9 ottobre 2009

Fruit Bats: The Ruminant Band (Sub Pop/Audioglobe)

PrintI Fruit Bats non sono un gruppo invadente. Per dire, la storia del loro nome non è poi molto diversa dalla loro indole: a metà degli anni ‘90 il poli-strumentista Eric Johnson lo scribacchia su una delle tante cassette di demo e alla fine viene scelto perché sembra molto più ragionevole delle altrettanto scribacchiate alternative. Ecco, anche la band che nasce poco dopo non si distacca molto da questo compendio di assennatezza e modestia: tre dischi non troppo difformi e una compilation di rarities prima del nuovo The Ruminant Band, alti e bassi di canzoni che il leader si cuce addosso con maestria, pezzi per un difficile risveglio o per le sere in cui riordinare i libri impolverati dall’ultimo trasloco. Negli anni Johnson si concede a plurime distrazioni (senza però lasciare il fidato circolo Sub Pop di Portland) fra tour con Iron & Wine e Modest Mouse e la duratura collaborazione con gli amici Shins, per poi ritornare con un piano in testa per il nuovo album: scrivere e registrare il più veloce possibile e fare dei Fruit Bats quello che non erano mai stati, ovvero un gruppo vero e proprio. E ci riesce. Per quanto il loro folk-pop sembri a volte poco incisivo, pezzi come lo sgangherato country di The Hobo Girl e la ballata Beautiful Morning Light scacciano brutti ricordi e per una volta la maniacale attenzione per i dettagli (da poli-strumentista) non intacca l’ascolto. Alla fine i Fruit Bats restano lì fra i fin troppo egregi paragoni di Wilco e The Elected, ma crescendo pian piano s’insinueranno nei vostri ascolti più di quanto mai avreste previsto.

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