21 settembre 2009

Pearl Jam: Backspacer (Universal)

pjbsIl diciottesimo compleanno dei Pearl Jam è anche, brutto a dirsi, il diciottesimo compleanno della mia passione per il rock. Dai quattordici anni in poi le chitarre iniziarono ad interessarmi seriamente. Ora ho trentadue anni, una fidanzata, un impiego fisso di quelli che non sogni da bambino, un po’ di dischi. Non sono diventato una rockstar né un medico né un calciatore famoso, ma credo siano state scelte mie. O avrei dovuto studiare medicina, imparare a suonare uno strumento, non smettere di giocare a pallone. Qualunque cosa sia stata la mia vita, comunque, le chitarre hanno continuato ad esserne la colonna sonora. I Pearl Jam sono più o meno lo stesso: nove dischi senza contare raccolte/singoli/live/bootleg, e le chitarre sono ancora lì e SUONANO.
La cosa non è propriamente agli onori delle cronache, ma il 2009 è l’anno in cui i PJ hanno chiuso tutti i conti con il loro passato. La prima cosa è la reissue di una versione remixata (e bellissima) di Ten, su cui avevano menato il torrone per circa dodici anni, la seconda è che Backspacer è il primo disco dei Pearl Jam ad uscire senza il marchio Epic in calce. Come suona? Esattamente uguale alla mia vita. Saliscendi, cose noiose, un paio di buoni numeri, due o tre cose che sono felice di aver scritto e un sacco di chitarre. Probabilmente potreste buttarlo via per metà del programma, la prima parte non è all’altezza e il singolo fa vomitare. Ma quando arriva una delle loro pennate ti spacca in due, e sulla tripletta Just Breathe/Amongst The Waves/Unthought Known ci si commuove pesantissimamente. Citando Ed Vedder, it’s the craziest life we’ve ever lived. Io e loro. Ora puoi tornartene in giro con i tuoi amichetti hipster a raccontare quanto i Pearl Jam siano bolliti, anacronistici, noiosi, patetici e fuori fase a confronto di solo dio sa che nefandezza postqualcosa -ma nella tua leggerezza stai cazzeggiando con la mia esistenza, mettendola su una bilancia e considerando l’idea che qualsiasi Fuck Buttons sia meglio. Beh, vaffanculo. Potrò pure non essere obiettivo a fare la recensione della mia vita, ma io le camicie a quadri le portavo anche quando non le trovavi da H&M.

Visita il sito ufficiale dei PJ
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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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