Ricordate Bachelor n° 2? Era il 2000, e Aimee Mann toccava con quelle canzoni, in gran parte colonna sonora del bel Magnolia, il suo apice di popolarità.
Probabilmente lo ricorda Nina Persson, voce di lungo corso di quei Cardigans capaci sia della melensa e kitchissima Lovefool che del raffinato Gran Turismo, nonché di lunghissimi iati. Nel primo, durato 7 anni, la Persson aveva avuto il tempo di trovare il suo Jon Brion nella persona di Mark Linkous – mr. Sparklehorse – e (re)incidere con lui il suo album d’esordio (con il marito compositore) a nome A Camp: pop folkeggiante con arrangiamenti densi e melanconici.Oggi che la Mann si è persa sulla via di Crow (Sheryl) e non collabora più con Brion non ci rimane che sperare negli A Camp, divenuti band a tutti gli effetti con tanto di produzione casalinga di questo Colonia. Che si scosta ulteriormente dal folk del primo episodio, anche se a dire il vero di “girl-pop from the 60’s, 80’s punk, David Bowie e tanto Adam Ant”, le cui influenze millanta la Persson, si vede poco (forse soprattutto girl-pop sixties). Ma non tradisce, regalandoci piuttosto dodici ballate post-beatlesiane (alcune tracce potrebbero essere state espunte dai primi dischi del quartetto inglese e riarrangiate), dai testi mai banali (unico pegno il tono sempre drammatico della voce della Persson che non regge troppo l’ascolto ripetuto, ma regala qualche frase da ricordare sull’infelicità amorosa), senza altre pretese che un ruolo da (regale) colonna sonora, un pop consapevole, commerciale ma non per questo plastificato, immediato ma non scontato, lineare ma non banale. Se vi sembra poco. (G.B.R.)
Quello che otto anni fa, ai tempi del primo disco, sembrava essere un estemporaneo progetto parallelo ai Cardigans, oggi torna sotto le vesti di una band vera e propria. In origine concepito come un duo, il progetto A Camp di Nina Persson, in questo secondo capitolo si avvale di Niclas Frisk (Atomic Frisk), del marito Nathan Larsson (Shudder To Think) ed ospita nomi importanti come Joan Wasser (Joan As Police Woman), James Iha (ex Smashing Pumpkins) e Kevin March (batterista dei Guided By Voices). Colonia, sin dai primi accordi di The Crowning, si mostra subito per quel che è: una festa pop dai tempi medi, che veste un abito elegante e allo stesso tempo non troppo vistoso. Un sottile gioco di equilibri sorregge le canzoni, ricche negli arrangiamenti à la Rufus Wainwright, prive però di quegli eccessi orchestrali che alla lunga risulatno stucchevoli. Tutto sembra perfettamente dosato, niente suona troppo costruito, si gioca con una produzione sfarzosa che nulla concede alla plasticosità di certe soluzioni pop da heavy rotation. Di contro c’è da dire che non tutte le canzoni sono sempre allo stesso livello, sul finire della scaletta ci si concede qualche pausa, ma è un peccato veniale. Nell’era del lo-fi pop, gli A Camp si rivelano una bellissima eccezione ad alta fedeltà. (E.A.)
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