Vitaminic é in vacanza!
La redazione di Vitaminic é in vacanza… ad ascoltare un sacco di bei dischi da raccontarvi a settembre!
IAMX: Kingdom Of Welcome Addiction (61seconds/Self)
In tempi in cui un po’ tutti – dal debuttante allo sbaraglio fino alla rockstar più dotata – si cimentano con sintetizzatori e drum machine, con risultati non sempre conformi alle aspettative, quando a proporre del sano (si fa per dire) synth-rock è qualcuno che sta sul pezzo da quindici anni si va sul sicuro. Succede con Chris Corner, già membro fondatore e voce degli Sneaker Pimps nei 90’s, produttore delle più frivole Robots In Disguise e ora giunto al terzo disco con il darkeggiante progetto in proprio IAMX. L’electro-glam-wave di Kingdom of Welcome Addiction, così come quella del precedente e similare The Alternative, è infatti tecnicamente inappuntabile. L’eredità del synth-pop anglosassone c’è tutta, nella composizione e nel timbro di voce dolce e versatile; d’altra parte la permanenza berlinese di Corner ha contribuito a rendere più “continentale” e algida la sua musica, che evita derive eccessivamente indie-barocche alla Patrick Wolf e si mantiene all’interno delle convenzioni dark-wave (il che vale anche per le convincenti liriche, con sessualità, alienazione e decadenza a far la parte del leone). Rispetto al disco precedente, Kingdom Of Welcome Addiction sembra tra l’altro un passo avanti dal punto di vista del coinvolgimento emozionale: nei più trascinanti pezzi ritmati, a metà tra Goldfrapp e il Trent Reznor pop (Think Of England, The Great Shipwreck Of Life) e spesso anche nei brani più lenti e/o melodrammatici (anche se dal duetto con Imogen Heap di My Secret Friend ci si poteva aspettare di più). Può bastare per allargare il pubblico di IAMX anche oltre la cerchia di affezionati del genere? Probabilmente no, anche perché una certa freddezza continua ad affiorare qua e là. Chi non è allergico a queste sonorità farebbe bene però a dare una chance a IAMX, a scapito magari di nomi più noti con molto meno da offrire (tipo, quando esce il prossimo brodino di Dave Gahan solista pensate prima a recuperare questo disco qui).
Visita il myspace di IAMX
Scarica il primo singolo Think Of England in free download sul sito ufficiale
Art Brut: Art Brut vs. Satan (Cargo/Goodfellas)
Riuscite a nasconderlo, l’hangover, ma stamani non vi sentite granché bene. > Un altro lavoro estivo di cui sbarazzarsi. > I fumetti e dolci preferiti sempre a disposizione come priorità nella vita. > Flirtare è mani sudate, bocca impastata e panico al momento decisivo. > Beatles o Stones non fa differenza: ma solo fino al mattino dopo. > Viaggiare sui mezzi pubblici è molto più figo. > Chi compra certi dischi non dovrebbe aver diritto di voto. > Cd usati e ristampe per innamorarsi di band colpevolmente ignorate finora. > Vi piace sentire la voce del cantante che si incrina. > Ballate solo pezzi che vi piacciono.
… l’immaginario che Eddie Argos riversa nei testi dei suoi Art Brut sta tutto qui, ancora una volta: prendere o lasciare. Al terzo album, che tante sventure ha portato ad altre band inglesi arrivate al successo negli stessi anni, gli Art Brut aggiungono poi al loro art-punk cazzone l’ingrediente ideale per rinnovarlo nella continuità: la produzione di FrankBlackFrancis. Il suo tocco si sente ovunque: nelle chitarre, nei coretti, nell’andamento svagato con improvvise accelerazioni e deragliamenti (e buona parte dei pezzi assume una dinamicità interna che prima mancava), nei colpi di coda finali (Alcoholics Unanimous). Allo stesso tempo, anche dal punto di vista musicale il quintetto inglese è rimasto quello di Bang Bang Rock & Roll. Senza stanche ripetizioni, senza cambi di rotta azzardati, ma sopratutto senza cedimenti nella scrittura. Art Brut vs. Satan è solo quello che agli Art Brut si chiedeva: un altro disco da mandare a memoria, per risputarlo fuori fermi al rosso di un semaforo o sotto il palco al prossimo tour.
Naturalmente niente di tutto ciò è vero se vivete nel mondo reale, quello in cui vincono la vita rispettabile, le charts di Satana, la pista da ballo piena o volutamente vuota, i vinili e iTunes, il revival imposto dall’hype di questa stagione. In questo caso il primo album degli Art Brut poteva avervi incuriosito, ma ormai giustamente non vedete più il senso di ascoltare ancora Argos non-cantare le stesse storie da sfigato.
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