Prefuse 73: Everything She Touched Turned Ampexian (Warp/Self)
Prefuse 73 è ormai un producer navigato, dalle radici mobili quanto i suoi pseudonimi, le sue ispirazioni e le sue destinazioni aeroportuali (Atlanta, New York, Barcellona, quindi Hefty, Schematic, Warp). Esce in questi giorni Everything She Touched Turned Ampexian, definitiva svolta verso un’elettronica torpida, componibile, macchiata di pop e colore. Preparations, il suo meno che degno predecessore, peccava di incompletezza e scarso coraggio. Non si può avvicinare la fusion, intrappolarla in un alambicco alchemico perché si purifichi e schiarisca, quindi interrompere a metà la distillazione. Altrimenti non è più fusion, non è più niente. Il Prefuse 73 del quinto album torna invece a essere un brillante esemplare nello zoo di eccentrici di casa Warp. Quando mode e tendenze raggiungono finalmente il gusto medio di certi fuoriclasse, personaggi come Scott Herren escono lentamente dal sentiero battuto. Everything She Touched suona come il frutto di un processo di distruzione e ri-creazione. Scomparsi ormai del tutto gli MC e l’esoterismo urbano, vengono sostituiti con nonchalance da tracce di melodie esotiche, da un’inerzia estiva, solare, e da un cut-up meno frenetico — ma comunque adatto a questi tempi di scarsa attenzione e infinite distrazioni. Se l’attacco è quello di un jukebox rotto che mescola surf rock e J Dilla, l’evoluzione nel corso delle 29 (ventinove) tracce, per neanche 49 minuti di musica, è verso l’innegabile psichedelia amorfa di quegli interludi dei Boards of Canada che non superano mai il minuto. Se ne esce con un umore non ben definito ma certamente distorto, come dopo essere rimasti sotto il sole troppo a lungo. Evoluzione dell’hip-hop astratto del primo Four Tet e dei cLOUDDEAD, è il suono evocativo della lieta rassegnazione di Prefuse 73 verso i propri disturbi ossessivo-compulsivi.
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