29 aprile 2009

Dent May & His Magnificent Ukulele @ Debaser, Stockholm – 18/04/2009

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Ammetto di avere un primo momento di disappunto quando scopro che Dent May, il giovane cantautore proveniente dal Mississippi, questa sera farà soltanto da spalla per l’attrazione principale in cartellone, ovvero Roses Kings Castles. Niente in contrario al buon progetto solista del batterista dei Babyshambles, ma le aspettative che nutro nei confronti di Dent May sono di certo superiori. Secondo momento di disappunto: in queste date europee primaverili Dent May non gira con la band al completo ma soltanto con il suo amico Bobby (un incrocio tra Vincent Gallo e il Mike Myers di Wayne’s World) che si danna l’anima scuotendo tutto il tempo tamburelli, maracas, nacchere e affari simili, e occupandosi anche delle seconde voci, indispensabili per queste canzoni tanto in stile Anni Cinquanta. Dent sale sul palco con un bicchiere di vino, attacca il cavo al suo ukulele ed è pronto così, biondo, pallido e timido dietro i suoi sproporzionati occhiali da nerd. Saluta piano le cinquanta persone in sala e attacca Oh Paris!. Tra l’altro direi che le cinquanta persone non sanno bene cosa aspettarsi, dato che nelle prime file siamo in tre o quattro e gli altri dietro si guardano con sorrisi aperti come per chiedere se è uno scherzo. Non so, forse l’ukulele fa questo effetto al pubblico “normale”, forse non viene preso abbastanza sul serio.
p1040775E invece le canzoni di Dent May traboccano amore e tristezza, folle dedizione e autoironia, in un modo così spontaneo e sincero, e con melodie così limpide e fanciullesche, che non si può restare distaccati a fare gli scettici. A metà del breve set, You Can’t Force a Dance Party segna il momento di svolta della serata. Il pubblico comincia a rispondere con battimani e cori, stringendosi vicino al piccolo palco, e anche la voce di May si è un po’ riscaldata. Tutto assomiglia sempre di più a una festicciola improvvisata ma molto divertente, ed è esattamente quello la musica di Dent May deve ispirare. Non manca in scaletta la cover di Prince When You Were Mine, e dal modo in cui il giovane cantautore americano riesce a renderla struggente, pur suonando qualcosa che a molti dei presenti sembra un giocattolo, si può capire il suo crescente successo e il perché anche una band del calibro degli Animal Collective ha deciso di credere in May e di farlo debuttare sulla propria etichetta Paw Tracks. Gran finale con Meet Me in the Garden e niente bis, che le ragazzine scalpitano per l’ospite britannico. Io mi ritiro verso il bar soddisfatto. Al prossimo tour autunnale la presenza della sua abituale band di supporto sarà di sicuro aiuto a Dent May, eppure questa serata ci ha mostrato una volta di più che anche le più piccole cose possono contenere e far esplodere una gran quantità di poesia.

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Guarda il video ufficiale di Meet Me in the Garden
Ed ecco il video di You Can’t Force a Dance Party dal vivo a Stoccolma:

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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