26 giugno 2009

Nathan Fake: Hard Islands (Border Community/Audioglobe)

http://www.vitaminic.it/uploads/2009/06/hardislands-250x250.jpgPochi anni fa il mio cuore era della dance music giovane e sensibile, quella serpeggiante di linee melodiche più che bruta e tambureggiante. Avevo infatti deciso di strappare le radici detroitiane e abbracciare l’elettronica che al ritmo favorisce la pace — peace versus pace, se volete. Nathan Fake è stato uno dei miei punti di riferimento. Fake ha una storia di EP techno-house per Traum Schallplatten e Border Community presenti in ogni singolo mix, negli anni in cui ancora sguazzavo senza annegare in quel mare. L’uscita nel 2006 di Drowning in a Sea of Love non è stato un grattacapo solo perché il Silizium di Apparat e l’elettronica spumosa degli M83 avevano ormai già sortito il loro effetto. Nathan Fake, che d’altro canto è praticamente mio coetaneo, è stato così per qualche tempo il tardoadolescenziale prodigio dai grandi occhi lacrimosi, il giovincello dal sorriso sincero, anche se nei set continuava con grande classe e discrezione a tirare giù legna. Il seguito di Drowning in a Sea of Love si chiama Hard Islands e, pur non dimenticando i synth estatici e gli swoosh euforici, paga il suo tributo a questi anni di clubbing tanto quanto alla migliore lontana IDM-industrial dei classici Warp. Quello che potrebbe nelle intenzioni essere un esempio da manuale di personalità multiple una più gradevole dell’altra si realizza però in un minialbum, mezz’ora appena, pieno di difetti. È un giocattolo techno di idee a metà, stretto tra beat di grana fine che sembrano non decollare mai, quattroquarti dalle texture ricche ma statiche, e melodie di quattro note che evocano il peggio della eurodance. Emergono solo occasionali nuclei acidi, trucchetti di editing ed eccentricità, quasi fosse materiale grezzo da manipolare di fronte a un pubblico. The Turtle e Narrier sono rispettivamente una vertiginosa fanfara a propulsione nucleare di synth buffi e graffianti, e un horror cavernoso che ha dentro tanto Aphex Twin quanto Extrawelt; episodi isolati, comunque. Ci attendevamo un secondo atto di Drowning in a Sea of Love, oppure un Nathan Fake all’altezza degli esordi. In entrambi i casi, qualcosa di pessimo o di grandioso: non la curiosa, forse coraggiosa e a malapena divertente via di mezzo che è Hard Islands.

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Visita il sito di Border Community

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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