The Airborne Toxic Event: s/t (Majordomo/Goodfellas)
Salve, sono Mike Jollet. Forse vi ricorderete di me perché mi hanno diagnosticato una malattia autoimmune, proprio come in una puntata di Dottor House. Oppure vi ricorderete di me perché canto in una band di Los Angeles che prende il nome da un capitolo di Rumore Bianco, il magnifico romanzo di Don DeLillo. Quanto è figo, eh? E forse vi ricorderete della mia band perché ebbe le palle di scrivere una lettera aperta alla redazione di Pitchfork quando diedero al nostro album il voto di 1.6: ma scherziamo? Ok, non saremo il gruppo più originale del mondo, e nel nostro sound potete andare a ritrovare in maniera meticolosa la gravità nervosa dei National, certe aperte illuminazioni alla Arcade Fire e qualche volta dei bei salti d’entusiasmo alla Clap Your Hands Say Yeah. Ma da qui a liquidarci con un misero 1,6 ce ne passa. Credo che abbiamo scritto alcune belle canzoni, e possiamo dire di avere dignitosamente aggiunto il nostro nome in calce a una tradizione indie rock lunga e onorevole. Forse ogni tanto si sente troppo che abbiamo il mito di Springsteen, ma potete farcene una colpa? Al nostro album di debutto non manca nulla: sa muoversi sicuro tra momenti più energici (Gasoline) e coloriture epiche (Sometime Around Midnight), e tra le bonus track abbiamo ricordato quel piccolo gioiello smithisiano che era The Girls in Their Summer Dresses. Non potete dire che ci manca personalità, perché altrimenti vuol dire che non sapete cosa vi piace.
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