ciao ciao Wavves

Marina Pierri | 30/5/2009

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Oggi pomeriggio, alle due e mezza circa, mi hanno riferito che Wavves ha annullato tutte le date del tour europeo che facevano seguito allo sfascio di Barcellona. Non avete seguito la vicenda? Ve la riassumiamo in breve. Nate (cioé Wavves) e il batterista hanno scazzato violentemente sul palco ed è seguito lancio di bottiglie, nonché processione di improperi da parte un po’ di chiunque. Non sappiamo cosa sia accaduto dopo, ma il giorno successivo è stata annunciata la cancellazione della data in Portogallo. Poi le altre. Anche la nostra. Che doveva essere una festa bellissima, con dei dj da panico, in una venue fantastica.

Questa è la locandina dell’evento, che si terrà comunque anche senza WAVVES! Perché abbiamo troppa voglia di festeggiare.

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F*****o a Wavves, ecco.

lunedì 1 giugno @ Magnolia

Kiss This! Night con

THE PAINS OF BEING PURE AT HEART + VIVIAN GIRLS
ingresso 5 euro senza tessera ARCI!

mercoledì 3 giugno @ LATO B (non più Rocket)

WOMEN + BANJO OR FREAKOUT + HIS CLANCYNESS
Ingresso 6 euro + tessera FITEL (6, 50 euro)
Birre a 3 euro!

Vivian Girls: Everything Goes Wrong

Chiara Leandri | 29/5/2009

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Ce lo promettono: sarà più lungo, più corposo. Anche se a noi piacciono così, con un motivetto in testa da ripetere scanzonati (dico “scanzonati” e non “scazzati”, ma potete mettercelo comunque) fino alla fine dei pochi minuti a disposizione, senza dover scomodare Gun Club o Neil Young.
L’8 settembre uscirà per In the Red il nuovo luuuungo album delle Vivian Girls, Everything Goes Wrong. Ottimista. Ci piace. Avete già gustato il nuovo video di Moped Girls, 45 giri unico e raro, uscito in edizione limitata – ma era solo un assaggio. Ora tocca alla prova del fuoco: “Il secondo album è sempre più difficile”, no? Noi intanto vi offriamo un altro pezzettino di torta, chissà che le 3 ragazzuole non ci anticipino già qualcosina (due mesetti cosa saranno mai?).

1 giugno 2009
VITAMINIC DAYS:

Vivian girls + Pains Of Being Pure At Heart
@ Circolo Magnolia, Segrate (MI)

(via Pitchfork)

Intervista ai Buzz Aldrin

Massimo Reali | 28/5/2009

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Non vorrei farlo ma devo cominciare dal nome. Ditemi che avete scelto Buzz Aldrin in onore ad uno dei più famosi “secondi” della storia: l’uomo che per SECONDO ha messo piede sulla luna…
Non lo dico per farti piacere…ma sì, lo abbiamo scelto per quel motivo.

Voi siete una band giovane visto che da quel che ho letto in giro state insieme, musicalmente parlando, da molto meno di un anno. Avete pubblicato un solo demo, se non sbaglio autoprodotto. E nonostante tutto siete riusciti a bruciare diverse tappe della normale trafila che ogni buona band si trova davanti e a diventare uno dei gruppi italiani più chiaccherati del momento. Senza svelare i vostri trucchi, com’è che avete fatto?
Ci siamo formati nel gennaio 2009, abbiamo iniziato a comporre e registrare i pezzi nel nostro salotto,e con un mac portatile e un microfono abbiamo fatto tutto. Appena il primo pezzo era pronto lo abbiamo caricato sul nostro myspace e da lì è nato tutto, Jonatan ci ha invitato ad esibirci al locomotiv club e basta…non abbiamo fatto altro…ci stiamo rendendo conto che le cose stanno andando molto in fretta però non penso che siamo così sulla bocca di tutti…speriamo in un futuro.

— Continua a leggere

Cannes a Bologna (?)

Francesco Locane | 27/5/2009

vincereAmiche e amici di Vitaminic, ecco per voi un’altra puntata di Seconda Visione, il settimanale di cinema, sciocchezze e pretese culturali in onda ogni martedì alle 2230 su Città del Capo – Radio metropolitana di Bologna.

Una puntata in qualche modo dedicata al Festival di Cannes, appena concluso. Entrambi i film di cui abbiamo parlato, infatti, erano in concorso sulla Croisette. Il primo, Vincere, di Marco Bellocchio, unico film italiano nella competizione ufficiale, non si è portato a casa nulla. La storia che affronta il regista è anche questa volta legata alla Storia, e in particolare alla relazione tra un Mussolini non ancora dittatore e una giovane trentina, trapiantata a Milano, Ida Dalser, dalla quale pare che Mussolini abbia avuto un figlio. I due si sono sposati, ma con l’avanzare del Fascismo madre e figlio sono stati letteralmente cancellati, anche grazie alle istituzioni psichiatriche dell’epoca. Bellocchio fa un film forse troppo lungo e meno affascinante dei precedenti, ma vi consigliamo comunque di andarlo a vedere.

Dopo un rapido excursus sui film vincitori a Cannes, abbiamo collegato il Festival al trailer – punizione: si tratta dell’anteprima de L’amore nascosto di Alessandro Capone, con protagonista Isabelle Huppert, presidentessa di giuria. Mmm. Beh, guardate, ascoltate e ci direte.

E infine, il film scandalo, quello di cui tutti parlano. Potevamo esimerci dal riferirvi su Antichrist, di Lars Von Trier, che oltretutto ha fatto vincere a Cannes il premio come migliore attrice a Charlotte Gainsbourg? Una coppia, dopo la morte accidentale di loro figlio, si rifugia in una casa nei boschi per elaborare il lutto. Von Trier fa una sorta di apologo horror/porno/splatter, e divide la redazione di Seconda Visione. Film bocciato sonoramente da chi vi scrive e da Tommaso e vagamente salvato da Paolo. Qui non aggiungo altro, ma vi dico che il film, davvero, non è per tutti. Tra l’ego del regista, il sangue e le automutilazioni e gli animali parlanti, beh, pensateci due volte prima di andarlo a vedere.

Seconda Visione torna martedì 9 giugno, alla prossima!

Intervista ai Pains Of Being Pure At Heart

Nur Al Habash | 27/5/2009

hp_painsAll’inizio era solo il solito entusiasmo tra i blog degli indiekids, adesso però il chiacchericcio attorno a voi è enorme, e recentemente siete anche apparsi in tv al Last Call di Carson Daly. Credo che questo significhi che la vostra musica sia davvero valida e che vada al di là dei generi e delle classificazioni.. che ne pensate?
Peggy: In realtà non ho mai sperato che la nostra musica piacesse a più di una manciata di persone, quindi per come le cose si stanno mettendo ora, è davvero sorprendente. Non credo che questo significhi però che siamo più validi di altre band, sai? In un certo senso è quasi ingiusto che ci siano gruppi che hanno fatto dischi magnifici che ho ascoltato a ripetizione che non hanno avuto la possibilità di fare un sacco delle cose che stiamo facendo noi ora. Quindi mi sento solo molto fortunata.
Kip: Son d’accordo con Peggy. Non avremmo mai pensato che ci fosse gente che apprezzasse la nostra musica al di fuori dal giro dei nostri amici e degli altri fissati con certi dischi, come noi. Però è fighissimo.

I giornalisti di solito cercano di definire la vostra musica in molti modi. Visto che immagino sia abbastanza fastidioso, facciamo un giochino: provate a definirla senza usare le parole pop, C86, twee, shoegaze
P: Qualcuno ci ha definito “musica per adolescenti che non scappano di casa” e mi piace, come definizione. Provai a scappare di casa, una volta, ma avevo 8 anni e non son andata più lontana del cortile di casa mia. Non so se conti.
K: Quando ero al liceo, il mio migliore amico scappò di casa e venne a rifugiarsi a casa mia. Mia madre è molto carina e passò sopra al fatto che era lui fissato coi vampiri.

Pensate che stiamo andando incontro a una sorta di revival indiepop all’interno di circuiti più mainstream?
P: No, prima di tutto perché l’indiepop non è mai stato qualcosa alla moda. Molti, nei circuiti mainstream, ci paragonano ad altre band che fecero un percorso simile come gli Smiths o i My Bloody Valentine, ma non è davvero così, non cambia nulla: se domani vado in un negozio di dischi non è che trovi all’improvviso 7” dei Rosebuds o dei Flatmates. Penso piuttosto che un certo tipo di pop più rumoroso stia diventando sempre più accettato dal grande pubblico.
K: Si, penso che un sacco di gente a cui piace la nostra musica non abbia idea delle nostre influenze. Da una parte va bene così, dall’altra speriamo che sempre più gente possa scoprire band come i Rocketship e gli Aislers Set.

Abbiamo letto in giro che Alex e Peggy lavorano ad eMusic e Buzzfeed (che è una sorta di aggregatore dei tormentoni del web), e poi tutti voi usate abitualmente social networks. Pensate che la vostra esperienza con internet abbia in qualche modo giovato alla popolarità della band?
P: No, non credo che nessuno di quelli che leggono Buzzfeed sapesse che suonavo in una band finché il mio capo non scrisse un post su di noi dopo che uscì il nostro album. Però sicuramente internet ha fatto sì che la nostra musica fosse molto più accessibile, e questo ha indubbiamente aiutato.

Recentemente siete stati in tour in Inghilterra con i Wedding Present; immagino sia stato come un sogno di sempre che si è realizzato..
K: Di certo abbiamo imparato molto da quell’esperienza, e toccare con mano la dedizione dei loro fans che li seguono da oltre 20 anni è stato commovente. Non so quante delle band di adesso avranno tra vent’anni gente che è cresciuta con loro e che porta i propri figli ai concerti.. E’ stata un’iniezione di vitalità assistere a tutto ciò.

Che rapporti avete con la scena indiepop inglese?
K: Dobbiamo veramente un “grazie” gigantesco ai nostri fantastici amici e fans inglesi che ci invitano ogni volta a suonare lì da loro, che ci ospitano a casa o che semplicemente vengono ai nostri concerti; apprezziamo tantissimo tutto questo supporto ogni volta che ci troviamo a suonare in Uk. Molto tempo prima che fossimo conosciuti in America lì c’erano già dei ragazzi che sapevano a memoria i nostri pezzi e si scatenavano ai concerti, ed è una sensazione che non dimenticherò mai.
P: A dire il vero, a me piacciono anche un SACCO di band scozzesi.

Nelle prossime settimane suonerete in tutta Europa: al più grande festival spagnolo, il Primavera Sound, su un battello a Parigi, sulla spiaggia in Italia.. cosa vi aspettate? Pensate che i differenti palchi e pubblico davanti ai quali suonerete influenzeranno la vostra performance?
P: Sono letteralmente elettrizzata al pensiero delle prossime date, non aspetto altro! Sul serio! Non sono mai stata in tutti questi posti, suoneremo con degli amici in delle location esotiche, ed è tutto così divertente e surreale. Fino ad ora abbiamo quasi sempre suonato in club piuttosto piccoli e davanti gente che è lì per vedere solo noi. Penso che il Primavera sia un palco che metta un po’ di soggezione, perché ti senti come in dovere di lasciare un segno a gente che non ha mai ascoltato la tua musica e non è lì necessariamente per vedere il tuo show. Spero che ce la caveremo, non abbiamo mai suonato su palchi così grandi.

Il vostro primo concerto fu in occasione del compleanno di Peggy. Immaginiamo un ipotetico vostro ultimo concerto tra cinquant’anni. Cosa festeggereste?
P: Forse il mio 79esimo compleanno? Sarei abbastanza anziana, ma se ce la facessimo a suonare, festeggerei il fatto che mi ricordi ancora le mie parti alle tastiere. Me le ricordo appena già ora!
K: Si, e poi una cosa, chiunque in quella casa di riposo assomigli a Jim Reid (cantante dei Jesus and Mary Chain, NdR) farebbe meglio a guardarsi le spalle…

Vi sentite davvero dei “puri di cuore”?
P: Probabilmente è una cosa soggettiva, ma penso che ci sia una dinamica speciale tra noi quattro, il fatto di essere in questa band dà un valore aggiungo alle nostre vite. Siamo semplicemente una band che suona canzoni pop, ma penso che sia proprio questo nostro spirito a far sì che molta gente si affezioni a noi.
K: I miei compagni della band sono i miei migliori amici: non penso ci sia nulla di più figo al mondo che andarsene in giro e suonare insieme. E’ divertimento puro.

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 27/5/2009

p1050078__Nuova puntata del podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni venerdì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Questa settimana Enzo e la Fagotta, arrivati negli studi di Via Berretta Rossa addirittura con la borsa da picnic, hanno avuto come ospiti i My Awesome Mixtape, prima band nella piccola storia dei nostri live alla radio a tornare a suonare una seconda volta. Maolo, Mondo Mancho, Scaglia e il Suria, con il supporto di Emiliano “Colas” Colasanti, sono venuti a presentare il nuovo ep Other Houses (in free download e cassetta). Questa volta la qualità del suono non è riuscita proprio benissimo, e diciamo che si può parlare di un vero e proprio “unplugged lo-fi”. Facciamo finta che la colpa non sia del sottoscritto che sedeva in regia e che invece si sia voluto omaggiare in questo modo l’imminente arrivo di Wavves, con il suo garage abrasivo e a bassa fedeltà, in concerto all’interno dei Vitaminic Days?
Questa la playlist della serata:

Morrissey – Everyday Is Like Sunday
Passion Pit – Smile Upon Me
Telekinesis – Coast of Carolina
The Pains Of Being Pure At Heart – Stay Alive
The Vaselines – The Day I Was A Horse
The Legends – Seconds Away
The Maccabees – Love You Better
My Awesome Mixtape – Me and the Washing Machine (live in studio)
My Awesome Mixtape – Brotherhood (live in studio)
My Awesome Mixtape – 187 P.C. (Travabt cover) – (live in studio)
My Awesome Mixtape – Me and the Washing Machine (Congorock remix)

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

Front Row: Crystal Stilts live @ Hana-Bi, Marina di Ravenna – 19.05.2009

Elena Morelli | 26/5/2009

Buzz Aldrin: S/T (autoprodotto)

Massimo Reali | 26/5/2009

buzzaldrinFanculo le next big thing. Fanculo il synth-punk e fanculo pure al nuovo afro-punk, qualsiasi cosa sia o voglia dire. Non voglio usare nessuna di queste maledette etichette per descrivere i Buzz Aldrin. Vi dico solo che il trio bolognese ha confezionato con un demo autoprodotto la migliore uscita discografica italiana. E non state lì a pensare a le cose che finora vi sono piaciute perché qui si va oltre. I tre Buzz Aldrin prendono per lo stomaco le nostre più frequenti inquietudini e le mettono in mostra per basso-batteria e synth. Triturano e organizzano la materia sonora sulle più buie derive del punk. Il risultato sono cinque brani cupi e ossessivi che come tutte le cose paranoiche non possono altro che attrarre e ipnotizzare le nostre orecchie. Fra cavalcate sonore impregnate di rumore e deliri sonici hanno costruito un album con una potenza infinita che non si esaurisce nei primi ascolti ma che implora di essere suonato come un mantra. Da queste parti non si fa altro che aspettare che arrivi qualcosa di nuovo (ed arriverà a breve, per fortuna, su Secret Furry Hole).

Leggi la recensione di Enzo Baruffaldi sul live di Jeremy Jay + Buzz Aldrin
Guarda i Buzz Aldrin live all’ultimo Handmade Festival

Julie’s Haircut: Our Secret Ceremony (A Silent Place)

Enzo Baruffaldi | 25/5/2009

julies_haircutMolte cose diverse ti passano per la testa quando ascolti Our Secret Ceremony, quinto album dei Julie’s Haircut. Dentro un’ora e mezza di musica ti perdi e ti ritrovi un sacco di volte, ti fai delle domande, pensi ad altro, ti scopri affascinato da un certo ritmo, sorridi per una rima. Ma in mezzo a tutti i sentimenti, uno più di altri mi ha sorpreso, perché è qualcosa che non mi capita di associare di frequente alla musica: l’invidia. Sì, ammetto di avere provato un po’ di meschina invidia per la band modenese. Our Secret Ceremony in effetti è così grande e spazioso che ci può stare anche questa. Ma ve li ricordate gli esordi stonesiani e un po’ garage dei Julie’s di un decennio fa? E vi ricordate cosa sembrava allora il cosiddetto “indie” italiano? Ecco, che oggi una band sia stata capace di arrivare a suonare e cantare tutto quello che è contenuto in questo doppio album (ed è davvero tanta roba), e soprattutto a farlo uscire a questo punto della propria carriera, secondo me merita ammirazione, che poi a volte è solo il vestito buono dell’invidia. Insomma, possiamo anche parlare di psichedelia, di kraut e di prog, possiamo darci pacche sulle spalle per le collaborazioni con Damo Suzuki e Sonic Boom, possiamo citare Jung nei comunicati stampa, ma quando riesci a creare un disco così multiforme che sa essere tanto sornione e seducente (The Dead Will Walk The Earth), quanto visionario e suggestivo (le prolungate divagazioni di Hidden Channels Of The Mind o di Origins), un disco che ti coinvolge con un funk nevrotico come Mean Affair e ti accarezza con una ballata sensuale e allucinata come Breakfast With The Lobster, un disco che tiene assieme il rock, l’elettronica e l’anima nera con assoluta padronanza, come un inarrestabile caleidoscopio di precisione, ecco, quando riesci a creare tutto questo mi pare sia proprio il caso di dire che i Julie’s Haircut hanno raggiunto un obiettivo che non a tutti è dato raggiungere. Sarà il talento, il mestiere o il diventare più maturi e consapevoli, ma l’estrema libertà che i Julie’s si sono presi e il modo in cui l’hanno sfruttata non per chiudersi in sé stessi, ma per allargare la sperimentazione fino a farle incontrare “le canzoni” e a tradurla per noi, è qualcosa di bello, di giusto, di entusiasmante, qualcosa che rende migliore la vita, e che un po’ gli invidio.

Visita il sito dei Julie’s Haircut
Guarda il video di Sleepwalker
Ascolta un’intervista a MAPS
Guarda il video (girato da Corrado Nuccini) di un’improvvisazione in studio

Madlib: Beat Konducta Vol. 5-6: A Tribute to… (Stones Throw Records/Goodfellas)

Daniele Giovannini | 25/5/2009

http://www.vitaminic.it/uploads/2009/05/beatkonducta-250x250.jpgCi sono persone che in situazioni di stress e forte emotività, a quest’ultima reagiscono in modo eccessivo, mostrando una coolness non desiderata e fuori luogo. Ne incontro una ogni mattina in bagno, quando mi rado, nello specchio. Ma non è raro trovarne anche altrove. Il buon Madlib, uomo dai mille pseudonimi (come tutti, ormai), nel suo tributo a J Dilla commette quel preciso errore: si profonde in un quasi-omaggio a Donuts, una quasi-prosecuzione del percorso iniziato insieme, un quasi-album di Madlib, e nessuna delle tre cose. Il terzo volume della serie Beat Konducta, dopo gli esperimenti cinematografici e i viaggi nel subcontinente indiano, vuole essere un saggio sulla scienza dell’hip-hop strumentale. Il ricordo che Madlib dedica a James Yancey, scomparso nel 2006, anche se nato parallelamente a Donuts si prolunga interminabile come un’autostrada polverosa che attraversi gli Stati Uniti, come molte delle esplorazioni in solitaria di Otis Jackson. Beat Konducta Vol. 5-6 è una fumosa visione d’insieme della stanza dei cimeli degli ultimi quindici anni di hip-hop e soul progressisti. Dall’insieme emergono eccezionali cut-up, frammenti annodati con tanto gusto e tanto amore, bassi sintetici che sono come firme. La tracklist infinita e il succedersi sconnesso di loop e campioni suona troppo però come qualcosa che, per pudore più che altro, viene affidato alla programmazione della tv via cavo di un motel alle tre di notte — perché giunga solo alle orecchie più ricettive, nelle circostanze più adatte. Anche se a tratti assolutamente brillanti, in Beat Konducta il sentimento e l’intento finiscono schiacciati da un sampling eclettico e una produzione fuori fuoco.

Visita il MySpace di Madlib
Visita il sito della Stones Throw Records

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