28 ottobre 2009

Piano Magic: Ovations (Make Mine Music/Goodfellas)

pianomagicPart Monster, il precedente disco dei Piano Magic, dava l’impressione del discorso compiuto, del punto di arrivo da cui misurare le prospettive e lo spessore di una storia ormai decennale. Il nuovo Ovations, invece, è un viaggio a ritroso nella memoria musicale (e affettiva) di Glen Johnson e soci, come se qualcuno avesse premuto il tasto rewind e il racconto procedesse a passo di gambero. Il risultato è una produzione spigolosa e meno dreamy, con il refrain di chitarra di The Blue Hour che sembra uscito da Pornography dei Cure. Anche perché qui non si gioca a fare gli Interpol: i suoni, oltre che gli stilemi, sono quelli di un passato riverito con amore, sebbene non si arrivi al remake concettuale di un Blank Dogs (quell’effetto “merda sui solchi” che tanto ci piace). Per il decimo album della band quindi sfilano spettri illustri come Morrissey e Peter Murphy, fino a Peter Ulrich e Brendan Perry dei Dead Can Dance, chiamati in carne ed ossa per due featuring di gran classe. Quando poi, in un pezzo come On The Edge, si incontrano il massimo del tribalismo con una visione distopica tanto toccante, dispiace pensare che tutto questo possa essere dimenticato nel giro di due settimane. D’altronde collocare Ovations su una qualsiasi mappa del pop contemporaneo lascia il tempo che trova: la band, con queste canzoni, si sta facendo i beneamati fatti suoi, rimirando un ombelico ragguardevole per valore e intensità. Non resta che seguire il loro consiglio e pagare il dovuto, per evitare che il sipario cali per l’ultima volta.

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