Dinosaur Jr.: Farm (Jagjaguwar/SELF)
Ci piace essere quel che siamo, ed essere rappresentati da quelli che abbiamo deciso essere i nostri eroi. A un certo punto negli Stati Uniti è funzionata un sacco una declinazione ben precisa di power-pop che aveva invaso il college rock e stava creando proseliti. A quei tempi J Mascis contava davvero qualcosa, riempiva i locali, pensava in grande, scriveva in grande. Il momento è passato, come svariate altre cose che “passano” in questi frangenti. Gli eroi sono nati fuori tempo, e più il tempo passa più l’eroismo pare evidente. Il suono del marchio Dinosaur Jr. è lo stesso da vent’anni e passa: rumoroso, sofferente, melodico, inadatto. J Mascis la porta avanti con una sorta di autistico senso del dovere che spazza via le contingenze e lo piazza in mezzo al flusso di suoni che i suoi amplificatori continuano a generare. J Mascis è un’altra categoria. La musica dei Dinos è sempre stata qualcosa di coraggioso, tanto nel momento in cui ne venivano delineati i caratteri di base quanto nel momento in cui J decideva di uscirne per sperimentare altro. Ed è doppiamente coraggiosa al giorno d’oggi, riproponendosi sostanzialmente identica all’impianto più celebre della band (quello di Bug) mentre il mondo ha deciso di guardare da un’altra parte e di lasciare tutta una stagione di suoni a prender polvere sugli scaffali di qualche ex-appassionato. E allora Farm e le sue canzoni sempre uguali e sempre diverse diventano soprattutto il suono del mio cuore che batte e di quanto se ne deve andare affanculo chi non lo capisce. Viene in mente l’espressione “musica fine a sé stessa”. Che di solito è un insulto, abituati come siamo a comprare ed ascoltare musica fine a guadagnar soldi, rimediar figa, insegnarci cose, primeggiare e scroccare birra gratis nei posti. J ha il dono di saperci parlare, da sempre e come sempre. Farm è solo l’ennesimo capolavoro della sua discografia. Tranquilli, non voglio convincervi. [F.B.]
Tranquillo, non hai bisogno di convincermi. Nessuna persona dotata di udito funzionante potrebbe parlare male di questo nuovo disco dei Dinosaur Jr., il secondo con la ritrovata formazione originale della band del Massachusettes. Qui c’è tutto quello che ce li fa amare da una vita, a partire dal travolgente singolo Over It fino all’epica I Don’t Wanna Go There. Le chitarre luuuunghe e spesse, la voce lacerata di Mascis, l’aria indolente e gli scatti poderosi, quel misto di rumore e melodie che graffia dentro. Non c’è niente che non va in queste dodici canzoni (per quanto magari Your Weather, scritta da Barlow, si trascini un po’ e sembri più lunga dei suoi tre minuti). Ma d’altra parte non posso nascondermi che ascoltando Farm ho sentito che mi mancava qualcosa. La scaletta scorre e le canzoni si confondono, “come si intitolava questa?”. Anche gli amori di una vita possono a volte farci sentire un po’ stanchi, possono passarci davanti agli occhi senza che il nostro cuore abbia un sussulto. È probabile che sia un problema soltanto mio, ma dopo tutto quello che abbiamo vissuto assieme alla musica dei Dinosaur Jr., Farm mi è sembrato più un bel regalo d’anniversario che un bacio appassionato. [E.B.]



