Intervista a Wavves
Il tuo album Wavvves è uscito per Fat Possum, che è (o meglio, era) un’etichetta specializzata sul revival roots blues del Mississippi: settantenni di colore senza denti con una chitarra in braccio. Che c’entri tu con loro e con Matt Johnson? Lo conosci personalmente?
Si, l’ho conosciuto personalmente attraverso questo mio progetto; mi hanno avvicinato proponendomi di fare delle cose insieme, poi siamo usciti e ci siamo rovinati un paio di volte, e adesso siamo qui.
Com’è successo che Wavves sia diventato la next big thing della musica pop americana?
Il fatto che qualcuno lo dica su internet non vuol dire che sia vero.
Una delle migliori cose dei tuoi dischi sono le copertine. Sembrano lavori à la Glen Friedman, ma con una dimensione più pop. Perché il ragazzino sullo skate? Ci sarà lo stesso tema anche per le prossime copertine?
Era semplicemente qualcosa che ci stava bene, con l’estetica, i titoli e tutto il resto. E’ venuto tutto insieme e basta. Non sarà lo stesso per i prossimi dischi.
Non ho recensito Wavves (sono troppo pigro), ma se l’avessi fatto, avrei detto qualcosa tipo “Wavvves è il disco-simbolo di tutta la scena shitgaze, suonato per chi non ha idea di cosa significhi shitgaze”.
La scena Shitgaze, assieme ai No Age, sono i nomi a cui la stampa ti affianca più spesso. Cosa ne pensi?
Non lo so. Non ho opinioni, a meno che non si parli di Seinfeld o di Tiger Woods PGA tour 09.
Com’è cambiato il tuo pubblico dopo il successo del secondo album?
C’è più folla. La gente canta.
Si dice che il tuo show al SXSW sia stato uno dei più entusiasmanti e sorprendenti, e si sa, il SXSW oramai è il posto per eccellenza della musica indie. E’ stata una cosa speciale per te oppure era uno show come un altro? Quale delle altre band che partecipavano ti è piaciuta di più?
Non so a quale show tu ti stia riferendo.. abbiamo fatto 13 concerti diversi al SXSW quindi sono contento che almeno uno sia venuto bene, perché ce ne sono stati 6 o 7 di cui non mi ricordo niente e sono abbastanza sicuro che facessero schifo.
So Bored è diventato un inno, e in qualche modo è anche arrivato nei dancefloors di tutto il mondo. La scorsa settimana mi è capitato di sentirlo ad un club; alcuni non lo capivano, perché è troppo rumoroso, ma altri erano totalmente presi! Non mi pare però che sia un pezzo scritto per essere ballato o per essere passato nelle college radio. Mi sbaglio?
L’ho scritto perché mi piaceva come suonava, poi può significare qualsiasi cosa per chiunque. E’ diverso per ogni persona, credo.
Hai mai sentito parlare di un ragazzo italiano che si fa chiamare Banjo Or Freakout?
Si, si, penso che abbiamo suonato assieme una volta, forse proprio al SXSW. Era lo showcase di Gorilla Vs Bear. Comunque sia me lo son perso.
Se non vado errato, Wavves è una sorta di one man band che si sdoppia per i live. I dischi sono tutti registrati a casa. Sarà per sempre così oppure hai progetti diversi per il futuro?
Credo che sarà così per sempre. Non sono contrario a registrare con altra gente, però sono una persona troppo arrogante e prepotente per lavorarci insieme. Ho un’idea precisa di come voglio che la mia musica suoni e sono troppo stupido per provare a spiegarlo alle persone, quindi nella maggior parte dei casi è più semplice che faccia tutto da solo.
Dimmi qualche buon disco che stai ascoltando al momento
Ho ascoltato un sacco i The Crystal. C’è questa canzone che si chiama He Hit Me (It Felt Like A Kiss) e parla di una ragazza che tradisce il suo uomo, lui la picchia e a lei piace. E’ una cosa abbastanza malata ma è fighissima e poi la canzone gliel’ha scritta Carole King. Strano, vero?
Traduzione di Nur Al Habash



