Fanfarlo: Reservoir (autoprodotto)
Le vie dell’hype sono misteriose e imprevedibili. Pur essendo coccolata dalla critica d’Oltremanica da almeno un paio d’anni, pur potendo annoverare David Bowie tra i propri ammiratori, pur avendo partecipato già a due edizioni del festiva SXSW e avendo appena fatto da spalla agli Snow Patrol per uno di quelli che gli inglesi chiamano “arena tour” in Gran Bretagna, la band londinese dei Fanfarlo è ancora senza contratto e debutta con un album autoprodotto. Miopia dell’industria discografica? Colpa della recessione? Lasciamo questi interrogativi a chi di dovere e occupiamoci della musica. Perché Reservoir è senza ombra di dubbio un disco che non passa inosservato, e che anzi trova un posto di sicuro rilievo tra le uscite di quest’anno. Pop sontuoso che suona come un largo abbraccio sin dalle prime battute dell’apertura I’m a Pilot. Le analogie evidenti con suoni alla Arcade Fire (Harold T. Wilkins) si irradiano in altre direzioni: Luna e la trascinante Ghost richiamano alla mente gli Okkervil River, Fire Escape addirittura i Grandaddy, mentre Drowning Men potrebbe essere uscita dalla penna dei National. Non a caso, per le registrazioni del disco i Fanfarlo si sono affidati Peter Katis, che proprio con i National (e con gli Interpol) aveva già lavorato. Arrangiamenti scintillanti di archi e fiati fanno da cornice, o meglio, da rampa di lancio per melodie pressoché perfette che la voce morbida di Simon Balthazar (di origini svedesi) sa accompagnare sfiorandole appena. Forse, lungo queste undici tracce, si avverte una certa uniformità di colori, ma si tratta comunque di un esordio che ha del grandioso.
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Scarica l’mp3 di I’m a Pilot
Guarda il video di Harold T. Wilkins



