17 giugno 2009

Pink Mountaintops: Outside Love (Jagjaguwar/Goodfellas)

pinkmountaintops_outsidelove_coverLa peculiarità di Stephen McBean è quella di interpretare la psichedelia attraverso due linguaggi differenti. Con i Black Mountain  predilige un suono più duro, vicino all’ hard rock più lisergico mescolato al folk, mentre con i Pink Mountaintops smorza i toni, preferendo lambire territori propri del pop corale. Forme piuttosto differenti, ma la stessa sostanza. Outside Love è un disco che maschera gli intenti di fondo e mette il vestito elegante di opera pop dai toni solenni e dagli arrangiamenti stratificati. Le canzoni innalzano sottili muri shoegaze, dove i riverberi non prendono il sopravvento sulle linee vocali, il più delle volte corali e che  ricordano qualcosa dei Polyphonic Spree, sprofondando episodicamente in atmosfere più melliflue. Quando è la voce di Ashley Webb a condurre il gioco sembra di ascoltare i Mazzy Star,  negli episodi in cui a cantare è lo stesso McBean prende il sopravvento una struttura folk che si rialaccia ai Mercury Rev meno pomposi. La psichedelia è visibile in controluce e si fa silenziosa accompagnatrice dell’ascoltatore, preferendo girargli intorno anzichè colpire dritto al cuore. Non è un disco dalle grandi  e dirette emozioni, è una tenda aperta su un bellissimo spettacolo dalle tinte sgargianti o tenui a seconda della luce che, di volta in volta, si posa sulle canzoni. Proprio come un bellissimo quadro che necessita della distanza giusta per essere ammirato. (e.a.)

Torna Stephen McBean (Black Mountain) con il suo alter ego musicale, allargato a progetto collettivo includendo chilate di musicisti della scena indie canadese (sempre sia lodata). Partendo dal presupposto che ogni lavoro in cui capiti la Trudeau è bello a prescindere, quest’album è una spanna avanti rispetto al suo predecessore, il poco significativo Axis Of Evol, da cui si smarca non solo qualitativamente ma anche musicalmente, trasformando la maggior parte delle canzoni in gospel gioiosi e/o in tripudi di dolcissimi delay, di feedback, di rumore bianco d’accompagnamento gentile. Fuori di dubbio che il nostro ammiri la produzione di Jason Pierce, sia come Spacemen3 che come Spiritualized, ma qui spuntano fuori dei Grandaddy più rumorosi (Outside Love) o dei Wrens allegri (Holiday). Ecco, questo è un album musicalmente gioioso, entusiasta, anche quando è solo un contrasto ironico con testi – non sempre ottimi – che oscillano tra il triste e il morboso (il coro da We are the world che canta “Let’s be creatures of the night” in Vampires), apre evocando i J&MC e chiude con dei violini da film di Frank Capra, soprattutto tiene un livello sempre alto mentre dipana il suo finto romanzo (immortalato anche nella copertina, sinceramente inguardabile) su amore e odio: comprate, ascoltate, leggete anche voi, vale la pena. (g.b.r.)

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