Max è stato sulle vivaci frequenze di Novaradio CittàFutura di Firenze, Lunedì notte invece in replica su quelle storiche di Città Del Capo Radio Metropolitana di Bologna. Il “radio-mercato” di Gennaio è stato ben fatto: è ora di annunciare il grande acquisto di un nuovo rubrichista. Indizi? Laptop composer pugliese, il trait d’union tra il Salento e Berlino, il nome italiano dell’indietronica in casa Morr Music, c’è bisogno di dire altro? E’ Populous, ovvero Andrea Mangia, in diretta telefonica dal suo salotto leccese. Ottimo conversatore e spigliato opinionista, Pop ha esordito ai microfoni spiegando perché il titolo della sua rubrica è “Waves”.
Buon ascolto, a voi la scaletta…

Dum Dum Girls – Jail La La
Los Campesinos! – Romance Is Boring
Hot Chip – One Life Stand
The Calorifer Is Very Hot! – Wandering Twins
[al telefono con Populous e la nuova rubrica "Waves"]
Washed Out – New Theory
Fout Tet – She Just Likes to Fight
The Hairs – Vikings, Pirates, & Dudes
Beach House – 10 Mile Stereo
Spoon – Written In Reverse

Scarica la puntata in mp3…
…oppure ascoltala qui sotto in streaming:

The Calorifer Is Very Hot: Evolution On Stand-By (WWNBB)

copertina_tcivh I Calorifer Is Very Hot! sono uno di quei gruppi del sottobosco italiano che bisogna tener d’occhio in continuazione, ché non stanno mai fermi e ti sorprendono ad ogni pie’ sospinto. Insomma, li avevamo lasciati dopo l’ottima e sgraziata prima prova di Marzipan In Zurich, fedeli all’artigianato indiepop 1.0 che rifugge la virulenza dei social network ma che per riferimenti musicali godeva decisamente di un respiro worldwide, ed ecco che in Evolution On Stand-By si rimescolano di nuovo le carte; oltre a giocare al rock n’ roll sguaiato, maleducato e dai bordi mai definiti, i ragazzi danno prova di una nuova e sorprendente capacità di scrivere Canzoni, dare loro una forma e un contenuto premuti su più livelli. Il pop indisciplinato degli inizi comincia a filar dritto su binari veloci che fanno prender vento a un talento compositivo e un’inventiva mai così effervescente, il folk si mescola al punk, i cambi di direzione dei Pavement alla schiettezza dei Neutral Milk Hotel, il contrabbasso alla batteria, ed ecco che dallo sposalizio esce fuori una cosa indefinibile, genuina e bellissima. Prendete ad esempio la stranezza di Lester, il primo singolo: una canzone storta che attraversa l’America più sinistra, come un dead man walking zoppicante in discesa lisergica verso un inferno fatto di ghigni e sguardi torvi.
Anche se ad un primo ascolto la ricetta dei Caloriferi funziona eccome, provate a dargli una ripassata con altre lenti: noterete che le direzioni percorse sono diverse e imprevedibili, ora più smussate ora ben temperate, come i migliori mobili fatti a mano, quelli in cui la pialla non ha lavorato in maniera uniforme e la mano, curiosa, si perde nella fantasia delle superfici.
Una roba da veri intenditori, insomma.

Visita il sito del gruppo
Compra il disco
Guarda i video di Lester e Me, You And Hugh

Calorifer Is Very Hot! se non suonano a casa tua, sono sicuramente in tour vicino casa tua. Ecco le date:

27.01.10 @ CASAROSSA, Rimini
28.01.10 @ BREVEVITA, Centobuchi, Ascoli Piceno
29.01.10 @ PROPOSITIVI, Siena
30.01.10 @ PONTEROTTO, Montelupo F.no, Firenze
05.02.10 @ TUMBAO, Sassari
06.02.10 @ SLEEPWALKERS, Guspini, Cagliari
12.02.10 @ LA SCIGHERA (acustic show), Milano
13.02.10 @ TAUN, Fidenza, Parma
17.02.10 @ ENOSTERIA, Brescia
22.02.10 @ LA CASA 139, Milano
26.02.10 @ OVERTONE, Avellino, Napoli

Musée Mécanique : Hold This Ghost (Souterrain Transmissions)

Ray Banhoff | 27/1/2010

Sono molto triste per lo spreco di carta e  cd usati per distribuire al mondo Hold This Ghost dei Musée Mécanique nonostante  il mondo non ne avesse chiesto notizia. Sono cattivo se dico che non ascolterei questa roba nemmeno se fosse l’unico holdthisghostdisco che mi rimane mentre fuggo in macchina dal pianeta che va a fuoco? Chi non ha uno stile suo cerca sempre di riprendere quello degli altri così questi giovanotti di Portland sfornano  un trattato di fuffologia, che spizzica dal buffet musicale dell’ultimo decennio (Eels, Elliot Smith e qualche balordata acustica anni ’90 che neanche i meschini Counting Crows avrebbero mai osato fare) senza peraltro chiedere “pardon?”. A chi lo definisce un raffinato folk cantautoriale con venature anni ’90, rispondo che è una pippa unica, una lagna, una sugna, uno smaronamento, una pera.  Quando provano ad essere seri sono presi malissimo. Quando provano ad essere ironici ti scende la pressione. Hanno pure i violini e le fisarmoniche!!! Gli archi!!! Sono così attenti al sound che non si rendono conto che in questo disco non c’è nulla. Anzi che questo disco è il Nulla. Potrebbe essere di chiunque e somiglia a chiunque. Dieci pezzi che forse trenta oppure il solito ripetuto trenta volte ma diviso in dieci parti, privi di qualsiasi spunto o fantasia e incapaci di decollare. Per carità  si sono messi il vestito buono, hanno registrato bene, sanno suonare e bla bla bla ma questa è roba che puoi ascoltare solo se hai tredici anni, sogni una limonata ancora troppo lontana e attacchi le figurine di Brad Pitt (ormai single) sulla Smemoranda.

Tenta l’ascolto su MySpace e vedi se il gatto collassa
Leggi la recensione di uno che gli sono entrati dentro (Chi? I ladri? No, i Musée Mécanique)

Uomini soli che verranno

Francesco Locane | 27/1/2010

uomocheverraAmiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla dodicesima puntata della nona stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 2230 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna.

Ben tre film in questa puntata. Abbiamo iniziato con L’uomo che verrà, di Giorgio Diritti, con Maya Sansa e Alba Rohrwacher. Dopo avere affrontato le comunità occitane nel suo primo film, divenuto un caso vero e proprio, questa volta Diritti si ispira alle stragi che le truppe naziste d’occupazione compirono nel 1944 nelle zone intorno alla nostra città, a Monte Sole. Sobrio e straziante, è davvero un bel film. Vi abbiamo fatto sentire sia la voce di una delle attrici, Caterina Basso, sia quella del regista e quelle dei sopravvissuti alle stragi, riprese direttamente alla proiezione del film a Marzabotto.

Secondo film in scaletta Tra le nuvole, di Jason Reitman, con George Clooney. Il regista di Juno dimostra che ne sa, e, come scrive FedeMC sul nostro blog, crea un film non banale né scontato, pur trattando un tema delicato come quello del lavoro, mischiato alla commedia romantica, in qualche modo. Una grande prova di scrittura ed equilibrio. Da vedere.

E infine A Single Man, prima opera di Tom Ford, con Colin Firth (premiato come miglior attore nella scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia). Che dire? Un film elegantissimo, curatissimo, impeccabile. Pure troppo. Sarà stata l’ansia da prestazione, ma Ford ci pare esageri nel voler dimostrare che non è solo un grande creatore di moda, ma anche un buon regista.

Bene, è tutto. Scriveteci a secondavisione@gmail.com. Martedì prossimo non andremo in onda, quindi ci sentiamo il 9 febbraio!

FourTet: There Is Love In You (Domino/Self)

Francesco Farabegoli | 25/1/2010

Five random facts about FourTet:

  1. ftiliyè uno dei pochissimi compositori di musica elettronica che sono riusciti a non scegliere tra invenzione sonora fine a se stessa e uso dell’inventiva altrui per realizzare musica pop di classe. Ha inventato un proprio suono e lo usa per fare musica bella;
  2. pubblica circa tre dischi l’anno tra Ep, collaborazioni, remix, produzioni di gruppi, side-project, ritorni dei Fridge e nuovi gruppi, e non ha ancora sbagliato niente;
  3. vive e lavora nel 2010. Non è un revivalista a nessun titolo, ma i suoi dischi non suonano MAI della spocchia di chi è convinto di gettar ponti a destra e a manca. Non si fa il viaggio, non mena il torrone, non vive alle spalle di nessuno e non apre strade a nessun altro. A tratti dà persino l’impressione di fare musica per divertirsi;
  4. There Is Love In You arriva alla fine di un lustro incredibile nel quale Kieran Hebden ha sperimentato TUTTO, e all’interno dei suoi solchi è presente qualsiasi musica a cui FourTet abbia lavorato da Everything Ecstatic ad oggi, dal quasi-jazz sintetico dei dischi con Steve Reid alla techno di Ringer alle mille deviazioni etniche del percorso alle fricchettonaggini dei due capolavori con Sunburned Hand Of The Man. In aggiunta, al suo interno è possibile trovare musica che l’artista non ha mai frequentato;
  5. si è imposto come libero pensatore in un momento storico nel quale libertà e pensiero nel pop sono state dichiarate specie in via d’estinzione.

Naturalmente ci sono altri facts che varrebbe la pena di elencare, non ultimo il fact che la musica di There Is Love In You è prodigiosa. Ma avevamo detto cinque, e cinque saranno.

Ascolta Angel Echoes (BBC Session) su Soundcloud
Scarica Much Love To The Plastic People Mix

Windmill: Epcot Starfields (Melodic/Goodfellas)

Enrico Amendola | 25/1/2010

windmill-epcot-starfieldsWindmill è uno di quelli a cui basta pochissimo a ricreare l’intensità di una forte emozione: le dita che delicate sfiorano i tasti di un pianoforte ed una voce sblienca, quasi lamentosa e allo stesso tempo struggente. In questo nuovo lavoro c’è molto di più, ci sono le orchestrazioni ed un barocchismo sobrio, mai prepotente, che avvolge una manciata di canzoni dal cuore romantico e dallo spirito pop. Evidente il salto di qualità rispetto al precedente Puddle City Racing Lights, soprattutto per la calibratura perfetta di ogni elemento che rende i passaggi talvolta solenni e altre volte agrodolci e sognanti. Matthew Thomas Dillon, questo il suo vero nome, dimostra che non è necessario dar sfogo alle idee più stravaganti per scrivere un grande disco, ma basta il genuino tocco di una mano sul pianoforte e qualche abbellimento di contorno, che rende il piatto più ricco senza eccedere in quantità. Epcot Starfields possiede un animo timido e prezioso, che non ama la grande ribalta, ma ha molto da dire e lo fa con incantevole delicatezza.

Visita il myspace di Windmill
Visita il sito della Melodic

Animal Collective: Fall Be Kind (Domino/Self)

Ray Banhoff | 25/1/2010

ac_fallbekind1La prima volta che ho messo Kid A nello stereo sono rimasto di pietra. Non ho fatto domande, mi sono seduto sul bordo del letto davanti allo stereo e ho ascoltato tutto il disco senza togliermi nemmeno il giubbotto. Non avevo idea di che fosse, perché era qualcosa di nuovo, ma sapevo che  sarebbe diventato una categoria del mio pensiero. Con gli Animal Collective, da un paio di anni, è la stessa cosa. Come un sigillo sul decennio i tre guru newyorkesi della discoteca hippie fanno perdere le tracce di se da qualsiasi dizionario di genere, poiché loro sono il genere e ci portano in dono una nuova lingua (stanno influenzando TUTTI, pensate all’inizio di Contra, ai Deerhunter e via dicendo), una lingua perfetta, che fonde tutte le culture e segna un punto di svolta. A metà tra il capolavoro new age, lo sciamanesimo psichedelico e i coretti gioiosi vi trovate in mano questo Fall Be Kind, un piccolo EP con cinque pezzi in cui il canto riprende la posizione di primato sullo spippolamento elettronico. Si spazia da Graze, una roba stile “Fantasia” della Disney che infatti cita Ardaleana di Gheorghe Zamfir (quello che suona questo in “Kill Bill”)  per poi aprirsi all’esperienza di un flauto magico sulla coda del pezzo e salire sulle nuvole. E il disco scorre così, passa dai territori più nascosti della nostra coscienza (What would I want? Sky), risveglia ricordi che parevano persi (On a Higway), ci ricorda di cose che avevamo dimenticato e trascende nell’immortalità per sedersi comodo comodo nel Parnaso dei dischi fantastici, accanto alle opere d’arte. Una figata unica. Un bagno di buone vibrazioni. La vittoria dei buoni sui cattivi. Ps: I cinque pezzi sono un flusso di coscienza, non provate a romperne la sequenza o a sentirli singolarmente perché l’effetto non è garantito. Ascoltatelo solo quando avete 30 minuti liberi. E il mondo, ai vostri occhi e le vostre orecchie, sembrerà un giardino gioioso dove fare festa.

Visita il MySpace della band
Spulcia le news della Domino
Vai sul sito degli Animal Collective

Zu @ Bronson, Ravenna (16/01/2010)

Francesco Farabegoli | 25/1/2010

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A un certo punto ho deciso che se anche avessi continuato a scrivere di musica pesante sarebbe stato necessario droppare tutta quella terminologia di settore che ti rende impossibile prendere sul serio i pezzi che leggi sulle riviste. Assalto, monolite, maelstrom, vetriolo, marziale, assedio, apocalittico, roboante, guerra e tutte quelle cazzate. Oppure di usarli con la disciplina di cui dispongo al momento, o almeno un briciolo di autoironia, o più semplicemente smettere di scrivere di musica pesante e vaffanculo. Tanto i dischi che ascolto son tutti usciti quindici anni fa.

— Continua a leggere

Il Pan del Diavolo : Sono all’osso (La Tempesta Dischi/Venus Dischi/Lunatik)

Ray Banhoff | 22/1/2010

panA recensire Il Pan del Diavolo mi sento un po’ come la maestra delle elementari con la penna rossa in mano. Anzi peggio, mi ritorna in mente la frase millenaria che i professori dicevano a mia madre: “è così bravo, ma può fare di meglio. Si deve applicare”. La odiavo, cazzo e oggi, a distanza di dieci anni, devo riabilitarla. Sono all’osso è il tripudio della schitarrata, un trionfo di tonalità acustiche e aperte retto in piedi spesso da una sola gran cassa. Poi bum! C’è sta voce urlante, uno squarcio nel silenzio. Sembra di sentire Battisti come avrebbe suonato (e cantato) se avesse ascoltato Atlas dei Battles. Mi piacciono i crescendo, i riff tesi e taglienti che creano un pathos da saloon e Il Boom è un pezzo magistrale. Nel mare dei riferimenti possibili c’è un forte accostamento stilistico (sigillato poi nella preziosa collaborazione di Bomba nel Cuore) con gli Zen Circus, ma è più una comunanza di intenti che un saccheggiare le trovate altrui. Ah p.s., niente a che vedere con i paraculatissimi Bud Spencer Blues Explosion con cui spesso li senti accostare. Spesso sono davvero azzeccati anche i testi che spaziano tra tutti i werheriani temi da romanzo di formazione moderno quali i conflitti col padre, l’amore, l’università, la noia, la sfiga e la figa. La perla è i un mixaggio con JD Foster (Marc Ribot, Calexico, Capossela). Io credo nella buona fede e credo pure che questo sia un disco genuino, concepito in qualche sala prove o su un divano, partorito con naturalezza e allevato con amore, ma devo dire che mancano quei due o tre pezzi chiave che fanno breccia. Ovvero vorrei che i ragazzi si sputtanassero un po’ con un’idea più pop che punk e sigillassero la hit dell’estate. Si vorrei che tutti i ciuffoni indie della città quest’estate canticchiassero un pezzo loro. Perchè, ripeto, hanno delle ottime basi ma possono fare molto, ma molto, di meglio.

Visita il MySpace del duo
Spulcia tra i tesori de La Tempesta

The Go Find: Everybody Knows It’s Gonna Happen Only Not Tonight (Morr Music/Goodfellas)

Amos Martino | 21/1/2010

5d13a03be71817598be4a61e330a8bcbCome il rumore del latte quando cade sui cereali”. Scrivono così quelli della Morr Music, a proposito di Everybody Knows It’s Gonna Happen Only Not Tonight (è l’ultima volta che lo scrivo, giuro), l’ultimo disco dei Go Find. L’etichette tedesca ci prende, anche se è una definizione troppo twee perfino per i miei gusti, ponendo l’accento sulla rassicurante atmosfera delle canzoni di Dieter Sermeus, voce e leader della band. Rispetto al disco precedente, infatti, il sound è più raccolto e intimista e l’aspetto acustico – che in parte aveva comunque accompagnato i Go Find – diventa prevalente; Love Will Break Us Up, per rendere l’idea, è una canzone che potremmo aspettarci dai Kings Of Convenience. A differenza di quanto accadeva per Stars On The Wall, in cui loop e tappeti di synth erano all’ordine del giorno, in quest’album è l’insieme di chitarre e batterie a fare da trama a tutto quello che succede e i synth, stavolta, hanno l’effetto di colori pastello: discreti eppure così incisivi da completare il puzzle delle canzoni riempiendo le sagome e definendo i contorni. I momenti più felici del disco sembrano disporsi per compensare le pause che ogni tanto si percepiscono. La partenza con la title track sembra la premessa ad un album di grande intensità se non fosse che, invece, parentesi banalmente folk pop si allargano e occupano spazio. Quando i Go Find tornano a sé stessi e attaccano la presa alla corrente, la loro eleganza elettronica emerge netta, portando il livello della musica molto sopra la media (Neighbourhood, Stay). Un bel disco, sicuramente, che resisterà a lungo nei miei ascolti; nonostante il titolo, anche questa notte.

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Ascolta Everybody Knows It’s Gonna Happen Only Not Tonight

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