6 aprile 2009

Bat For Lashes: Two Suns (Astralwerks/Parlophone)

sfw-bat-for-lashes-two-sunsC’è già chi teme che Natasha Khan possa diventare troppo facile o visibile. Personalmente invece fatico a concepire Bat For Lashes come un progetto indie. E trovo impossibile apprezzarla senza la visualità eccessiva, le suggestioni gotiche (tra Donnie Darko e David Lynch) e l’ambiguo immaginario femminile (reso emblematico in Siren Song). Ma c’è di più: Bat For Lashes si candida a diventare la faccia crepuscolare di Lily Allen. Un’incarnazione di quella paura che la Allen nasconde sotto l’ironia e la sfacciataggine. Perché si, Natasha Khan è un icona Pop. E diciamolo, la Bjork di Medúlla avrebbe fatto carte false per una canzone come Two Planets. Two Suns replica il miracolo del disco d’esordio coniugando sperimentazione e seduzione. Prendete il singolo Daniel: il ritornello ricorda quello di Breathing di Kate Bush, ma senza neanche l’ombra dei suoi barocchismi, con l’orecchio teso al lato scuro (e più seducente) dei Depeche Mode. La produzione poi rifugge ogni estetica del piccolo (cioè indie), esaltando il ritmo delle canzoni in una dialettica tra sonorità folk (Peace Of Mind) e nostalgia per gli anni ‘80 (Pearl’s Dream). Potrei descrivere ogni singola canzone, ma Two Suns è un disco efficace perché rifugge la dissezione critica. E’ questo l’effetto del miglior pop, sembrare naturale e non costruito; oltre che sedurre.

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