Sondre Lerche: Heartbeat Radio (Rounder Records/Universal)
Quando cinque anni fa usci Two Way Monologue impazzii per il genio musicale che l’allora sbarbatello Sondre sparava in prima pagina, senza curarsi di dosare, senza retorica e con l’entusiasmo dei vent’anni. Poi qualcosa dev’essere successo: chiamatela ricerca, sperimentazione o quello che vi pare ma qualcosa era decisamente cambiato; in peggio.
Con questa mia, oggi, ringrazio Sondre Lerche per essere tornato a ciò che sa fare meglio: pop. Abbandonate le strade dello swing e del rock’n'roll dei dischi precedenti, in Heartbeat Radio toni più melodici si nascondono a pelo d’acqua, tra la leggerezza della scrittura e la solidità degli arrangiamenti. Ciò che più prende in quest’ultimo lavoro del giovane norvegese è la capacità con la quale si passa da un genere all’altro nel giro di un brano: e – sia chiaro – senza traumi o singhiozzi “musicali”. Tirato a lucido, il pop orchestrale (vedi gli archi sfruttati come operai cinesi in Good Luck) governa questo disco in modo vario: a volte nascondendosi dietro una chitarra per esplodere con il ritornello altre, invece, accompagnando il giovane Sondre in sortite quasi anni ’60 (I Guess It’s Gonna Rain Today). Il senso per la melodia – dicevamo – è ai massimi storici: a volte retrò e “pura” come in Like Lazenby, altre intima e silenziosa (Pioneer) e altre ancora trascinante (Words&Music). Non più enfant prodige del pop – aveva 19 anni quando uscì Faces Down – è perfettamente a suo agio con Burt Bacharach e a sorpassa Pelle Carlberg con lo slancio strafottente della sua orchestrina. Ideale per le passeggiate in bicicletta alla domenica pomeriggio, Heartbeat Radio raccoglie la vena romantica di Sondre Lerche accendendola di furbizie prese dall’antologia di storia della musica: fantasia, divertimento, bella musica. Non manca niente.

