Siamo giunti all’ultimo appuntamento del 2009 con il podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. È stata una puntata un po’ speciale perché la radio era nella settimana della sua annuale “campagna abbonamenti” e tutto il palinsesto era un po’ stravolto. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere, oltre ai consueti e preziosi collegamenti telefonici con Valido e Bea, due ospiti in studio come Chiara e Marta, ovvero le conduttrici di Moontalk, il nostro nuovo eclettico programma notturno. Questa la playlist con cui vi auguriamo Buon Anno:
Pants Yell! – Someone Loves You
Wild Honey – My Bride In Black Gloves
Clare & The Reasons – Kyoto Nights
The Clientele – Harvest Time
[in collegamento da Londra, Matteo "Valido" Zuffolini per la rubrica "Londonwatch"]
Battles – Atlas
[in collegamento da Milano, Beatrice per la sua rubrica che cambia sempre titolo e che sta diventando sempre più mondana]
The Kinks – Wonderboy
Desire – Don’t Call
Tom Tom Club – Genius of Love
Scott Walker – Jackie
Buone feste e ben ritrovati con il podcast settimanale de La Belle Epop. Come sempre in onda dagli studi di Novaradio di Firenze ogni giovedì pomeriggio e in replica su Città del Capo Radio Metropolitana di Bologna,
l’ultima puntata dell’anno, come vuole la tradizione, è quella dedicata alle canzoni e i dischi che più sono piaciuti durante tutti i dodici mesi. Nonostante si tratti di una lista, i brani non sono inseriti in una particolare classifica o podio. Tanto sentimento e pancia, pochi calcoli, in questo round up radiofonico degli album targati 2009 che più hanno fatto sospirare Fede e Massimo. Buon ascolto e felice anno nuovo da La Belle Epop!
The Field – Everybody’s Got To Learn Something
Uochi Toki – Il Ballerino
Fear Ray – When I Grow Up
Pants Yell! – Cold Hands
Neon Indian – Should Have Taken Acid With You
The Calorifer Is Very Hot! – Me, You & Hugh
Fuck Buttons – Surf Solar
Let’s Wrestle – I Won’t Lie To You
Darkstar – Aidy’s Girl’s a Computer
Phoenix – Lisztomania
Animal Collective – My Girls
Girls – Lust For LIfe
Eccoci al penultimo appuntamento per quest’anno con il podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni mercoledì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Serata dedicata a uno degli inevitabili e inesorabili rituali di questa stagione, ovvero La Classifica dei Dischi dell’Anno. Come diciamo sempre, qui a polaroid ci piace raccogliere non tanto i dischi che giudichiamo “migliori” ma ricordare quelli che sono stati più importanti per noi, un piccolo diario musicale dei mesi passati. Propongo un brindisi, questa è la playlist:
Suburban Kids With Biblical Names – 1999
Great Lake Swimmers – Stealing Tomorrow
Uochi Toki – Il nonno, il bisnonno
Passion Pit – Little Secrets
The Drums – I Felt Stupid
Dent May & His Magnificent Ukulele – Lovesong 2009
The Calorifer Is Very Hot! – Lester
Marcilo Agro e il Duo Maravilha – Mi ricordo
The Wave Pictures – Come on Daniel
A Classic Education – Stay, Son
Fine Before You Came – Natale
Girls – Lust For Life
Phoenix – Lasso
Darren Hayman & The Secondary Modern – Pram Town
Andrew Bird – Oh No
The Pains Of Being Pure At Heart – This Love Is Fucking Right
Fanfarlo – The Walls Are Coming Down
Let’s Wrestle – We Are The Men You’ll Grow To Love Soon
Ben arrivati sulle pagine dei podcast di Vitaminic. Qui La Belle Epop, il tentativo d’intrattenimento musicale che ha luogo ogni Sabato dalle 18 alle 19 sulle frequenze di Novaradio CittàFutura di Firenze e ogni Lunedì notte in replica su Città Del Capo Radio Metropolitana per Bologna e dintorni. L’ora di canzoni che state per ascoltare che risale al 5 Dicembre scorso è stata innaffiata da una nuova bevanda, molto patinata e posh, che sia Fede che Max hanno deciso di eleggere la favorita del mese: il Martini Soda. Sapevatelo quindi e preparatevi ad ascoltare un tracklist completamente opposta alle qualità del drink appena elencate.
Buon ascolto! Ecco la scaletta:
Shout Out Louds – Walls
Banjo Or Freakout – Left It Alone
Pants Yell! – Someone Loves You
[al telefono con Cat da Torino per la sua rubrica senza nome]
Tap Tap – Half Moon Street
Death In Plains – Over And Above
Ola Podrida – This Old World
Grizzly Bear - Cheerleader (Neon Indian Remix)
A Classic Education – What My Life Could Have Been
Saint Etienne – Spring (Air France Remix)
Amiche e amici di Vitaminic, benvenuti alla nona puntata della nona stagione di Seconda Visione, il settimanale di cinema che va in onda ogni martedì dalle 2230 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna. Ci siamo fermati per ponti e campagna abbonamenti della radio, ma eccoci qua per l’ultima puntata del 2009.
Il primo film in scaletta èA Serious Man, di Joel ed Ethan Coen (su cui ha scritto anche uno dei padri fondatori di SV, Manu): ne abbiamo parlato anche con FedeMC. I fratelli ci regalano un buonissimo film, incentrato sul destino e sull’impossibilità dell’uomo di farci nulla, oltre che “comportarsi bene”. Apparentemente semplice, è uno dei lavori più complessi e ricchi dei Coen. Vedetelo. O sarà peggio per voi.
Potevamo lasciarvi passare le vacanze di Natale in pace senza un orrendo trailer? No. E quindi vi abbiamo propinato quello di Hachiko, film strappacore-cinofilo del recidivo Lasse Halstrom.
E infine, l’ultimo film di Loach, Il mio amico Eric (ne ho scritto qua), nel quale il compagno Ken si allontana dal politico per andare su temi vicini al sociale e alla commedia: sceneggiatura di ferro di Laverty e come co-protagonista Eric Cantona. C’è anche l’happy ending, pensate. Ci piace abbastanza, ma la cattiveria? L’acume? Comunque, si può vedere.
Bene, è tutto. La redazione di Seconda Visione vi invita a mandarci gli auguri di buone feste alla nuova mail secondavisione@gmail.com. Ci risentiamo il 13 gennaio2010!
Love and hate was in the air, like pollen from a flower Alla vigilia del concerto sto cercando di sistemare i CD nello scaffale nuovo. Penso che ehi, non ho mai fatto una stronzata da fan; potrei prendere tutti i CD e i vinili e magari le cassette degli Husker Du e degli Sugar e presentarmi a Bob Mould dopo il concerto e provare a farmele firmare tutte –speriamo non sia un rissoso pezzo di merda con il trip del non farsi vedere dai fan, altrimenti mi tocca fare irruzione in camerino. Con la riorganizzazione dei CD, in serata, riesco ad arrivare verso una metà dei pezzi. L’altra metà probabilmente la tirerò fuori nel 2012, così mi metto d’impegno e provo a vedere di mettere in fila i dischi che ho trovato. Huskers, Sugar, Bob Mould solista, non dimenticarti mi raccomando il disco dei Soul Asylum e vedi un po’ che altro trovi. E i vinili, e le cassette. Finisce che trovo una decina scarsa di titoli, quasi nessuno di Bob Mould. Scopro che il 10” di Metal Circus mi è finito chissà dove e non è in fila con gli altri dischi. Poi penso che forse in parte lo farei solo per impressionarlo, andare lì davanti e dirgli qualcosa tipo “ciao, io mi chiamo Francesco e ti ho pagato una bolletta del gas”. Non funzionerebbe. Prendo i CD e tolgo le copertine dal jewel case, così le metto nella valigetta dei CD e gliele fo firmare. Arrivo al Bronson. L’ultima volta che Bob Mould ha suonato in Italia, alla batteria c’era Grant Hart. — Continua a leggere
Atlas Sound, Logos (Kranky/4AD/Self)
Bradford Cox si staglia magrissimo nell’ombra. Sono tre anni che registra le voci degli spettri, ribalta riff di chitarra e annota ogni singolo passo in cripitici post sui suoi blog. Atlas Sound è il suo alter ego bulimico, e “Logos” è destinato ad essere una pietra miliare della sua estetica (memorabili le due comparsate di Panda Bear e Laetitia Sadier). Come un mantra le sue tonalità anni ’50 diventano una trama di epifanie, suoni onirici, riverberi ed echi. “Logos” è il pop come lo farebbe David Lynch, tra voli pindarici e acrobazie sul tappeto volante e sonoro del subconscio. (R.B.)
Doseone è l’ex-cLOUDDEAD per eccellenza, l’uomo col piano, quello che ha un gruppo per ogni amico che suona musica e tutto il resto. Non è IL GENIO del gruppo (titolo che personalmente continuerei ad assegnare a Odd Nosdam), non è quello che ha saputo far parlare più di sé da lì in poi (Why? mi pare messo molto meglio). Ma in qualche modo è il personaggio più rappresentativo. Un iconoclasta-per-caso che usa la musica come le Lego, prendi la costruzione che sta dietro la scatola e la remixi e cerchi di farci stare tutti i pezzi, e se butta male smonti e rimonti –e magari ti metti a smontare e rimontare tutto lo stesso, giusto per far legna. Themselves è una specie di trionfo della visione, il gruppo non-pop di Doseone e/o il lato oscuro di Subtle e/o la sua cosa più smaccatamente hip hop di sempre. E lo stato di salute di Themselves, in questo un gruppo estremamente Anticon, è dato dai bug della bestia di cui si ciba –che è la musica stessa, in senso generale, scarnificata, rivomitata, presa, ripresa, smontata e rimontata con attitudine iconoclasta da Jel mentre Dose rappa veloce quanto può cercando di non affogare nella sua stessa retorica (riuscendoci, peraltro, alla perfezione). E se il mondo del pop fosse composto di soli personaggi come Doseone e di soli dischi come CrownsDown, probabilmente sarebbe una gran tristezza. Ma se non ce ne fosse nemmeno uno sarebbe MOLTO più triste. Visita il Myspace di Themselves Visita la pagina Wiki di Themselves
La prima domanda che uno si fa prima di sentire questi Them Crooked Vultures è “come suoneranno”? Suonano esattamente come uno si immagina. Come i QOTSA, fusi con gli Zeppelin. Questo è un disco-macigno, uno schiacciasassi, un “carrarmato di rock” per dirla alla Capovilla. Un condor del deserto vi guarda spavaldo nella copertina rossa, con la testolina rossa di Josh Homme sbatte a destra e sinistra mentre schitarra, ormai, da leader maximo del rock and roll. E sfido chiunque a dire che non sia vero. Chi lo dice è atteso al minuto 2.44 della prima traccia dell’album, in cui dopo un istante di simulata resa il nostro schiaccia il distorsore e Dave Grohl ci fa vedere i mostri. Non è rock, è roba epica, sembra il beat di guerra del Signore degli Anelli, il canto delle Valchirie, l’inno dei cazzi duri, la musica che vorreste sentire in macchina la mattina in cui deciderete di abbandonarla di traverso in mezzo alla tangenziale e farvi una passeggiatina. C’è tantissima chitarra, digressioni nell’hard rock, nello stoner in chiave pop, intermezzi di pura accademia illustrata dai maestri. Da adolescenti si ipotizzava una band che ci attendeva in paradiso con Brian, Janis, Jimi & Jim, adesso quella band ce l’abbiamo qui, sulla Terra e ci chiama all’adunata. Sarà il sole della California, sarà l’ironia, sarà che se metti quello dei Nirvana con quello degli Zeppelin il groove viene fuori che è una bomba, ma signori, vi dopo Gunman ed Elephants vi sentirete come dopo una sbornia di proteine e aria fresca e muoverete la testa a mo’ di piccione. Vi vien voglia di far gli addominali, di alzare il volume dello stereo. Nel mezzo al disco, tanti momenti di puro amore di questo trio, in cui ognuno dei 3G spalleggia l’altro per fargli fare un assolo diverso. Sembra che si guardino per dire “Vai tu?”, “No vai tu”, e poi giù duri. Mancano le hit che erano in Song for the Deaf o Queen of the stone Age, non ci sono quei pezzi storici, ma non me ne frega nulla, perché è roba di Josh e per me Josh è Elvis o giù di li.